aprile 2011

Posted on 27 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Ansia Nucleare

Niel­sen ha pub­bli­cato in que­sti giorni i risul­tati di un’analisi svolta nel mese di marzo che attra­verso il moni­to­rag­gio delle con­ver­sa­zioni online docu­menta il cam­bio di atti­tu­dine nel nostro paese rela­ti­va­mente all’impiego di ener­gia nucleare.

Secondo quanto ripor­tato dal noto isti­tuto di ricerca, suc­ces­si­va­mente al disa­stro nucleare di Fuku­shima, la quota di per­sone con un orien­ta­mento nega­tivo nei con­fronti del nucleare è pas­sata dal 33% del pre — tzu­nami all’attuale 43%.  Le aree di mag­gior pre­oc­cu­pa­zione sono ine­renti sicu­rezza d’impiego di que­sta fonte e rischi con­nessi alle radiazioni.

New­sre­vi­red, spa­zio anglo­sas­sone dedi­cato al gior­na­li­smo ed ai media digi­tali, pro­pone una lista di 10 punti rela­ti­va­mente a quello che viene defi­nito data jour­na­lism nella quale si richiama l’attenzione sull’utilizzo delle mappe come stru­mento di attra­zione dell’utenza e di sin­tesi visiva delle infor­ma­zioni, dei dati.

Dav­vero inte­res­sante sotto que­sto pro­filo la mappa “Nuclear Anxiety” che effet­tua una moni­to­rag­gio costante in tempo reale delle con­ver­sa­zioni in rete sull’energia nucleare. Gra­zie alla mappa rea­liz­zata ven­gono visua­liz­zate le ver­ba­liz­za­zioni, le segna­la­zioni sul tema e la loro ori­gine da ogni angolo del pianeta.

Anche gli spa­gnoli della comu­nità online Web­node hanno rea­liz­zato una info­gra­fica inte­rat­tiva che visua­lizza la varia­zione, la cre­scita dell’attività su Twit­ter in base all’avanzamento della nube radiot­tiva di Fuku­shima. Dall’11 marzo al 05 aprile scorso sono stati  ini­viati online attra­verso la piat­ta­forma di micro­blog­ging ben 500 milioni di mes­saggi sul tema.

Pare infine che un fumetto manga, pub­bli­cato nel 1998, rac­con­tasse, in qual­che modo pre­ve­desse, con largo anti­cipo quello che sarebbe stata la con­tem­po­ra­nea tra­ge­dia di Fuku­shima. Il comic giap­po­nese che all’epoca aveva ven­duto circa 70mila copie è stato digi­ta­liz­zato e ripub­bli­cato suc­ces­si­va­mente al disa­stro nucleare in giap­pone rag­giuin­gendo in pochi giorni oltre 200mila visite.

Non si può che con­di­vi­dere il ram­ma­rico dell’autore della pub­bli­ca­zione nel con­sta­tare come sia risul­tato essere un avver­ti­mento nullo.

Posted on 26 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Il Provincialismo dei Quotidiani Italiani

Che i files rela­tivi a quanto avve­niva a Guan­ta­namo dif­fusi dai mag­giori quo­ti­diani inter­na­zio­nali aves­sero sca­te­nato una sorta di guerra media­tica è apparso subito evidente.

Wiki­Leaks è diven­tata non solo sim­bolo della libertà di espres­sione ma anche fonte indi­spen­sa­bile per i gior­na­li­sti e per atti­rare visi­ta­tori alle pagine delle edi­zioni online dei quo­ti­diani. Fabio Chiusi sostiene che sia una guerra che fa bene ai let­tori che gra­zie alla  gara al rialzo hanno bene­fi­ciato di una coper­tura infor­ma­tiva più ampia sul tema.

I quo­ti­diani di tutto il mondo dedi­cano ampio spa­zio alla vicenda ed in par­ti­co­lare, ovvia­mente, i gior­nali che sono “media part­ner” di Wiki­leaks danno grande risalto alla docu­men­ta­zione dif­fusa anche nell’edizione car­ta­cea. E’ Così per El Pais, Le MondeDaily Tele­graph ma non per Repub­blica, che pure insieme al set­ti­ma­nale L’Espresso figura tra i mezzi d’informazione accre­di­tati dall’organizzazione gui­data da Julian Assange, nè per nes­sun altro dei gior­nali ita­liani.

Il dizio­na­rio della lin­gua ita­liana defi­ni­sce il ter­mine pro­vin­cia­li­smo come: arre­tra­tezza cul­tu­rale, chiu­sura men­tale, con­for­mi­smo, carat­teri che si riten­gono pro­pri della pro­vin­cia. Non trovo per­so­nal­mente miglior descri­zione per defi­nire l’orientamento dei quo­ti­diani della nostra nazione, anche, in que­sta occasione.

Posted on 26 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Il Crescente Interesse per le Notizie

Secondo una recente ricerca effet­tuata da Out­brain la quota più rile­vante delle visite ai siti web degli edi­tori arriva dai motori di ricerca ed in par­ti­co­lare, ancora una volta, da Google.

Sti­mo­lato dai dati emer­genti sono andato a veri­fi­care quale fosse l’interesse per le noti­zie in Italia.

Secondo i risul­tati for­niti da Goo­gle Insights for Search vi è un cre­scente inte­resse per l’informazione ed il mese di marzo di quest’anno regi­stra il mag­gior livello di atten­zione dal 2004 ad oggi, come evi­den­zia il gra­fico sottoriportato.

In par­ti­co­lare il ter­mine “ultime noti­zie” è il più ricer­cato, evi­den­ziando l’attenzione, l’interesse verso l’attualità da parte degli inter­nauti. Pur­troppo le prin­ci­pali fonti infor­ma­tive del nostro paese elu­dono que­sta attesa da parte dell’utenza.

- Web Search Inte­rest: Noti­zie Italy, 2004 — present -

Posted on 25 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

La Guantanamo dell’Informazione Italiana

L’informazione in tutto il mondo dif­fonde e com­menta i files dif­fusi rela­ti­va­mente a Guan­ta­namo.

Molti quo­ti­diani, anche Euro­pei, sono riu­sciti ad uscire con la prima pagina che riporta in grande evi­denza la noti­zia ed il Guar­dian ha imme­dia­ta­mente rea­liz­zato una sezione di aggior­na­mento con­ti­nuo sulla vicenda.

In Ita­lia, ecce­zion fatta per Il Post, regna il silen­zio più asso­luto dopo più di 10 ore [sono le 10.18 in qs momento].

E’ il segnale lam­pante dell’arretratezza dell’informazione nel nostro paese. La Guan­ta­namo dell’informazione in Italia.

Posted on 25 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Guantanamo Leaks

Iro­nia della sorte, o bef­fardo segno del destino, pro­prio nel giorno della ricor­renza della libe­ra­zione nel nostro paese Wiki­Leaks pub­blica 779 files, redatti tra il 2002 ed il 2009, clas­si­fi­cati come segreti rela­ti­va­mente a quella che è una delle pagine più buie delle demo­cra­zie occi­den­tali: la pri­gione di Guantanamo.

Al momento, tra i media part­ners dell’organizzazione gui­data da Julian Assange sola­mente The Washing­ton Post, The McClat­chy Com­pany, El Pais. Le MondeThe Tele­graph hanno pub­bli­cato estratti e sin­tesi della docu­men­ta­zione che era stata rice­vuta da circa un mese e sulla quale Wiki­leaks ha tolto l’embargo, il veto di pub­bli­ca­zione, sta­notte dopo aver saputo che altri mezzi di comu­ni­ca­zione erano in pos­sesso della docu­men­ta­zione e sta­vano per pubblicarla.

Si è così, infatti, venuta a creare una sorta di “leak dei leaks” che ha con­sen­tito al New York Times di pub­bli­care i files, otte­nuti da altra fonte, ceden­doli a sua volta alla NPR ed al Guar­dian.

Al di là della coper­tura media­tica e delle vicende con­nesse, che sarà cer­ta­mente inte­res­sante appro­fon­dire appena pos­si­bile, i files, ordi­nati per numero dei pri­gio­nieri [Intern­ment Serial Num­ber], nome o nazio­na­lità, con­fer­mano, docu­men­tan­dolo, le mal­ver­sa­zioni, l’arbitrarietà, spesso eser­ci­tata erro­nea­mente, e gli orrori e gli errori del cen­tro di reclu­sione nel quale per­man­gono ancora 181 dete­nuti, costato, sin ora, oltre 500 milioni di dol­lari al Governo degli USA.

Il NYT, al riguardo, ha pub­bli­cato una time­line inte­rat­tiva che sin­te­tizza tutti gli avve­ni­menti all’interno del cen­tro di deten­zione ed evi­den­zia i casi det­ta­gliati degli errori più evi­denti dei dete­nuti che veni­vano clas­si­fi­cati secondo il sup­po­sto livello di riscio che pre­sup­po­ne­vano per la sicu­rezza degli USA e con le indi­ca­zioni di che fare con lui.

Il Governo degli Stati Uniti con­danna aspra­mente la dif­fu­sione della docu­men­ta­zione ed al tempo stesso con­ti­nua a bloc­care l’accesso, il con­tatto, con Brad­ley Man­ning, il sol­dato al cen­tro della vicenda. Ulte­riori ten­ta­tivi di muti­la­zione della demo­cra­zia e della giu­sti­zia spe­riamo desti­nati a nau­fra­gare miseramente.

Come recita il pay off di Wiki­Leaks, il corag­gio è contagioso.

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