Posted on 23 aprile 2011 by

Indice della [In]Felicità

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Il Pro­dotto Interno Lordo non è suf­fi­ciente per descri­vere il benes­sere di un Paese, né la sua eco­no­mia reale.

La con­ferma, dopo le dichia­ra­zioni di inzio anno al riguardo, arriva dal Pre­si­dente dell’Istat che in una recente inter­vi­sta ne ricorda in sin­tesi le prin­ci­pali motivazioni.

Pur non esi­stendo ancora cri­teri di misu­ra­zione uni­voci, quali il PIL, su come e cosa misu­rare, una delle pro­po­ste più quo­tate è quella rea­liz­zata da Jean-Paul Fitoussi ed altri che hanno ela­bo­rato un indice mul­ti­di­men­sio­nale Bcfn per misu­rare il livello di benes­sere delle per­sone nelle sue mol­te­plici dimen­sioni [varia­bili di natura diversa come il red­dito, la salute, l’istruzione, la con­si­stenza delle reti sociali, la qua­lità della demo­cra­zia, etc.] basato su 41 Key Per­for­mance Indi­ca­tor per la misu­ra­zione delle per­for­mance nazio­nali decli­nati lungo le seguenti 7 diverse dimensioni:

  • Benes­sere psico-fisico, inteso come “salute”
  • Benes­sere com­por­ta­men­tale, inteso come “ali­men­ta­zione e stili di vita”
  • Benes­sere mate­riale, inteso come “red­dito, inve­sti­menti, patrimoni”
  •  Benes­sere ambien­tale, inteso come “soste­ni­bi­lità ambien­tale e qua­lità dell’ambiente”
  •  Benes­sere edu­ca­tivo, inteso come “istru­zione e scuola”
  • Benes­sere sociale, inteso come “wel­fare, fami­glia, società, istituzioni”
  • Benes­sere poli­tico, inteso come “demo­cra­zia e libertà individuale”

Pur non arri­vando a que­sto livello di det­ta­glio, Gal­lupp, gra­zie ad una meto­do­lo­gia di ricerca ampia­mente spe­ri­men­tata e con­di­visa, ha pub­bli­cato all’inizio di que­sta set­ti­mana i risul­tati di uno stu­dio sul livello di feli­cità in 124 nazioni nel mondo, Ita­lia compresa.

La media mon­diale si asse­sta al 21%, con­fer­mando i risul­tati del 2009. Ai due estremi la Dani­marca al 72% ed il Ciad all’1%.

L’Italia, con il 37% si col­loca nella parte bassa della clas­si­fica dei paesi con una popo­la­zione felice, come con­ferma anche il 56% di per­sone che nel nostro paese si con­si­de­rano in una con­di­zione di “strug­gling” [Strug­gling — well­being that is mode­rate or incon­si­stent. These respon­dents have mode­rate views of their pre­sent life situa­tion OR mode­rate OR nega­tive views of their future. They are either strug­gling in the pre­sent, or expect to strug­gle in the future. They report more daily stress and worry about money than the “thri­ving” respon­dents, and more than dou­ble the amount of sick days. They are more likely to smoke, and are less likely to eat heal­thy.]

L’ennesima con­ferma di come, nono­stante le bar­zel­lette, ci sia ben poco da ridere nella situa­zione attuale.

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