marzo 2011

Posted on 31 marzo 2011 by Pier Luca Santoro

Community Maturity Model

The Community Roundtable ha recentemente rilasciato “2011 State Community Management Report”, 95 pagine tutte da leggere sul passaggio, l’evoluzione, dalla fase di esplorazione, ormai in buona parte conclusa, a quella dell’esecuzione, dell’implementazione effettiva dei principi.

I cinque punti chiave del rapporto sono:

  1. Nella gestione delle community non si tratta di reinventare la ruota
  2. Il community management non è esclusivamente un ruolo, è una prospettiva
  3. E’ consigliabile incominciare con iniziative su piccola scala e creative [innovative]
  4. Coinvolgere [anche] la comunità in presenza, “off line”
  5. Analizzare, comprendere, le differenze tra attitudini e competenze  quando si ingaggia un communitry manager

Il rapporto si struttura intorno al “Community Maturity Model” come mezzo per organizzare e dare un senso ai temi, alle competenze associate ed alle informazioni rilevanti del community management. Modello da interpretare ed utilizzare sulla base di competenze e livello di maturità

Le competenze del modello sono quelle necessarie alla costruzione o di comunità di successo o alla condivisione delle competenze all’interno di una impresa. Le 8 competenze sono:

  • Strategia
  • Cultura
  • Leadership
  • Community Management
  • Gestione dei Contenuti & Programmazione
  • Metriche & Misurazione
  • Strumenti [di monitoraggio]
  • Definizione e Gestione delle Politiche
Posted on 31 marzo 2011 by Pier Luca Santoro

La Storia della Rivolta Araba a Cartoni Animati

Il video, Three Big Pigs, mostra i tre porcellini: Ben Ali, Mubarak e Gheddafi.

La storia della rivolta araba con la base musicale del celebre cartone animato della Disney raccontata allo stile di  Angry Birds.

Efficace mash up tra cartone animato e [social] videogame per sintetizzare in meno di due minuti circa quattro mesi di proteste nell’Africa mediterranea.

Posted on 30 marzo 2011 by Pier Luca Santoro

I Numeri dei Quotidiani Online in Italia

Carola Frediani ha analizzato per conto dell’Espresso quanto concreta sia la possibilità in Italia di replicare il modello vincente dell’Huffington Post.

Se negli Stati Uniti, attualmente, sono ancora i player che arrivano dall’area tradizionale, dalla stampa, a predominare, il panorama italiano appare a tinte decisamente più fosche per le start up digitali dell’informazione.

Come correttamente commenta Davide Pozzi, per riuscire a fare i conti in tasca ad un quotidiano online è necessario avere in mano parecchi dati, molti dei quali estremamente variabili.

Certamente il divario con le edizioni online dei principali quotidiani del nostro paese è davvero estremamente ampio per quanto riguarda gli utenti unici nel giorno medio, come dimostra la tavola di sintesi sottoriportata.

Ne parleremo, approfondendo, il 14 Aprile, nel corso dell’ International Journalism Festival 2011 di Perugia, nel panel di discussione del quale mi è stata affidata la moderazione.

Posted on 30 marzo 2011 by Pier Luca Santoro

Annuario delle Notizie Internazionali

Margaret McKenna, specialista di visualizazione e raccolta dei dati e Margaret McConnell, specialista in analisi statistica, hanno creato una nuova formula per realizzare un annuario di notizie.

Sono state analizzate e raccolte tutte le informazioni dedicate al panorama internazionale del New York Times nel 2010 analizzandone frequenza e lunghezza. Le notizie sono suddivise per mese ed area geografica così da fornire un panorama della copertura informativa per ciascun continente. Viene inoltre fornito il dettaglio per alcune aree tematiche quali politica, economia, sociale, guerre e disastri.

La visualizzazione animata consente di scorrere attraverso tutti i mesi dell’anno. Cliccando sul circolo scelto si ha accesso all’articolo originale del NYT.

L’ampiezza del cerchio definisce la lunghezza dell’articolo, o degli articoli, dedicati al tema specifico, permettendo così di comprendere la rilevanza attribuita a ciascun argomento.

Realizzazione utile e spettacolare.

A margine si segnala il video che raccoglie gli ultimi 15 anni delle prime pagine, delle home page, dell’edizione online del quotidiano statunitense, decrivendone per immagini cambiamenti ed evoluzioni.

Posted on 29 marzo 2011 by Pier Luca Santoro

10 Tweet per Trasformare i Giornali

John Paton, CEO del Journal Register [16 milioni di lettori, 324 media tra stampa, video e web], durante il Media Xchange 2011, conclusosi ieri a Dallas, ha diffuso 10 tweet per proporre agli intervenuti, ed ovviamente non solo a loro, la sua opinione relativamente al futuro dell’informazione dei giornali.

I 10 micro messaggi esprimono una visione tanto provocatoria quanto radicale di ciò che i giornali dovrebbero fare se vogliono sopravvivere.

  1. Il modello dei giornali è rotto e non può essere aggiustato.
  2. I giornali scompariranno entro 10 anni a meno che non cambino il loro modello di business immediatamente.
  3. Il nuovo modello dei giornali deve diventare prima digitale e poi stampato.
  4. Il nuovo modello dei giornali deve ora allocare le risorse necessarie al nuovo ecosistema dell’informazione.
  5. Bisogna smettere di ascoltare le persone addette alla stampa ed incaricare della gestione complessiva coloro che si occupano di digitale.
  6. I giornali devono investire nei contenuti, nelle vendite e nella rottura [degli attuali paradigmi]. Vendete o allocate esternamente tutto il resto.
  7. Date fiducia alla folla [alla gente] ed in particolare ai vostri addetti più giovani, essi porteranno avanti il cambiamento e la sperimentazione necessaria.
  8. Vi lamentate che i dollari della carta sono centesimi sul web. Iniziate a sommare i centesimi.
  9. Digital first funziona. L’audience del digitale è cresciuta del 75%; entro un anno maggior audience sul web che sulla carta stampata.
  10. Digital first funziona. I ricavi del digitale nel primo trimestre del 2011 sono cresciuti del 70% rispetto al 2010. Una crescita reale non basata su metriche fasulle come quelle della stampa.

Sono provocazioni che arrivano non dai soliti “guru” del web, nel qual caso non avrebbero nulla di originale, ma dal Direttore Generale di un grande gruppo editoriale.  Seppur riferite al contesto statunitense, non possono non indurre ad una riflessione.

Comment is free.

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