Archive:9 dicembre 2010

Posted on 9 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Vuoti di Memoria

Alberto Piccinini sul <<Manifesto>> tiene una rubrica quotidiana, un box come fanno altri giornalisti in diverse testate, chiamata Vuoti di Memoria nella quale riprende, legandosi a fatti e circostanze attuali, passaggi, dichiarazioni e affermazioni rilasciate tempo addietro da soggetti distinti, in funzione delle circostanze e dell’obiettivo di comunicazione.

E’ una parte del quotidiano in questione che non tralascio mai di leggere perchè in poche righe offre sempre uno spaccato puntuale delle contraddizioni latenti evidenziandole.

Dal primo giorno che sono stati diffusi i primi documenti ad oggi, WikiLeaks è stata continuamente oggetto di attacchi direttamente riconducibili alla volontà statunitense di bloccarne, di mettere a tacere con ogni mezzo, la diffusione.

Non bisogna tornare troppo indietro nel tempo per leggere quanto Hilary Clinton dichiarava ad inizio di quest’anno riferendosi alla grande libertà che il web, “infrastruttura iconica della nostra era”, rappresenta.

Nel suo discorso il Segretario di Stato degli USA  dichiarava: ” Al pari delle dittature del passato, i governi stanno minacciando menti libere, indipendenti, che usano questo strumento [il web]….Sempre più gli Stati Uniti e le imprese statunitensi tengono in grande considerazione la libertà di espressione come elemento discriminate nelle prese di decisione per i prpri investimenti. Spero che i loro competitor ed i governi stranieri prestino grande attenzione a questa tendenza “.

Era un riferimento, neppure troppo velato, ad Iran e Cina che mi piacerebbe vedere applicato oggi alle tattiche che la sua stessa amministrazione sta utilizzando per ridurre al silenzio Wikileaks.

Il giornalismo non può giocare solo un ruolo di intermediazione in questa occasione. I giornalisti devono sapere e decidere da che parte stare nel momento in cui le informazioni, i documenti,  arrivano a loro e vengono sottoposti a pressioni dei governi.

Il “Caso WikiLeaks“, dopo tanto dibattito sul futuro del giornalismo, è l’occasione concreta per tornare a fare il proprio mestiere con dignità e professionalità. L’alternativa è restare silenti per sempre.

Posted on 9 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Viaggio in Italia

Ulli Lust è una narratrice austriaca-tedesca, che usa il reportage grafico per fatti e osservazioni di vita quotidiana.

Nel 1984, all’età di 17 anni, fece un colpo di testa e con una coetanea decise di andare a vedere il mare, che non aveva mai guardato da vicino. Le due ragazze partirono da Vienna per l’Italia, con l’intenzione di soggiornarvi per qualche settimana. Non avevano soldi, né documenti e possedevano soltanto i sacchi a pelo e i vestiti che indossavano.

Si presentavano come punk e arrivavano nel pieno delle violenze con i naziskin. In autostop, Ulli ed Edi [così si chiamava la compagna di viaggio] attraversarono le Alpi, si fermarono prima a Verona, poi a Roma, a Napoli e a Palermo. Fecero un viaggio iniziatico di due mesi, di uscita dall’adolescenza e d’ingresso nell’adultità.

La Lust racconta questa peregrinazione nella «giungla del testosterone», come dice, nel diario «Heute ist der letzte tag vom rest deines lebens» [Oggi è l’ultimo giorno del resto della tua vita], Avant-Verlag, Berlin, 2009, che sta per apparire in altre edizioni europee ed è stato appena selezionato per il Festival international de la bande dessinée d’Angoulême 2011.

Il libro, di 464 tavole, è il diario di una scelta incosciente, che si trasforma in un incubo. Lungo la strada le due ragazze scoprono che gli uomini incontrati, anche quelli più gentili all’apparenza, sono soltanto interessati al loro corpo, che vogliono possedere con tutta la violenza del padrone, che non accetta la minima difesa dell’intimità da parte della donna.

A contatto con la realtà, l’eccitazione di Ulli, interessata a conoscere la società locale, eventualmente anche attraverso relazioni sessuali e di Edi, invece a queste più disponibile, si trasforma in costrizione, angoscia e disgusto. Gli uomini che incontrano, compreso un globtrotter zen, non sono mai interessati a conoscere le reazioni femminili. Il sesso è per loro sempre violenza cieca.

Una discesa agli inferi, che raggiunge il suo acme a Palermo, dove vengono drogate per essere più arrendevoli e oggetto di piacere non partecipato. Ulli è costretta a trovarsi un amante ufficiale per ragioni di sicurezza. Edi viene separata dall’amica, sequestrata e scambiata tra più uomini.

Il maschilismo estremo si manifesta in tutta la sua degradazione. Non mancano situazioni tanto assurde da diventare comiche.

Il racconto di Ulli Lust ha il merito di non cadere mai nella lamentazione o nell’accusa, né tanto meno nel compiacimento o nostalgia dell’adolescenza.

Alterna resoconti a osservazioni, romanticismi di viaggio a disincantamenti, spesso interrotti per esprimere la sorpresa e il disagio.

Ne risulta una grande narrazione per immagini, sobrie, scarne, combinazioni di bianco,nero e giallo, a testimonianza della frustrazione degli uomini e del dolore delle donne.

Estratto da Iriospark

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