Posted on 9 dicembre 2010 by

Vuoti di Memoria

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Alberto Pic­ci­nini sul «Mani­fe­sto» tiene una rubrica quo­ti­diana, un box come fanno altri gior­na­li­sti in diverse testate, chia­mata Vuoti di Memo­ria nella quale riprende, legan­dosi a fatti e cir­co­stanze attuali, pas­saggi, dichia­ra­zioni e affer­ma­zioni rila­sciate tempo addie­tro da sog­getti distinti, in fun­zione delle cir­co­stanze e dell’obiettivo di comunicazione.

E’ una parte del quo­ti­diano in que­stione che non tra­la­scio mai di leg­gere per­chè in poche righe offre sem­pre uno spac­cato pun­tuale delle con­trad­di­zioni latenti evidenziandole.

Dal primo giorno che sono stati dif­fusi i primi docu­menti ad oggi, Wiki­Leaks è stata con­ti­nua­mente oggetto di attac­chi diret­ta­mente ricon­du­ci­bili alla volontà sta­tu­ni­tense di bloc­carne, di met­tere a tacere con ogni mezzo, la diffusione.

Non biso­gna tor­nare troppo indie­tro nel tempo per leg­gere quanto Hilary Clin­ton dichia­rava ad ini­zio di quest’anno rife­ren­dosi alla grande libertà che il web, “infra­strut­tura ico­nica della nostra era”, rappresenta.

Nel suo discorso il Segre­ta­rio di Stato degli USA  dichia­rava: ” Al pari delle dit­ta­ture del pas­sato, i governi stanno minac­ciando menti libere, indi­pen­denti, che usano que­sto stru­mento [il web].…Sempre più gli Stati Uniti e le imprese sta­tu­ni­tensi ten­gono in grande con­si­de­ra­zione la libertà di espres­sione come ele­mento discri­mi­nate nelle prese di deci­sione per i prpri inve­sti­menti. Spero che i loro com­pe­ti­tor ed i governi stra­nieri pre­stino grande atten­zione a que­sta tendenza “.

Era un rife­ri­mento, nep­pure troppo velato, ad Iran e Cina che mi pia­ce­rebbe vedere appli­cato oggi alle tat­ti­che che la sua stessa ammi­ni­stra­zione sta uti­liz­zando per ridurre al silen­zio Wikileaks.

Il gior­na­li­smo non può gio­care solo un ruolo di inter­me­dia­zione in que­sta occa­sione. I gior­na­li­sti devono sapere e deci­dere da che parte stare nel momento in cui le infor­ma­zioni, i docu­menti,  arri­vano a loro e ven­gono sot­to­po­sti a pres­sioni dei governi.

Il “Caso Wiki­Leaks”, dopo tanto dibat­tito sul futuro del gior­na­li­smo, è l’occasione con­creta per tor­nare a fare il pro­prio mestiere con dignità e pro­fes­sio­na­lità. L’alternativa è restare silenti per sempre.

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