Posted on 17 ottobre 2010 by

Nobel [S]Comunicati

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La ricerca su gooo­gle della parola “inter­net” pro­duce oltre un miliardo di risul­tati, non va molto meglio con il ter­mine “peace” che ne tota­lizza poco meno di 200 milioni.

Una legge ele­men­tare di psi­co­lo­gia della comu­ni­ca­zione dice che più le parole ripe­tute sono astratte e inter­pre­ta­bili con lar­ghezza di signi­fi­cati più è alto il rischio pas­se­par­tout, che non impe­gnano l’emittente e pos­sono essere equivocate.

Sono pen­sieri, ter­mini, che, in una bat­tuta, mi piace defi­nire “parole sca­to­lone”, pro­prio per­chè con­te­ni­tore tanto ampio quanto diver­si­fi­cato di signi­fi­cati che cia­scuno deco­di­fica sog­get­ti­va­mente se non pun­tual­mente qualificati.

E’ un prin­ci­pio tal­mente noto che nell’ambito della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria per ovviare a que­sto si è uni­ver­sal­mente con­di­visa la buona pra­tica di iden­ti­fi­care una uni­que sel­ling pro­po­si­tion .

La pros­sima volta, prima di avven­tu­rarsi in discus­sioni tra favo­re­voli e con­trari, var­rebbe la pena di defi­nirne con mag­gior pun­tua­lità, con­di­vi­den­dolo, l’effettivo signi­fi­cato dei ter­mini o, in alter­na­tiva, foca­liz­zare la scelta su temi da nobel mag­gior­mente univoci.

In caso con­tra­rio la pos­si­bi­lità di ridursi ai minimi ter­mini non sarà solo un gioco di parole.

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