La Crisi non è più Periodica

Nielsen ha rilasciato la consueta sintesi sugli investimenti pubblicitari, suddivisi per mezzo, aggiornata a luglio.

Il mercato pubblicitario, grazie anche al traino dei mondiali di calcio, pare finalmente in ripresa con un tasso di crescita complessivo vicino al 5% nei primi 7 mesi dell’anno rispetto al pari periodo dell’anno precedente.

E’ una crescita che è trasversale a tutti i mezzi di comunicazione ad esclusione della stampa periodica che continua registrare una flessione di oltre il 9%.

E’ evidente che la crisi della stampa periodica, al pari di quella della “free press”, va ben al di là della contingenza.

Una crisi che da periodica diviene strutturale. Una disaffezione da parte dei lettori testimoniata anche dagli scarsi riscontri che queste testate complessivamente ottengono anche on line con visite ed utenti unici dai numeri deludenti.

Non bastano evidentemente i tagli prezzo, le proposte di abbonamento a prezzi di saldo o abbinamenti, azioni di cross promotion, che da sandwich si sono trasformati in <<big mac>>, ad avvicinare lettori e, dunque, investitori pubblicitari.

E’ una crisi di contenuti, di un modello che ha trasformato la maggior parte delle riviste in cataloghi pubblicitari tanto fitti quanto noiosi. Di uffici marketing degli editori trasformatisi in esperti di acquisti di stock un tanto al chilo da Hong Kong perdendo qualsiasi conoscenza e contatto con l’utenza.

Diceva Bertolt Brecht che quando ci si trova davanti a un ostacolo la linea più breve tra due punti può essere una curva, non vi è dubbio che sia il momento di dare una bella sterzata.

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