ottobre 2010

Pubblicato il 31 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Media: Fruizione & Disattenzione

Il gra­fico sot­to­stante, pub­bli­cato da busi­ness insi­ders qual­che giorno fa, mostra i com­menti su Face­book nei 15 minuti suc­ces­sivi alla rea­liz­za­zione di un “home run” durante una par­tita di base­ball negli Stati Uniti.

Se da un lato è la dimo­stra­zione, o più banal­mente la con­ferma, della frui­zione di più media con­tem­po­ra­nea­mente, dall’altro lato pone seri inter­ro­ga­tivi su quali siano i livelli di atten­zione che l’utenza pre­sta all’uno ed all’altro dei mezzi.

Per le imprese, per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, non è domanda di poco conto per poter deci­dere dove e come allo­care i pro­pri inve­sti­menti in comunicazione.

 

Pubblicato il 29 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Coinvolgimento Quotidiano [on line]

Anche in ambito edi­to­riale coin­vol­gi­mento e ricavi sono aspetti distinti del com­por­ta­mento dell’utenza.

L’autorevole Nie­man Jour­na­lism Lab pub­blica sta­mane una pro­po­sta di for­mula per la misu­ra­zione del coin­vol­gi­mento dell’utenza dei quo­ti­diani on line.

Cer­ta­mente per­fet­ti­bile rap­pre­senta una pre­ziosa indi­ca­zione ed un pre­ge­vole ten­ta­tivo per poter andare oltre il cano­nico para­me­tro delle pagine viste.

Ci — Click Index: Le visite devono avere almeno 6 pagine viste escluse le foto.

Di - Dura­tion Index: La per­ma­nenza sul sito, la durata delle visite, non deve essere infe­riore a 5 minuti

Ri - Recency Index: Ritorno gior­na­liero dei vistatori

Li— Loyalty Index: Viste di utenti regi­strati o che visi­tano il sito almeno 3 volte alla settimana

Bi — Brand Index: Visite dirette al sito da favo­riti o digi­tando diret­ta­mente l’indirizzo.

Ii - Inte­rac­tion Index: Visite in cui c’è inte­ra­zione: com­menti, inter­venti sui forum…

Pi - Par­ti­ci­pa­tion Index: Visite nella quali c’è un con­tri­buto attivo con il cari­ca­mento di contenuti

Il modello pro­po­sto può evi­den­te­mente rap­pre­sen­tare un rife­ri­mento con­creto per la [ri]definizione dei livelli di pri­cing in ambiente digi­tale.

Pubblicato il 29 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Chist’è ‘o Paese d’ ‘o Sole

Goo­gle & Boston Con­sul­ting hanno rila­sciato i risul­tati di uno stu­dio cen­trato sulla Gran Bre­ta­gna dal quale emerge che inter­net nel suo com­plesso impiega 250mila per­sone ed ha un inci­denza del 7,2% sull’economia britannica.

Nei para­me­tri che lo stu­dio ha sele­zio­nato per effet­tuare una com­pa­ra­zione a livello inter­na­zio­nale si ha la con­ferma del delu­dente stato della nostra nazione.

L’analisi para­gona Ena­ble­ment [infra­strut­ture ed accesso alla rete], Expen­di­ture ovvero la spesa di utenti ed imprese ed Enga­ge­ment, par­te­ci­pa­zione ed atti­vità da parte di imprese, governo ed utenti nell’economia digitale.

Dalle posi­zioni in cui si col­loca l’Italia risulta evi­dente che siamo  rima­sti ai tempi di “chist’è ‘o paese d’ ò sole”.

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Pubblicato il 29 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

La Storia di una Generazione

Il 26 otto­bre del 1970 è stata pub­bli­cata la prima strip di Doo­ne­sbury su un quo­ti­diano, da allora sono state pub­bli­cate 14mila strisce.

Molti dei per­so­naggi che sono stati affian­cati nel tempo al pro­ta­go­ni­sta del fumetto sono rela­zio­nati con il mondo del gior­na­li­smo e della comunicazione.

Si tratta cer­ta­mente di un’imponente rap­pre­sen­ta­zione di come [almeno] una gene­ra­zione ha vis­suto, si è sen­tita, in que­sti 40 anni.

La con­ferma di come il pro­cesso nar­ra­tivo dell’attualità possa pas­sare per mezzi e moda­lità non con­ven­zio­nali.

Pubblicato il 28 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Dissenso Manifesto

“Il Mani­fe­sto” lan­cia una cam­pa­gna pub­bli­ci­taria che pro­ba­bil­mente sarà di scar­sis­simo impatto.

Al tempo stesso annun­cia che da domani non sarà più dispo­ni­bile la con­sul­ta­zione degli arti­coli pub­bli­cati 24 ore prima nella ver­sione car­ta­cea e sarà neces­sa­rio pagare un euro per avere accesso all’edizione del giorno.

Sono ini­zia­tive che non com­ba­ciano asso­lu­ta­mente con quello che a mio avviso il quo­ti­diano avrebbe dovuto fare.

Pubblicato il 28 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Metterci la Faccia

Le aziende che uti­liz­zano i social media ci “met­tono la faccia”e quelle che fanno comu­ni­ca­zione tra­di­zio­nale no?

Que­sta la domanda che ad ini­zio set­ti­mana ho pro­vo­ca­to­ria­mente lan­ciato [ora posso con­fes­sarlo] per con­fron­tarmi su quale fosse l’essenza della pre­senza delle imprese sui social media. Tema che ‚dif­fuso in un social net­work fre­quen­tato da molte per­sone che lavo­rano all’interno di quest’area della comu­ni­ca­zione, ha otte­nuto ade­sione e riscontro.

L’estrema sin­tesi dell’elemento qua­li­fi­cante che è emerso dal dibat­tito è rias­su­mi­bile in: “starci non signi­fica esserci”.

Nelle parole di Gio­vanni Arata, ”«met­terci la fac­cia» sta per: rac­con­tarti per come sei e non per come si vede in tv [e quindi] incas­sare con un sor­riso le cri­ti­che quando col­gono il segno. ma soprat­tutto, ascol­tare in maniera meto­dica ogni pos­si­bile domanda e rispon­dere ad ognuna. in inglese sarebbe essere «accoun­ta­ble», da noi la parola non esi­ste e forse non è un caso.”

Ripresa dal sot­to­scritto, al fine di «con­durre» la discus­sione, con: “la gente, l’utenza di inter­net apprezza la pre­senza di un’impresa su twitter…etc a patto che diano rispo­ste in tempi brevi, interagiscano..etc. Quello è starci — met­ten­doci la fac­cia — invece di esserci e non rispon­dere o, peg­gio, rispon­dere solo a complimenti.”

E’ esat­ta­mente quello che emerge dai dati pub­bli­cati da eMar­ke­ter, secondo i quali gli ele­menti qua­li­fi­canti sulla cui base l’utenza discri­mina l’affidabilità e con­cede fidu­cia sono un’apertura al dia­logo sia in caso di com­menti nega­tivi che posi­tivi e la reat­ti­vità, la capa­cità di rispo­sta, dello “spon­sor” [dell’impresa] o dell’autore.

L’utilizzo in chiave cor­po­rate dei social media non è neces­sa­ria­mente esclu­si­va­mente in ter­mini di con­ver­sa­zione, ma cer­ta­mente la comu­ni­ca­zione attiva, fatta di di emis­sione di mes­saggi ma anche, se non soprat­tutto, di ascolto, costi­tui­sce una discri­mi­nante essen­ziale tra esserci e starci.

Già il pub­bli­ci­ta­rio fran­cese Mar­cel Bleustein-Blanchet ricor­dava che la comu­ni­ca­zione è come l’amore: biso­gna essere in due e lo stu­pro non paga.

Non vi è dub­bio che gua­da­gnarsi la fidu­cia dell’utenza sia di gran lunga più fati­coso rispetto a com­prarla, ma non riu­scire a farlo non sarà ancora a lungo un’opzione per le imprese che hanno a cuore il loro futuro, qua­lun­que sia il settore-mercato in cui operano.

Pubblicato il 27 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Le Cifre dentro i Fatti

In 30 anni la Fiat ha avuto dallo Stato quasi 8 miliardi di euro.

L’ufficio studi della CGIA di Mestre ha cal­co­lato che tra il 1977 e il 2009 la FIAT ha rice­vuto con­tri­buti pub­blici per un ammon­tare com­ples­sivo di 7 miliardi 994 milioni di euro.

5 miliardi e 100 milioni sono stati dati come con­tri­buti diretti, 1 miliardo 279 milioni sono stati ero­gati per la costru­zione degli impianti di Melfi e Pra­tola Serra e per le ristrut­tu­ra­zioni di Melfi e Foggia.

Per incen­tivi alla rot­ta­ma­zione l’esborso è stato di oltre 465 milioni.

Agli ammor­tiz­za­tori sociali è stato dato 1 miliardo e 150 milioni .

Peg­giora la posi­zione del nostro paese nella clas­si­fica 2010 di Trans­pa­rency International

L’organizzazione non gover­na­tiva Trans­pa­rency Inter­na­tio­nal ha pub­bli­cato, ieri a Ber­lino, l’indice di per­ce­zione della cor­ru­zione, frutto della con­sueta inda­gine annuale presso mana­ger, impren­di­tori, uomini d’affari e ana­li­sti politici.

L’Italia è scesa al 67° posto, dopo il Ruanda, allo stesso livello del Bra­sile e della Cina. Era al 64° l’anno scorso.

Dei 178 paesi con­si­de­rati, 130 hanno avuto più o meno rilievi per il com­por­ta­mento scor­retto della pub­blica amministrazione.

Estratto da: Irio­spark

Pubblicato il 27 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

La FIEG Gioca l’Ultima Carta

Dopo il ten­ta­tivo fal­li­men­tare dell’ultima cam­pa­gna stampa a soste­gno dell’utilizzo della carta stam­pata come vei­colo pub­bli­ci­ta­rio, la FIEG e tutta la filiera della carta [incluse poste ita­liane] rilan­ciano con una nuova cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria che si pro­pone il mede­simo obiettivo.

Si tratta di una cam­pa­gna di comu­ni­ca­zione inte­grata sul per­chè sce­gliere i mezzi stam­pati come vei­colo promo-pubblicitario che oltre agli annunci sui quo­ti­diani, on air da sta­mane, pre­vede anche la rea­liz­za­zione di azioni di direct mar­ke­ting e web marketing.

Que­sta volta il ten­ta­tivo sem­bra meglio rea­liz­zato, sia la crea­ti­vità che le argo­men­ta­zioni sono meglio costruite indubbiamente.

Anche se le pagine pub­bli­ci­ta­rie di que­sti tempi le omag­giano con un car­net di biglietti del tram , o poco più, resta il dub­bio del senso di rea­liz­zare una cam­pa­gna uti­liz­zando mezzi di massa per comu­ni­care ad una utenza ristretta [gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari]. Forse prima di ester­nare certi con­cetti biso­gne­rebbe averli introiettati.

I sei sog­getti della cam­pa­gna stampa on air da oggi

Pubblicato il 26 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Informazione Pulita

Molto spesso il dibat­tito sull’informazione, sulla sua soste­ni­bi­lità e sul suo futuro, sfo­cia in con­fronti sulla cor­ret­tezza del finan­zia­mento pub­blico a gior­nali ed al sistema edi­to­riale.

Per­so­nal­mente con­di­vido il prin­ci­pio dal quale nasce la legge sul finan­zia­mento all’editoria ma non apprezzo asso­lu­ta­mente le stor­ture che ha creato con le con­suete astu­zie dei fur­betti del quar­tie­rino che sot­trag­gono risorse agli one­sti.

Su ini­zia­tiva di Anto­nella Bec­ca­ria e Ber­nardo Par­rella nasce «Infor­ma­zione Pulita», una pro­po­sta che potrebbe final­mente met­tere d’accordo le diverse posi­zioni favo­rendo una solu­zione equi­li­brata ad un tema tanto com­plesso quanto delicato.

Infor­ma­zione Pulita si basa su tre prin­cipi cardine:

- Finan­zia­menti alle imprese edi­to­riali sta­bi­liti dai cit­ta­dini in base a indi­ca­zioni espresse nella dichia­ra­zione dei red­diti con un mec­ca­ni­smo simile a quello del cin­que per mille.

- Con­di­zione di gior­na­li­sta in ter­mini di serio e vin­co­lante impe­gno pro­fes­sio­nale che chiun­que può’ con­trarre libe­ra­mente, e non di appar­te­nenza ad un gruppo chiuso e privilegiato.

- Le per­sone respon­sa­bili della pro­du­zione e del con­trollo dell’informazione pub­blica siano espres­sione di un sistema demo­cra­tico e non pedine sulla scac­chiera del potere.

Sono cri­teri che mi sento asso­lu­ta­mente di con­di­vi­dere e che ho sot­to­scritto pubblicamente.

Pubblicato il 25 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Fonti d’Informazione & Convergenza Editoriale

Demos ha rila­sciato sta­mane i risul­tati dell’inda­gine rela­tiva al rap­porto con l’informazione da parte degli italiani.

Dopo tele­vi­sione e radio, inter­net è il terzo media in ter­mini di uti­lizzo quo­ti­diano con oltre un terzo della popo­la­zione che afferma di uti­liz­zarlo quotidianamente.

Viene dun­que con­fer­mata la rile­vanza di que­sto media [*] anche se, dopo il balzo tra 2007 e 2009, si tratta più di un con­so­li­da­mento che di un ulte­riore crescita.

Il mondo dei let­tori di quo­ti­diani sem­bra, attual­mente, con­ti­nuare a pri­vi­le­giare la ver­sione tra­di­zio­nale car­ta­cea e la pene­tra­zione di coloro che leg­gono esclu­si­va­mente on line le noti­zie è di poco supe­riore al 10%

Non vi è dub­bio che, in pro­spet­tiva, il futuro dei quo­ti­diani si gio­cherà sulla capa­cità di rea­liz­zare siner­gie, con­ver­genza, tra le ver­sioni digi­tali e quelle tra­di­zio­nali, uti­liz­zando cia­scun mezzo, cia­scuna ver­sione a sup­porto dell’altra.

E’ una tesi che viene soste­nuta da tempo in que­sti spazi.

[*] Nota: in una logica sociale inter­net più che un media dovrebbe più pro­pria­mente essere con­si­de­rato un ambiente.

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