La Redazione del Futuro

Dopo aver ascoltato sabato scorso Luca Sofri raccontare alcuni aspetti relativi al funzionamento della redazione del Post, ho trovato interessante la sintesi grafica sul tema sottoriportata.

L’ infografica, realizzata per il recente rapporto della WAN, schematizza quelle che dovrebbero essere le caratteristiche strutturali ed ambientali della redazione del futuro e tende ad identificare al tempo stesso quella che dovrebbe essere la giornata tipo ed i tools basici dei giornalisti.

Emerge chiaramente la visione proposta dalla società che ne ha curato la realizzazione, concetti complessivamente più che condivisibili che però non sembrano tenere conto della sostenibilità del modello.

Si richiede infatti un ritmo lavorativo di circa 16 ore giornaliere senza tenere conto di aspetti sindacali, retributivi e banalmente [in caso interessassero ancora a qualcuno attualmente] umani.

Vengono omessi, in questo caso probabilmente per sintesi, i costi vivi e le riorganizzazioni necessarie alla persecuzione di tale modello.

Mi pare insomma un modello, se non eccessivamente teorico, sicuramente adatto esclusivamente a grandi quotidiani di portata internazionale come l’intervista a Fiona Sprull, Web Newsrooom Editor del NYT, testimonia, riportando tra l’altro, come la sola redazione dedicata specificatamente all’edizione on line del celebre quotidiano statunitense consti di ben 60 professionals dedicati.

Ah, chiunque abbia lavorato, lavori, in uffici open space sa bene che ai teorici vantaggi del punto uno illustrati dalla grafica si sacrifica concentrazione e privacy. Tutto ha un prezzo anche in questo caso.

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0 thoughts on “La Redazione del Futuro

  1. Non vorrei fare quella che sempre porta acqua al suo mulino disciplinare e non si impegna su altri giardini, ma l’open space ha dei vantaggi in termini di costo di affitto degli spazi (per chi li affitta) e in termini di resa (vendita o affitto al mq) per chi li produce.
    I developers di uffici fanno prevalentemente open space perché con la retorica della creatività blah blah, riescono a mettere molti più desk e persone per mq con sommo gaudio della società che poi affitterà o comprerà quello spazio.
    Nell’ambiente architettura / property si parla di modelli flessibili (nel senso convertibili da qualunque uso a qualunque altro) da tempo. Non so se la retorica dell’open space creativo è venuta dopo, a giustificare chiari vantaggi economici.
    Sarebbe un’interessante ricerca di cui nessuno si occuperà.

    ciao

  2. Cara Elena, grazie dell’integrazione rispetto ai difetti – basati sull’esperienza personale – che avevo segnalato. Anche da qs punto di vista il modello dell’infografica è ampiamente suscettibile di miglioramenti.
    Un abbraccio
    Pier Luca

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