settembre 2010

Posted on 30 settembre 2010 by Pier Luca Santoro

L’impatto di Twitter sui Media è Minimo

Nel giorno in cui Twit­ter dal suo blog annun­cia una nuova ini­zia­tiva a sup­porto spe­ci­fico dei media, ven­gono rila­sciati i risul­tati di una ricerca che evi­den­zia come l’impatto della cele­bre piat­ta­forma di micro­blog­ging sui media sia vera­mente minimo.

Lo stu­dio prende in con­si­de­ra­zione 12 siti d’informazione fran­cesi ana­liz­zando la pro­ve­nienza dell’utenza nella seconda set­ti­mana di set­tem­bre evi­den­ziando come solo lo 0,1% del traf­fico derivi da Twit­ter e l’1,3% da Facebook.

Lo stu­dio con­ferma quanto era stato pre­ce­den­te­mente evi­den­ziato da un’inchie­sta simile con­dotta sull’utenza del Regno Unito.

Posted on 30 settembre 2010 by Pier Luca Santoro

Dalla Blogosfera alla Blogopiramide

Secondo Blog­Pulse i blog­ger ita­liani, i redat­tori di blog che pub­bli­cano post in modo con­ti­nuato, sareb­bero 4 milioni e mezzo, una popo­la­zione enorme che, per le ragioni più diverse, ha voglia di espri­mersi e di entrare in rela­zione con altri a distanza, su Internet.

L’insieme dei com­por­ta­menti e del lavoro in Rete di que­ste per­sone costi­tui­sce la «blo­go­sfera», ter­mine usato per la prima volta undici anni fa dall’inglese Brad L.Graham per deno­tare il sistema aperto e inter­con­nesso di blog, che viene con­fi­gu­rato pro­gres­si­va­mente dai blog­ger: un sistema che pro­duce cono­scenze in quan­tità supe­riori a quelle gene­rate finora dall’umanità nei mil­lenni passati.

Que­sta galas­sia di pro­dut­tori e con­su­ma­tori di infor­ma­zioni , di orga­niz­za­zioni sociali rette dalla comu­ni­ca­zione, appare come un medium dav­vero glo­bale, che può diven­tare utile per vei­co­lare com­merci di massa e fide­liz­zare con­su­ma­tori o per tra­smet­tere modelli di com­por­ta­mento pub­blico e otte­nere con­senso dai cit­ta­dini, su vasta scala.

Abbiamo già visto, nei post «Con­su­ma­tori e pro­dut­tori di cono­scenza» e «Media di massa e per­so­nali in via di omo­lo­ga­zione», come i ten­ta­tivi di ege­mo­nia si vadano rea­liz­zando e la por­tata eman­ci­pa­trice della Rete sia indebolita.

Alla costru­zione di con­dotte in linea con la figura del blog­ger, fun­zio­nale ai mer­cati eco­no­mici e poli­tici, sono rivolte le gerar­chie del merito, pro­dotte da com­mer­cianti e poli­tici, basate sull’accettazione delle regole di com­por­ta­mento impo­ste, sul valore dell’appartenenza offline, su cri­teri unici di valu­ta­zione, sulla rico­no­sci­bi­lità dei link e sull’indifferenza all’interazione non espressa con la ripresa pedis­se­qua dei testi.

Sulla base di que­sti assunti, i blog­ger ven­gono sol­le­ci­tati a sca­lare clas­si­fi­che arti­fi­ciose e a cer­care la bene­vo­lenza delle «cita­zioni» di chi ne è al ver­tice, occu­pato spesso da ipe­rat­tivi pro­ta­go­ni­sti dei mass media, abili sol­le­ci­ta­tori dell’interesse popolare.

Viene così ali­men­tato il cir­cuito del con­for­mi­smo, del blog­gare per essere appro­vati, dell’inserimento in uno degli strati e delle cate­go­rie costi­tu­tive della scala sociale dei blog­ger. Come tutte le pira­midi, anche que­sta ha una base ampia di desti­na­tari delle infor­ma­zioni, che i comu­ni­ca­tori, raf­for­zati dalle posi­zioni di ver­tice, dai premi e dalle feste, ero­gano e che i clas­si­fi­ca­tori met­tono a dispo­si­zione per discri­mi­nare il traf­fico sulla Rete senza nes­suna auto­rità scien­ti­fica, né isti­tu­zio­nale. La pira­mide diventa un mer­cato della visi­bi­lità e degli affari.

Non occor­rono inda­gini com­plesse per accer­tare come stanno le cose dav­vero. Chi vuole infor­marsi da qua­lun­que blog, può usare faci­li­ta­tori d’accesso, che lo indi­riz­zano pri­vi­le­giando i più richie­sti, ma tra­scu­rando l’esistenza degli ultimi arri­vati sulla Rete e di quelli già pre­senti, ma con meno accessi, può aprire schede che ripar­ti­scono i con­te­nuti già tra­smessi per set­tori d’informazione pre­de­fi­niti, può sco­prire inim­ma­gi­na­bili spe­cia­liz­za­zioni infor­ma­tive e vedere rap­pre­sen­ta­zioni gra­fi­che sull’andamento dei richiami espressi dagli altri blog­ger, più influenti se sono al ver­tice della piramide.

Pur­troppo, il gioco degli aggre­ga­tori di con­te­nuti, che accu­mu­lano le infor­ma­zioni appena sono messe in cir­co­la­zione, è faci­li­tato dalla carenza legi­sla­tiva e dalla remis­si­vità o dall’acquiescenza dei blog­ger, tanto com­pia­ciuti di essere presi in con­si­de­ra­zione da tra­scu­rare la man­canza di legit­ti­mità a valu­tare, da non sin­da­care i cri­teri di valu­ta­zione, decisi uni­la­te­ral­mente, da igno­rare la sovrap­po­si­zione tra clas­si­fi­ca­tori e ope­ra­tori con inte­ressi eco­no­mici o poli­tici con­flit­tuali, da non chie­dersi nep­pure a quale uso sono desti­nati i con­te­nuti registrati.

Tutte dispo­ni­bi­lità e aper­ture, che attuate come se la Rete fosse ancora l’enorme pro­getto ori­gi­na­rio, fina­liz­zato alla costru­zione di comu­nità e cono­scenza, oggi risul­tano però troppo ingenue.

Estratto da Irio­spark

Posted on 29 settembre 2010 by Pier Luca Santoro

La Redazione del Futuro

Dopo aver ascol­tato sabato scorso Luca Sofri rac­con­tare alcuni aspetti rela­tivi al fun­zio­na­mento della reda­zione del Post, ho tro­vato inte­res­sante la sin­tesi gra­fica sul tema sottoriportata.

L’ info­gra­fica, rea­liz­zata per il recente rap­porto della WAN, sche­ma­tizza quelle che dovreb­bero essere le carat­te­ri­sti­che strut­tu­rali ed ambien­tali della reda­zione del futuro e tende ad iden­ti­fi­care al tempo stesso quella che dovrebbe essere la gior­nata tipo ed i tools basici dei giornalisti.

Emerge chia­ra­mente la visione pro­po­sta dalla società che ne ha curato la rea­liz­za­zione, con­cetti com­ples­si­va­mente più che con­di­vi­si­bili che però non sem­brano tenere conto della soste­ni­bi­lità del modello.

Si richiede infatti un ritmo lavo­ra­tivo di circa 16 ore gior­na­liere senza tenere conto di aspetti sin­da­cali, retri­bu­tivi e banal­mente [in caso inte­res­sas­sero ancora a qual­cuno attual­mente] umani.

Ven­gono omessi, in que­sto caso pro­ba­bil­mente per sin­tesi, i costi vivi e le rior­ga­niz­za­zioni neces­sa­rie alla per­se­cu­zione di tale modello.

Mi pare insomma un modello, se non ecces­si­va­mente teo­rico, sicu­ra­mente adatto esclu­si­va­mente a grandi quo­ti­diani di por­tata inter­na­zio­nale come l’intervista a Fiona Sprull, Web New­srooom Edi­tor del NYT, testi­mo­nia, ripor­tando tra l’altro, come la sola reda­zione dedi­cata spe­ci­fi­ca­ta­mente all’edizione on line del cele­bre quo­ti­diano sta­tu­ni­tense con­sti di ben 60 pro­fes­sio­nals dedicati.

Ah, chiun­que abbia lavo­rato, lavori, in uffici open space sa bene che ai teo­rici van­taggi del punto uno illu­strati dalla gra­fica si sacri­fica con­cen­tra­zione e pri­vacy. Tutto ha un prezzo anche in que­sto caso.

Posted on 28 settembre 2010 by Pier Luca Santoro

Andamento delle Principali Imprese dei Media

Ad Age ha pub­bli­cato alcuni estratti dal rap­porto «100 Lea­ding Media Com­pa­nies», sull’andamento delle prin­ci­pali imprese attive nel set­tore dei Media negli Stati Uniti.

A fronte di un recu­pero nel primo seme­stre del 2010 che vede un incre­mento com­ples­sivo di circa il 6% la stampa quo­ti­diana e perio­dica con­ti­nua ad essere il mezzo che più sof­fre sia in ter­mini di ven­dite delle pub­bli­ca­zioni che di reve­nues pubblicitarie.

E’ una situa­zione che emerge con una chia­rezza dirom­pente dall’analisi della per­dita di posti di lavoro nel com­parto, con la carta stam­pata che pesa oltre il 50% del totale e la peg­gior ten­denza tra tutti i media nell’ultimo trien­nio anche sotto que­sto profilo.

Si tratta di una deba­cle alla quale i media digi­tali non sem­brano essere in grado di sop­pe­rire ne in ter­mini occu­pa­zio­nali ne a livello di red­di­ti­vità.

Se, come pare, il rap­porto delle curve di ricavo tra stampa è digi­tale è di 1:15/20 [per recu­pe­rare quindi un let­tore perso sul gior­nale ser­vono circa 15–20 let­tori sul digitale.….a cui aggiun­gere ulte­riori 20 let­tori per com­pen­sare la ridu­zione del ricavo da edi­cola] si pro­spetta un futuro dav­vero incerto per le start up in ambito edi­to­riale digi­tale e la neces­sità di ulte­riori ristrutturazioni.

Sono, forse, conti da ragio­niere che in ter­mini di pro­dotto edi­to­riale, al di là dell’esattezza o dell’approssimazione delle stime, evi­den­ziano la neces­sità di un inter­vento che pro­ba­bil­mente è tra i più dra­stici che l’industria dei media di massa abbia mai affron­tato. In una bat­tuta: la seg­men­ta­zione effet­tiva dell’utenza.

Posted on 27 settembre 2010 by Pier Luca Santoro

L’Informazione Disegnata

Il Times of India, di cui abbiamo già par­lato oggi,  nell’edizione di sabato 25 set­tem­bre si pre­sen­tava ai pro­pri let­tori  con una prima pagina deci­sa­mente inu­suale carat­te­riz­zata da dise­gni infan­tili per illu­strare le prin­ci­pali noti­zie del giorno.

Lo stesso giorno, l’argentino La Naciòn pub­bli­cava un’inter­vi­sta all’attore Alfredo Casero uti­liz­zando come forma nar­ra­tiva il disegno.

Sono esempi di quo­ti­diani ani­mati, di forme di comu­ni­ca­zione e nar­ra­zione gior­na­li­stica che pos­sono infor­mare con serietà aiu­tando i quo­ti­diani a con­qui­stare nuove fasce di utenza ed a coin­vol­gere mag­gior­mente i gio­vani sem­pre più spinti verso il digitale.

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