Investire sulle Edicole

Italia Oggi del 24 agosto scorso pubblica un’intervista a Luca Dini, Direttore dell’edizione italiana di Vanity Fair.

Dini, nell’articolo titolato Vanity Fair cresce senza sconti, dopo aver elencato i successi raccolti nell’ultimo periodo dalla rivista, sostiene che il taglio prezzo di una rivista sia pericoloso poiché svaluta la pubblicazione agli occhi del lettore acquirente, concludendo: “una prima risposta è investire in edicola e sulla fidelizzazione: in tal senso Vanity Fair è cresciuto negli anni e in qualità” .

Sono concetti che mi trovano assolutamente d’accordo sia pour cause in veste di giornalaio che, come ho avuto modo di affermare, indossando la giacca di [sedicente] esperto di marketing.

Sono certo che sia comprensibile il mio stupore, ed evidentemente il mio disappunto, quando il giorno dopo aver letto l’intervista all’arrivo di Vanity Fair n°34 del 1 settembre 2010 vi si trova la cartolina di abbonamento con uno sconto 70% [vd immagine].

Diceva Arthur Schopenhauer che l’egoismo teoretico possiede la coerenza della pura follia; esso non abbisogna di confutazione – che è impossibile – bensì di cure. E’ straordinario quanto l’affermazione sia calzante in questo caso.

Amplierò il ragionamento in maniera più organica domani parlando di edicola del futuro e futuro delle edicole.

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Pier Luca Santoro

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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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2 Commenti su Investire sulle Edicole

  1. Questa è l’e-mail inviata al direttore di Vanity Fair:
    Egregio Direttore,
    Chi scrive è un rivenditore.
    La sua intervista pubblicata su Italia Oggi il 24 agosto mi trova pienamente d’accordo quando afferma che il cut price è pericoloso perché rischia di svalutare la pubblicazione e ancora di più quando conclude affermando che “una prima risposta è investire in edicola e sulla fidelizzazione: in tal senso Vanity Fair è cresciuto negli anni e in qualità” .
    Le sue nobili intenzioni vengono però immediatamente smentite dall’offerta abbonamento allegata all’ultimo numero di Vanity Fair in edicola.
    70% d sconto con un riparmio di 34,40 euro. 15 euro di abonamento. validità sei mesi. Abbonarsi un anno costa il 60% in meno rispetto al prezzo di vendita.
    Le chiedo: “Come si può investire in edicola se a casa il giornale costa la metà?”
    Quanta clientela pensa di fidelizzare in edicola a 1,90, mentre a casa costa 0,76?
    Le faccio una proposta, che ho già avanzato al presidente Fieg Malinconico:
    Perché non concedete alla rete di vendita le stesse percentuali che riservate agli abbonati, eliminando la resa degli invenduti?
    Numerosi problemi verrebbero risolti. Niente più rese, aggi maggiori per gli edicolanti, ormai ridotti allo stremo e sicura fidelizzazione del cliente in edicola, sicuramente trattenuto dagli edicolanti stimolati da guadagni elevati.
    Pensa sia una proposta irrealizzabile?
    Massimo Ciarulli. Terni.

  2. Ottimo Massimo, sono curioso di vedere se e quale sarà la risposta eventuale.
    Come dico domani provo a fare una riflessione complessiva [e spero propositiva/concreta] parlando di edicola del futuro e futuro delle edicole.
    Ciao
    PLuca

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