agosto 2010

Pubblicato il 31 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Come Produrre Notizie “Smart” per il Telefonino

A mar­gine dell’articolo pub­bli­cato ieri rela­ti­va­mente alla “boc­cia­tura” dei siti web per mobile dei quo­ti­diani e delle appli­ca­zioni per smart­pho­nes rea­liz­zate allo scopo, nei com­menti su frien­d­feed, si è mesco­lato stu­pore rispetto ad una ina­de­gua­tezza che pare scon­tata per chi vive la rete con inten­sità e frequenza.

Nella stessa gior­nata, l’eccellente Mon­day Note, ha toc­cato lo stesso argo­mento arric­chen­dolo da una pro­spet­tiva diversa e con­tri­buendo a com­pren­dere l’ovvio, quello che, come spesso avviene, si ha din­nanzi eppure non si vede.

Nell’arti­colo ven­gono por­tati avanti due pos­si­bili spie­ga­zioni sulla realtà delle appli­ca­zioni per le noti­zie su smartphones.

La prima è che non saranno mai “ric­che” come quelle per l’accesso ai con­te­nuti da pc poi­ché rispondo ad un biso­gno diverso. Fré­dé­ric Fil­loux sostiene che la let­tura da tele­fo­nino risponde ad una esi­genza molto più vicina a quella della let­tura tra­di­zio­nale su carta, senza le “distra­zioni” che l’ipertesto, con rimandi ed appro­fon­di­menti esterni, genera. Nella sua visione il web avrebbe una fun­zione sociale men­tre il tele­fo­nino sarebbe più orien­tato alla let­tura in quanto tale.

Fil­loux, inol­tre, sostiene che la sem­pli­cità delle appli­ca­zioni deri­ve­rebbe dall’essere frutto del lavoro di tec­nici e che un miglio­ra­mento in tal senso si può otte­nere sola­mente nel momento in cui saranno invece i gior­na­li­sti e l’area della reda­zione [che dovrà svi­lup­pare com­pe­tenze in tal senso] a dedi­carsi a quest’ambito.

Sono con­si­de­ra­zioni che, da un lato, con­fer­mano la com­ple­men­ta­rietà dei diversi mezzi e, dall’altro lato, rap­pre­sen­tano una sfida che anche nella mia espe­rienza rap­pre­senta molto spesso una dif­fi­coltà ogget­tiva allo svi­luppo, all’innovazione, all’interno delle imprese: la dif­fi­coltà reci­proca di comu­ni­ca­zione tra reparti, fun­zioni, azien­dali, con par­ti­co­lare rife­ri­mento al con­flit­tuale rap­porto tra tec­nici che svi­lup­pano un pro­dotto [in que­sto caso le app per tele­fo­nini di ultima gene­ra­zione] e chi poi vei­cola, valo­rizza, que­sto lavoro presso l’utenza finale.

La sfida su que­sto fronte, in ambito edi­to­riale come negli altri set­tori, è aperta da sempre.

Pubblicato il 31 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Multimedia Standards

Mul­ti­me­dia Stan­dards è un pro­getto spe­ri­men­tale rea­liz­zato da un gruppo di stu­denti sta­tu­ni­tensi dell’Università di Miami foca­liz­zato sulle basi, sugli stru­menti del gior­na­li­smo multimediale.

Gra­zie ad una gri­glia inte­rat­tiva, sul modello que­stions and answers, è pos­si­bile ascol­tare le opi­nioni, i sug­ge­ri­menti di alcuni tra i prin­ci­pali opi­nion lea­der in ambito edi­to­riale. Gli argo­menti trat­tati spa­ziano dai pro­getti mul­ti­me­diali di mag­gior suc­cesso all’etica gior­na­li­stica appli­cata nel con­te­sto mul­ti­me­diale pas­sando per sto­ry­tel­ling e citi­zen journalism.

Ottimo lavoro, dav­vero inte­res­sante e com­pleto per chiun­que si avvi­cini, per curio­sità o inte­resse pro­fes­sio­nale, al tema.

- clicca per acce­dere alla gri­glia interattiva —

Pubblicato il 30 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Notizie Poco “Smart” sul Telefonino

Mas­simo Man­tel­lini riprende i dati Nie­le­sen & com­Score sulla pene­tra­zione degli “smat­pho­nes” che mostrano come l’Italia sia la nazione come la mag­gior pene­tra­zione di que­sto tipo di sup­porti. Nono­stante la lea­der­ship in quest’ambito parla di para­dosso cel­lu­lare espri­mendo dubbi sulla posi­ti­vità di que­sti dati, che in que­sto spa­zio, con spe­ci­fico rife­ri­mento alla let­ture di noti­zie, sono stati segna­lati più volte.

L’Università del Colo­rado ha pub­bli­cato recen­te­mente i risul­tati di una ricerca pro­prio in rife­ri­mento alla let­tura delle noti­zie da cel­lu­lare ed alle appli­ca­zioni rea­liz­zate da diversi giornali..

Colorado’s Digi­tal Media Test Kit­chen, que­sto il titolo della desk research con­dotta nel mag­gio 2010, ha valu­tato e com­pa­rato le appli­ca­zioni ed i siti web per mobile di nume­rosi quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi ed inglesi quali quelli di: CNN, USA Today, the New York Times, Asso­cia­ted Press, MSNBC, The Guar­dian, Poli­tico, The Huf­fing­ton Post e molti altri ancora.

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Il risul­tato è dav­vero senza appello. Basso livello di inte­rat­ti­vità e scarsa pro­pen­sione all’innovazione è il giu­di­zio com­ples­sivo che emerge dai risul­tati della ricerca che giu­dica quanto rea­liz­zato sin ora estre­ma­mente basico, poi­ché non inco­rag­gia inte­rat­ti­vità, per­so­na­liz­za­zione nè crea­ti­vità da parte degli edi­tori esaminati.

Le rac­co­man­da­zioni con­clu­sive del rap­porto, sug­ge­ri­scono tre punti fondamentali:

  • Miglio­rare l’interattività
  • Creare nuovi con­te­nuti esclu­sivi per le noti­zie in mobilità
  • Richie­dere e faci­li­tare la par­te­ci­pa­zione ed i con­tri­buti dell’utenza.

Sono aspetti che con il pas­sare del tempo diven­gono sem­pre più cru­ciali.

Pubblicato il 29 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Passaggi & Paesaggi [18]

L’esperienza com­prende ciò che gli uomini fanno e sof­frono, ciò che ricer­cano, amano, cre­dono e sop­por­tano, e anche il modo in cui gli uomini subi­scono l’azione esterna, i modi in cui essi ope­rano e sof­frono, desi­de­rano e godono, vedono, cre­dono, imma­gi­nano, cioè i pro­cessi dell’esperire.

J. Dewey - Espe­rienza e natura -

Pas­saggi & Pae­saggi 1Pas­saggi & Pae­saggi 2Pas­saggi & Pae­saggi 3Pas­saggi & Pae­saggi 4Pas­saggi & Pae­saggi 5Pas­saggi & Pae­saggi 6Pas­saggi & Pae­saggi 7Pas­saggi & Pae­saggi 8Pas­saggi & Pae­saggi 9Pas­saggi & Pae­saggi 10Pas­saggi & Pae­saggi 11Pas­saggi & Pae­saggi 12Pas­saggi & Pae­saggi 13Pas­saggi & Pae­saggi 14,Pas­saggi e Pae­saggi 15Pas­saggi & Pae­saggi 16, Pas­saggi & Pae­saggi 17.

Pubblicato il 27 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

L’Edicola del Futuro & Il Futuro delle Edicole

Nella crisi che sta attra­ver­sando l’editoria i diversi sog­getti coin­volti tro­vano tavoli a cui sedersi ed inter­lo­cu­tori con i quali trat­tare, nego­ziare pos­si­bili solu­zioni. Che si tratti di gior­na­li­sti o di edi­tori gli inte­ressi della cate­go­ria rap­pre­sen­tata sono por­tati avanti.

Nell’affannosa ricerca di un’ancora di sal­vezza si per­se­guono molto spesso inte­ressi che sono spe­ci­fici di que­sta o quella cate­go­ria senza che vi sia una visione d’assieme di impli­ca­zioni e solu­zioni orga­ni­che. Testi­mo­nianza con­creta di ciò è rap­pre­sen­tato dal sostan­ziale silen­zio, dopo ten­ta­tivi inqua­li­fi­ca­bili, sotto il quale sono pas­sate le rac­co­man­da­zioni emerse dal docu­mento redatto dall’antitrust quasi un anno fa e rima­sto, ad oggi, let­tera morta.

I gior­na­lai mal rap­pre­sen­tati, stretti nella morsa del “si salvi chi può”, sono in una con­di­zione di sof­fe­renza sia economico-finanziaria che psi­co­lo­gica. Con­di­zione che passa sotto il silen­zio gene­rale da tempo anche per l’incapacità [o peg­gio] degli orga­ni­smi dele­gati a rap­pre­sen­tarli la cui ina­de­gua­tezza ha dato vita a gruppi di pro­te­sta vir­tuale ed ora ad un nascente “sin­da­cato padano” con la Lega pronta a caval­care lo scon­tento che ser­peg­gia da lungo tempo.

In oltre venti anni di lavoro ho avuto l’opportunità di cono­scere molti set­tori e mer­cati ed ovvia­mente anche i rela­tivi canali di sbocco com­mer­ciale o distri­bu­tivo, quel che avviene nel canale edi­cole non ha uguali e non può con­ti­nuare oltre con le moda­lità pra­ti­cate sin ora, né per quella fran­gia qua­li­fi­cata dell’editoria né tanto meno per chi gesti­sce una riven­dita, un’edicola.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo una pro­po­sta, della quale avevo par­lato in que­sti spazi tempo fa, ha regi­strato 38 pre­fe­renze [“likes”] e ben 293 com­menti spin­gen­domi a ten­tare di dare orga­niz­za­zione e con­cre­tezza all’insieme di temi.

Nella mag­gior sin­tesi pos­si­bile, per punti, schematizzando.

1) Svi­luppo Aree & Logi­che di Busi­ness per il Canale Edi­cole:

  • Dif­fe­ren­zia­zione tra negozi “misti” [pro­mi­scui] che rap­pre­sen­tano già il 50% del totale ed esclu­sivi, in ter­mini di offerta, livelli com­penso, premi, assortimento.
  • Crea­zione di cir­cuiti di comu­ni­ca­zione nazio­nali, regio­nali e pro­vin­ciali che affit­tino spazi di comu­ni­ca­zione in vetrina e sul banco delle edicole.
  • Rine­go­zia­zione degli attuali mar­gini sui ser­vizi acces­sori offerti a par­tire dalle rica­ri­che tele­fo­ni­che i cui costi dell’abolizione del fee a carico del con­su­ma­tore sono stati ribal­tati esclu­si­va­mente sulle rivendite.
  • Qua­li­fi­ca­zione del canale attra­verso l’offerta esclu­siva di pro­dotti nell’ ambito edi­to­riale sep­pure in maniera allar­gata [libri, musica.…etc.]
  • Intro­du­zione di ser­vizi inte­gra­tivi esclu­sivi coe­renti con la mis­sion di ser­vi­zio pub­blico del canale [bigliet­te­rie treni, con­certi, bus lunga percorrenza…etc.Introduzione di ser­vizi coe­renti con la mis­sion isti­tu­zio­nale del canale quali quelli di “print on demand” con arti­co­la­zione dell’offerta dalla stampa del quo­ti­diano per­so­na­liz­zato a altri col­la­te­rali legati alla carta stam­pata nel suo complesso.

2) Svi­luppo di Canale & Comu­ni­ca­zione della Filiera Edi­to­riale:

  • Con­tri­buti sino ad un mas­si­male di 2000 euro per punto vendita/ragione sociale per l’informatizzazione della rete di edi­cole. Con­tri­buto sta­tale del 70% a fondo per­duto e dal 10 al 15% a carico degli edi­tori in ragione del volume d’affari del sin­golo punto vendita.
  • Cen­si­mento e stra­ti­fi­ca­zione dei circa 35mila punti ven­dita al det­ta­glio che coprono il ter­ri­to­rio nazio­nale, affin­ché per cia­scuna realtà pos­sano essere adot­tate le logi­che di for­ni­tura e distri­bu­zione real­mente ade­guate alle esigenze.
  • Intro­du­zione di incon­tri men­sili a livello pro­vin­ciale tra gior­na­lai, distri­bu­tore locale e un edi­tore a rotazione.
  • Crea­zione di un osser­va­to­rio per­ma­nente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro com­po­sto da rap­pre­sen­tanti di tutta la filiera [inclusi gior­na­li­sti e con­ces­sio­na­rie pub­bli­cità] che con cadenza seme­strale si con­fron­tino, aggior­nino e lavo­rino con­giun­ta­mente sul tema.
  • Crea­zione di cam­pa­gne di comu­ni­ca­zione promo pub­bli­ci­ta­ria che abbiano l’obiettivo di valo­riz­zare la fun­zione delle edi­cole in virtù della loro con­si­de­ra­zione di ser­vi­zio pub­blico, la loro capil­la­rità in ter­mini di pre­senza sul ter­ri­to­rio ed ancora il ser­vi­zio offerto con orari di aper­tura spesso vicini alle 24h/die.

3) Le Regole del Gioco:

  • Abro­ga­zione della parità di trat­ta­mento ed intro­du­zione di un fee [quo­ti­diani esclusi] per l’introduzione di nuovi pro­dotti edi­to­riali nel canale edicole.
  • Tagli prezzo a carico dell’editore e non del canale di ven­dita con rico­no­sci­mento di una com­pen­sa­zione rispetto al mar­gine in valore asso­luto con­sueto in caso di ope­ra­zione di cut price o abbi­na­mento rivi­ste [banded].
  • Penali in caso di inse­ri­mento cou­pon per abbo­na­menti nei quali lo sconto offerto superi il valore rico­no­sciuto al trade [distributori+edicole]
  • Rico­no­sci­mento di un fee per inse­ri­mento cam­pioni di pro­dotto nelle rivi­ste set­ti­ma­nali e mensili.
  • Revi­sione dei cri­teri di defi­ni­zione di cosa sia pro­dotto edi­to­riale e rela­tive autorizzazioni.
  • Ripri­stino del con­tratto esti­ma­to­rio tra edi­co­lanti ed editori
  • Penali ai distri­bu­tori locali, che gesti­scono le zone di com­pe­tenza come feudi baroc­chi, che non effet­tuino for­ni­ture ade­guate sulla base dello sto­rico delle ven­dite del sin­golo cliente [edicola]
  • Rico­no­sci­mento di un fee per il lavoro di inse­ri­mento di alle­gati svolto dall’edicolante

Diceva l’indimenticabile De Cur­tis in una delle sue cele­bri bat­tute “dove dob­biamo andare per dove dob­biamo andare?” Ho cer­cato di osser­vare la situa­zione da più di una pro­spet­tiva ten­tando di com­pren­dere nei temi pro­po­sti una visione che sia fun­zio­nale ed inte­res­sante non solo per que­sta o quella cate­go­ria, con­vinto che un sistema si [ri]costruisca solo facendo sistema, inclu­dendo e con­si­de­rando inte­ressi di tutti gli attori coinvolti.

Credo che sia impor­tante disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza a que­sti con­cetti e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiun­gere. Anche per riu­scire ad otte­nere il giu­sto risalto media­tico credo sia impor­tante san­cire un primo momento del per­corso in cui ritro­varsi, discu­tere, pro­gram­mare e ripar­tire le atti­vità nate dalle pro­po­ste con­di­vise. Con que­sto obiet­tivo, vor­rei orga­niz­zare un bar­camp, in con­co­mi­tanza con eventi legati al mondo dell’informazione quale [per citare il più vicino tem­po­ral­mente] il Festi­val Inter­na­zio­nale di ini­zio ottobre.

Chi vuole col­la­vo­rare e col­la­bo­rare a que­sta ipo­tesi metta, cor­te­se­mente, “un dito qui sotto” nei com­menti. Grazie.

Pubblicato il 26 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Questa [NON] è una Pubblicazione Editoriale

Come fare per ven­dere in edi­cola ogni sorta di cianfrusaglia?

Che si tratti di piatti, col­telli, gio­cat­toli cinesi o, come in que­sto caso, occhiali, non fa dif­fe­renza alcuna, basta alle­gare al pro­dotto desi­de­rato un volan­tino, un foglietto ed il gioco è fatto come le imma­gini sot­to­stanti dimostrano.

Sono spunti, evi­denze rac­colte sul campo che fanno parte del discorso più gene­rale rela­tivo all’edicola del futuro ed al futuro delle edicole.

Pubblicato il 26 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Investire sulle Edicole

Ita­lia Oggi del 24 ago­sto scorso pub­blica un’intervista a Luca Dini, Diret­tore dell’edizione ita­liana di Vanity Fair.

Dini, nell’articolo tito­lato Vanity Fair cre­sce senza sconti, dopo aver elen­cato i suc­cessi rac­colti nell’ultimo periodo dalla rivi­sta, sostiene che il taglio prezzo di una rivi­sta sia peri­co­loso poi­ché sva­luta la pub­bli­ca­zione agli occhi del let­tore acqui­rente, con­clu­dendo: “una prima rispo­sta è inve­stire in edi­cola e sulla fide­liz­za­zione: in tal senso Vanity Fair è cre­sciuto negli anni e in qualità” .

Sono con­cetti che mi tro­vano asso­lu­ta­mente d’accordo sia pour cause in veste di gior­na­laio che, come ho avuto modo di affer­mare, indos­sando la giacca di [sedi­cente] esperto di marketing.

Sono certo che sia com­pren­si­bile il mio stu­pore, ed evi­den­te­mente il mio disap­punto, quando il giorno dopo aver letto l’intervista all’arrivo di Vanity Fair n°34 del 1 set­tem­bre 2010 vi si trova la car­to­lina di abbo­na­mento con uno sconto 70% [vd immagine].

Diceva Arthur Scho­pe­n­hauer che l’egoi­smo teo­re­tico pos­siede la coe­renza della pura fol­lia; esso non abbi­so­gna di con­fu­ta­zione — che è impos­si­bile — bensì di cure. E’ straor­di­na­rio quanto l’affermazione sia cal­zante in que­sto caso.

Amplierò il ragio­na­mento in maniera più orga­nica domani par­lando di edi­cola del futuro e futuro delle edicole.

Pubblicato il 25 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Communications Market Report 2010

Ofcom, orga­ni­smo anglo­sas­sone equi­va­lente all’ AGCOM [Auto­rità per le Garan­zie nelle Comu­ni­ca­zioni], ha rila­sciato il 19 di que­sto mese la set­tima edi­zione del rap­porto annuale sul mer­cato delle comu­ni­ca­zioni in Gran Bretagna.

Il Com­mu­ni­ca­tion Mar­ket Report 2010 con­sta di ben 377 pagine ed ana­lizza con pro­fon­dità e det­ta­glio ogni media, ogni mezzo di comu­ni­ca­zione, for­nendo un pano­rama del mer­cato di rife­ri­mento dav­vero par­ti­co­la­reg­giato ed esaustivo.

Ho sele­zio­nato alcuni dei dati di sin­tesi che mi sono sem­brati più inte­res­santi, che mag­gior­mente mi sono parsi in grado di sti­mo­lare la rifles­sione ed il con­fronto sul pano­rama media­tico, con­cen­trando i com­menti sull’area rela­tiva alla carta stampata.

La tele­vi­sione con­ti­nua ad essere il mezzo prin­ci­pale ed in gene­rale i media tra­di­zio­nali ten­gono in ter­mini di pene­tra­zione della popo­la­zione. La carta stam­pata com­ples­si­va­mente ha una pene­tra­zione di circa il 50% che sale all’80% su base settimanale.

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Lo stato di crisi e la disaf­fe­zione dei let­tori nei con­fronti della carta stam­pata emerge con chia­rezza esa­mi­nando la ten­denza delle varia­zioni rela­ti­va­mente a quali mezzi i cit­ta­dini sen­ti­reb­bero una mag­giore man­canza. Come evi­den­zia il gra­fico di sin­tesi sot­to­stante, la stampa risulta essere il media che ha il peg­gior rap­porto, del quale con minor dif­fi­coltà i consumatori-lettori potreb­bero pre­scin­dere. Que­sto si acu­tizza nella fascia di popo­la­zione in età tardo adulta che rap­pre­senta com­ples­si­va­mente “lo zoc­colo duro” di que­sto mezzo.

Si evi­den­zia, inol­tre, come per la fascia d’età 16–24 anni i video­gio­chi rap­pre­sen­tino il media che riscuote mag­gior affezione.

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La col­lo­ca­zione della stampa nel qua­drante in basso a destra, rela­tivo ad alta impor­tanza ma basso livello di atten­zione, è un altro cam­pa­nello di allarme sull’appeal del mezzo sia del rap­porto con i let­tori che in rife­ri­mento alla rela­zione con gli inve­sti­tori pubblicitari.

Sotto que­sto pro­filo la solu­zione pre­sen­tata ieri potrebbe rap­pre­sen­tare un impor­tante con­tri­buto sia per i con­te­nuti infor­ma­tivi che per le pro­po­ste di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria, soprat­tutto per [ri]avvicinare i giovani.

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Oltre a rac­co­man­dare ine­vi­ta­bil­mente la let­tura com­pleta del docu­mento, sono di asso­luto inte­resse, a mio avviso le con­si­de­ra­zioni espresse da Sil­via Cobo, gior­na­li­sta presso la Fun­da­ció Escacc , che giu­sta­mente rileva come l’analisi delle diverse fasce ora­rie di con­sumo dei media debba essere tenuto in con­si­de­ra­zione nella pro­get­ta­zione di nuovi pro­dotti editoriali.

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Pubblicato il 24 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Realtà Aumentata & Convergenza Editoriale

La realtà aumen­tata è la sovrap­po­si­zione di livelli infor­ma­tivi [ele­menti vir­tuali e mul­ti­me­diali, dati geo­lo­ca­liz­zati, ecc.] all’esperienza reale di tutti i giorni.

Il Süd­deu­tsche Zei­tung Maga­zin diventa la prima pub­bli­ca­zione edi­to­riale di massa a sfrut­tare la realtà aumentata.

Come mostra il video,  con l’utilizzo di uno smart­phone [ed un’applicazione dedi­cata libe­ra­mente sca­ri­ca­bile] la rivi­sta di carta “si anima” dando vita ad un’arricchimento di infor­ma­zioni e di sen­sa­zioni  dav­vero straordinario.

Tra tutte le pro­po­ste sin ora spe­ri­men­tate mi pare asso­lu­ta­mente la più con­vin­cente ed inte­res­sante sia per i con­te­nuti infor­ma­tivi che per le pro­po­ste di comu­ni­ca­zione pubblicitaria.

Il primo pila­stro per il pro­cesso di con­ver­genza dell’editoria è stato pian­tato, non ho dubbi.

Pubblicato il 24 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Chi Tace Acconsente

Esi­ste da tempo una tec­nica di dif­fa­ma­zione col­la­te­rale, una tec­nica di disin­for­ma­zione, un tempo defi­nita tec­nica Peco­relli che attual­mente ha preso il nome di tec­nica Boffo in “onore”, o forse, più cor­ret­ta­mente, a memo­ria, della cam­pa­gna media­tica che Vit­to­rio Fel­tri ha pra­ti­cato nei con­fronti dell ex diret­tore dell’Avvenire.

E’ una moda­lità che viene usata nei con­fronti di avver­sari poli­tici e/o eco­no­mici con cre­scente fre­quenza come è stato fatto, per citare i casi più noti al grande pub­blico, nei con­fronti di Vero­nica Lario, di Gian­franco Fini.

Non stu­pi­sce che ispi­ra­tore di que­sta tec­nica sia colui che nel suo tra­sfe­ri­mento dalla dire­zione da Libero a Il Gior­nale ha por­tato con sé all’interno della reda­zione colui che è pro­vato come sia stato pre­cur­sore di que­ste tecniche.

E’ una fab­brica del fango che fun­ziona a pieno regime le cui moda­lità sono state egre­gia­mente illu­strate dal diret­tore della Nuova Fer­rara sul quo­ti­diano del 22 ago­sto scorso. Nel suo arti­colo Bol­drini esem­pli­fica egre­gia­mente come sia facile creare un falso scoop ed ingan­nare l’opinione pub­blica nar­rando del caso imma­gi­na­rio di Anguilla e Patacca.

Sono testi­mo­nianze con­crete dell’incivile assetto dell’informazione nel nostro paese rispetto alle quali, come recita il detto, chi tace acconsente.

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