Crisi dell’Editoria & Riflessi Occupazionali

Il recente rapporto dell’ OECD sui nuovi modelli d’informazione giornalistica rilevava, tra l’altro, come l’editoria giornalistica non sia soltanto un importante fattore di conoscenza e di democrazia, attraverso la formazione dell’opinione pubblica, ma anche un importante attore economico, che fa da traino sul mercato dei consumi e produce occupazione.

La chiusura di molti giornali in paesi avanzati, ha provocato uno spostamento delle persone impiegate nelle professioni giornalistiche o amministrative verso la produzione digitale di notizie e fuori dell’informazione.

Dopo l’eccellente lavoro svolto da Ciro Pellegrino ad inizio anno relativamente al nostro paese, arriva ora una mappatura della situazione occupazionale negli USA.

Paper Cuts, infatti, ha realizzato una mappa interattiva della perdita di posti di lavoro dovuta alla crisi dell’editoria statunitense. E’ possibile visualizzare il numero di licenziamenti dal 2007 ad oggi, il numero di giornali che hanno chiuso i battenti e la realtà [meno rosea di quanto venga spesso dipinta o immaginata] dei quotidiani esclusivamente digitali.

Altre indicazioni d’interesse in quest’ambito sono rese disponibili da Wage Indicator che analizza i salari per distinte professioni, compresa quella giornalistica, in 75 nazioni Italia inclusa.

Per non guardare solamente al “bicchiere mezzo vuoto” potrebbe essere interessante realizzare altrettanto una mappatura delle aperture e delle assunzioni. Potrebbe risultare un’importante test di realtà; se aveste voglia di collavorare all’idea mettete un dito qui sotto nei commenti. Grazie.

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