Posted on 18 aprile 2010 by

Passaggi & Paesaggi [10]

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L’uso gene­rale del lin­guag­gio con­si­ste nel tra­durre i nostri discorsi men­tali in discorsi ver­bali, o la serie dei nostri pen­sieri in una serie di parole; ciò per otte­nere due van­taggi, uno dei quali con­si­ste nel regi­strare le con­se­guenze dei nostri pen­sieri i quali, facili come sono a sfug­gire alla memo­ria e a costrin­gerci così a un nuovo lavoro per richia­marli, pos­sono essere ricor­dati da quelle parole con le quali noi li indi­chiamo. Cosic­chè il primo uso dei suoni è quello di ser­vire come segni, o come anno­ta­zione della memoria.

L’altro van­tag­gio con­si­ste nel fatto che molti usano le stesse parole, dispo­ste in un certo ordine e con­nes­sione, per comu­ni­carsi tra loro ciò che pen­sano di cia­scuna cosa; o i loro desi­deri, i loro timori e ogni altro sen­ti­mento. E’ appunto per que­sto uso al quale ser­vono che le parole sono chia­mate segni.

Usi spe­ciali del lin­guag­gio sono questi.

Il primo è quello di regi­strare ciò che con la rifles­sione noi tro­viamo essere la causa di una data cosa, pre­sente o pas­sata, e ciò che noi vediamo che le cose pre­senti o pas­sate pro­du­cono, cioè l’effetto: il che in sostanza è l’acquisto di capacità.

Il secondo uso con­si­ste nel mostrare agli altri la cono­scenza che abbiamo con­se­guita, il che vuol dire con­si­gliarsi ed istruirsi reciprocamente.

Il terzo uso con­si­ste nel fare cono­scere agli altri i nostri desi­deri e i nostri pro­po­siti, in modo che pos­siamo aiu­tarci reciprocamente.

T. Hob­bes — Levia­tano -

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