marzo 2010

Pubblicato il 31 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Social Media around the world 2010

InSi­tes Con­sul­ting ha dif­fuso i risul­tati dell’indagine «Social media around the world», rea­liz­zata in 14 paesi di quat­tro con­ti­nenti [Ita­lia inclusa] tra dicem­bre e gen­naio scorsi.

Dal rap­porto di ricerca si rileva che i fre­quen­ta­tori dei social net­work sono 940 milioni nel mondo, il 72% degli internauti.

L’America Latina, con un tasso del 95% di fre­quen­ta­tori della Rete, par­te­ci­panti a una piat­ta­forma di scambi comu­ni­ca­tivi, è l’area geo­gra­fica che ne ha di più. L’Europa Orien­tale e l’Asia, con un tasso del 40% sono le regioni del mondo con meno pre­senze sui social net­work. Nell’UE il Por­to­gallo è primo con l’82% di fre­quen­ta­tori, la Spa­gna è seconda con l’80%, i Paesi Bassi sono terzi con il 79%, il Regno Unito è quarto con il 77%, l’Italia è quinta con il 76%.

Il 72% dei fre­quen­ta­tori usa due o più media sociali per ragioni per­so­nali, appar­tiene a reti pro­fes­sio­nali il 16% e Lin­ke­din è il più popo­lare. La media delle con­nes­sioni gior­na­liere pro capite è di due al giorno, men­tre la fre­quenza d’interazione con i net­work pro­fes­sio­nali scende a nove al mese pro capite.

Il sito più fre­quen­tato è Face­book, con il 51% di inter­nauti iscritti, MySpace ne ha il 20% e Twit­ter il 17%. Gli Ita­liani asso­ciati a Face­book sono il 71%, die­tro agli Inglesi con il 72% e agli Spa­gnoli con il 73%.

La media degli amici per ogni fre­quen­ta­tore di social medium è di 195. Il record è del Sud Ame­rica con 360 e, nell’UE, del Por­to­gallo con 236. L’Italia segue a distanza con 152.

La ten­denza attuale è a libe­rarsi dei troppi amici. I Suda­me­ri­cani anche in que­sto campo fanno le cose in grande con l’81% di respingimenti.

Le rile­va­zioni mostrano che siamo comun­que ben lon­tani dall’indice di rela­zio­na­lità di Dun­bar, il numero magico degli amici pos­si­bili e utili per una per­sona, ma troppo vicini ai simu­la­cri di popo­la­rità dei friendhunter.

Tratto da: Irio­spark

Pubblicato il 30 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Response Ability

L’idea di respon­sa­bi­lità, sor­pas­sando il con­cetto di colpa – per­dono che spesso inne­sta una spi­rale viziosa, implica sia la facoltà di ope­rare che la volontà di ren­dersi garante dell’azione .

Il con­cetto di Response Abi­lity è ideal­mente supe­riore a quello, già impor­tante, di responsabilità.

Implica, infatti, oltre ai con­cetti pro­pri della respon­sa­bi­lità, da un lato, l’idea di non river­sare i fatti col­pe­vo­liz­zando qualcun’altro, e, dall’altro, l’idea di essere in prima per­sona proat­tivi, con volontà e capa­cità risolutiva.

Ritengo che debba essere que­sto il con­cetto, l’idea, da per­se­guire, sia in ter­mini di comu­ni­ca­zione, con­trap­po­nen­dola alla cam­pa­gna – di suc­cesso — “amore vs odio”, che, ancor più, a livello di presa di coscienza, da parte della sini­stra italiana.

Forse così facendo non saremo qui a lec­carci le ferite anche nel 2013.

Pubblicato il 30 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Inserzioni & Introiti a Puttane

I quo­ti­diani sto­ri­ca­mente hanno avuto ricavi di tutto rispetto dai clas­si­fi­cati, la pic­cola pub­bli­cità che i pri­vati met­tono sui gior­nali. Anche que­sto seg­mento, dall’avvento di Crai­glist in poi, è entrato in crisi con l’avvento di inter­net ed anche que­sta fonte di introiti dei quo­ti­diani ha subito un dra­stico calo.

C’è però, secondo quanto riporta La Gaceta, un par­ti­co­lare seg­mento che pare essere estra­neo a que­ste dina­mi­che: quello dedi­cato alle inser­zioni di pre­sta­zioni ses­suali a paga­mento che in Spa­gna pare gene­rare tutt’oggi ingressi di tutto rispetto.

In par­ti­co­lare sono i tre prin­ci­pali quo­ti­diani gene­ra­li­sti del paese, El Mundo, El Pais e ABC, quelli che otten­gono bene­fici eco­no­mici da que­sto par­ti­co­lare seg­mento di inser­zioni a paga­mento e che potreb­bero, da qui a breve, vedere annul­lata anche que­ste fonte di red­dito in un momento in cui “tutto fa brodo”.

Se, infatti, in linea di prin­ci­pio, stride che quo­ti­diani qua­li­fi­cati con posi­zioni e linee edi­to­riali con­tra­rie al feno­meno della pro­sti­tu­zione [che in Spa­gna, comun­que, è legale] pub­bli­chino que­sto genere di pro­mo­zioni, ci si met­tono ora, da un lato, le pro­te­ste delle asso­cia­zioni di cit­ta­dini e, dall’altro, il governo che vor­rebbe subor­di­nare gli aiuti all’editoria, anche, alla ces­sa­zione di que­sta tipo­lo­gia di inserzioni.

Insomma, come si suol dire vol­gar­mente, pare pro­prio che inser­zioni e rela­tivi introiti, per un bef­fardo segno del destino, andranno “a puttane”.

Pubblicato il 29 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

La Chatroulette delle Notizie

L’approfondimento della noti­zie e la capa­cità di for­nire infor­ma­zioni che inte­res­sino e coin­vol­gano l’utenza, i let­tori, è, da un lato, uno degli indi­ca­tori della qua­lità di un quo­ti­diano e, dall’altro, uno dei limiti attuali dell’informazione sul web.

Per cer­care di ovviare a que­sto pro­blema The Guar­dian, dopo aver rea­liz­zato Zeit­geist, con­ti­nua sulla strada dell’innovazione rea­liz­zando quello che gio­co­sa­mente è stato defi­nito la “cha­trou­lette delle notizie”.

The Ran­dom Guar­dian, que­sto il vero nome, è stato inau­gu­rato alla fine della scorsa set­ti­mana ed ha, appunto, l’obiettivo di per­met­tere ai let­tori di andare oltre i con­te­nuti segna­lati nella home page del quo­ti­diano, con­sen­tendo quindi, anche per sezioni, di tro­vare temi e noti­zie d’interesse che nor­mal­mente si iden­ti­fi­cano faticosamente.

La fun­zio­na­lità intro­dotta age­vola sicu­ra­mente una mag­gior per­ma­nenza faci­li­tando il rap­porto tra la testata ed il let­tore; un “sot­to­pro­dotto” di impor­tanza non trascurabile.

Come ha dichia­rato recen­te­mente Meg Pic­kard, respon­sa­bile dell’area social media del quo­ti­diano anglo­sas­sone, le orga­niz­za­zioni edi­to­riali devono costruire una rela­zione fidu­cia­ria per dive­nire parte dell’ecosistema sociale, della meta­piat­ta­forma.

Non vi è dub­bio che The Guar­dian sia in prima linea tra coloro che sono sulla strada giu­sta nel farlo, andando ben oltre ipo­tesi tanto irrea­li­sti­che quanto pate­ti­che, o inse­guendo l’ultimo gad­get in una corsa all’oro senza senso.

Pubblicato il 28 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Passaggi & Paesaggi [7]

“C’è una cate­go­ria di per­sone, che, se non cre­dono devono fare almeno sem­biante il credere.

Sono tutti i tor­men­ta­tori, tutti gli oppres­sori, e tutti gli spe­cu­la­tori dell’umanità: preti, monar­chi, uomini di stato, uomini di guerra, finan­zieri pub­blici e pri­vati, fun­zio­nari di ogni sorta, poli­ziotti, gen­darmi, car­ce­rieri e car­ne­fici, mono­po­li­sti, capi­ta­li­sti, usu­rai, appal­ta­tori e pro­prie­tari, avvo­cati, eco­no­mi­sti, poli­ti­canti di ogni colore, fino all’ultimo ven­di­tore di dro­ghe, tutti insieme ripe­te­ranno que­ste parole del Vol­taire: Se Dio non esi­stesse biso­gne­rebbe inventarlo.

La con­trad­di­zione è que­sta: essi vogliono Dio e vogliono l’umanità. Si osti­nano a met­tere insieme due ter­mini che, una volta sepa­rati non pos­sono più incon­trarsi che per distrug­gersi a vicenda. Essi dicono di un sol fiato: Dio è la libertà degli uomini, Dio è la dignità, la giu­sti­zia, l’uguaglianza, la fra­tel­lanza, la pro­spe­rità degli uomini, senza curarsi della logica fatale, in virtù della quale, se Dio esi­ste tutto ciò è con­dan­nato a non esi­stere. Per­chè se Dio è, egli è neces­sa­ria­mente il padrone eterno, supremo e asso­luto, e se que­sto padrone esi­ste, l’uomo è schiavo; ora se è schiavo non ci ha né giu­sti­zia, né ugua­glianza, né fra­ter­nità possibile.

Potranno bene con­tra­ria­mente al buon senso e a tutte le espe­rienze della sto­ria, rap­pre­sen­tarsi il loro Dio ani­mato dal più tenero amore per la libertà umana, ma un padrone per quanto fac­cia e voglia mostrarsi libe­rale, resta sem­pre un padrone. La sua esi­stenza implica neces­sa­ria­mente la schia­vitù di tutto ciò che si trova al disotto di lui. Dun­que, se Dio esi­stesse, non ci sarebbe per lui che un solo mezzo di ser­vire la libertà umana: e que­sto sarebbe che egli ces­sasse di esistere.

Amante geloso della libertà umana che con­si­dero come la con­di­zione asso­luta di tutto ciò che ado­riamo e rispet­tiamo nell’umanità, io rove­scio la frase di Vol­taire, e dico che se Dio esi­stesse biso­gne­rebbe abolirlo”.

M. Baku­nin – Dio e Stato -

Pas­saggi & Pae­saggi 1

Pas­saggi & Pae­saggi 2

Pas­saggi & Pae­saggi 3

Pas­saggi & Pae­saggi 4

Pas­saggi & Pae­saggi 5

Pas­saggi & Pae­saggi 6

Pubblicato il 26 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Conversazioni e Commenti

Il Con­sell de la Infor­ma­ción de Cata­luña, tra otto­bre e dicem­bre del 2009 ha ana­liz­zato i com­menti delle edi­zioni on line dei quo­ti­diani cata­lani con l’obiettivo di veri­fi­care il livello di par­te­ci­pa­zione dei let­tori, i con­te­nuti, gli argo­menti di mag­gior coin­vol­gi­mento ed i mec­ca­ni­smi di con­trollo da parte degli editori.

Il gruppo di lavoro che ha fina­liz­zato la ricerca, costi­tuito da diversi pro­fes­sori uni­ver­si­tari della regione auto­noma spa­gnola, in seguito alla pre­sen­ta­zione, ha reso dispo­ni­bili i dati com­pleti non più tardi di ieri.

Lo stu­dio è libe­ra­mente sca­ri­ca­bile dal sito dell’ ordine dei gior­na­li­sti catalani.

L’analisi ha preso in con­si­de­ra­zione 36mila com­menti com­ples­sivi e 1554 noti­zie, durante lo stu­dio è stata resa pub­blica dal prin­ci­pale quo­ti­diano della regione, La Van­guar­dia, la noti­zia rela­tiva ad un caso di pre­sunta cor­ru­zione urba­ni­stica che ha destato grande scal­pore regi­strando com­ples­si­va­mente quasi il 50% dei com­menti. Potrebbe essere que­sto uno degli ele­menti che richie­dono una tara­tura rispetto ai risul­tati emer­genti.

I quo­ti­diani, nella loro ver­sione on line, con­si­de­rano sem­pre più neces­sari i com­menti in fun­zione della pos­si­bi­lità di fide­liz­zare il let­tore attra­verso gli stessi ed allo stesso tempo per cono­scerlo in mag­giore profondità.

I quo­ti­diani che otten­gono il mag­gior tasso di com­menti, sono La Van­guar­dia e l’Avui, rispet­ti­va­mente con il 66.9 ed il 47% .

I let­tori pre­va­len­te­mente effet­tuano un solo com­mento e non pare emer­gere una effet­tiva volontà di dia­logo bensì un’attitudine pre­va­lente al mono­logo. Scar­sità degli argo­menti for­niti e, nella mag­gior parte dei casi, atti­tu­dine alla liti­gio­sità ed all’insulto sem­brano essere le con­no­ta­zioni dei con­tri­buti con una accen­tuata pola­riz­za­zione dei con­tra­sti che sovra­stano deci­sa­mente posi­ti­vità e desi­de­rio di con­tri­buire attivamente.

Poli­tica ed eco­no­mia sono i temi sui quali si con­cen­trano la mag­gior parte dei com­menti; lo sport è il fana­lino di coda ma pro­ba­bil­mente il risul­tato è infi­ciato dalla tipo­lo­gia di testate prese in con­si­de­ra­zione come il gra­fico sot­to­stante sem­bre­rebbe suggerire.

Fonte: Fun­da­ción del Con­sell de la Infor­ma­ción de Cataluña

Com­ples­si­va­mente sem­bre­rebbe che i com­menti siano ben lon­tani dall’essere cri­ti­che rigo­rose, tesi più all’espressione di opi­nioni per­so­nali che al con­tri­buto per un raf­fi­na­mento dell’informazione.

Lo stu­dio con­ferma infine, le dif­fi­coltà di gestione dei com­menti cau­sato dall’elevato volume degli stessi e dalla scar­sità di risorse umane che le reda­zioni allo­cano allo scopo.

L’etica del discorso, la con­ver­sa­zione demo­cra­tica pro­fes­sata da Jür­gen Haber­mas sem­brano ancora lon­tani sia da parte degli edi­tori che della mag­gio­ranza degli utenti.

Pubblicato il 25 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Licenziamento via Facebook

Chel­sea Tay­lor, 16enne di Man­che­ster, qual­che giorno fa ha sco­perto di aver perso il pro­prio lavoro di came­riera in un bar quando, acce­dendo al pro­prio account Face­book,  tra i mes­saggi in attesa di essere letti c’era la comu­ni­ca­zione di licen­zia­mento del datore di lavoro.

Secondo quanto riporta il Daily Mail, la moti­va­zione del licen­zia­mento sarebbe legata allo smar­ri­mento di 10 ster­line da parte della ragazza.  I respon­sa­bili del nego­zio non hanno voluto rila­sciare dichia­ra­zioni su quanto accaduto.

La vicenda è scon­cer­tante sia per il som­ma­rio giu­sti­zia­li­smo che imper­versa nel sem­pre più pre­ca­rio mondo del lavoro, che per l’utilizzo distorto fatto del cele­bre social net­work nato ori­gi­na­ria­mente per strin­gere ami­ci­zie.

Pubblicato il 25 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Maiuscolo

Sba­lor­di­tivo il tono ed il con­te­nuto della comu­ni­ca­zione che si riceve dalla sede pro­vin­ciale del sin­da­cato al quale sono affiliato.

In buona sostanza, come potete leg­gere voi stessi, gli edi­co­lanti ven­gono “caz­ziati” per non aver dedi­cato la suf­fi­ciente atten­zione ad una deter­mi­nata pub­bli­ca­zione, spe­ci­fi­ca­ta­mente “Il Fè”: rivi­sta di annunci gratuiti.

Spiace dover ram­men­tare che in que­sti spazi era stato spie­gato tempo fa, con pre­ciso rife­ri­mento alla testata in que­stione, come le ini­zia­tive in essere fos­sero con­dotte con un livello di appros­si­ma­zione tale da ren­derle inutili.

Si ricorda, inol­tre, che sulla base del vigente prin­ci­pio di parità di trat­ta­mento, che il sot­to­scritto da tempo pro­pone di abo­lire, i gior­na­lai non pos­sono pri­vi­le­giare le pubblicazioni.

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Ah, l’uso e abuso delle maiu­scole è desueto al pari del con­te­nuto della mis­siva. Per il futuro si prega, se colti nuo­va­mente da uti­lizzo com­pul­sivo e irre­fre­na­bile [che si scon­si­glia], di riser­varle a noi giornalai.

Pubblicato il 24 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Real Time Journalism

Da una costola di Muck Rack, aggre­ga­tore di cin­quet­tii di pro­fes­sio­nal del mondo dei media, nasce Muck Rack Sty­le­book: “A place to ask que­stions about how jour­na­lism works on the real-time web”.

La ver­sione beta è stata inau­gu­rata non più tardi di ieri ed i con­te­nuti sono ancora in una fase asso­lu­ta­mente embrionale.

Di estremo inte­resse mi appa­iono i cri­teri di par­te­ci­pa­zione che sono con­ce­piti su più livelli, par­tendo da quello base che con­sente di for­nire rispo­ste o effet­tuare domande in forma ano­nima, a livelli supe­riori di par­te­ci­pa­zione che, in seguito alla regi­stra­zione, con­sen­tono di accu­mu­lare pun­teggi e “repu­ta­zione”seguendo con­cet­tual­mente logi­che affini a quelle del peer-to-peer.

Sicu­ra­mente, quan­to­meno, da inse­rire tra i pre­fe­riti per tenere sott’occhio le evo­lu­zioni che, viste le pre­messe, non ci si può che augu­rare essere positive.

Ci ritrovo, infine, molte affi­nità con i con­cetti che pochi mesi fa hanno por­tato alla nascita di Filtr [che con­ti­nuo ad avere in mente e nel cuore].

Pubblicato il 23 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Stay

L’80% delle con­ver­sa­zioni avven­gono altrove rispetto al sito web dove sono state gene­rate, o forse per meglio dire, iniziate.

Un dato, quello ripor­tato dall’ info­gra­fica, che fa parte, anche, della mia espe­rienza quo­ti­diana di par­te­ci­pa­zione a Frien­d­Feed, dove l’ultimo caso, in ordine cro­no­lo­gico, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo regi­strava oltre 400 com­menti con­tro i “miseri” sei all’interno del blog di chi aveva ori­gi­nato la discus­sione.

Que­sta evo­lu­zione trova con­ferma anche in ter­mini di accessi alle edi­zioni on line dei quo­ti­diani e potrebbe avere un ulte­riore impatto nega­tivo in ter­mini di pro­spet­tive sui già miseri ritorni che gli edi­tori com­ples­si­va­mente otten­gono dal web in ter­mini di reve­nues pub­bli­ci­ta­rie.

La rea­zione degli edi­tori a que­sto feno­meno attual­mente par­rebbe essere quella di affi­darsi mag­gior­mente ai blog all’interno delle loro piat­ta­forme, gene­rando un modello di e-journalism dove i gior­nali asso­mi­gliano sem­pre più ai blog e vice­versa, ren­dendo, forse, ancor più com­plessa la situa­zione.

Ad adbun­da­tiam, in que­sto modo, da un lato, si legit­ti­mano le attese di un rico­no­sci­mento eco­no­mico da parte di quelli che sapien­te­mente Roberto Favini ha defi­nito “i giardinieri”e, dall’altro, si rischia di com­pli­care la già spi­nosa que­stione sulla tra­spa­renza di quanto viene pubblicato.

Ai tempi della mia gio­vi­nezza era in voga, tra le tante, una can­zone il cui ritor­nello: “Oh, won’t you stay, just a lit­tle bit lon­ger, please let me hear you say that you will, say you will” sem­bra com­po­sto ad hoc per descri­vere le attuali aspi­ra­zioni fru­strate degli editori.

Tor­ne­remo sicu­ra­mente a par­larne, anche di per­sona.

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