febbraio 2010

Posted on 22 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Vivo Morto o X

Nell’epoca della digi­ta­liz­za­zione dei media assi­stere al per­corso inverso è una notizia.

E’ il caso di Mila­noX set­ti­ma­nale gra­tuito che nasce dalle espe­rienze dell’omonimo sito web e dalle sue declinazioni.

Sono, in par­ti­co­lare, Smog­ville e Eco­to­pia, cri­tica docu­men­tata sulla vita nella metro­poli mila­nese e sulle uto­pie eco­lo­gi­ste dei movi­menti legati alla con­tro­cul­tura, le aree dalle quali, con una scelta corag­giosa in asso­luta con­tro­ten­denza, il 18 Feb­braio scorso il primo numero car­ta­ceo è stato dif­fuso gra­tui­ta­mente nelle sta­zioni della metro­po­li­tana, bar, cir­coli e cen­tri sociali.

Quello che si auto­de­fi­ni­sce il primo wee­kly ere­tico ha una folia­zione di 12 pagine tutte a colori e secondo quanto dichiara in un’intervista il suo prin­ci­pale ispi­ra­tore, Alex Foti, per il momento ci sono i soldi per stam­parlo, forse, sino a fine giugno.

Come riporta il comu­ni­cato stampa dif­fuso in occa­sione del lan­cio, il set­ti­ma­nale free press vuole essere “una voce nella metro­poli che s’indirizza al pub­blico poten­ziale degli spazi sociali e dell’associazionismo di sini­stra. Sarà piat­ta­forma per lo street repor­ting, vei­colo dell’ecologia urbana, dell’agitazione sociale e del fer­mento arti­stico e musi­cale dal basso, delle spe­ri­men­ta­zioni della classe creativa”.

Se non vivete a Mila­no­poli, come la defi­ni­sce Foti, e volete dare un’occhiata al numero in distri­bu­zione è pos­si­bile sca­ri­carne gra­tui­ta­mente la ver­sione in pdf.

Spiace doverlo dire ma l’impressione che si ottiene è che delle eco­to­pie reste­ranno ben pre­sto solo ricordi di sogni che, sep­pur legit­timi, appa­iono deci­sa­mente uto­pici nei ter­mini e con le moda­lità attra­verso le quali ven­gono esplicitati.

Spero di sba­gliarmi ma dovendo fare la scelta tra vivo o morto, per­so­nal­mente, la x la metto sulla seconda casella.

Posted on 21 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Passaggi & Paesaggi [2]

“In realtà il valore che noi attri­buiamo all’opinione degli altri e la nostra pre­oc­cu­pa­zione costante al riguardo oltre­pas­sano di regola ogni ragio­ne­vole giu­sti­fi­ca­zione, tanto da sem­brare una spe­cie di mania dif­fusa, o piut­to­sto innata.  In tutto ciò che noi fac­ciamo o non fac­ciamo si prende in con­si­de­ra­zione l’opinione altrui quasi prima di ogni altra cosa, e con un’attenta ana­lisi vediamo che da tale pre­oc­cu­pa­zione nasce quasi la metà di tutte le affli­zioni e le ansie da noi provate”

A. Scho­pe­n­hauer  - L’arte di insul­tare -

Pas­saggi & Pae­saggi vuole essere uno spa­zio, una rubrica si sarebbe detto una volta, di imma­gini men­tali tra­slate per metafora.

Pas­saggi & Pae­saggi è l’inserto dome­ni­cale del “Giornalaio”.

Qui il numero 1.

Posted on 19 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Io Manifesto Apertamente

La qua­lità di un un quo­ti­diano si misura sem­pre più anche dal livello di aper­tura, di inte­ra­zione con l’utenza. E’ un biso­gno che, come noto, quello che viene rag­grup­pato sotto il deno­mi­na­tore comune di Web 2.0, ha reso espli­cito, evi­dente a chiun­que voglia ascoltarlo.

Va segna­lata sotto que­sto pro­filo la lode­vole ini­zia­tiva del Mani­fe­sto che dal 16 di que­sto mese ha pub­bli­cato gli inter­venti dei mem­bri del comi­tato di gestione del quo­ti­diano ed aperto ai let­tori, , invi­tan­doli espli­ci­ta­mente, la pos­si­bi­lità di for­nire il loro contributo.

Obiet­tivo dichia­rato del dibat­tito è quello di defi­nire in maniera par­te­ci­pata il per­corso di rilan­cio del quo­ti­diano in questione.

Sono almeno due gli aspetti che ren­dono, a mio avviso, straor­di­na­ria, in ter­mini posi­tivi evi­den­te­mente, que­sta iniziativa.

In pri­mis è la tra­spa­renza ed il corag­gio di ren­dere pub­blici gli inter­venti del gruppo diri­gen­ziale del gior­nale a costi­tuire esem­pio senza pre­ce­denti, per quanto a me noto, di cosa sia aper­tura verso l’esterno.

Si va così defi­nendo con­cet­tual­mente un nuovo stan­dard sia in ter­mini di costru­zione dell’informazione che nel pro­cesso di con­cre­tiz­za­zione di quel che in chiave mana­ge­riale ed orga­niz­za­tiva viene clas­si­fi­cato sotto l’egida dell’ enter­prise 2.0 e che, a ben vedere, è di asso­luta coe­renza con il ter­mine e la defi­ni­zione di comu­ni­sta che la coo­pe­ra­tiva, nella mia visione, for­tu­na­ta­mente, si ostina, appa­ren­te­mente “against all odds”, a man­te­nere per la testata.

Inol­tre, all’interno dei com­menti anche le cri­ti­che più aspre e, tal­volta, ano­nime ven­gono pub­bli­cate, a con­ferma, se neces­sa­rio, della tra­spa­renza e, fatto forse ancor più straor­di­na­rio rispetto a quella che è la norma, la con­sue­tu­dine dei gior­nali on line, quando del caso ven­gono for­nite delle risposte.

Sono que­sti ele­menti che esem­pli­fi­cano e con­cre­tiz­zano i con­cetti por­tanti di quelle che recen­tis­si­ma­mente sono state defi­nite come le tre C dell’informazione.

Non vi è dub­bio che Il Mani­fe­sto con que­sta ini­zia­tiva si sia posto, come si suol dire, una spanna al di sopra degli altri.

Dopo la pub­bli­ca­zione di oggi degli altri inter­venti pro­verò ad aggiun­gere il mio con­tri­buto a quelli di chi mi ha pre­ce­duto, azzar­dando i miei “2 cents” su ambiti e pos­si­bi­lità di rilan­cio on & off line. Stay tuned!

Posted on 18 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Senza ScrEzio

Ita­lia Oggi riporta le dichia­ra­zioni di Ezio Mauro, rila­sciate a mar­gine della pre­sen­ta­zione agli inve­sti­tori del nuovo D qual­che giorno fa, ci sono un paio di pas­saggi che vale la pena asso­lu­ta­mente di riprendere.

Da un lato il diret­tore di Repub­blica afferma che biso­gna “offrire al let­tore pac­chetti di noti­zie online con appro­fon­di­menti, com­menti e con­si­gli. Offerte spe­ciali di news a paga­mento, estra­po­late dal nastro con­ti­nuo dell’informazione gior­na­liera, in modo che il pub­blico impari a cogliere il valore aggiunto dell’indagine gior­na­li­stica”.

Sono dichia­ra­zioni che vei­co­lano una visione sul futuro delle noti­zie che mi appa­iono in asso­luto con­tra­sto rispetto a quelle rila­sciate in pre­ce­denza secondo le quali “L’edicola….è un luogo dove si incon­trano l’offerta di infor­ma­zione e il diritto con­sa­pe­vole di essere infor­mati. I let­tori fer­mano l’automobile, scen­dono dal tram per cer­care in edi­cola pro­prio que­sto. Que­sto luogo dove si cerca e si offre infor­ma­zione

Il timore che le dichia­ra­zioni fos­sero solo parole di cir­co­stanza, auguri di spe­ranze in cuor pro­prio dimen­ti­cate, adat­tate al con­te­sto in maniera evi­den­te­mente stu­diata era già stato espresso in que­sti spazi, ma che la dico­to­mia fosse così pro­fonda pre­oc­cupa poi­ché potrebbe essere il frutto di una carenza di visione stra­te­gica oltre­ché la mani­fe­sta­zione di pro­fonde lacune di memo­ria.

Ezio Mauro con­ti­nua affer­mando che ” L’errore dell’ultimo decen­nio? Aver avva­lo­rato nel let­tore l’idea che tutte le noti­zie fos­sero gra­tuite. Adesso dob­biamo dare il via a un  inver­sione cul­tu­rale e valo­riz­zare il lavoro che c’è die­tro ogni pub­bli­ca­zione”.

Vale la pena di ricor­dare [pare che le lacune di memo­ria siano una costante] che quel che viene descritto in sin­tesi è l’effetto. La causa è l’illusione di aver cre­duto che tutti i pro­venti potes­sero deri­vare da una cre­scita inar­re­sta­bile degli inve­sti­menti pubblicitari.

Non è molto distante il tempo, per citare il caso più lam­pante, in cui gli edi­tori com­pra­vano intere piat­ta­forme di blog, o ne crea­vano di nuove tout court, rea­liz­zando inve­sti­menti signi­fi­ca­tivi che rite­ne­vano sareb­bero stati [stra]ripagati dalla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria. L’amica Titti ed io, tra gli altri, c’eravamo al tempo [e qual­cosa dicemmo al riguardo nell’oblio gene­rale che regnava allora sul tema], imma­gino che anche Ezio Mauro fosse pre­sente.  Se i vuoti di memo­ria fos­sero così nume­rosi si potrebbe pen­sare, a malin­cuore, ad aspetti patologici.

Ed infine, per­ché ci si rife­ri­sce esclu­si­va­mente all’informazione, alle noti­zie, on line e sem­pre meno a quelle su carta? Al [ri]lancio di una testata che è fon­da­men­tal­mente l’inserto car­ta­ceo di un quo­ti­diano car­ta­ceo per­chè par­lare solo di on line?

Senza scrE­zio, caro diret­tore, fac­cia memo­ria e ci rifletta. Grazie.

Posted on 17 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

In Blog we Trust

I blog sem­brano essere diven­tati l’ultima scia­luppa di sal­va­tag­gio delle ver­sioni on line dei prin­ci­pali quo­ti­diani on line.

Il feno­meno, come sem­pre più fre­quen­te­mente avviene, pare essere di carat­tere internazionale.

Dopo le ini­zia­tive del NYTi­mes e del Guar­dian, tra i media di fama inter­na­zio­nale, si aggiunge El Pais che, secondo quanto segna­lato da Perio­di­stas 21 dell’ottimo Juan Varela, scom­mette sui blog per rilan­ciare il pro­cesso di con­ver­genza edi­to­riale del « perio­dico glo­bal en español  » di Madrid.

Negli ultimi giorni, infatti, El Pais ha inau­gu­rato tre nuovi blog, tra i quali va segna­lato, per chi si occupa a vario titolo di edi­to­ria e media, l’interessantissimo Estra­te­gia Digi­tal.

La ten­denza non pare essere appan­nag­gio solo dei quo­ti­diani esteri ed anche in Ita­lia vi è una fer­vente atti­vità al riguardo. Tra tutti il gior­nale tori­nese pare essere il più attivo con la recen­tis­sima inau­gu­ra­zione di una sezione dedi­cata al meglio della blo­go­sfera inter­na­zio­nale gra­zie alla col­la­bo­ra­zione con Glo­bal Voi­ces.

Il feno­meno ha già creato l’ennesimo neo­lo­gi­smo ed i Jour­nog­gers, que­sto il ter­mine coniato per defi­nire i gior­na­li­sti – blog­ger, sono ormai un feno­meno rela­ti­va­mente dif­fuso anche nel nostro paese.

Si tratta di ini­zia­tive ancora in una fase spe­ri­men­tale di dif­fi­cile com­pren­sione a trom­boni ed indos­sa­trici di pail­le­tes.

Per­so­nal­mente non posso che augu­rarmi che non si tratti di una moda pas­seg­gera, di un ten­ta­tivo, ma che si possa final­mente con­tare su una schiera di gior­na­li­sti d’avanguardia in grado di com­pren­dere e dia­lo­gare con le fasce più evo­lute dell’utenza on line.

Per com­ple­tezza di visione, vale la pena di segna­lare quanto affer­mato di recente da Biz Stone, uno dei fon­da­tori di Twit­ter, che, giu­sta­mente, pare ricordi come “ I media sociali sono para­go­na­bili a quelli tra­di­zio­nali: la cre­di­bi­lità è la chiave”.

Dimen­ti­car­sene spo­ste­rebbe l’asse del ragio­na­mento da “in blog we trust” a “in blog we hope”, le con­se­guenze per le ver­sioni on line dei quo­ti­diani potreb­bero essere dav­vero cata­stro­fi­che in tal caso.

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