febbraio 2010

Pubblicato il 28 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Passaggi & Paesaggi [3]

“Imma­gi­nate che un essere umano [potete imma­gi­nare di essere voi] sia stato sot­to­po­sto ad un’operazione da parte di uno scien­ziato mal­va­gio. Il cer­vello di quella per­sona [il vostro cer­vello] è stato rimosso dal corpo e messo in un’ampolla piena di sostanze chi­mi­che che lo ten­gono in vita. Le ter­mi­na­zioni ner­vose sono state con­nesse ad un com­pu­ter super­scien­ti­fico che fa sì che la per­sona a cui appar­tiene il cer­vello abbia l’illusione che tutto sia per­fet­ta­mente nor­male. Sem­bra che ci siano per­sone, oggetti, il cielo ecc…ma in realtà l’esperienza della per­sona [la vostra espe­rienza] è in tutto e per tutto il risul­tato degli impulsi elet­tro­nici che viag­giano dal com­pu­ter alle ter­mi­na­zioni nervose.

Il com­pu­ter è così abile che se la per­sona cerca di alzare il brac­cio la rispo­sta del com­pu­ter farà sì che «veda» e «senta» il brac­cio che si alza. Inol­tre, variando il pro­gramma lo scien­ziato mal­va­gio può far sì che la vit­tima «espe­ri­sca» [ovvero allu­cini] qual­siasi situa­zione o ambiente lo scien­ziato voglia. Può anche offu­scare il ricordo dell’operazione al cer­vello, in modo che la vit­tima abbia l’impressione di essere sem­pre stata in quell’ambiente. […..]

Potremmo anche imma­gi­nare che tutti gli esseri umani…siano cer­velli in un’ampolla. Natu­ral­mente lo scien­ziato mal­va­gio dovrebbe tro­varsi al di fuori. Dovrebbe? Magari non esi­ste nes­suno scien­ziato mal­va­gio; magari l’universo…consiste solo in mac­chi­nari auto­ma­tici che badano a un’ampolla piena di cer­velli. Sup­po­niamo che il mac­chi­na­rio auto­ma­tico sia stato pro­gram­mato per dare a tutti noi un’allucinazione collettiva.…Quando sem­bra a me di star par­lando a voi, sem­bra a voi di star ascol­tando le mie parole. Natu­ral­mente le mie parole non giun­gono per dav­vero alle vostre orec­chie, dato che non avete [vere] orec­chie, né io ho una vera bocca e una vera lin­gua. Invece, quando pro­duco le mie parole quel che suc­cede è che gli impulsi effe­renti viag­giano dal mio cer­vello al com­pu­ter, che fa sì che io «senta» la mia stessa voce che dice quelle parole e «senta» la lin­gua muo­versi, ecc., e che anche voi «udiate» le mie parole e mi «vediate» par­lare, ecc.

In que­sto caso, in un certo senso io e voi siamo dav­vero in comu­ni­ca­zione. Io non mi inganno sulla vostra esi­stenza reale, ma solo sull’esistenza del vostro corpo e del mondo esterno, cer­velli esclusi”

H.Putnam – Brains in a Vat

Pas­saggi & Pae­saggi 1

Pas­saggi & Pae­saggi 2

Pubblicato il 26 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

La resa dei conti

In tempi di crisi qua­lun­que buon gestore di una impresa sa che il rispar­mio sui costi è la leva fon­da­men­tale per reg­gere l’impatto del periodo con­giun­tu­rale sfavorevole.

Come si sente spesso dire, in una bat­tuta, ogni cen­te­simo rispar­miato è un cen­te­simo guadagnato.

Nel pro­cesso di distri­bu­zione della stampa uno dei costi di mag­gior rile­vanza è rap­pre­sen­tato dall’ìncidenza della resa, la quan­tità di pro­dotto inven­duto che i punti ven­dita resti­tui­scono al chan­nel lea­der [l’editore] che si è fatto carico del rischio commerciale.

Secondo quanto ripor­tato, l’Italia è una delle nazioni mag­gior­mente sog­getta a que­sto feno­meno.  Sulla base dei dati dif­fusi dalla Fede­ra­ción de Aso­cia­cio­nes Nacio­na­les de Distri­bui­do­res de Edi­cio­nes, sola­mente Fran­cia e Spa­gna avreb­bero un’ inci­denza supe­riore a quella regi­strata per il nostro paese [38,2%]; best per­for­mer il Regno Unito con “sola­mente” il 23,7% di pro­dotti edi­to­riali resi.

Ovvia­mente, come in tutte le sta­ti­sti­che, la media nasce da una mol­te­pli­cità di casi­sti­che che hanno con­no­ta­zione e pecu­lia­rità ben distinte tra loro.

Che da un lato le edi­cole siano molto fre­quen­te­mente in rot­tura di stock delle pub­bli­ca­zioni “alto ven­denti” ed al tempo stesso stra­boc­chino di pro­dotti edi­to­riali di scarso suc­cesso è un feno­meno che per­sino la sem­plice visita presso un qual­siasi gior­na­laio evi­den­zia a chiunque.

Ciò non toglie che ogget­ti­va­mente per gli edi­tori in gene­rale, ed ovvia­mente a mag­gior ragione nel caso dei quo­ti­diani, le rese del pro­dotto rap­pre­sen­tino un  grave pro­blema in ter­mini di disef­fi­cienza e rela­tivi costi.

Le dif­fi­coltà di pre­ve­dere con un buon livello di appros­si­ma­zione il numero di copie ven­dute, per  con­sen­tire, dun­que, impor­tanti saving in quest’area di costo,  avreb­bero sicu­ra­mente un bene­fi­cio impor­tante dall’ infor­ma­tion com­mu­ni­ca­tion tech­no­logy, anche, attra­verso l’infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole.

In tempi in cui le mar­gi­na­lità lo con­sen­ti­vano,  que­sto non è avve­nuto. Si è pre­fe­rito con­cen­trare la spesa in ambito pro­dut­tivo, ricer­cando mag­giore effi­cienza nel pro­cesso di stampa e con­cen­tran­dosi sulle esi­genze delle inser­zio­ni­sti con il colore.

Oggi que­sto tema viene, ancora una volta, tra­la­sciato per far fronte a con­tin­genze e non tur­bare i deli­cati equi­li­bri sui quali si basa la rela­zione tra edi­tori e distri­bu­tori locali.

Super­fluo ricor­dare che la resa dei conti è, ahimè, sem­pre più prossima.

Pubblicato il 25 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Carta straccia: il mercato delle notizie e i giornali del futuro

Il 07 Marzo alle 15.30 presso la Fiera di Padova, nell’ambito di Expo­gad­get 2010, si terrà un work­shop [gra­tuito] sul mer­cato delle noti­zie ed i gior­nali del futuro.

I rela­tori sono:

Goo­gle farà estin­guere i gior­nali? Chi pagherà il lavoro di ricerca e reda­zione delle noti­zie? Que­sti e altri inter­ro­ga­tivi ver­ranno spie­gati in modo fre­sco e sem­plice in que­sto semi­na­rio adatto a tutti, che spiega i mec­ca­ni­smi e i nuovi trend di mer­cato. Non ce la pos­siamo più cavare con un: “E’ la stampa bellezza!”

Que­ste le tema­ti­che rispetto alle quali con­ver­se­remo insieme a chi vorrà partecipare.

Il pro­gramma com­pleto dei tre giorni di semi­nari abbrac­cia temi in grado di coin­vol­gere e sod­di­sfare, mi pare, una varie­gata com­po­si­zione di inte­ressi. Tra tutti non posso esi­mermi dal con­si­gliare quello rela­tivo alle logi­che col­la­bo­ra­tive per le imprese [cro­wd­sour­cing] tenuto dall’amico Mau­ri­zio Goetz.

Ci vediamo lì.

Pubblicato il 24 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Base per Altezza

Gedis è un edi­tore ita­liano di pro­prietà dello S.N.A.G. — Con­f­com­mer­cio – uno dei più impor­tanti sin­da­cati dei gior­na­lai italiani.

Secondo quanto viene ripor­tato sul sito web, Gedis ha svi­lup­pato una cono­scenza pro­fonda del mer­cato delle edi­cole, com­po­sto da pic­coli impren­di­tori indi­pen­denti sparsi in tutta Ita­lia, visi­tati e rifor­niti set­ti­ma­nal­mente dalla rete di distribuzione.

La divi­sione Gedis Edi­cola che pro­duce col­le­zio­na­bili in bustina abbi­nati pre­va­len­te­mente alle licenze è quella che mag­gior dina­mi­cità, in ter­mini di nume­ro­sità di pro­po­ste e capa­cità di caval­care la moda del momento, pare dimostrare.

Una delle ultime pro­po­ste asso­cia alla pos­si­bi­lità di col­le­zio­nare mine­rali e “pie­tre pre­ziose” ele­menti di gioco. Rispetto ad altre ini­zia­tive non mi pare che il riscon­tro sia di par­ti­co­lare suc­cesso, ma non è que­sto il punto.

Sono estre­ma­mente per­plesso rispetto al signi­fi­cato di que­sta dop­pia veste che assume uno dei prin­ci­pali sin­da­cati dei gior­na­lai che, da un lato rive­ste il ruolo di tute­lare la cate­go­ria e, dall’altro diviene for­ni­tore della stessa.

Il poten­ziale con­flitto d’interessi e la con­fu­sione che deriva da que­sto duplice ruolo tra­spare nelle dichia­ra­zioni di Armando Abbiati, che non pare bril­lare per visione stra­te­gica rispetto al futuro delle edi­cole, come testi­mo­niato dalle dichia­ra­zioni rese nell’ultimo edi­to­riale pub­bli­cato sull’ exter­nal maga­zine dello SNAG.

Anche il van­tato exper­tise in ter­mini di cono­scenza del set­tore non sem­bra avere riscon­tri ogget­tivi se si con­si­de­rano sia i casi più ecla­tanti che, per restare all’attualità, le rea­liz­za­zioni car­to­tec­ni­che degli espo­si­tori che ulti­ma­mente sono svi­lup­pati sem­pre più in oriz­zon­tale, come testi­mo­nia l’immagine sottoriportata.

L’occupazione degli spazi è ele­mento di fon­da­men­tale impor­tanza all’interno di qual­siasi punto ven­dita, a mag­gior ragione all’interno delle edi­cole il cui affol­la­mento è uno dei mag­giori pro­blemi da risolvere.

Non sono richie­ste, a que­sto livello, com­pe­tenze straor­di­na­rie, bensì la sem­plice memo­ria di for­mule geo­me­tri­che basi­che quali quella per il cal­colo della super­fi­cie dell’area: bxh.

L’enne­simo segnale di come all’interno del canale edi­cole sia tutto ancora da fare ed evi­denza di come, per restare nelle “for­mu­lette”, inver­tendo i fat­tori il risul­tato, ahimè, non cambi essendo, infatti, la base dei gior­na­lai distante dall’altezza dei ver­tici sin­da­cali.

Pubblicato il 23 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Nano Share

Ogni anno i “guer­ri­glieri della comu­ni­ca­zione” si ritro­vano a Bar­cel­lona al festi­val The Influen­cer nel quale per tre giorni ven­gono illu­strate le tec­ni­che di comu­ni­ca­zione, con­ven­zio­nal­mente defi­nite alter­na­tive, per sen­si­bi­liz­zare l’opinione pub­blica su temi di inte­resse gene­rale per la col­let­ti­vità quali, ad esem­pio, il riscal­da­mento glo­bale o la con­fi­sca degli spazi pubblici.

Tra i par­te­ci­panti dell’edizione che si è appena con­clusa spicca il col­let­tivo ita­liano Iocose che in quel con­te­sto ha lan­ciato la sua ultima crea­zione: SØKKØMB, una ghi­gliot­tina in kit facil­mente assem­bla­bile, “stile IKEA”, solu­zione « low-cost dise­gnata appo­si­ta­mente per tutti i cit­ta­dini inte­res­sati nella giu­sti­zia fai da te. ».

Sem­pre Iocose, paral­le­la­mente, ha lan­ciato il con­corso on line NoTube Con­test 2010. Come si legge nel rego­la­mento, si tratta di iden­ti­fi­care e segna­lare il video cari­cato sulla cele­bre piat­ta­forma di con­di­vi­sione dei video che, da un lato, sia il più pos­si­bile privo di signi­fi­cato e, dall’altro, non risponda ai cri­teri più basici della comu­ni­ca­zione sul web quali l’assenza di parole chiave e il col­le­ga­mento ad un sito web.

Una giu­ria d’eccezione, com­po­sta dall’italiano “Bifo” Berardi, Kon­rad Bec­ker e Patrick Lichty, giu­di­cherà le segna­la­zioni per­ve­nute entro il 28 Marzo 2010.

Il con­corso, coe­ren­te­mente con la mis­sion del col­let­tivo, ha l’obiettivo pro­vo­ca­to­rio, a mio avviso in chiave posi­tiva, di evi­den­ziare i limiti dell’osses­sione del numero, degli accessi, dei con­te­ni­tori tanto ampi quanto poten­zial­mente insignificanti.

A testi­mo­nianza della fram­men­ta­zione dell’audience, per­sino in ambito tele­vi­sivo ini­zia a farsi largo il con­cetto di nano share, anche per quello che è con­si­de­rato il mass media per eccellenza

Gli aspetti sol­le­ci­tati dal lavoro del col­let­tivo for­mano dun­que parte a pieno titolo del dibat­tito in corso sul futuro dei media tra­scu­rarli per­chè espressi pro­vo­ca­to­ria­mente in chiave non con­ven­zio­nale o appa­ren­te­mente visio­nari potrebbe rive­larsi l’ennesimo limite da rim­pian­gere a posteriori.

Pubblicato il 22 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Vivo Morto o X

Nell’epoca della digi­ta­liz­za­zione dei media assi­stere al per­corso inverso è una notizia.

E’ il caso di Mila­noX set­ti­ma­nale gra­tuito che nasce dalle espe­rienze dell’omonimo sito web e dalle sue declinazioni.

Sono, in par­ti­co­lare, Smog­ville e Eco­to­pia, cri­tica docu­men­tata sulla vita nella metro­poli mila­nese e sulle uto­pie eco­lo­gi­ste dei movi­menti legati alla con­tro­cul­tura, le aree dalle quali, con una scelta corag­giosa in asso­luta con­tro­ten­denza, il 18 Feb­braio scorso il primo numero car­ta­ceo è stato dif­fuso gra­tui­ta­mente nelle sta­zioni della metro­po­li­tana, bar, cir­coli e cen­tri sociali.

Quello che si auto­de­fi­ni­sce il primo wee­kly ere­tico ha una folia­zione di 12 pagine tutte a colori e secondo quanto dichiara in un’intervista il suo prin­ci­pale ispi­ra­tore, Alex Foti, per il momento ci sono i soldi per stam­parlo, forse, sino a fine giugno.

Come riporta il comu­ni­cato stampa dif­fuso in occa­sione del lan­cio, il set­ti­ma­nale free press vuole essere “una voce nella metro­poli che s’indirizza al pub­blico poten­ziale degli spazi sociali e dell’associazionismo di sini­stra. Sarà piat­ta­forma per lo street repor­ting, vei­colo dell’ecologia urbana, dell’agitazione sociale e del fer­mento arti­stico e musi­cale dal basso, delle spe­ri­men­ta­zioni della classe creativa”.

Se non vivete a Mila­no­poli, come la defi­ni­sce Foti, e volete dare un’occhiata al numero in distri­bu­zione è pos­si­bile sca­ri­carne gra­tui­ta­mente la ver­sione in pdf.

Spiace doverlo dire ma l’impressione che si ottiene è che delle eco­to­pie reste­ranno ben pre­sto solo ricordi di sogni che, sep­pur legit­timi, appa­iono deci­sa­mente uto­pici nei ter­mini e con le moda­lità attra­verso le quali ven­gono esplicitati.

Spero di sba­gliarmi ma dovendo fare la scelta tra vivo o morto, per­so­nal­mente, la x la metto sulla seconda casella.

Pubblicato il 21 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Passaggi & Paesaggi [2]

“In realtà il valore che noi attri­buiamo all’opinione degli altri e la nostra pre­oc­cu­pa­zione costante al riguardo oltre­pas­sano di regola ogni ragio­ne­vole giu­sti­fi­ca­zione, tanto da sem­brare una spe­cie di mania dif­fusa, o piut­to­sto innata.  In tutto ciò che noi fac­ciamo o non fac­ciamo si prende in con­si­de­ra­zione l’opinione altrui quasi prima di ogni altra cosa, e con un’attenta ana­lisi vediamo che da tale pre­oc­cu­pa­zione nasce quasi la metà di tutte le affli­zioni e le ansie da noi provate”

A. Scho­pe­n­hauer  - L’arte di insul­tare -

Pas­saggi & Pae­saggi vuole essere uno spa­zio, una rubrica si sarebbe detto una volta, di imma­gini men­tali tra­slate per metafora.

Pas­saggi & Pae­saggi è l’inserto dome­ni­cale del “Giornalaio”.

Qui il numero 1.

Pubblicato il 19 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Io Manifesto Apertamente

La qua­lità di un un quo­ti­diano si misura sem­pre più anche dal livello di aper­tura, di inte­ra­zione con l’utenza. E’ un biso­gno che, come noto, quello che viene rag­grup­pato sotto il deno­mi­na­tore comune di Web 2.0, ha reso espli­cito, evi­dente a chiun­que voglia ascoltarlo.

Va segna­lata sotto que­sto pro­filo la lode­vole ini­zia­tiva del Mani­fe­sto che dal 16 di que­sto mese ha pub­bli­cato gli inter­venti dei mem­bri del comi­tato di gestione del quo­ti­diano ed aperto ai let­tori, , invi­tan­doli espli­ci­ta­mente, la pos­si­bi­lità di for­nire il loro contributo.

Obiet­tivo dichia­rato del dibat­tito è quello di defi­nire in maniera par­te­ci­pata il per­corso di rilan­cio del quo­ti­diano in questione.

Sono almeno due gli aspetti che ren­dono, a mio avviso, straor­di­na­ria, in ter­mini posi­tivi evi­den­te­mente, que­sta iniziativa.

In pri­mis è la tra­spa­renza ed il corag­gio di ren­dere pub­blici gli inter­venti del gruppo diri­gen­ziale del gior­nale a costi­tuire esem­pio senza pre­ce­denti, per quanto a me noto, di cosa sia aper­tura verso l’esterno.

Si va così defi­nendo con­cet­tual­mente un nuovo stan­dard sia in ter­mini di costru­zione dell’informazione che nel pro­cesso di con­cre­tiz­za­zione di quel che in chiave mana­ge­riale ed orga­niz­za­tiva viene clas­si­fi­cato sotto l’egida dell’ enter­prise 2.0 e che, a ben vedere, è di asso­luta coe­renza con il ter­mine e la defi­ni­zione di comu­ni­sta che la coo­pe­ra­tiva, nella mia visione, for­tu­na­ta­mente, si ostina, appa­ren­te­mente “against all odds”, a man­te­nere per la testata.

Inol­tre, all’interno dei com­menti anche le cri­ti­che più aspre e, tal­volta, ano­nime ven­gono pub­bli­cate, a con­ferma, se neces­sa­rio, della tra­spa­renza e, fatto forse ancor più straor­di­na­rio rispetto a quella che è la norma, la con­sue­tu­dine dei gior­nali on line, quando del caso ven­gono for­nite delle risposte.

Sono que­sti ele­menti che esem­pli­fi­cano e con­cre­tiz­zano i con­cetti por­tanti di quelle che recen­tis­si­ma­mente sono state defi­nite come le tre C dell’informazione.

Non vi è dub­bio che Il Mani­fe­sto con que­sta ini­zia­tiva si sia posto, come si suol dire, una spanna al di sopra degli altri.

Dopo la pub­bli­ca­zione di oggi degli altri inter­venti pro­verò ad aggiun­gere il mio con­tri­buto a quelli di chi mi ha pre­ce­duto, azzar­dando i miei “2 cents” su ambiti e pos­si­bi­lità di rilan­cio on & off line. Stay tuned!

Pubblicato il 18 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Senza ScrEzio

Ita­lia Oggi riporta le dichia­ra­zioni di Ezio Mauro, rila­sciate a mar­gine della pre­sen­ta­zione agli inve­sti­tori del nuovo D qual­che giorno fa, ci sono un paio di pas­saggi che vale la pena asso­lu­ta­mente di riprendere.

Da un lato il diret­tore di Repub­blica afferma che biso­gna “offrire al let­tore pac­chetti di noti­zie online con appro­fon­di­menti, com­menti e con­si­gli. Offerte spe­ciali di news a paga­mento, estra­po­late dal nastro con­ti­nuo dell’informazione gior­na­liera, in modo che il pub­blico impari a cogliere il valore aggiunto dell’indagine gior­na­li­stica”.

Sono dichia­ra­zioni che vei­co­lano una visione sul futuro delle noti­zie che mi appa­iono in asso­luto con­tra­sto rispetto a quelle rila­sciate in pre­ce­denza secondo le quali “L’edicola….è un luogo dove si incon­trano l’offerta di infor­ma­zione e il diritto con­sa­pe­vole di essere infor­mati. I let­tori fer­mano l’automobile, scen­dono dal tram per cer­care in edi­cola pro­prio que­sto. Que­sto luogo dove si cerca e si offre infor­ma­zione

Il timore che le dichia­ra­zioni fos­sero solo parole di cir­co­stanza, auguri di spe­ranze in cuor pro­prio dimen­ti­cate, adat­tate al con­te­sto in maniera evi­den­te­mente stu­diata era già stato espresso in que­sti spazi, ma che la dico­to­mia fosse così pro­fonda pre­oc­cupa poi­ché potrebbe essere il frutto di una carenza di visione stra­te­gica oltre­ché la mani­fe­sta­zione di pro­fonde lacune di memo­ria.

Ezio Mauro con­ti­nua affer­mando che ” L’errore dell’ultimo decen­nio? Aver avva­lo­rato nel let­tore l’idea che tutte le noti­zie fos­sero gra­tuite. Adesso dob­biamo dare il via a un  inver­sione cul­tu­rale e valo­riz­zare il lavoro che c’è die­tro ogni pub­bli­ca­zione”.

Vale la pena di ricor­dare [pare che le lacune di memo­ria siano una costante] che quel che viene descritto in sin­tesi è l’effetto. La causa è l’illusione di aver cre­duto che tutti i pro­venti potes­sero deri­vare da una cre­scita inar­re­sta­bile degli inve­sti­menti pubblicitari.

Non è molto distante il tempo, per citare il caso più lam­pante, in cui gli edi­tori com­pra­vano intere piat­ta­forme di blog, o ne crea­vano di nuove tout court, rea­liz­zando inve­sti­menti signi­fi­ca­tivi che rite­ne­vano sareb­bero stati [stra]ripagati dalla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria. L’amica Titti ed io, tra gli altri, c’eravamo al tempo [e qual­cosa dicemmo al riguardo nell’oblio gene­rale che regnava allora sul tema], imma­gino che anche Ezio Mauro fosse pre­sente.  Se i vuoti di memo­ria fos­sero così nume­rosi si potrebbe pen­sare, a malin­cuore, ad aspetti patologici.

Ed infine, per­ché ci si rife­ri­sce esclu­si­va­mente all’informazione, alle noti­zie, on line e sem­pre meno a quelle su carta? Al [ri]lancio di una testata che è fon­da­men­tal­mente l’inserto car­ta­ceo di un quo­ti­diano car­ta­ceo per­chè par­lare solo di on line?

Senza scrE­zio, caro diret­tore, fac­cia memo­ria e ci rifletta. Grazie.

Pubblicato il 17 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

In Blog we Trust

I blog sem­brano essere diven­tati l’ultima scia­luppa di sal­va­tag­gio delle ver­sioni on line dei prin­ci­pali quo­ti­diani on line.

Il feno­meno, come sem­pre più fre­quen­te­mente avviene, pare essere di carat­tere internazionale.

Dopo le ini­zia­tive del NYTi­mes e del Guar­dian, tra i media di fama inter­na­zio­nale, si aggiunge El Pais che, secondo quanto segna­lato da Perio­di­stas 21 dell’ottimo Juan Varela, scom­mette sui blog per rilan­ciare il pro­cesso di con­ver­genza edi­to­riale del « perio­dico glo­bal en español  » di Madrid.

Negli ultimi giorni, infatti, El Pais ha inau­gu­rato tre nuovi blog, tra i quali va segna­lato, per chi si occupa a vario titolo di edi­to­ria e media, l’interessantissimo Estra­te­gia Digi­tal.

La ten­denza non pare essere appan­nag­gio solo dei quo­ti­diani esteri ed anche in Ita­lia vi è una fer­vente atti­vità al riguardo. Tra tutti il gior­nale tori­nese pare essere il più attivo con la recen­tis­sima inau­gu­ra­zione di una sezione dedi­cata al meglio della blo­go­sfera inter­na­zio­nale gra­zie alla col­la­bo­ra­zione con Glo­bal Voi­ces.

Il feno­meno ha già creato l’ennesimo neo­lo­gi­smo ed i Jour­nog­gers, que­sto il ter­mine coniato per defi­nire i gior­na­li­sti – blog­ger, sono ormai un feno­meno rela­ti­va­mente dif­fuso anche nel nostro paese.

Si tratta di ini­zia­tive ancora in una fase spe­ri­men­tale di dif­fi­cile com­pren­sione a trom­boni ed indos­sa­trici di pail­le­tes.

Per­so­nal­mente non posso che augu­rarmi che non si tratti di una moda pas­seg­gera, di un ten­ta­tivo, ma che si possa final­mente con­tare su una schiera di gior­na­li­sti d’avanguardia in grado di com­pren­dere e dia­lo­gare con le fasce più evo­lute dell’utenza on line.

Per com­ple­tezza di visione, vale la pena di segna­lare quanto affer­mato di recente da Biz Stone, uno dei fon­da­tori di Twit­ter, che, giu­sta­mente, pare ricordi come “ I media sociali sono para­go­na­bili a quelli tra­di­zio­nali: la cre­di­bi­lità è la chiave”.

Dimen­ti­car­sene spo­ste­rebbe l’asse del ragio­na­mento da “in blog we trust” a “in blog we hope”, le con­se­guenze per le ver­sioni on line dei quo­ti­diani potreb­bero essere dav­vero cata­stro­fi­che in tal caso.

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