febbraio 2010

Posted on 28 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Passaggi & Paesaggi [3]

“Immaginate che un essere umano [potete immaginare di essere voi] sia stato sottoposto ad un’operazione da parte di uno scienziato malvagio. Il cervello di quella persona [il vostro cervello] è stato rimosso dal corpo e messo in un’ampolla piena di sostanze chimiche che lo tengono in vita. Le terminazioni nervose sono state connesse ad un computer superscientifico che fa sì che la persona a cui appartiene il cervello abbia l’illusione che tutto sia perfettamente normale. Sembra che ci siano persone, oggetti, il cielo ecc…ma in realtà l’esperienza della persona [la vostra esperienza] è in tutto e per tutto il risultato degli impulsi elettronici che viaggiano dal computer alle terminazioni nervose.

Il computer è così abile che se la persona cerca di alzare il braccio la risposta del computer farà sì che <<veda>> e <<senta>> il braccio che si alza. Inoltre, variando il programma lo scienziato malvagio può far sì che la vittima <<esperisca>> [ovvero allucini] qualsiasi situazione o ambiente lo scienziato voglia. Può anche offuscare il ricordo dell’operazione al cervello, in modo che la vittima abbia l’impressione di essere sempre stata in quell’ambiente. […..]

Potremmo anche immaginare che tutti gli esseri umani…siano cervelli in un’ampolla. Naturalmente lo scienziato malvagio dovrebbe trovarsi al di fuori. Dovrebbe? Magari non esiste nessuno scienziato malvagio; magari l’universo…consiste solo in macchinari automatici che badano a un’ampolla piena di cervelli. Supponiamo che il macchinario automatico sia stato programmato per dare a tutti noi un’allucinazione collettiva….Quando sembra a me di star parlando a voi, sembra a voi di star ascoltando le mie parole. Naturalmente le mie parole non giungono per davvero alle vostre orecchie, dato che non avete [vere] orecchie, né io ho una vera bocca e una vera lingua. Invece, quando produco le mie parole quel che succede è che gli impulsi efferenti viaggiano dal mio cervello al computer, che fa sì che io <<senta>> la mia stessa voce che dice quelle parole e <<senta>> la lingua muoversi, ecc., e che anche voi <<udiate>> le mie parole e mi <<vediate>> parlare, ecc.

In questo caso, in un certo senso io e voi siamo davvero in comunicazione. Io non mi inganno sulla vostra esistenza reale, ma solo sull’esistenza del vostro corpo e del mondo esterno, cervelli esclusi”

H.Putnam – Brains in a Vat

Passaggi & Paesaggi 1

Passaggi & Paesaggi 2

Posted on 26 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

La resa dei conti

In tempi di crisi qualunque buon gestore di una impresa sa che il risparmio sui costi è la leva fondamentale per reggere l’impatto del periodo congiunturale sfavorevole.

Come si sente spesso dire, in una battuta, ogni centesimo risparmiato è un centesimo guadagnato.

Nel processo di distribuzione della stampa uno dei costi di maggior rilevanza è rappresentato dall’ìncidenza della resa, la quantità di prodotto invenduto che i punti vendita restituiscono al channel leader [l’editore] che si è fatto carico del rischio commerciale.

Secondo quanto riportato, l’Italia è una delle nazioni maggiormente soggetta a questo fenomeno.  Sulla base dei dati diffusi dalla Federación de Asociaciones Nacionales de Distribuidores de Ediciones, solamente Francia e Spagna avrebbero un’ incidenza superiore a quella registrata per il nostro paese [38,2%]; best performer il Regno Unito con “solamente” il 23,7% di prodotti editoriali resi.

Ovviamente, come in tutte le statistiche, la media nasce da una molteplicità di casistiche che hanno connotazione e peculiarità ben distinte tra loro.

Che da un lato le edicole siano molto frequentemente in rottura di stock delle pubblicazioni “alto vendenti” ed al tempo stesso strabocchino di prodotti editoriali di scarso successo è un fenomeno che persino la semplice visita presso un qualsiasi giornalaio evidenzia a chiunque.

Ciò non toglie che oggettivamente per gli editori in generale, ed ovviamente a maggior ragione nel caso dei quotidiani, le rese del prodotto rappresentino un  grave problema in termini di disefficienza e relativi costi.

Le difficoltà di prevedere con un buon livello di approssimazione il numero di copie vendute, per  consentire, dunque, importanti saving in quest’area di costo,  avrebbero sicuramente un beneficio importante dall’ information communication technology, anche, attraverso l’informatizzazione delle edicole.

In tempi in cui le marginalità lo consentivano,  questo non è avvenuto. Si è preferito concentrare la spesa in ambito produttivo, ricercando maggiore efficienza nel processo di stampa e concentrandosi sulle esigenze delle inserzionisti con il colore.

Oggi questo tema viene, ancora una volta, tralasciato per far fronte a contingenze e non turbare i delicati equilibri sui quali si basa la relazione tra editori e distributori locali.

Superfluo ricordare che la resa dei conti è, ahimè, sempre più prossima.

Posted on 25 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Carta straccia: il mercato delle notizie e i giornali del futuro

Il 07 Marzo alle 15.30 presso la Fiera di Padova, nell’ambito di Expogadget 2010, si terrà un workshop [gratuito] sul mercato delle notizie ed i giornali del futuro.

I relatori sono:

Google farà estinguere i giornali? Chi pagherà il lavoro di ricerca e redazione delle notizie? Questi e altri interrogativi verranno spiegati in modo fresco e semplice in questo seminario adatto a tutti, che spiega i meccanismi e i nuovi trend di mercato. Non ce la possiamo più cavare con un: “E’ la stampa bellezza!”

Queste le tematiche rispetto alle quali converseremo insieme a chi vorrà partecipare.

Il programma completo dei tre giorni di seminari abbraccia temi in grado di coinvolgere e soddisfare, mi pare, una variegata composizione di interessi. Tra tutti non posso esimermi dal consigliare quello relativo alle logiche collaborative per le imprese [crowdsourcing] tenuto dall’amico Maurizio Goetz.

Ci vediamo lì.

Posted on 24 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Base per Altezza

Gedis è un editore italiano di proprietà dello S.N.A.G. – Confcommercio – uno dei più importanti sindacati dei giornalai italiani.

Secondo quanto viene riportato sul sito web, Gedis ha sviluppato una conoscenza profonda del mercato delle edicole, composto da piccoli imprenditori indipendenti sparsi in tutta Italia, visitati e riforniti settimanalmente dalla rete di distribuzione.

La divisione Gedis Edicola che produce collezionabili in bustina abbinati prevalentemente alle licenze è quella che maggior dinamicità, in termini di numerosità di proposte e capacità di cavalcare la moda del momento, pare dimostrare.

Una delle ultime proposte associa alla possibilità di collezionare minerali e “pietre preziose” elementi di gioco. Rispetto ad altre iniziative non mi pare che il riscontro sia di particolare successo, ma non è questo il punto.

Sono estremamente perplesso rispetto al significato di questa doppia veste che assume uno dei principali sindacati dei giornalai che, da un lato riveste il ruolo di tutelare la categoria e, dall’altro diviene fornitore della stessa.

Il potenziale conflitto d’interessi e la confusione che deriva da questo duplice ruolo traspare nelle dichiarazioni di Armando Abbiati, che non pare brillare per visione strategica rispetto al futuro delle edicole, come testimoniato dalle dichiarazioni rese nell’ultimo editoriale pubblicato sull’ external magazine dello SNAG.

Anche il vantato expertise in termini di conoscenza del settore non sembra avere riscontri oggettivi se si considerano sia i casi più eclatanti che, per restare all’attualità, le realizzazioni cartotecniche degli espositori che ultimamente sono sviluppati sempre più in orizzontale, come testimonia l’immagine sottoriportata.

L’occupazione degli spazi è elemento di fondamentale importanza all’interno di qualsiasi punto vendita, a maggior ragione all’interno delle edicole il cui affollamento è uno dei maggiori problemi da risolvere.

Non sono richieste, a questo livello, competenze straordinarie, bensì la semplice memoria di formule geometriche basiche quali quella per il calcolo della superficie dell’area: bxh.

L’ennesimo segnale di come all’interno del canale edicole sia tutto ancora da fare ed evidenza di come, per restare nelle “formulette”, invertendo i fattori il risultato, ahimè, non cambi essendo, infatti, la base dei giornalai distante dall’altezza dei vertici sindacali.

Posted on 23 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Nano Share

Ogni anno i “guerriglieri della comunicazione” si ritrovano a Barcellona al festival The Influencer nel quale per tre giorni vengono illustrate le tecniche di comunicazione, convenzionalmente definite alternative, per sensibilizzare l’opinione pubblica su temi di interesse generale per la collettività quali, ad esempio, il riscaldamento globale o la confisca degli spazi pubblici.

Tra i partecipanti dell’edizione che si è appena conclusa spicca il collettivo italiano Iocose che in quel contesto ha lanciato la sua ultima creazione: SØKKØMB, una ghigliottina in kit facilmente assemblabile, “stile IKEA”, soluzione << low-cost disegnata appositamente per tutti i cittadini interessati nella giustizia fai da te. >>.

Sempre Iocose, parallelamente, ha lanciato il concorso on line NoTube Contest 2010. Come si legge nel regolamento, si tratta di identificare e segnalare il video caricato sulla celebre piattaforma di condivisione dei video che, da un lato, sia il più possibile privo di significato e, dall’altro, non risponda ai criteri più basici della comunicazione sul web quali l’assenza di parole chiave e il collegamento ad un sito web.

Una giuria d’eccezione, composta dall’italiano “Bifo” Berardi, Konrad Becker e Patrick Lichty, giudicherà le segnalazioni pervenute entro il 28 Marzo 2010.

Il concorso, coerentemente con la mission del collettivo, ha l’obiettivo provocatorio, a mio avviso in chiave positiva, di evidenziare i limiti dell’ossessione del numero, degli accessi, dei contenitori tanto ampi quanto potenzialmente insignificanti.

A testimonianza della frammentazione dell’audience, persino in ambito televisivo inizia a farsi largo il concetto di nano share, anche per quello che è considerato il mass media per eccellenza

Gli aspetti sollecitati dal lavoro del collettivo formano dunque parte a pieno titolo del dibattito in corso sul futuro dei media trascurarli perchè espressi provocatoriamente in chiave non convenzionale o apparentemente visionari potrebbe rivelarsi l’ennesimo limite da rimpiangere a posteriori.

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