gennaio 2010

Pubblicato il 18 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Sindrome dell’equilibrista & Prospettive del futuro dell’informazione

“Se tracci una riga sul pavi­mento, è altret­tanto dif­fi­cile cam­mi­narci sopra che avan­zare sulla più sot­tile delle funi. Eppure chiun­que ci rie­sce tran­quil­la­mente per­chè non è peri­co­loso. Se fai finta che la fune non è altro che un dise­gno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavi­mento, rie­sci a pro­ce­dere sicuro su tutte le funi del mondo” — Her­mann Hesse

Ai con­tri­buti di Luca De Biase e Marco For­mento, ed alle inte­gra­zioni da Gior­na­laio offerte dal sot­to­scritto, si è aggiunta la visione di Vit­to­rio Paste­ris sul tema delle pro­spet­tive del futuro dell’informazione.

Sono pro­spet­tive diverse che mi pare si com­pe­ne­trino e diano un senso com­piuto all’idea di rete e di lavoro col­let­tivo di cui spesso si parla, come lo stesso De Biase deve aver con­sta­tato deci­dendo di rac­co­glierle ed inte­grarle pren­dendo a pre­te­sto — nel senso buono del ter­mine — il festi­val del gior­na­li­smo pros­simo venturo.

I temi su cui verte la discus­sione sono fon­da­men­tal­mente tre, con un quarto aspetto, legato alle logi­che com­mer­ciali e distri­bu­tive, intro­dotto dal sot­to­scritto e ripreso da Pasteris:

  1. Valore e valo­riz­za­zione dell’informazione
  2. Ambiente – Macro­sce­na­rio di rife­ri­mento e pro­fes­sio­na­lità richieste
  3. Tec­no­lo­gia – Ruolo e pro­spet­tive di uso
  4. Sistema distri­bu­tivo

Sono aspetti inter­di­pen­denti che ine­vi­ta­bil­mente si inter­se­cano tra loro, sche­ma­tiz­zati per sem­pli­cità e sintesi.

Rifa­cen­domi con­cet­tual­mente alla cita­zione di Hesse pro­po­sta in aper­tura, voglio ten­tare di appro­fon­dire ad ampliare rifles­sioni e con­tri­buti sul tema [ri]partendo, in par­ti­co­lare, dalle nuo­vis­sime pro­spet­tive offerte dallo sti­mato pro­fes­sio­ni­sta torinese.

1] Valore e valo­riz­za­zione dell’informazione:

Mi pare emerga con forza, con par­ti­co­lare rife­ri­mento ai quo­ti­diani, ma non solo, il con­cetto, l’ idea, di infor­ma­zione. Que­sta con­sta­ta­zione, appa­ren­te­mente banale, com­porta l’ipotesi che il pro­dotto [da ven­dere] non sia il suo sup­porto, il con­te­ni­tore ma il con­te­nuto; l’informazione ed, appunto, il suo valore.

Non vi è dub­bio che l’eco­si­stema delle noti­zie sia varie­gato e com­po­sito per defi­ni­zione, arti­co­lato per inte­ressi, neces­sità di appro­fon­di­mento, rile­vanza del fat­tore tempo, dive­nendo sem­pre più pro­cesso evo­lu­tivo. In quest’ ottica gli asset stra­te­gici sui quali il valore e la valo­riz­za­zione dell’informazione si fonda sono costi­tuiti dall’utenza, dai let­tori, e dal rap­porto fidu­cia­rio che i media saranno in grado di [ri]costruire con loro.

Il valore attri­buito da un con­su­ma­tore [vale asso­lu­ta­mente anche per l’informazione/le noti­zie] è pari al rap­porto tra il livello di sod­di­sfa­zione che asso­cia all’insieme dei bene­fici per­ce­piti ed il costo — o sacri­fi­cio — asso­ciato alle moda­lità di acqui­si­zione ed il godi­mento dei sud­detti bene­fici con­si­de­rando sia le com­po­nenti mone­ta­rie che non monetarie.

Sono aspetti che, tra gli altri, ho avuto modo di evi­den­ziare sin dall’inizio all’interno di que­sti spazi ed in par­ti­co­lare [scu­sate le rei­te­rate auto­ci­ta­zioni] sono stati esa­mi­nati nei tre arti­coli sot­to­stanti ai quali, per sin­tesi, rimando per tutti di det­ta­gli e gli appro­fon­di­menti del caso:

Non esi­stono, ad oggi, modelli di busi­ness per l’editoria diversi da quelli che sin ora hanno gene­rato ricavi per l’editoria. Se è vero, come ricorda Paste­ris, che “la pub­bli­cità resta la voce di ricavo più sen­sata e il modello di busi­ness più pro­ba­bile” non biso­gna, come è stato fatto invece nell’ultimo decen­nio, con­si­de­rare esclu­si­va­mente il let­tore come merce di scam­bio con gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari ai quali ven­dere numeri di copie e di contatti.

I mer­cati sono con­ver­sa­zioni intan­gi­bili da valo­riz­zare, senza let­tori, senza ripor­tare l’individuo nella sua cen­tra­lità, senza appro­priarsi delle aree di quella che, per dif­fe­ren­zia­zione con­cet­tuale dalla custo­mer sati­sfac­tion, è stata da tempo defi­nita human sati­sfac­tion non sarà pos­si­bile pos­si­bile, a mio avviso, ipo­tiz­zare pro­spet­tiva alcuna per il futuro dell’informazione.

Coin­vol­gi­mento del let­tore, crea­zione del senso di comu­nità ed iden­ti­fi­ca­zione nella stessa, anche gra­zie agli stru­menti ed all’interattività che il web con­sente, sono senza dub­bio gli ele­menti chiave del con­cla­mato suc­cesso del “Fatto” a sup­porto della bontà delle tesi sin qui soste­nute, che anche “Il Sole 24 Ore” sta, fati­co­sa­mente, ini­ziando a percorrere.

Con­ti­nuerò nei pros­simi giorni l’approfondimento dedi­can­domi in par­ti­co­lare all’area rela­tiva al sistema distri­bu­tivo che mi vede diret­ta­mente coin­volto. Se, nel frat­tempo, qui o altrove, vole­ste inte­grare ulte­rior­mente la discus­sione non potrà che essere ele­mento di arric­chi­mento del percorso.

Pubblicato il 15 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Spettacolarizzazione della Notizia e Pubblicità

I media di tutto il mondo fanno a gara per offrire i repor­tage ed i ser­vizi foto­gra­fici più coin­vol­genti sulla tra­ge­dia che ha col­pito Haiti.

Da que­sto punto di vista inter­net è un alleato dei quo­ti­diani tra­di­zio­nali di carta che nelle loro ver­sioni on line sfrut­tano molte delle poten­zia­lità del web per illu­strare e spet­ta­co­la­riz­zare la notizia.

Tra tutti i ser­vizi rea­liz­zati mi appaino meri­te­voli di segna­la­zione le mappe rea­liz­zate da USA­To­day e dal New York Times che offrono inte­rat­ti­vità e pos­si­bi­lità di com­pren­dere “vivendo in prima per­sona” la catastrofe.

Anche i quo­ti­diani della nostra nazione non sono da meno ed offrono foto­gra­fie e video di quello che sotto il pro­filo media­tico è una noti­zia, un evento.

Si distin­gue in par­ti­co­lare il quo­ti­diano fon­dato da Scal­fari con l’area audio e video su Haiti. Pazzo per Repub­blica gon­go­lerà nell’apprendere che prima del video che tra­smette le imma­gini del disa­stro visto dall’alto si è obbli­gati ad assi­stere allo spot del film “La prima cosa bella”.

Spet­ta­co­la­riz­za­zione della noti­zia e con­te­stua­liz­za­zione della pub­bli­cità in per­fetta sin­to­nia tra loro, non c’è che dire.

Update: Lo spot – di 8 secondi – del film non c’è più prima del video sul disa­stro. Lo screen­shot testi­mo­nia che non era una mia inven­zione. Mi piace pen­sare che il cam­bio sia avve­nuto anche gra­zie alla segna­la­zione in que­sti spazi.

Pubblicato il 15 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Giornalismo Copia & Incolla

Perio­di­sta Digi­tal, por­tale infor­ma­tivo gene­ra­li­sta, è stato con­dan­nato al risar­ci­mento di 3.100 € [più i costi giu­di­ziari] per pla­gio dell’opera di un blog­ger.

Secondo quanto ripor­tato, il quo­ti­diano on line avrebbe pub­bli­cato due giorni dopo l’arti­colo redatto da Samuel Parra senza ripor­tare rife­ri­mento alcuno all’autore né chie­dendo per­messo di poterlo riprodurre.

La sen­tenza sta­bi­li­sce inol­tre, il limite di 5 giorni per il ricorso in appello o per la rimo­zione dell’articolo, oltre al paga­mento dell’indennità per infra­zione del diritto di autore, da parte della testata.

Al di là di ogni altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione sulla com­ples­sità e con­flit­tua­lità del rap­porto gior­na­li­sti — blog­ger, è dav­vero doz­zi­nale  l’abuso di cui si è resa pro­ta­go­ni­sta la pub­bli­ca­zione on line visto che l’autore del testo ori­gi­nale si occupa di pro­te­zione dei dati per­so­nali ed è mem­bro di dere­cho en red.

Pubblicato il 14 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

La notizia partecipata

LSDI segnala la nascita di Explain­This, modello spe­ri­men­tale di pro­du­zione gior­na­li­stica, recen­te­mente lan­ciato da Jay Rosen, che si fonda sull’idea del gior­na­li­smo partecipativo.

Il con­cept, l’idea, che sostiene la nascita di que­sta ini­zia­tiva mi pare di asso­luto inte­resse, men­tre resto per­plesso sul risul­tato, sull’output pro­dotto che, pur con­si­de­rando che si tratta ancora di una fase spe­ri­men­tale dell’iniziativa, mi pare più fun­zio­nale a fina­liz­zare una ricerca sulle que­stioni poste dagli utenti che altro.

Di gran lunga supe­riore la rea­liz­za­zione degli spa­gnoli di Lain­for­ma­cion che, sull’onda del suc­cesso otte­nuto, a solo 8 mesi dalla nascita del por­tale infor­ma­tivo hanno lan­ciato La noti­cia que quie­res leer [la noti­zia che vuoi leg­gere] che si fonda sulla stessa pro­spet­tiva dell’iniziativa di Jay Rosen e che con­sente, appunto, agli utenti di richie­dere e visua­liz­zare le noti­zie di interesse.

Con­si­de­ria­moli neces­sari espe­ri­menti fun­zio­nali allo svi­luppo di nuo­vis­sime pro­spet­tive sul futuro dell’informazione.

Pubblicato il 12 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Customer Service

A causa della nevi­cata ecce­zio­nale, ieri mat­tina, “El Pais” ha avuto seri pro­blemi nella logi­stica con con­se­guenti gravi ritardi nella distri­bu­zione peri­fe­rica alle edi­cole, che non hanno rice­vuto, o hanno rice­vuto molto tardi, il giornale.

Per que­sto, dal suo por­tale, come è pos­si­bile leg­gere nell’immagine sot­to­ri­por­tata [ Si no has podido con­se­guir hoy tu perio­dico, EL PAIS.com te lo ofrece de forma gra­tuita], il quo­ti­diano spa­gnolo ha invi­tato i pro­pri let­tori a sca­ri­care in forma total­mente gra­tuita la ver­sione inte­grale [in pdf] dell’edizione giornaliera.

Un’ altra lezione da cui imparare.

Pubblicato il 11 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Nuove prospettive sul futuro dell’ informazione — Contributi da Giornalaio

“Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi fis­sano le stelle”.

La frase di Oscar Wilde credo rias­suma per­fet­ta­mente la situa­zione attuale, e le spe­ranze di rina­scita, sia in ter­mini gene­rali che con spe­ci­fico rife­ri­mento al com­parto edi­to­riale.

Luca De Biase, nell’articolo Nuove pro­spet­tive sul futuro dell’informazione, con la com­pe­tenza e la pro­fes­sio­na­lità che lo distin­guono dalla massa di molti suoi col­le­ghi, sin­te­tizza in tre punti quelli che sono a suo avviso gli aspetti salienti e qua­li­fi­canti per un futuro – red­di­ti­zio – dell’editoria.

Visione che viene inte­grata e spe­ci­fi­cata dalle inte­res­san­tis­sime postille di Marco Formento.

Uno degli aspetti che emerge è rela­tivo alle nuove pro­fes­sio­na­lità richie­ste per sod­di­sfare l’evoluzione dell’utenza, ele­mento che peral­tro viene spe­ci­fi­cato con chia­rezza anche nel suc­ces­sivo arti­colo che, in qual­che modo, inte­gra il pre­ce­dente, richia­mando con mag­gior vigore la mas­sima di Wilde qui riportata.

Per quanto riguarda le pro­fes­sio­na­lità richie­ste credo che una let­tura dell’ Obser­va­toire des métiers de la presse, ed in par­ti­co­lare all’area della Car­to­gra­phie des métiers de la presse che mappa con estrema pre­ci­sione l’elenco di tutte le fun­zioni coin­volte nel pro­cesso di rea­liz­za­zione di un pro­dotto edi­to­riale, sud­di­vi­den­dole per aree di com­pe­tenza [dalla ela­bo­ra­zione e pro­du­zione di con­te­nuti sino alla logi­stica], sia ele­mento di straor­di­na­ria chia­ri­fi­ca­zione al riguardo. Sotto que­sto pro­filo vale anche la pena di ricor­dare come la carta stam­pata sia il set­tore che assorbe attual­mente circa il 70% dei gior­na­li­sti impie­gati.

Sem­pre in ter­mini di com­ple­tezza di infor­ma­zione e di visione, credo possa valere la pena di ripren­dere i pas­saggi salienti dei diret­tori dei prin­ci­pali quo­ti­diani ripor­tati dalla rivi­sta che ho già avuto modo recen­te­mente di citare. In sintesi:

  • Fer­ruc­cio De Bor­toli – Cor­riere della Sera: “[.…]Meglio guar­dare in fac­cia la realtà e riboc­carci le mani­che. Tutti insieme. Noi che con­fe­zio­niamo l’informazione quo­ti­diana e voi che la distri­buite nella società. Voi [gli edi­co­lanti] che rima­nete sem­pre il punto di rife­ri­mento prin­ci­pale per le aziende edi­to­riale e, soprat­tutto, per i lettori.”
  • Ezio Mauro – La Repub­blica: “L’edicola.…è un luogo dove si incon­trano l’offerta di infor­ma­zione e il diritto con­sa­pe­vole di essere infor­mati. I let­tori fer­mano l’automobile, scen­dono dal tram per cer­care in edi­cola pro­prio que­sto. Que­sto luogo dove si cerca e si offre informazione”.
  • Carlo Ver­delli – La Gaz­zetta dello Sport: “[.…] La cosa che mi fa più felice come diret­tore è vedere qual­cuno, la mat­tina, che si avvi­cina al chio­sco verde, posa un euro e se ne va con una copia della Gaz­zetta sotto brac­cio. Quel gesto, il posto dove avviene, è il ful­cro di tutta l’attività giornalistica.….L’edicola di nuovo al cen­tro del sistema dell’informazione scritta: ecco secondo me la vera sfida che ci aspetta”.
  • Gianni Riotta – Il Sole 24 Ore: “E’ pos­si­bile una demo­cra­zia senza gior­nali quo­ti­diani? No. Sono imma­gi­na­bili, in Ita­lia, gior­nali quo­ti­diani senza edi­cole? Credo di no.”

Cer­ta­mente sono parole adat­tate al con­te­sto ma non posso , non voglio, pen­sare che siano solo que­sto; spero dav­vero che riflet­tano anche effet­ti­va­mente l’opinione, il sen­ti­mento, di quelli che sono i diret­tori dei prin­ci­pali quo­ti­diani del nostro paese.

Legit­ti­ma­mente cia­scuno osserva la situa­zione dalla pro­pria pro­spet­tiva, come disse Kon­rad Ade­nauer “viviamo tutti sotto il mede­simo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso oriz­zonte”, ma non posso che espri­mere il mio scon­certo ed il mio ram­ma­rico per il silen­zio che vige sul ruolo di gior­na­lai ed edi­cole anche da parte di per­sone nei con­fronti delle quali nutro sin­cera stima e considerazione.

Men­tre in altri set­tori di mer­cato la distri­bu­zione ha un ruolo deter­mi­nante nelle poli­ti­che delle imprese for­ni­trici, gode di meri­tato rispetto e di dovute atten­zioni, in campo edi­to­riale a nes­sun livello vi è trac­cia di inte­resse, di una ben­ché minima pro­get­tua­lità che coin­volga la distribuzione.

Non esi­ste, ad oggi, nel nostro paese, con­ve­gno, festi­val, con­fe­renza o incon­tro che tratti i temi dell’informazione e del suo futuro con il con­tri­buto dei pro­ta­go­ni­sti della distri­bu­zione com­mer­ciale dei pro­dotti edi­to­riali. Tutto il set­tore appare disin­te­res­sato alla costru­zione di per­corsi di rivi­ta­liz­za­zione dell’editoria attra­verso la par­te­ci­pa­zione della distri­bu­zione, si imma­gi­nano, si pro­get­tano, nuovi pro­dotti e nuovi sce­nari senza men­zione o con­si­de­ra­zione alcuna del ruolo dei punti ven­dita, per­pe­tuando il loop di nuovi mezzi e vec­chi pro­blemi. L’unica ecce­zione alla attuale deso­la­zione è rap­pre­sen­tata dalle rac­co­man­da­zioni di Econ­sul­tancy che, vivad­dio, all’interno dei 5 punti car­dine per un modello di suc­cesso [e red­di­ti­zio] delle pub­bli­ca­zioni edi­to­riali include anche il sug­ge­ri­mento espli­cito: “Think like a Retai­ler”.

Con­ti­nuare il dibat­tito sul futuro dell’informazione e dell’editoria senza ascol­tare la voce, senza dare spazi, alla distri­bu­zione è por­tare avanti un discorso monco sin dall’inizio che ine­vi­ta­bil­mente por­terà a con­clu­sioni altret­tanto tanto par­ziali quanto prov­vi­so­rie. Mi pare la si chiami visione stra­te­gica, tor­ne­remo a par­larne ben pre­sto, sta­tene certi.

Pubblicato il 8 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Tempus fugit

Secondo uno stu­dio della JPMor­gan, gli utenti spen­dono il 29% del loro tempo su inter­net però gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sono ancora deci­sa­mente sfa­sati a favore di altri mezzi di comu­ni­ca­zione. In par­ti­co­lare sarebbe pro­prio la stampa ad avere il rap­porto mag­gior­mente sfa­vo­re­vole, in ter­mini di pro­spet­tiva, tra tempo ed investimenti.

Ovvia­mente la gestione stra­te­gica della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria non si basa esclu­si­va­mente sul tempo speso dal pub­blico con un deter­mi­nato media ma tiene in con­si­de­ra­zione una mol­te­pli­cità di aspetti che gui­dano gli investitori.

Cer­ta­mente la stampa deve con­si­de­rare con atten­zione il suo posi­zio­na­mento pena un ulte­riore ridi­men­sio­na­mento di ven­dite e di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria. Sotto que­sto pro­filo, nel nostro paese, attual­mente e, a mio avviso, ancora per lungo tempo a venire, la minac­cia viene più dalla tele­vi­sione, la cui quota di inve­sti­menti pub­bli­ci­tari è straor­di­na­ria­mente supe­riore agli altri paesi,che dal web.

Non è sulla gra­tuità che pare pos­si­bile fare leva come testi­mo­niano le nume­rose chiu­sure della free press, ma sul coin­vol­gi­mento attivo del let­tore, sulla crea­zione di un senso di com­mu­nity che ritengo sia neces­sa­rio lavo­rare. Mi pare che il suc­cesso del “Fatto” vada letto in tal senso.

Sotto que­sto pro­filo il lavoro da svol­gere è ancora con­si­de­re­vole, il tempo si riduce sem­pre più da que­sta pro­spet­tiva più che da quella degli inve­sti­tori. Meglio agire.

clicca per ingrandire

Update:  Sono riu­scito a sco­vare il docu­mento inte­grale della JPMor­gan dal quale è estratto il gra­fico sopra­ri­por­tato.  JPMor­gan Nothing But Net Inter­net Invest­ment Guide 2009 è un docu­mento arti­co­lato e cor­poso ma vale la let­tura. Qui il docu­mento ed i link per sca­ri­carlo gratuitamente.

Pubblicato il 7 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Pratiche commerciali scorrette

Al di là delle con­si­de­ra­zioni pre­ce­den­te­mente espresse, non senza sod­di­sfa­zione, si apprende che le strenne nata­li­zie sono da anno­ve­rarsi alla voce “pac­chi” di natale.

L’Anti­trust, infatti, con il prov­ve­di­mento di fine anno ha inflitto una multa di 50mila euro alla casa edi­trice Hacette Rusconi per aver messo a punto e dif­fuso una pra­tica com­mer­ciale scor­retta rela­ti­va­mente alla cam­pa­gna di abbo­na­mento di alcune riviste.

Come ripor­tato da “Il Gior­na­laio”, nei mes­saggi si enfa­tiz­zava la pos­si­bi­lità di otte­nere sconti sino al 78% per l’abbonamento ad alcune rivi­ste del gruppo editoriale.

In par­ti­co­lare, l’Antitrust rileva come “In realtà, dalle evi­denze agli atti del pro­ce­di­mento risulta che, per almeno quat­tro rivi­ste pro­mosse sul sito inter­net e sul dépliant, il prezzo pra­ti­cato nelle edi­cole sia più basso rispetto al prezzo di coper­tina. In par­ti­co­lare, come illu­strato nel para­grafo pre­ce­dente, per le rivi­ste Gioia, Riders e Gente Motori il rispar­mio dell’abbonamento è molto più ridotto rispetto a quello pub­bli­ciz­zato, men­tre per la rivi­sta Hachette Home l’acquisto in edi­cola risulta più van­tag­gioso dell’acquisto tra­mite abbo­na­mento. Per­tanto, la pra­tica in oggetto si risolve nell’utilizzo, da parte del pro­fes­sio­ni­sta, di un para­me­tro di prezzo che non for­ni­sce con­tezza dei reali risparmi di cui può real­mente godere il cliente che si abbona: gli sconti effet­tivi in caso di abbo­na­mento sono risul­tati molto infe­riori (anche della metà) rispetto a quelli pro­spet­tati nelle cam­pa­gne abbo­na­menti e, per la rivi­sta Hachette Home, il prezzo dell’abbonamento è risul­tato addi­rit­tura supe­riore a quello delle copie ven­dute in edicola”.

Pro­se­guendo: “Al momento del lan­cio della cam­pa­gna abbo­na­menti non sono mai noti i prezzi pra­ti­cati nelle edi­cole, per cui l’unico para­me­tro di rife­ri­mento è il prezzo di coper­tina. Infatti, stando a quanto rife­rito dalla stessa Hachette nel corso del pro­ce­di­mento, ossia che il prezzo di coper­tina non è quasi mai pra­ti­cato al pub­blico nella ven­dita delle rivi­ste in que­stione, risulta quan­to­meno fuor­viante uti­liz­zarlo in un mes­sag­gio pub­bli­ci­ta­rio come para­me­tro di rife­ri­mento rispetto al quale cal­co­lare delle per­cen­tuali di sconto pre­cise e pun­tali, al fine di pro­muo­vere la sot­to­scri­zione di abbonamenti”.

Non ci si può esi­mere, infine, dal segna­lare come, nono­stante la chia­rezza della sen­tenza le pra­ti­che com­mer­ciali scor­rette con­ti­nuino e non siano state rimosse dal sito web dedi­cato a tale frau­do­lenta operazione.

Pubblicato il 5 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

MediaMente

Sean Cor­co­ran, ana­li­sta di For­re­ster Research, ha pub­bli­cato una inte­res­san­tis­sima tabella di sin­tesi frutto della ricerca recen­te­mente rila­sciata dalla nota società di ricer­che di mer­cato il cui titolo è di una chia­rezza deva­stante: No media should stand alone [nes­sun mezzo dovrebbe essere uti­liz­zato da solo].

Sep­pure le clas­si­fi­ca­zioni effet­tuate siano a bene­fi­cio pre­va­len­te­mente di mar­ke­ters ed agen­zie di comu­ni­ca­zione, mi appa­iono di estremo inte­resse ed uti­lità anche per gli edi­tori dei mezzi ai quali viene con­fer­mata la neces­sità di acce­le­rare il pro­cesso di inte­gra­zione e con­ver­genza.

Defining Earned, Owned And Paid Media

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