Posted on 18 gennaio 2010 by

Sindrome dell’equilibrista & Prospettive del futuro dell’informazione

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“Se tracci una riga sul pavi­mento, è altret­tanto dif­fi­cile cam­mi­narci sopra che avan­zare sulla più sot­tile delle funi. Eppure chiun­que ci rie­sce tran­quil­la­mente per­chè non è peri­co­loso. Se fai finta che la fune non è altro che un dise­gno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavi­mento, rie­sci a pro­ce­dere sicuro su tutte le funi del mondo” — Her­mann Hesse

Ai con­tri­buti di Luca De Biase e Marco For­mento, ed alle inte­gra­zioni da Gior­na­laio offerte dal sot­to­scritto, si è aggiunta la visione di Vit­to­rio Paste­ris sul tema delle pro­spet­tive del futuro dell’informazione.

Sono pro­spet­tive diverse che mi pare si com­pe­ne­trino e diano un senso com­piuto all’idea di rete e di lavoro col­let­tivo di cui spesso si parla, come lo stesso De Biase deve aver con­sta­tato deci­dendo di rac­co­glierle ed inte­grarle pren­dendo a pre­te­sto — nel senso buono del ter­mine — il festi­val del gior­na­li­smo pros­simo venturo.

I temi su cui verte la discus­sione sono fon­da­men­tal­mente tre, con un quarto aspetto, legato alle logi­che com­mer­ciali e distri­bu­tive, intro­dotto dal sot­to­scritto e ripreso da Pasteris:

  1. Valore e valo­riz­za­zione dell’informazione
  2. Ambiente – Macro­sce­na­rio di rife­ri­mento e pro­fes­sio­na­lità richieste
  3. Tec­no­lo­gia – Ruolo e pro­spet­tive di uso
  4. Sistema distri­bu­tivo

Sono aspetti inter­di­pen­denti che ine­vi­ta­bil­mente si inter­se­cano tra loro, sche­ma­tiz­zati per sem­pli­cità e sintesi.

Rifa­cen­domi con­cet­tual­mente alla cita­zione di Hesse pro­po­sta in aper­tura, voglio ten­tare di appro­fon­dire ad ampliare rifles­sioni e con­tri­buti sul tema [ri]partendo, in par­ti­co­lare, dalle nuo­vis­sime pro­spet­tive offerte dallo sti­mato pro­fes­sio­ni­sta torinese.

1] Valore e valo­riz­za­zione dell’informazione:

Mi pare emerga con forza, con par­ti­co­lare rife­ri­mento ai quo­ti­diani, ma non solo, il con­cetto, l’ idea, di infor­ma­zione. Que­sta con­sta­ta­zione, appa­ren­te­mente banale, com­porta l’ipotesi che il pro­dotto [da ven­dere] non sia il suo sup­porto, il con­te­ni­tore ma il con­te­nuto; l’informazione ed, appunto, il suo valore.

Non vi è dub­bio che l’eco­si­stema delle noti­zie sia varie­gato e com­po­sito per defi­ni­zione, arti­co­lato per inte­ressi, neces­sità di appro­fon­di­mento, rile­vanza del fat­tore tempo, dive­nendo sem­pre più pro­cesso evo­lu­tivo. In quest’ ottica gli asset stra­te­gici sui quali il valore e la valo­riz­za­zione dell’informazione si fonda sono costi­tuiti dall’utenza, dai let­tori, e dal rap­porto fidu­cia­rio che i media saranno in grado di [ri]costruire con loro.

Il valore attri­buito da un con­su­ma­tore [vale asso­lu­ta­mente anche per l’informazione/le noti­zie] è pari al rap­porto tra il livello di sod­di­sfa­zione che asso­cia all’insieme dei bene­fici per­ce­piti ed il costo — o sacri­fi­cio — asso­ciato alle moda­lità di acqui­si­zione ed il godi­mento dei sud­detti bene­fici con­si­de­rando sia le com­po­nenti mone­ta­rie che non monetarie.

Sono aspetti che, tra gli altri, ho avuto modo di evi­den­ziare sin dall’inizio all’interno di que­sti spazi ed in par­ti­co­lare [scu­sate le rei­te­rate auto­ci­ta­zioni] sono stati esa­mi­nati nei tre arti­coli sot­to­stanti ai quali, per sin­tesi, rimando per tutti di det­ta­gli e gli appro­fon­di­menti del caso:

Non esi­stono, ad oggi, modelli di busi­ness per l’editoria diversi da quelli che sin ora hanno gene­rato ricavi per l’editoria. Se è vero, come ricorda Paste­ris, che “la pub­bli­cità resta la voce di ricavo più sen­sata e il modello di busi­ness più pro­ba­bile” non biso­gna, come è stato fatto invece nell’ultimo decen­nio, con­si­de­rare esclu­si­va­mente il let­tore come merce di scam­bio con gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari ai quali ven­dere numeri di copie e di contatti.

I mer­cati sono con­ver­sa­zioni intan­gi­bili da valo­riz­zare, senza let­tori, senza ripor­tare l’individuo nella sua cen­tra­lità, senza appro­priarsi delle aree di quella che, per dif­fe­ren­zia­zione con­cet­tuale dalla custo­mer sati­sfac­tion, è stata da tempo defi­nita human sati­sfac­tion non sarà pos­si­bile pos­si­bile, a mio avviso, ipo­tiz­zare pro­spet­tiva alcuna per il futuro dell’informazione.

Coin­vol­gi­mento del let­tore, crea­zione del senso di comu­nità ed iden­ti­fi­ca­zione nella stessa, anche gra­zie agli stru­menti ed all’interattività che il web con­sente, sono senza dub­bio gli ele­menti chiave del con­cla­mato suc­cesso del “Fatto” a sup­porto della bontà delle tesi sin qui soste­nute, che anche “Il Sole 24 Ore” sta, fati­co­sa­mente, ini­ziando a percorrere.

Con­ti­nuerò nei pros­simi giorni l’approfondimento dedi­can­domi in par­ti­co­lare all’area rela­tiva al sistema distri­bu­tivo che mi vede diret­ta­mente coin­volto. Se, nel frat­tempo, qui o altrove, vole­ste inte­grare ulte­rior­mente la discus­sione non potrà che essere ele­mento di arric­chi­mento del percorso.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Attualmente è temporary manager come social media editor de «La Stampa» . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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