Posted on 11 gennaio 2010 by

Nuove prospettive sul futuro dell’ informazione — Contributi da Giornalaio

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“Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi fis­sano le stelle”.

La frase di Oscar Wilde credo rias­suma per­fet­ta­mente la situa­zione attuale, e le spe­ranze di rina­scita, sia in ter­mini gene­rali che con spe­ci­fico rife­ri­mento al com­parto edi­to­riale.

Luca De Biase, nell’articolo Nuove pro­spet­tive sul futuro dell’informazione, con la com­pe­tenza e la pro­fes­sio­na­lità che lo distin­guono dalla massa di molti suoi col­le­ghi, sin­te­tizza in tre punti quelli che sono a suo avviso gli aspetti salienti e qua­li­fi­canti per un futuro – red­di­ti­zio – dell’editoria.

Visione che viene inte­grata e spe­ci­fi­cata dalle inte­res­san­tis­sime postille di Marco Formento.

Uno degli aspetti che emerge è rela­tivo alle nuove pro­fes­sio­na­lità richie­ste per sod­di­sfare l’evoluzione dell’utenza, ele­mento che peral­tro viene spe­ci­fi­cato con chia­rezza anche nel suc­ces­sivo arti­colo che, in qual­che modo, inte­gra il pre­ce­dente, richia­mando con mag­gior vigore la mas­sima di Wilde qui riportata.

Per quanto riguarda le pro­fes­sio­na­lità richie­ste credo che una let­tura dell’ Obser­va­toire des métiers de la presse, ed in par­ti­co­lare all’area della Car­to­gra­phie des métiers de la presse che mappa con estrema pre­ci­sione l’elenco di tutte le fun­zioni coin­volte nel pro­cesso di rea­liz­za­zione di un pro­dotto edi­to­riale, sud­di­vi­den­dole per aree di com­pe­tenza [dalla ela­bo­ra­zione e pro­du­zione di con­te­nuti sino alla logi­stica], sia ele­mento di straor­di­na­ria chia­ri­fi­ca­zione al riguardo. Sotto que­sto pro­filo vale anche la pena di ricor­dare come la carta stam­pata sia il set­tore che assorbe attual­mente circa il 70% dei gior­na­li­sti impie­gati.

Sem­pre in ter­mini di com­ple­tezza di infor­ma­zione e di visione, credo possa valere la pena di ripren­dere i pas­saggi salienti dei diret­tori dei prin­ci­pali quo­ti­diani ripor­tati dalla rivi­sta che ho già avuto modo recen­te­mente di citare. In sintesi:

  • Fer­ruc­cio De Bor­toli – Cor­riere della Sera: “[.…]Meglio guar­dare in fac­cia la realtà e riboc­carci le mani­che. Tutti insieme. Noi che con­fe­zio­niamo l’informazione quo­ti­diana e voi che la distri­buite nella società. Voi [gli edi­co­lanti] che rima­nete sem­pre il punto di rife­ri­mento prin­ci­pale per le aziende edi­to­riale e, soprat­tutto, per i lettori.”
  • Ezio Mauro – La Repub­blica: “L’edicola.…è un luogo dove si incon­trano l’offerta di infor­ma­zione e il diritto con­sa­pe­vole di essere infor­mati. I let­tori fer­mano l’automobile, scen­dono dal tram per cer­care in edi­cola pro­prio que­sto. Que­sto luogo dove si cerca e si offre informazione”.
  • Carlo Ver­delli – La Gaz­zetta dello Sport: “[.…] La cosa che mi fa più felice come diret­tore è vedere qual­cuno, la mat­tina, che si avvi­cina al chio­sco verde, posa un euro e se ne va con una copia della Gaz­zetta sotto brac­cio. Quel gesto, il posto dove avviene, è il ful­cro di tutta l’attività giornalistica.….L’edicola di nuovo al cen­tro del sistema dell’informazione scritta: ecco secondo me la vera sfida che ci aspetta”.
  • Gianni Riotta – Il Sole 24 Ore: “E’ pos­si­bile una demo­cra­zia senza gior­nali quo­ti­diani? No. Sono imma­gi­na­bili, in Ita­lia, gior­nali quo­ti­diani senza edi­cole? Credo di no.”

Cer­ta­mente sono parole adat­tate al con­te­sto ma non posso , non voglio, pen­sare che siano solo que­sto; spero dav­vero che riflet­tano anche effet­ti­va­mente l’opinione, il sen­ti­mento, di quelli che sono i diret­tori dei prin­ci­pali quo­ti­diani del nostro paese.

Legit­ti­ma­mente cia­scuno osserva la situa­zione dalla pro­pria pro­spet­tiva, come disse Kon­rad Ade­nauer “viviamo tutti sotto il mede­simo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso oriz­zonte”, ma non posso che espri­mere il mio scon­certo ed il mio ram­ma­rico per il silen­zio che vige sul ruolo di gior­na­lai ed edi­cole anche da parte di per­sone nei con­fronti delle quali nutro sin­cera stima e considerazione.

Men­tre in altri set­tori di mer­cato la distri­bu­zione ha un ruolo deter­mi­nante nelle poli­ti­che delle imprese for­ni­trici, gode di meri­tato rispetto e di dovute atten­zioni, in campo edi­to­riale a nes­sun livello vi è trac­cia di inte­resse, di una ben­ché minima pro­get­tua­lità che coin­volga la distribuzione.

Non esi­ste, ad oggi, nel nostro paese, con­ve­gno, festi­val, con­fe­renza o incon­tro che tratti i temi dell’informazione e del suo futuro con il con­tri­buto dei pro­ta­go­ni­sti della distri­bu­zione com­mer­ciale dei pro­dotti edi­to­riali. Tutto il set­tore appare disin­te­res­sato alla costru­zione di per­corsi di rivi­ta­liz­za­zione dell’editoria attra­verso la par­te­ci­pa­zione della distri­bu­zione, si imma­gi­nano, si pro­get­tano, nuovi pro­dotti e nuovi sce­nari senza men­zione o con­si­de­ra­zione alcuna del ruolo dei punti ven­dita, per­pe­tuando il loop di nuovi mezzi e vec­chi pro­blemi. L’unica ecce­zione alla attuale deso­la­zione è rap­pre­sen­tata dalle rac­co­man­da­zioni di Econ­sul­tancy che, vivad­dio, all’interno dei 5 punti car­dine per un modello di suc­cesso [e red­di­ti­zio] delle pub­bli­ca­zioni edi­to­riali include anche il sug­ge­ri­mento espli­cito: “Think like a Retai­ler”.

Con­ti­nuare il dibat­tito sul futuro dell’informazione e dell’editoria senza ascol­tare la voce, senza dare spazi, alla distri­bu­zione è por­tare avanti un discorso monco sin dall’inizio che ine­vi­ta­bil­mente por­terà a con­clu­sioni altret­tanto tanto par­ziali quanto prov­vi­so­rie. Mi pare la si chiami visione stra­te­gica, tor­ne­remo a par­larne ben pre­sto, sta­tene certi.

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