Posted on 7 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Pratiche commerciali scorrette

Al di là delle considerazioni precedentemente espresse, non senza soddisfazione, si apprende che le strenne natalizie sono da annoverarsi alla voce “pacchi” di natale.

L’Antitrust, infatti, con il provvedimento di fine anno ha inflitto una multa di 50mila euro alla casa editrice Hacette Rusconi per aver messo a punto e diffuso una pratica commerciale scorretta relativamente alla campagna di abbonamento di alcune riviste.

Come riportato da “Il Giornalaio”, nei messaggi si enfatizzava la possibilità di ottenere sconti sino al 78% per l’abbonamento ad alcune riviste del gruppo editoriale.

In particolare, l’Antitrust rileva come “In realtà, dalle evidenze agli atti del procedimento risulta che, per almeno quattro riviste promosse sul sito internet e sul dépliant, il prezzo praticato nelle edicole sia più basso rispetto al prezzo di copertina. In particolare, come illustrato nel paragrafo precedente, per le riviste Gioia, Riders e Gente Motori il risparmio dell’abbonamento è molto più ridotto rispetto a quello pubblicizzato, mentre per la rivista Hachette Home l’acquisto in edicola risulta più vantaggioso dell’acquisto tramite abbonamento. Pertanto, la pratica in oggetto si risolve nell’utilizzo, da parte del professionista, di un parametro di prezzo che non fornisce contezza dei reali risparmi di cui può realmente godere il cliente che si abbona: gli sconti effettivi in caso di abbonamento sono risultati molto inferiori (anche della metà) rispetto a quelli prospettati nelle campagne abbonamenti e, per la rivista Hachette Home, il prezzo dell’abbonamento è risultato addirittura superiore a quello delle copie vendute in edicola”.

Proseguendo: “Al momento del lancio della campagna abbonamenti non sono mai noti i prezzi praticati nelle edicole, per cui l’unico parametro di riferimento è il prezzo di copertina. Infatti, stando a quanto riferito dalla stessa Hachette nel corso del procedimento, ossia che il prezzo di copertina non è quasi mai praticato al pubblico nella vendita delle riviste in questione, risulta quantomeno fuorviante utilizzarlo in un messaggio pubblicitario come parametro di riferimento rispetto al quale calcolare delle percentuali di sconto precise e puntali, al fine di promuovere la sottoscrizione di abbonamenti”.

Non ci si può esimere, infine, dal segnalare come, nonostante la chiarezza della sentenza le pratiche commerciali scorrette continuino e non siano state rimosse dal sito web dedicato a tale fraudolenta operazione.