novembre 2009

Posted on 25 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Strenna natalizia

Nelle riviste del gruppo editoriale Hacette – Rusconi arrivate in edicola nei giorni scorsi è inserito un dépliant di ben 34 pagine che in copertina promette abbonamenti a prezzi di saldo con sconti sino al 78% del prezzo di copertina.

Sono numerose le implicazioni di questa iniziativa.

In primis, come ricordava un attento visitatore pochi giorni fa, è clamoroso il furto che quotidianamente propinano gli editori con l’inserimento di sconti allucinanti su abbonamenti che veicolano attraverso i nostri punti vendita. Credo che potendo andare a fondo, sotto il piano legale questo si possa rubricare come concorrenza sleale.

Nella mia esperienza, prodotti alimentari e cosmetici vendono in diversi canali ma, quanto meno, vi è attenzione alle politiche di prezzo e, laddove possibile, differenziazione di formati e packaging. L’assenza totale di questi elementi nel canale edicole è evidente segnale di arroganza ed incapacità professionale da parte della stragrande maggioranza degli editori.

Altrettanto eclatante è come da un lato si combatta la guerra dei diritti e dei contenuti per poi, nei fatti, svendere le pubblicazioni senza il minimo ritegno senza coerenza alcuna.

Evidente carenza di coerenza e di scarsa conoscenza dei fundamentals del marketing è rappresentata dalla distonia che si crea attraverso queste operazioni nella mente del lettore acquirente che avrà necessariamente la percezione sia di essere fregato quanto compra le pubblicazioni a prezzo pieno che dello scarso valore delle riviste stesse. Il lettore, inoltre, non essendo tenuto per definizione a conoscere i dettagli, immaginerà, erroneamente purtroppo, anche che la filiera editoriale lavori con marginalità stratosferiche, facendosi così inevitabilmente l’idea che editori ed edicolanti siano “dei ladri”.

O le regole del gioco vengono [ri]fatte insieme o tra breve non sarà più possibile giocare.

Posted on 24 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Guerra A Parole di Murdoch – Filtr

L’accordo con Microsoft per far fuori Google. Tattica o strategia?

Cliccando sull’immagine è possibile, se d’interesse, proseguire la lettura sulla “saga” che anima il mondo internazionale dell’editoria.

Posted on 24 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Divergenze

Le ipotesi di far pagare i contenuti dei quotidiani on line sono viste come elemento di rilevanza sia per il recupero di una parte della redditività persa che per preservare le vendite della versione cartacea dei giornali.

Questa l’opinione prevalente che emergerebbe da un recente sondaggio svolto per conto dell’ American Press Institute ad inizio di questo mese, secondo il quale circa il 60% degli associati sta pensando di far pagare i contenuti resi disponibili sin ora gratuitamente. Tesi sostenuta anche dall’ Amministratore Delegato di Journalism online secondo il quale la questione non è se, ma come riuscire a far pagare le notizie.

Secondo quanto riportato, inoltre, circa un quarto degli imprese associate pensa di implementare entro i prossimi sei mesi una qualche forma di pagamento per i propri contenuti editoriali.

Peccato che quando sono stati consultati anche i visitatori, i lettori, dei siti web in questione le opinioni sia sul valore dei contenuti che sulla possibilità di ottenerli altrove in caso di “paywalls” siano state estremamente diverse. Differenza che emerge, tra l’altro, anche rispetto alla visione degli investitori pubblicitari.

Sono divergenze che se non venissero tenute nella giusta considerazione rappresenterebbero l’ennesimo passo falso dell’editoria, non vi è dubbio.

Posted on 23 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Media fuori dalla media

Resto ancora in attesa del documento completo del rapporto del Censis sulla comunicazione rilasciato pochi giorni fa per poter cogliere i dettagli e le sfumature che consentono una comprensione effettiva del fenomeno.

Quel che pare ormai abbastanza certo è che tra i media presi in considerazione manchi, almeno, un media.

Se è discutibile la scelta di inserire Skype nella categoria dei social network, è certo invece che sono stati completamente trascurati i videogiochi, mezzo che per penetrazione della popolazione e per impiego di tempo è un grave errore non considerare.

Posted on 20 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

I media tra crisi e metamorfosi

Sono stati rilasciati ieri, come noto, i risultati dell’indagine periodica svolta dal Censis sulla dieta mediatica degli italiani.

Attualmente è stata resa disponibile solamente la sintesi dell’ottavo rapporto sulla comunicazione. In seguito alla diffusione ed alla lettura della documentazione completa sarà possibile tracciare effettivamente un profilo adeguato del consumo di media da parte degli italiani.

E’ sicuramente dalla lettura dell’intero rapporto che è possibile cogliere i dettagli e le sfumature che consentono una comprensione effettiva del fenomeno.

Alcuni degli elementi che emergono dalla ricerca sono, comunque, così chiaramente definiti che meritano un primo commento vista l’importanza e l’autorevolezza del survey.

Per sintesi ed interesse specifico ci si concentra sulla parte dedicata alla stampa ed al quello che il Censis, coniando l’ennesimo neologismo nel tentativo di definire le complessità del fenomeno, chiama il “press divide”. Inevitabilmente, per confronto, non possono mancare comunque accenni agli altri mezzi di comunicazione ed informazione.

In un contesto notoriamente di generale crisi economica vi è una complessiva espansione dei mezzi gratuiti ed il sostanziale arresto di quelli a pagamento. I “nuovi media” non hanno penalizzato quelli già esistenti: quello appena trascorso è stato il decennio della moltiplicazione ma anche dell’integrazione dei media, dice il Censis.

In soli due anni, dal 2007 al 2009, la lettura dei quotidiani a pagamento passa dal 67 al 55% per quanto riguarda chi legge un quotidiano almeno una volta alla settimana, mentre si passa dal 51 al 34% se si prende in considerazione l’utenza abituale, cioè chi legge [ed acquista] un quotidiano almeno tre volte a settimana. Questo significa che prima della crisi la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, mentre ora questa porzione si è ridotta ad un terzo.

La carta stampata sta dunque divenendo marginale nel processo di informazione e formazione dell’opinione pubblica nel nostro paese. Il crollo è ancor più rilevante in considerazione del fatto che nella quota dei quotidiani a pagamento sono inclusi anche quelli sportivi e che non vi è stata compensazione dalla free press che, infatti, non registra aumenti di diffusione rilevanti, come emerge dalla tavola di sintesi sottostante. Il declino colpisce anche la lettura di settimanali e periodici che calano rispettivamente del 14 e dell’8% rispetto al biennio precedente.

Il Censis, nella prima parte della sintesi dell’indagine, stressa la rilevanza della crisi economica quale fattore di straordinaria importanza per la comprensione di questo crollo. Personalmente mi appare una spiegazione estremamente riduttiva poiché se il problema della carta stampata fosse relativo all’aspetto contingente economico avremmo dovuto assistere ad un boom della free press che invece non avviene.

La vera discriminante appare essere quella che il Censis, come accennato, definisce press divide ovvero tra quanti contemplano nella propria dieta mediatica i mezzi stampa e quanti invece non li hanno ancora o non li hanno più, come pare.

Cresce di oltre il 5%, rispetto alla precedente rilevazione questa espressione di un disagio che non è esclusivamente economico ma evidentemente affonda le sue radici nel sociale. Aumenta infatti in maniera più che proporzionale l’estraneità all’uso della carta stampata da parte dei giovani [+10%], degli uomini [+10%] e dei soggetti più istruiti [+8%].

La tavola sottostante sintetizza i risultati salienti sul tema.

In attesa di ritornare sul tema in seguito alla lettura completa della ricerca quando disponibile, va segnalato come la variazione in termini di incremento della penetrazione di internet sia marginale dal 45,3% del 2007 si è passati al 47% del 2009.

Infine, poiché larga parte della sintesi è dedicata all’utilizzo dei social network ed a Facebook in particolare è opportuno considerare come i social network non rubano tempo ai giornali [solo 4% del totale dei casi].

Newer Posts
Older Posts
Vai alla barra degli strumenti