novembre 2009

Pubblicato il 19 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Lezioni di marketing per editori

“Se sei pro­prie­ta­rio di una atti­vità nel canale horeca, abbo­nati a “El Pais” ed avrai gra­tis que­sta tele­vi­sione con deco­der per il digi­tale ter­re­stre inte­grato”. Recita, più o meno, così l’headline dell’annuncio sotto ripor­tato apparso su “El Pais Sema­nal” di dome­nica scorsa.

L’offerta è inte­grata da alcune spe­ci­fi­che che nella body­copy ven­gono meglio espli­ci­tate: “Abbo­nati per un anno a El Pais, per soli 350 € ed avrai ed avrai in omag­gio que­sta tele­vi­sione con deco­der per il digi­tale ter­re­stre inte­grato. Sola­mente per hotel, risto­ranti e bar”.

Per con­clu­dere: “Rice­vilo gra­tis prime delle 8.00 o pren­dilo nel tuo punto ven­dita abituale”

Men­tre gli edi­tori di quo­ti­diani del nostro paese si affan­nano a fare puli­zia delle copie omag­giate giu­sti­fi­cate da inve­sti­menti pub­bli­ci­tari che non ci sono più o, al con­tra­rio, ten­tano invano di bar­ri­carsi die­tro pre­te­stuo­sità che hanno dav­vero del ridi­colo, El Pais for­ni­sce una lezion­cina di mar­ke­ting tra­sfor­mando il pro­blema in oppor­tu­nità come da manuale ela­bo­rando una offerta ad hoc per il canale horeca.

Offerta che, vale la pena di sot­to­li­neare, non sca­valca il canale com­mer­ciale [le edi­cole] poi­ché appunto offre la pos­si­bi­lità di pren­dere il gior­nale nel pro­prio punto ven­dita abituale.

Pubblicato il 18 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Indicazioni

Il Sinagi, in vista della fase di rin­novo dell’accordo nazio­nale, circa un mese fa ha inviato ai pro­pri asso­ciati un que­stio­na­rio teso ad iden­ti­fi­care quali siano gli aspetti prio­ri­tari della nego­zia­zione dal punto di vista della base, degli edicolanti.

Si chie­deva di for­nire due rispo­ste rispetto alle cin­que alter­na­tive pro­po­ste così, appunto, da indi­care le priorità.

I risul­tati sono stati pub­bli­cati sul men­sile “Nuove dall’Edicola” di que­sto mese.

Rispo­sta % Posi­tiva
Con­tratto esti­ma­to­rio, ovvero paga­mento delle for­ni­ture solo al ritiro della resa 75,00%
Unica per­cen­tuale su tutto il pro­dotto editoriale 20,00%
Libertà di scelta delle pub­bli­ca­zioni da tenere in edicola 65,00%
Azze­ra­mento della defiscalizzazione 10,00%
Rico­no­sci­mento eco­no­mico per tutti gli alle­gati, con per­cen­tuale di sconto pari al prezzo effet­tivo di ogni testata diffusa 50,00%

[Fonte: Nuove dall’Edicola. Le per­cen­tuali ripor­tate, ovvia­mente, non cor­ri­spon­dono a 100 in quanto le rispo­ste pos­si­bili erano due].

Dalle rispo­ste otte­nute risulta evi­dente, nella sem­pli­cità – forse ecces­siva – del que­stio­na­rio, come l’interesse dei gior­na­lai sia foca­liz­zato, da un lato, sul breve, all’ottenimento di con­di­zioni di paga­mento più favo­re­voli che con­sen­ti­reb­bero sia di ridare fiato alle finanze dei sin­goli edi­co­lanti che di eli­mi­nare pro­gres­si­va­mente dal mer­cato i nume­rosi edi­tori scor­retti che appro­fit­tan­dosi delle attuali logi­che entrano sul mer­cato senza nes­suna bar­riera sfrut­tan­dolo biecamente.

Dall’altro lato si evi­den­zia il legit­timo desi­de­rio di deter­mi­nare auto­no­ma­mente, senza impo­si­zioni ed arro­ganza, l’assortimento della pro­pria atti­vità com­mer­ciale. Pos­si­bi­lità che allo stato attuale è negata a fronte di teo­ri­che parità di trat­ta­mento che sono ele­mento da man­te­nere solo per quanto riguarda i quo­ti­diani come è stato detto.

Sono indi­ca­zioni che non devono restare disattese.

Pubblicato il 17 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

El Pais Plus

Dalla scorsa set­ti­mana è dispo­ni­bile il ser­vi­zio per cel­lu­lari e smart­pho­nes El Pais Plus, che con­sente di avere oltre alle prin­ci­pali noti­zie della gior­nata anche con­te­nuti esclu­sivi resi dispo­ni­bili ad hoc per i sot­to­scrit­tori di que­sta proposta.

Ini­zial­mente solo i clienti Voda­fone potranno usu­fruirne men­tre suc­ces­si­va­mente anche gli altri ope­ra­tori tele­fo­nici saranno abi­li­tati. Per il primo mese sarà pos­si­bile effet­tuare una prova gra­tuita ed in seguito verrà richie­sto un paga­mento di 1,5 € alla settimana.

Il modello di busi­ness si avvi­cina molto a quello al quale sta­rebbe pen­sando da tempo anche il quo­ti­diano anglo­sas­sone Guar­dian che pare stia valu­tando, appunto, la crea­zione di un club, di uno spa­zio esclu­sivo a paga­mento, per i pro­prio let­tori dove offrire con­te­nuti pre­mium attual­mente non meglio specificati.

Valuto posi­ti­va­mente l’idea per la scelta di vei­co­lare con­te­nuti a paga­mento sul tele­fono che mi pare la scelta più inte­res­sante e di mag­gior pro­spet­tiva sia per pra­ti­cità che diffusione.

Non si può che apprez­zare, infine, la coe­renza del quo­ti­diano in que­stione che dichiara di aver reso dispo­ni­bile que­sto ser­vi­zio: “Fiel a la filo­so­fía de lle­gar a los ciu­da­da­nos a tra­vés de todo tipo de for­ma­tos y dispo­si­ti­vos” [*]. Filo­so­fia che con­ferma come la carta non sia più la piat­ta­forma di distri­bu­zione esclu­siva di una utenza che usa il web sia fisso che mobile per l’informazione di base e che, se inte­grata in un per­corso di svi­luppo stra­te­gico dell’impresa edi­to­riale, sem­bre­rebbe di pro­spet­tiva.

[*] Come sem­pre, se avete biso­gno della tra­du­zione chie­dete e vi sarà dato.

Pubblicato il 16 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Comunicazione pubblicitaria e copertura giornalistica

I dubbi, che i let­tori più attenti hanno sem­pre nutrito sulla reale indi­pen­denza di gior­nali e gior­na­li­sti sono con­fer­mati, o quanto meno ali­men­tati, da Diego Rinallo [Uni­ver­sità Boc­coni] e Suman Basu­roy [Uni­ver­sity of Okla­homa] che nell’articolo Does Adver­ti­sing Spen­ding Influence Media Cove­rage of the Adver­ti­sers?, pub­bli­cato sul numero di novem­bre del “Jour­nal of Mar­ke­ting” [di]mostrano una forte influenza da parte degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari sul con­te­nuto della stampa di tutto il mondo.

Ana­liz­zando la spesa pub­bli­ci­ta­ria e la coper­tura gior­na­li­stica di 291 imprese ita­liane della moda sulle pub­bli­ca­zioni di 123 edi­tori in Ita­lia [61], Fran­cia [15], Ger­ma­nia [15], Gran Bre­ta­gna [16] e USA [16], i due stu­diosi con­clu­dono peren­to­ria­mente che “ci sono le prove di una forte influenza «posi­tiva» della pub­bli­cità sulla coper­tura giornalistica”.

In par­ti­co­lare dalla ricerca emerge che:

  • Gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari rice­vono un trat­ta­mento pre­fe­ren­ziale nella coper­tura giornalistica.
  • Le testate spe­cia­liz­zate che dipen­dono esclu­si­va­mente da un deter­mi­nato set­tore sono mag­gior­mente influenzabili.
  • Le pres­sioni di gruppi d’interesse influen­zano le deci­sioni sul tipo di coper­tura giornalistica.
  • Le imprese di mag­giori dimen­sioni e con pro­dotti inno­va­tivi hanno pos­si­bi­lità supe­riori alle altre di otte­nere una coper­tura mediatica.
  • Gli effetti dell’influenza da parte degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari esi­stono sia negli USA che in Europa.

Editoria e Condizionamenti

Fin­ché gli arti­coli dei gior­nali saranno scritti sul retro degli annunci pub­bli­ci­tari cre­di­bi­lità e fidu­cia nei media non potranno che con­ti­nuare a crol­lare inesorabilmente.

Pubblicato il 13 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Rivoluzione, Evoluzione o Involuzione

Ha destato un certo inte­resse il repor­tage pub­bli­cato dal NYT inti­to­lato “A galla nell’Oceano, si espan­dono isole d’immondizia” che docu­menta l’invasione dei rifiuti nell’Oceano Pacifico.

Più che per il con­te­nuto rela­tivo all’ennesima tra­ge­dia ambien­tale che si va con­su­mando, i gior­nali nazio­nali ne hanno par­lato in fun­zione del fatto che l’articolo è stato pub­bli­cato gra­zie ai finan­zia­menti dei let­tori che, via Spot Us, hanno sov­ven­zio­nato le spese del free­lance che lo ha realizzato.

Gene­ral­mente gli arti­coli della stampa nostrana hanno sot­to­li­neato la noti­zia come una rivo­lu­zione o quan­to­meno una evo­lu­zione del gior­na­li­smo d’inchiesta. Abbiamo anche un neo­lo­gi­smo che descrive que­sto feno­meno: il cro­w­d­fun­ding jou­na­lism o, meno sin­te­tico, com­mu­nity fun­ded repor­ting.

Un com­mento alla noti­zia ripor­tata da Pra­tel­lesi, chiede testual­mente: “Ma se il giorn­li­smo di qua­lità deve essere pagato dalle fon­da­zioni allora quello di scarsa qua­lità da chi deve essere pagato ??” Con­ti­nuando: “Ma lo dob­biamo sal­vare per forza que­sto giornalismo ???”

Con­di­vido la per­ples­sità del let­tore. Come dicevo a Ric­cardo Silvi a me pare più una invo­lu­zione anzi­ché una rivo­lu­zione. I “grandi gior­nali” fanno ser­vizi fuori dal coro con soldi non loro e con pro­fes­sio­ni­sti che non rischiano di per­dere il posto di lavoro per­ché non lo hanno.

Se i gior­nali neces­si­tano delle sov­ven­zioni dei let­tori per rea­liz­zare arti­coli inte­res­santi, scor­dia­moci di par­lare ancora di gior­na­li­smo del futuro.

Con­cen­triamo la nostra atten­zione sul bilan­ciare edi­tori non puri, lobby e pres­sione degli inser­zio­ni­sti, riu­scirci sarebbe un obiet­tivo di minima che cer­ta­mente favo­ri­rebbe la qua­lità del gior­na­li­smo e dei giornali.

Involution

Pubblicato il 12 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Casi di successo

Più si [r]affinano le ipo­tesi di lavoro sul futuro dell’editoria, con spe­ci­fico rife­ri­mento al rap­porto tra media tra­di­zio­nali e media digi­tali, e più è chiaro come il pro­cesso di con­ver­genza, di com­ple­men­ta­rietà, tra que­ste due realtà sia indispensabile.

Casi di suc­cesso si svi­lup­pano, tal­volta, dove meno uno se lo aspet­te­rebbe come è avve­nuto per la rivi­sta di taglio e cucito “Burda”.

La pub­bli­ca­zione men­sile di “moda fai da te” e car­ta­mo­delli attual­mente è l’emblema di quanto ogni edi­tore di que­sti tempi potrebbe desi­de­rare, un sito web che porti atten­zione ed inte­resse nei con­fronti della pub­bli­ca­zione tra­di­zio­nale cartacea.

A testi­mo­nianza del suc­cesso, nel momento in cui ho visi­tato il sito, in orari da gior­na­laio, vi erano com­ples­si­va­mente circa 34mila utenti on line.

Il sito web, lan­ciato nel 2006, è ani­mato da una com­mu­nity, con diversi forum di scam­bio d’informazioni, con­si­gli ed espe­rienze che in alcuni casi regi­strano oltre 5mila con­tri­buti . Sono oltre 30mila gli utenti regi­strati. E’ pos­si­bile sca­ri­care gra­tui­ta­mente circa una cin­quan­tina di car­ta­mo­delli [registrandosi].

Sicu­ra­mente un pro­getto di com­ple­men­ta­rietà e di rin­no­va­mento del pub­blico della rivi­sta par­tito da lon­tano ed affron­tato con sapienza e visione stra­te­gica dal quale c’è da impa­rare.

Burda header

Unico neo il cor­po­rate blog lan­ciato a luglio di quest’anno e com­ple­ta­mente abban­do­nato senza aggior­na­menti o par­te­ci­pa­zione, ma in fondo per­chè pre­oc­cu­par­sene? Non è una pre­scri­zione medica dover rea­liz­zare un cor­po­rate blog tanto meno quando il suc­cesso e la par­te­ci­pa­zione sono pre­senti comun­que a prescindere.

Pubblicato il 11 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

La qualità [non] paga?

Due pub­bli­ca­zioni hanno annun­ciato che ben pre­sto chiu­de­ranno i battenti.

Uscirà infatti a dicem­bre l’ultimo numero in ver­sione car­ta­cea di Dia­rio, che, secondo quanto ripor­tato, l’editore ha pre­fe­rito chiu­dere man­te­nen­done intatte sino alla fine le carat­te­ri­sti­che di indi­pen­denza e bella scrit­tura piut­to­sto che cederne le sorti a qual­che avven­tu­riero, o peg­gio ancora finan­ziere, dell’editoria.

Stessa sorte per Fmr, lus­suosa e raf­fi­nata rivi­sta dedi­cata al mondo dell’arte alle stampe da 27 anni da Franco Maria Ricci che aveva l’ambizione di essere “l’Armani dell’editoria”.

Si tratta di due rivi­ste che sep­pur di taglio deci­sa­mente diverso tra loro sono acco­mu­nate dall’attenzione alla qua­lità sia in ter­mini di con­te­ni­tore che di con­te­nuto. Rivi­ste che, tra l’altro, ave­vano prezzi di coper­tina deci­sa­mente supe­riori alla media ma che non sono bastati a ren­dere pro­fit­te­vole la loro esistenza.

Le moti­va­zioni della chiu­sura, in que­sto come negli altri casi, spesso risie­dono nella carenza di inve­sti­menti pub­bli­ci­tari su que­ste rivi­ste che senza gli stessi non rie­scono a sopravvivere.

Credo che que­sti esempi aprano neces­sa­ria­mente una rifles­sione sul gior­na­li­smo ed i giornali/periodici di qua­lità, smen­tendo appa­ren­te­mente chi – com­preso il sot­to­scritto – ritiene che sia invece l’assenza di buon gior­na­li­smo uno dei fat­tori che allon­tana i let­tori e dun­que con­tri­bui­sce a deter­mi­nare l’attuale stato di crisi gene­rale dell’editoria.

Sem­bre­rebbe che gli spazi per fare cul­tura siano estre­ma­mente ristretti o addi­rit­tura ine­si­stenti e che gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari non siano inte­res­sati ad entrare in con­tatto con “micro­nic­chie”, con pub­blici sofi­sti­cati ed attenti.

Sono aspetti che nel dibat­tito sulle strade da per­se­guire per una cor­retta e red­di­ti­zia ripresa dell’editoria non devono essere sottovalutati.

Mediatica

Si segnala, infine, che c’è chi ritiene vi pos­sano essere spazi mag­giori nella fascia media del mer­cato dei set­ti­ma­nali con una pub­bli­ca­zione che si col­lo­chi a cavallo tra il duo “Espresso-Panorama” e la triade “Chi-Gente-DiPiù”; e chi, invece, garan­ti­sce che gli annunci pub­bli­ci­tari posi­zio­nati all’interno della pro­pria pub­bli­ca­zione saranno ricor­dati di più che su quelle concorrenti.

Pubblicato il 10 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

No Martini, No Party

Aure­lio Medel, Diret­tore della Comu­ni­ca­zione del Banco di San­tan­der, su Nego­cios di dome­nica 8 novem­bre pub­blica “La Prensa y el efecto Mar­tini” [La stampa e l’effetto Martini].

Nell’articolo viene effet­tuato un inte­res­sante paral­lelo tra l’impatto dell’avvento del ban­king on line per le isti­tu­zioni ban­ca­rie e quello del web per la stampa, arri­vando a con­clu­dere che così come le ope­ra­zioni di mag­gior impor­tanza con­ti­nuano ad essere effet­tuate nelle suc­cur­sali altret­tanto potrebbe rea­liz­zarsi per quanto riguarda la stampa. Di fatto i siti di infor­ma­zioni mag­gior­mente visi­tati [esclu­dendo motori di ricerca ed aggre­ga­tori] sono l’emanazione on line di quanto pre­ce­den­te­mente su sup­porto fisico/cartaceo.

Medel con­ti­nua sot­to­li­neando come gli attri­buti chiave siano in entrambi i casi cre­di­bi­lità e fidu­cia, ele­menti che anche in que­sti spazi sono stati rimar­cati sin dall’inizio. I let­tori fon­da­men­tal­mente vogliono infor­ma­zioni e per sod­di­sfare que­sta neces­sità i gruppi di comu­ni­ca­zione [ed in par­ti­co­lare la stampa] devono avan­zare verso lo stesso con­cetto di posi­zio­na­mento del noto drink in ter­mini di dispo­ni­bi­lità e reperibilità.

Il let­tore vuole sapere cosa sta suc­ce­dendo in qua­lun­que momento e vuole che que­sta infor­ma­zione gli venga for­nita da qual­cuno di cui si può fidare, nel senso più ampio del ter­mine. Il cit­ta­dino vuole che le sue mar­che di fidu­cia gli diano accesso a ciò di cui ha biso­gno senza limiti di spa­zio o di tempo.

Rela­ti­va­mente alle reti sociali viene cor­ret­ta­mente rile­vato, a mio avviso, come non solo sulle stesse con­ti­nui a pesare ancora oggi la carenza di un modello di busi­ness cre­di­bile ma anche il fatto che per molti degli utenti la pub­bli­cità è rite­nuta inop­por­tuna o addi­rit­tura inva­siva, ele­mento che ne mina la poten­ziale red­di­ti­vità anche in pro­spet­tiva. Meno azzec­cata mi pare invece la linea netta che viene trac­ciata tra le reti sociali e reti infor­ma­tive; la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria ed i suoi attori saranno [sono] pre­senti in entrambe ed è pres­so­ché impos­si­bile che non si com­por­tino come vasi comunicanti.

ejecutivo

La fine dei gior­nali e della carta stam­pata è dun­que tutt’altro che segnata , i media digi­tali sono uno stru­mento, un mezzo, per ser­vire e coin­vol­gere ancora meglio gli utenti così come è avve­nuto con altri pro­dotti in altri set­tori.

Le nuove piat­ta­forme dispo­ni­bili ci con­sen­tono pro­cessi di comu­ni­ca­zione sino a poco tempo fa inim­ma­gi­na­bili, rea­liz­zando pro­dotti e ser­vizi edi­to­riali di altis­simo stan­ding per pro­fon­dità d’azione e livello di interazione.

Domani si chiama ritardo anche da que­sto punto di vista.

Pubblicato il 9 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Commentate pure [Grazie!]

L’articolo di qual­che giorno fa che soste­neva l’importanza della con­di­vi­sione e della socia­lità nella costru­zione della noti­zia credo sia meri­te­vole di un appro­fon­di­mento, nel ten­ta­tivo, anche, di for­nire una prima rispo­sta agli spunti for­niti da Isa­bella Cesa­reo che, fon­da­men­tal­mente, si chiede se il let­tore medio abbia gli stru­menti e la cul­tura ade­guata per contro-argomentare in modo ade­guato [ad un’informazione volu­ta­mente e stra­te­gi­ca­mente distorta e deformata].

Ovvia­mente i com­menti sono solo una parte della costru­zione della noti­zia men­tre, come cer­cavo di dire nell’articolo pre­ci­tato, l’aspetto sociale della noti­zia e dun­que del gior­na­li­smo non si limita a que­sti con­tri­buti ma anno­vera nume­rosi altri ele­menti.

Per quanto ho avuto modo di osser­vare e spe­ri­men­tare in que­sti anni di inte­ra­zione sul web, in rife­ri­mento spe­ci­fico ai com­menti, credo che com­ples­si­va­mente siano i primi due, mas­simo tre, ad essere in tema con l’informazione, con la noti­zia, men­tre i suc­ces­sivi gene­ral­mente ten­dono a per­dere il filo ini­ziale del discorso por­tando ad uno sfi­lac­cia­mento del dibat­tito che nor­mal­mente risulta poco pro­dut­tivo rispetto al pro­cesso di [ri]costruzione della notizia.

Mi pare che que­sta ten­denza sia più pro­nun­ciata all’interno di gruppi di discus­sione, social net­work ed in tutti gli ambiti “ama­to­riali” [blog inclusi ovvia­mente] men­tre all’interno delle appen­dici on line dei media uffi­ciali la qua­lità e la coe­renza sia com­ples­si­va­mente mag­giore. Evi­den­te­mente ad ogni ine­vi­ta­bile gene­ra­liz­za­zione fanno da con­tral­tare nume­rose ecce­zioni.

Se, come sostengo, l’apporto alla [ri]definizione della noti­zia così come il valore creato sono mag­giori in con­te­sti dotati di “uffi­cia­lità” le oppor­tu­nità per il gior­na­li­smo ed i gior­na­li­sti in tal senso sono dav­vero tutte da cogliere anche sotto que­sto profilo.

Sono que­ste, e le pros­sime che cer­ta­mente ver­ranno, forme che non sosti­tui­scono ma inte­grano gior­nali e gior­na­li­smo il cui futuro mi appare legato a que­sti come ad altri fat­tori.

what-interactions-do-you-want-from-social-media

Com­men­tate pure. [grazie!]

Pubblicato il 6 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Personalizzazione della notizia & Potenzialità dei media tradizionali

Media scar­city is dead.

Ini­zia così l’articolo pub­bli­cato su Tech­Crunch da Edo Segal sul futuro dell’industria dei media che, con­cen­trando l’analisi sui mezzi digi­tali, tra­duce tutto in files che pos­sono essere scam­biati e pira­tati pre­ve­dendo dun­que il pre­va­lere degli smart­pho­nes con par­ti­co­lare rife­ri­mento ad Apple e App store, per con­clu­dere come, a suo avviso, sia neces­sa­rio ven­dere accesso ed espe­rienze invece di media files.

Allo stesso tempo, come a con­ferma della attuale fra­gi­lità dell’industria dei media ed in par­ti­co­lare dell’area digi­tale degli stessi, alla ricerca di un modello di busi­ness degno di que­sto nome, non­ché della com­ples­siva bontà delle ipo­tesi for­mu­late da Segal, si assi­ste al lan­cio di quella che potrebbe essere la kil­ler appli­ca­tion della con­ver­sa­zione su inter­net e di quello che per con­ven­zione viene defi­nito twit­ter gior­na­li­smo.

Twit­ter Tim.es con­sente di sepa­rare il segnale dal rumore sele­zio­nando i temi con pre­ci­sione ed in maniera per­so­na­liz­zata secondo i pro­pri inte­ressi. Le infor­ma­zioni pos­sono essere orga­niz­zate per rile­vanza ed in fun­zione della popo­la­rità della fonte, è pos­si­bile fil­trare le noti­zie sulla base dei pro­fili seguiti ed anche di altri d’interesse.

Maxim Gri­nev, respon­sa­bile tec­nico del gruppo di lavoro che ha creato l’applicazione, dichiara, tra l’altro, che : “ viene cal­co­lato quante volte un link viene pub­bli­cato dai nostri « amici » ed in que­sto modo siamo in grado di costruire un gior­nale, un noti­zia­rio, per­so­na­liz­zato”. Non è da esclu­dere che in futuro Twit­ter Times possa essere uti­liz­zato all’interno dei siti web dei quo­ti­diani stessi restrin­gendo il con­cetto ad una sin­gola fonte. Par­rebbe infatti che il NYT, secondo quanto dichiara Gri­nev, possa essere inte­res­sato ed all’utilizzo dello strumento.

future of media_lifecycle

La disputa tra il Guar­dian e Mur­doch sulla pos­si­bi­lità effet­tiva di far pagare i con­te­nuti on line e la guerra agli aggre­ga­tori che regi­stra ogni giorno un nuovo capi­tolo, dimo­strano l’incertezza e l’inesperienza di un set­tore che per troppo tempo ha retto la pro­pria esi­stenza sull’ uovo e la gal­lina e [per con­ti­nuare la para­frasi] sui favori del gallo.

Non è sulla rapi­dità per ragioni strut­tu­rali orga­niz­za­tive né sulla per­so­na­liz­za­zione per motivi di ogget­tiva limi­ta­zione, che i media tra­di­zio­nali [ed in par­ti­co­lare quo­ti­diani e perio­dici] potranno vin­cere la sfida con la comu­ni­ca­zione e l’informazione digi­tale.

Le noti­zie del XX secolo sono ina­datte alla società del XXI ricorda il mani­fe­sto sui new media redatto dall Har­ward Busi­ness Publi­shing che rias­sume bril­lan­te­mente in sette punti focali gli aspetti sui quali concentrarsi:

  • Cono­scenza invece di notizie
  • Gestione e non solo abi­li­ta­zione dei commenti
  • Temi invece di articoli
  • Scar­sità con­tro circolazione
  • Pro­vo­ca­zione non perfezione
  • Non ven­dersi
  • Mes­saggi invece di mezzi e tecnologia

Quando fu chie­sto a Mark Zuc­ker­berg quali fos­sero i motivi essen­ziali del suc­cesso di Face­book la rispo­sta fu: “foca­liz­za­zione, astu­zia e rapi­dità”, tre punti che emer­gono chia­ra­mente nelle rac­co­man­da­zioni del manifesto.

Sono evi­den­te­mente con­si­gli gene­rali e gene­ra­liz­zati che vanno adat­tati con­te­stua­liz­zan­doli ad ogni realtà spe­ci­fica, per que­sto esi­stono i mana­ger azien­dali, no?

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