I media tra crisi e metamorfosi

Sono stati rilasciati ieri, come noto, i risultati dell’indagine periodica svolta dal Censis sulla dieta mediatica degli italiani.

Attualmente è stata resa disponibile solamente la sintesi dell’ottavo rapporto sulla comunicazione. In seguito alla diffusione ed alla lettura della documentazione completa sarà possibile tracciare effettivamente un profilo adeguato del consumo di media da parte degli italiani.

E’ sicuramente dalla lettura dell’intero rapporto che è possibile cogliere i dettagli e le sfumature che consentono una comprensione effettiva del fenomeno.

Alcuni degli elementi che emergono dalla ricerca sono, comunque, così chiaramente definiti che meritano un primo commento vista l’importanza e l’autorevolezza del survey.

Per sintesi ed interesse specifico ci si concentra sulla parte dedicata alla stampa ed al quello che il Censis, coniando l’ennesimo neologismo nel tentativo di definire le complessità del fenomeno, chiama il “press divide”. Inevitabilmente, per confronto, non possono mancare comunque accenni agli altri mezzi di comunicazione ed informazione.

In un contesto notoriamente di generale crisi economica vi è una complessiva espansione dei mezzi gratuiti ed il sostanziale arresto di quelli a pagamento. I “nuovi media” non hanno penalizzato quelli già esistenti: quello appena trascorso è stato il decennio della moltiplicazione ma anche dell’integrazione dei media, dice il Censis.

In soli due anni, dal 2007 al 2009, la lettura dei quotidiani a pagamento passa dal 67 al 55% per quanto riguarda chi legge un quotidiano almeno una volta alla settimana, mentre si passa dal 51 al 34% se si prende in considerazione l’utenza abituale, cioè chi legge [ed acquista] un quotidiano almeno tre volte a settimana. Questo significa che prima della crisi la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, mentre ora questa porzione si è ridotta ad un terzo.

La carta stampata sta dunque divenendo marginale nel processo di informazione e formazione dell’opinione pubblica nel nostro paese. Il crollo è ancor più rilevante in considerazione del fatto che nella quota dei quotidiani a pagamento sono inclusi anche quelli sportivi e che non vi è stata compensazione dalla free press che, infatti, non registra aumenti di diffusione rilevanti, come emerge dalla tavola di sintesi sottostante. Il declino colpisce anche la lettura di settimanali e periodici che calano rispettivamente del 14 e dell’8% rispetto al biennio precedente.

Il Censis, nella prima parte della sintesi dell’indagine, stressa la rilevanza della crisi economica quale fattore di straordinaria importanza per la comprensione di questo crollo. Personalmente mi appare una spiegazione estremamente riduttiva poiché se il problema della carta stampata fosse relativo all’aspetto contingente economico avremmo dovuto assistere ad un boom della free press che invece non avviene.

La vera discriminante appare essere quella che il Censis, come accennato, definisce press divide ovvero tra quanti contemplano nella propria dieta mediatica i mezzi stampa e quanti invece non li hanno ancora o non li hanno più, come pare.

Cresce di oltre il 5%, rispetto alla precedente rilevazione questa espressione di un disagio che non è esclusivamente economico ma evidentemente affonda le sue radici nel sociale. Aumenta infatti in maniera più che proporzionale l’estraneità all’uso della carta stampata da parte dei giovani [+10%], degli uomini [+10%] e dei soggetti più istruiti [+8%].

La tavola sottostante sintetizza i risultati salienti sul tema.

In attesa di ritornare sul tema in seguito alla lettura completa della ricerca quando disponibile, va segnalato come la variazione in termini di incremento della penetrazione di internet sia marginale dal 45,3% del 2007 si è passati al 47% del 2009.

Infine, poiché larga parte della sintesi è dedicata all’utilizzo dei social network ed a Facebook in particolare è opportuno considerare come i social network non rubano tempo ai giornali [solo 4% del totale dei casi].

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Pier Luca Santoro

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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
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