Posted on 6 novembre 2009 by

Personalizzazione della notizia & Potenzialità dei media tradizionali

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Media scar­city is dead.

Ini­zia così l’articolo pub­bli­cato su Tech­Crunch da Edo Segal sul futuro dell’industria dei media che, con­cen­trando l’analisi sui mezzi digi­tali, tra­duce tutto in files che pos­sono essere scam­biati e pira­tati pre­ve­dendo dun­que il pre­va­lere degli smart­pho­nes con par­ti­co­lare rife­ri­mento ad Apple e App store, per con­clu­dere come, a suo avviso, sia neces­sa­rio ven­dere accesso ed espe­rienze invece di media files.

Allo stesso tempo, come a con­ferma della attuale fra­gi­lità dell’industria dei media ed in par­ti­co­lare dell’area digi­tale degli stessi, alla ricerca di un modello di busi­ness degno di que­sto nome, non­ché della com­ples­siva bontà delle ipo­tesi for­mu­late da Segal, si assi­ste al lan­cio di quella che potrebbe essere la kil­ler appli­ca­tion della con­ver­sa­zione su inter­net e di quello che per con­ven­zione viene defi­nito twit­ter gior­na­li­smo.

Twit­ter Tim.es con­sente di sepa­rare il segnale dal rumore sele­zio­nando i temi con pre­ci­sione ed in maniera per­so­na­liz­zata secondo i pro­pri inte­ressi. Le infor­ma­zioni pos­sono essere orga­niz­zate per rile­vanza ed in fun­zione della popo­la­rità della fonte, è pos­si­bile fil­trare le noti­zie sulla base dei pro­fili seguiti ed anche di altri d’interesse.

Maxim Gri­nev, respon­sa­bile tec­nico del gruppo di lavoro che ha creato l’applicazione, dichiara, tra l’altro, che : “ viene cal­co­lato quante volte un link viene pub­bli­cato dai nostri « amici » ed in que­sto modo siamo in grado di costruire un gior­nale, un noti­zia­rio, per­so­na­liz­zato”. Non è da esclu­dere che in futuro Twit­ter Times possa essere uti­liz­zato all’interno dei siti web dei quo­ti­diani stessi restrin­gendo il con­cetto ad una sin­gola fonte. Par­rebbe infatti che il NYT, secondo quanto dichiara Gri­nev, possa essere inte­res­sato ed all’utilizzo dello strumento.

future of media_lifecycle

La disputa tra il Guar­dian e Mur­doch sulla pos­si­bi­lità effet­tiva di far pagare i con­te­nuti on line e la guerra agli aggre­ga­tori che regi­stra ogni giorno un nuovo capi­tolo, dimo­strano l’incertezza e l’inesperienza di un set­tore che per troppo tempo ha retto la pro­pria esi­stenza sull’ uovo e la gal­lina e [per con­ti­nuare la para­frasi] sui favori del gallo.

Non è sulla rapi­dità per ragioni strut­tu­rali orga­niz­za­tive né sulla per­so­na­liz­za­zione per motivi di ogget­tiva limi­ta­zione, che i media tra­di­zio­nali [ed in par­ti­co­lare quo­ti­diani e perio­dici] potranno vin­cere la sfida con la comu­ni­ca­zione e l’informazione digi­tale.

Le noti­zie del XX secolo sono ina­datte alla società del XXI ricorda il mani­fe­sto sui new media redatto dall Har­ward Busi­ness Publi­shing che rias­sume bril­lan­te­mente in sette punti focali gli aspetti sui quali concentrarsi:

  • Cono­scenza invece di notizie
  • Gestione e non solo abi­li­ta­zione dei commenti
  • Temi invece di articoli
  • Scar­sità con­tro circolazione
  • Pro­vo­ca­zione non perfezione
  • Non ven­dersi
  • Mes­saggi invece di mezzi e tecnologia

Quando fu chie­sto a Mark Zuc­ker­berg quali fos­sero i motivi essen­ziali del suc­cesso di Face­book la rispo­sta fu: “foca­liz­za­zione, astu­zia e rapi­dità”, tre punti che emer­gono chia­ra­mente nelle rac­co­man­da­zioni del manifesto.

Sono evi­den­te­mente con­si­gli gene­rali e gene­ra­liz­zati che vanno adat­tati con­te­stua­liz­zan­doli ad ogni realtà spe­ci­fica, per que­sto esi­stono i mana­ger azien­dali, no?

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