novembre 2009

Posted on 30 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Murdoch, Battuto Sul Tempo – Filtr

Alcuni quotidiani locali inglesi iniziano a testare il “paywall”.

Cliccando sull’immagine è possibile, se d’interesse, proseguire la lettura.

Posted on 30 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

La lezione di Tiger Woods

Partendo dalla notizia dell’incidente avvenuto a Tiger Woods e dalla tempestività con la quale, ancora una volta, è stata data la notizia attraverso Twitter è possibile interrogarsi sul valore delle notizie in tempo reale diffuse dai diversi social network e messaggistica istantanea.

Dalla parte degli entusiasti si schiera Techcrunch che al riguardo titola “This is why the internet [and twitter] wins”, sottolineando la tempestività del mezzo rispetto alle versioni on line dei mainstream media.

Scoprire qualche ora più tardi che le dinamiche e le cause dell’incidente avvenuto parrebbero ben distinte da quanto riportato ed espanso all’infinito su Twitter offre l’occasione per chiedersi quale sia il reale valore del mezzo in chiave giornalistica.

Sotto questo profilo ottima la sintesi offerta dalla matrice sottostante realizzata da Broadstuff.

Sono questi certamente parametri sui quali riflettere e lavorare per un giornalismo che non può essere fatto solo di algoritmi e che deve, anche, saper scindere tempo reale e qualità.

Posted on 27 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Equilibri ed alleanze controcorrente

Mentre la battaglia contro gli aggregatori si arricchisce ogni giorno di nuovi capitoli e, apparenti, colpi di scena, c’è chi sembra aver preso buona nota dei consigli di Seth Godin e si muove controcorrente.

E’ il caso di UsaToday, giornale a maggior tiratura degli Stati Uniti, che già nel recente passato si era distinto per alcune iniziative interessanti, che ha annunciato di essere arrivato ad un accordo con l’aggregatore di notizie Fark.com per condividere i contenuti nelle rispettive sezioni dedicate alla tecnologia.

Jeff Webber, editore del giornale, secondo quanto riportato, ha affermato che: “Come UsaToday, Fark dà grande valore alla propria comunità di utenti fedeli. Essere in grado di condividere sia i contenuti che le audience mette in grado UsaToday e Fark di rafforzarsi reciprocamente”.

Se non manca chi, commentando l’alleanza, si chiede se sia, alternativamente, un colpo di genio, il segno dell’apocalisse o se semplicemente una pazzia, personalmente mi associo alla dichiarazione dell’amministratore delegato di Fark che afferma : “UsaToday dimostra di essere nel business del futuro mentre la maggioranza dei media resta ancorata al passato”.

Come sempre sono equilibri estremamente difficili da realizzare tra obiettivi di crescita dell’audience, alla quale certamente questa operazione assolve, ed il mantenimento della redditività, vera spina nel fianco sulla quale nessuno ad oggi ha ancora trovato un modello di business.

Posted on 26 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

iTunes model per gli editori

Gli editori statunitensi Time inc, Conde Nast e Hearst, secondo le indiscrezioni raccolte dal New York Times, si sarebbero consorziati, formando una società ad hoc con quote paritarie, per lanciare una edicola virtuale.

Il quotidiano d’oltreoceano, citando fonti “bene informate sui fatti”, riporta che il consorzio di editori dovrebbe realizzare un sistema, un software, per la visione degli articoli delle riviste sui diversi supporti digitali quali smartphones ed e- reader.

L’edicola virtuale è stata ribattezzata l’iTunes dell’informazione, si tratterebbe di un marketplace per i singoli contenuti sul quale gli editori dovrebbero avere piena gestione e controllo dei contenuti come il servizio per scaricare le canzoni. L’Observer riporta che con questo sistema sarebbe possibile acquistare anche le edizioni cartacee.

Che la mobilità possa essere il veicolo per riuscire ad ottenere il pagamento delle notizie digitali è l’ ipotesi che attualmente parrebbe più plausibile. Un primo tentativo è stato effettuato all’inizio di questo mese proprio da una delle case editrici che parteciperebbe alla joint venture che ha reso disponibile per iPhone l’edizione integrale di GQ a 2,99 dollari. E’ evidente come il consorzio nascente rappresenti, sotto questo profilo, l’evidenza del timore degli editori di un percorso individuale a rischio di fallimento.

Credo che questo, come altri, siano tentativi, esperimenti, doverosi che consentiranno di comprendere meglio le effettive disponibilità e reazioni dei lettori, ma non penso che siano iniziative di sviluppo e riqualificazione effettiva.

Sono molto scettico sulle effettive possibilità di successo di questa iniziativa essendo assolutamente concorde con quanto afferma l’ottimo Marco Bardazzi.

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