ottobre 2009

Pubblicato il 30 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Media ed Innovazione

E’ appa­ren­te­mente para­dos­sale che in un periodo quale quello attuale, in cui gli spunti e le pos­si­bi­lità offerte al gior­na­li­smo non sono forse mai stati così nume­rosi, si fati­chi a tro­vare delle solu­zioni con­di­vise e con­di­vi­si­bili sul futuro dei media ed in par­ti­co­lare, per quanto di mio spe­ci­fico inte­resse, su quale sarà il destino della carta stam­pata. Emble­ma­tico di que­sta situa­zione di fre­ne­sia e nevrosi l’HuffPost di ieri che chiede ai suoi let­tori di votare per deter­mi­nare chi sia “The ulti­mate game chan­ger in media”.

Mi sem­bra asso­lu­ta­mente con­di­vi­si­bile rile­vare come la com­ples­sità del pro­blema e la rela­tiva solu­zione risie­dano fon­da­men­tal­mente sui modelli orga­niz­za­tivi ed indu­striali e nei risvolti poli­tici dell’editoria tra­di­zio­nale come ricorda al ter­mine di un’ inte­res­san­tis­simo arti­colo Alberto D’ Ottavi.

Una acce­le­ra­zione all’innovazione, almeno in ter­mini di faci­li­ta­tore stru­men­tale , potrebbe venire da Mana­ging News, la cui ultima ver­sione, aggior­nata al 21 otto­bre scorso, con­sente di creare con sem­pli­cità ed effi­ca­cia al tempo stesso aggre­ga­zioni e con­ver­sa­zioni. La Knight Foun­da­tion for­ni­sce più di cin­quanta esempi di come que­sta solu­zione, sca­ri­cata da oltre mille utenti nei primi cin­que giorni dal momento in cui è stata resa dispo­ni­bile, possa essere uti­liz­zata.

Anche nel nostro paese si smuo­vono le acque e nascono ini­zia­tive che sicu­ra­mente trac­ciano la linea dell’orizzonte. Tra tutte quelle neo­nate e nascenti, di par­ti­co­lare inte­resse, a mio avviso, quella pro­mossa dal duo Gra­nieriMai­strello che nelle inten­zioni va oltre la fun­zione di sem­plice aggre­ga­zione di con­te­nuti rivol­gen­dosi ad una fascia ampia di inter­nauti con l’obiettivo di for­nire loro ser­vi­zio in ter­mini di sele­zione e sem­pli­fi­ca­zione. Ini­zia­tiva alla quale spero di poter for­nire il mio con­tri­buto da giornalaio.

innovation

Vale la pena di ricor­darsi, infine, come è stato sot­to­li­neato da Luca De Biase, che nel mondo dell’innovazione c’è solo un difetto peg­giore che essere troppo in ritardo: essere troppo in anticipo.

L’innovazione non è una linea retta. Oscilla, rim­balza, sbanda e tra­balla” — John Nai­sbitt

Pubblicato il 29 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Chiusure Generali[ste]

Dopo 22 mesi di vita chiude Soitu, quo­ti­diano gene­ra­li­sta — in castel­lano — on line fon­dato da Gumer­sindo Lafuente, ex direc­tor di El Mundo [galas­sia RCS], e finan­ziato dalla BBVA.

Nell’annun­cio di chiu­sura del diret­tore pub­bli­cato ieri, si ricorda come il quo­ti­diano abbia otte­nuto nume­rosi rico­no­sci­menti in meno di due anni, col­le­zio­nando due premi della On Line Asso­cia­tion, l’ingresso nel Museo delle Noti­zie di Washing­ton e nume­rosi altri premi locali.

Emble­ma­tico il pas­sag­gio che riporto testual­mente certo che sia com­pren­si­bile [*]: “Noso­tros hemos buscado per­ma­nen­te­mente otras rutas. Siem­pre uti­li­zando de manera inten­siva tec­no­lo­gía de diseño pro­pio, creando pro­duc­tos inno­va­do­res que fue­sen abriendo bre­cha en un océano de incer­ti­dum­bres. Así nació soitu y todos sus her­ma­nos. El Selec­tor de noti­cias, los wid­gets, las her­ra­mien­tas para hacer grá­fi­cos o selec­cio­nar tags de manera auto­má­tica y, por último, utoi.es. Ape­nas con unas sema­nas de vida, utoi es nue­stra manera de inter­pre­tar las redes socia­les con enfo­que perio­dí­stico. Esta­mos con­ven­ci­dos de que una parte impor­tante del futuro de nue­stro ofi­cio está en la con­ver­sa­ción con los lec­to­res y utoi es nue­stra vía de pro­fun­di­za­ción en ese terreno”

Appa­ren­te­mente, dun­que, tutto corretto.

Sono tre gli inse­gna­menti che que­sta vicenda può appor­tare al dibat­tito attuale sul futuro delle noti­zie e del gior­na­li­smo, in sintesi:

  • La tec­no­lo­gia è impor­tante ma non è tutto, è solo un mezzo.
  • La con­ver­genza edi­to­riale è un obiet­tivo impre­scin­di­bile carta e on line [par­lando di quo­ti­diani] si sosten­gono reci­pro­ca­mente lavo­rare solo su un ver­sante porta al fal­li­mento come già il caso del Seat­tle Post Intel­li­gen­cer aveva dimostrato
  • I quo­ti­diani gene­ra­li­sti ven­gono sop­pian­tati, soprat­tutto se on line, dagli aggre­ga­tori. Il futuro è nella specializzazione.

cerrado lock

[*] Se pro­prio avete biso­gno della tra­du­zione del pas­sag­gio, “chie­dete e vi sarà dato”. Qui una nar­ra­zione da una diversa pro­spet­tiva del fatto.

Pubblicato il 28 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Giornalismi drogati

Il quo­ti­diano sta­tu­ni­tense “Den­ver West­word News” ha pub­bli­cato recen­te­mente l’annuncio di ricerca di un cri­tico, un gior­na­li­sta, che si occupi di recen­sire i diversi negozi che ven­dono mari­juana valu­tando i distinti pro­dotti offerti.

Il gior­na­li­sta dovrà occu­parsi in maniera spe­ci­fica di visi­tare i nume­rosi negozi dove si vende la can­na­bis e tutti gli “acces­sori” con­nessi al suo con­sumo per ana­liz­zarne la qua­lità ed il livello di ser­vi­zio offerto dai “Gan­ja­pre­neurs” nei nume­rosi eser­cizi com­mer­ciali esistenti.

Giornalismi Drogati

Secondo quanto ripor­tato, sin ora, 120 per­sone hanno rispo­sto all’annuncio per diven­tare il respon­sa­bile della rubrica set­ti­ma­nale del pre­ci­tato quo­ti­diano dal, sug­ge­stivo, titolo “Mile Highs and Lows”.

Nel momento in cui negli Stati Uniti ferve il dibat­tito rela­ti­va­mente all’opportunità di abo­lire com­ple­ta­mente il con­sumo di que­sto tipo di droga, si resta in dub­bio se si tratti di una stra­te­gia di mar­ke­ting sulla fal­sa­riga della bril­lante ope­ra­zione [in ter­mini di risul­tati] con­dotta quest’estate per il miglior lavoro del mondo o meno.

Insomma, gior­na­li­sti con­ta­mi­nati o con­ta­mi­nanti?

Pubblicato il 27 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Twitter: 15 x 17

Jay Rosen, min­d­ca­ster e pro­fes­sore di gior­na­li­smo, segnala quelli che sono a suo avviso i top 15 da seguire su Twit­ter per chi si inte­ressa, o è comun­que coin­volto a vario titolo, al gior­na­li­smo ed al mondo dei media:

“If you’re among the 5 per cent of users who have ‘lists’ tur­ned on, here’s my list of the top 15 jour­na­lism and new media lin­kers: @lavrusik, @journalismnews, @paulbradshaw, @ksablan, @romenesko, @cressman, @jeffsonderman, @macloo, @mediatwit, @dangillmor, @GregMitch, @BenLaMothe, @stevebuttry, @mathewi, @NiemanLab - Jay Rosen.”

Restando sem­pre nel mondo dei 140 carat­teri, credo valga asso­lu­ta­mente il tempo inve­stito una let­tura di 17 modi per visua­liz­zare l’universo di Twit­ter, sud­di­visi a loro volta in quat­tro cate­go­rie: net­work dia­grams, maps, ana­ly­tics, and abstract.

Confusion vs Information

Qua­lun­que sia la fonte o la moda­lità di rap­pre­sen­ta­zione l’importante ovvia­mente è riu­scire a dare un senso alle parole.

Pubblicato il 26 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Giornalismi & Gnu Media

Fumetti e gio­chi sono mezzi di comu­ni­ca­zione di grande effi­ca­cia ampia­mente sot­to­va­lu­tati nel nostro paese.

Per quanto riguarda il pano­rama edi­to­riale in senso stretto sono dav­vero rari gli esempi, che soli­ta­mente si limi­tano a pub­bli­ca­zioni di nic­chia, di pro­dotti che ven­gono rea­liz­zati in quest’area.

Troppo spesso ci si sof­ferma sul mezzo e non si ana­lizza il mes­sag­gio, molto spesso man­cano le com­pe­tenze tec­ni­che e/o cul­tu­rali per com­pren­dere e dif­fon­dere il mes­sag­gio che il fumetto propone.

Come è stato cor­ret­ta­mente rile­vato, in Ita­lia i fumetti sono rite­nuti una let­te­ra­tura per ragazzi [nel genere avven­tu­roso] o per adulti [nel porno]. Il fumetto d’arte è impor­tato dall’estero, dai fumet­ti­sti ame­ri­cani soprat­tutto e quello d’attualità, ricco di con­te­nuti umo­ri­stici, poli­tici o cul­tu­rale, come in altre nazioni, non c’è.

Un raro esem­pio di caso di suc­cesso è rap­pre­sen­tato da Joe Sacco, pre­sente in Ita­lia al recente Festi­val Inter­na­zio­nale di Fer­rara al dibat­tito sul Gra­phic jour­na­lism coor­di­nato da Luca Sofri, “gior­na­li­sta a fumetti” che a breve pub­bli­cherà l’ultimo suo lavoro.

Da due mesi di “full immer­sion” dell’autore in Pale­stina nasce Foot­no­tes in Gaza esem­plare rea­liz­za­zione di gior­na­li­smo inve­sti­ga­tivo a fumetti.

Nell’inter­vi­sta rila­sciata a “El Pais”, l’autore ne anti­cipa i con­te­nuti affer­mando tra l’altro che: “I fumetti hanno una forza che non pos­siede nes­suna altra forma di gior­na­li­smo. Le imma­gini ripe­tute met­tono a fuoco la realtà in maniera più lenta, a volte silen­ziosa, tal­volta con degli assaggi che lavo­rano nella mente del let­tore per­met­ten­do­gli di sce­gliere il ritmo narrativo”.

The screening

Il fumetto come medium di cul­tura impe­gnata e di nar­ra­zione moderna dell’attualità sfugge all’assetto edi­to­riale ita­liano, che ha col­ti­vato nel tempo un faci­li­ta­tore di let­tura desti­nato a gente di bocca buona. La stessa sto­ria delle ori­gini evi­den­zia la con­ti­guità con il foto­ro­manzo, quando la tele­vi­sione non c’era e il film popo­lare anti­ci­pava i for­mati stile Maria De Filippi.

Prima di par­lare — e stra­par­lare — di “gnu media” si prega, gen­til­mente, di [ri]considerare i pro­dotti esi­stenti sin ora mal uti­liz­zati. Una part­ner­ship tra vec­chi e nuovi media non solo è auspi­ca­bile ma anche pos­si­bile; voglio imma­gi­nare che anche que­sta ipo­tesi di lavoro fac­cia parte della fase di “rico­stru­zione” che ci dovrebbe con­sen­tire di reim­pos­ses­sarci della “prospettiva”.

Pubblicato il 23 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

E se provassimo a fare Marketing?

La distri­bu­zione com­mer­ciale non ha mai bril­lato per la comu­ni­ca­zione ed il mar­ke­ting limi­tan­dosi pre­va­len­te­mente ad affi­darsi alle poli­ti­che delle aziende for­ni­trici o, al mas­simo, pun­tando alla leva del prezzo per con­tra­stare la con­cor­renza più diretta.

Le edi­cole, da un lato age­vo­late, e dall’altro costrette, nella morsa della parità di trat­ta­mento e dalla pos­si­bi­lità di ren­dere l’invenduto non fanno ecce­zione, anzi, se pos­si­bile, sono carenti di qual­siasi poli­tica di canale come ho evi­den­ziato a più riprese in que­sti spazi.

Oggi la situa­zione non è più soste­ni­bile. Dalla prima, far­se­sca, libe­ra­liz­za­zione ad oggi oltre 6mila gior­na­lai hanno già chiuso e mol­tis­simi anna­spano attual­mente stretti nella morsa cre­di­ti­zia costretti a finan­ziare quo­ti­dia­na­mente le neces­sità di cassa di una mol­ti­tu­dine di ope­ra­tori non qua­li­fi­cati che affol­lano il canale.

Dopo i segnali e gli stru­menti rea­liz­zati dal Sinagi, recen­te­mente anche lo Snag ha pro­po­sto di affig­gere una locan­dina i cui con­te­nuti, come mostra l’immagine sot­to­stante, sono iden­tici nella sostanza all’iniziativa precedente.

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Che il pro­blema sia effet­tivo e che pena­lizzi, ancor più in que­sto momento di grave crisi, i gior­na­lai non vi è dub­bio ed io stesso ho soste­nuto que­sta cam­pa­gna; non credo però che sia né l’atteggiamento cor­retto né tanto meno la solu­zione ai pro­blemi di que­sto canale e dei sin­goli punti vendita.

Ritengo che il cliente, l’individuo, che si reca in edi­cola sia poco inte­res­sato a sapere se la sua pub­bli­ca­zione pre­fe­rita è assente per colpa del suo edi­co­lante o per respon­sa­bi­lità dell’editore. Penso che comun­que l’immagine com­ples­siva ne esca asso­lu­ta­mente sbia­dita con il risul­tato di ren­dere il pub­blico ancora meno affe­zio­nato all’editoria su carta ed al suo canale commerciale.

Voglio imma­gi­nare che si otter­reb­bero risul­tati di gran lunga migliori se le locan­dine che ci viene pro­po­sto di affig­gere sulle porte dei nostri negozi par­las­sero di altri argo­menti con altri linguaggi.

Per­ché non evi­den­ziare la fun­zione di ser­vi­zio pub­blico assolta dalle edi­cole, la loro capil­la­rità in ter­mini di pre­senza sul ter­ri­to­rio ed ancora il ser­vi­zio offerto con orari di aper­tura vicini alle 24h/die.

Credo che posi­ti­viz­zare il mes­sag­gio sia una delle regole base della comu­ni­ca­zione e possa essere uno dei primi e più ele­men­tari prin­cipi che ci gui­dano nella rela­zione con la clientela.

Insomma, e se pro­vas­simo a fare Mar­ke­ting?

Pubblicato il 22 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Informatizzazione dell’edicola

Se, da un lato col­tivo l’idea di riu­scire a dare forma ad alcuni pro­getti di cen­si­mento ed ana­lisi del canale di ven­dita di rife­ri­mento attuale e futuro per l’editoria [al momento non posso spe­ci­fi­care oltre per la fase asso­lu­ta­mente embrio­nale dei pro­getti], dall’altro ho ini­ziato a col­la­bo­rare con uno dei sin­da­cati dei gior­na­lai per favo­rire lo svi­luppo dell’informatizzazione delle edicole.

Non più tardi della set­ti­mana scorsa ho par­te­ci­pato alla prima riu­nione nazio­nale del nascente gruppo di lavoro che si occu­perà di come favo­rire il pro­cesso di alfa­be­tiz­za­zione infor­ma­tica dei gior­na­lai. Con­di­zione e pre­sup­po­sto essen­ziale, a mio avviso, per la riqua­li­fi­ca­zione di que­sto canale di vendita.

Attual­mente sono com­ples­si­va­mente circa 5mila le edi­cole che sono dotate di un soft­ware di gestione del punto ven­dita. Nel 2009, dun­que, più dell’80% dei punti ven­dita non è dotato di que­sto stru­mento gestionale.

I due prin­ci­pali soft­ware uti­liz­zati con­sen­tono di dia­lo­gare con il pro­prio distri­bu­tore locale, veri­fi­cando for­ni­ture e rese oltre a ren­dere più fluido il pro­cesso di comu­ni­ca­zione tra i punti ven­dita distri­buiti sul ter­ri­to­rio ed i loro primi fornitori.

Aware Resa

Ige­riv è il primo nato dei due e risente sicu­ra­mente di una con­ce­zione datata che ne influenza nega­ti­va­mente le per­for­mance. La gestione delle ven­dite a banco è dav­vero limi­tata e l’aspetto di rile­va­mento e cono­scenza dell’andamento del pro­prio punto ven­dita pra­ti­ca­mente assente. Si tratta per­ciò più di uno stru­mento fun­zio­nale alla sem­pli­fi­ca­zione della rou­tine quo­ti­diana del gior­na­laio che non di un gestio­nale vero e pro­prio. Punto di forza la pos­si­bi­lità di visua­liz­zare le imma­gini dei pro­dotti richia­mati in resa [aspetto non tra­scu­ra­bile quando nella bolla alla voce “sup­ple­mento bime­strale di dia­bete oggi” cor­ri­sponde, a seconda dei casi, l’ultimo calen­da­rio della sub­rette di turno discinta o il cd con le cover dei Pink Floyd].

Info­riv è l’altro soft­ware che gode di una discreta pene­tra­zione – circa 2mila edi­cole — “spon­so­riz­zato” dai prin­ci­pali attori della filiera è sicu­ra­mente di miglior rea­liz­za­zione, per­mette anche la comu­ni­ca­zione tra distri­bu­tori locali ed editori/distributori nazio­nali con evi­dente van­tag­gio di imme­dia­tezza in ter­mini di moni­to­rag­gio dell’andamento delle pub­bli­ca­zioni. Più tec­nico, di mag­gior costo e senza imma­gini per i detrattori.

Poi­ché per il gior­na­laio è fon­da­men­tale nell’esercizio della pro­pria atti­vità la comu­ni­ca­zione con il primo anello, con il pro­prio primo for­ni­tore, il sot­to­scritto è dotato obbli­ga­to­ria­mente del primo dei due stru­menti infor­ma­tici citati poi­ché è quello adot­tato dal pro­prio distri­bu­tore locale. Il sin­da­cato ed il gruppo di lavoro al quale sono stato invi­tato a far parte cal­deg­giano invece l’adozione dell’altra proposta.

Entrambi mi sem­brano asso­lu­ta­mente ina­de­guati per il futuro delle edi­cole e strut­tu­rati in modo da non favo­rirne l’utilizzo nella pra­tica quo­ti­diana di lavoro dei gior­na­lai. Mi pare che in altri canali – ali­men­tare, risto­ra­zione, cate­ring – si siano adot­tate già solu­zioni di mag­gior pra­ti­cità rispetto a quelle in uso nelle edicole.

Credo che siano gli stru­menti infor­ma­tici a doversi adat­tare al biso­gno e non vice­versa e sarà que­sto uno degli aspetti che cer­cherò sem­pre di tenere alto nel dia­logo con i tec­nici del gruppo di lavoro. Ovvia­mente le com­ples­sità sono mol­te­plici e vanno oltre que­sto aspetto sia per gli aspetti eco­no­mici che per le impli­ca­zioni “poli­ti­che” della vicenda.

Non man­cherò di tenervi aggior­nati al riguardo nei limiti della pos­si­bi­lità e della cor­ret­tezza pro­fes­sio­nale. A presto.

Pubblicato il 21 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

E’ qui la festa?

Sabato sera scorso sono andato ad una cena con un cen­ti­naio di gior­na­lai di Fer­rara e pro­vin­cia orga­niz­zata da una testata locale in col­la­bo­ra­zione con il Sinagi provinciale.

Sull’invito c’era scritto che ci sareb­bero state illu­strate le stra­te­gie di rilan­cio della pub­bli­ca­zione, recen­te­mente ritor­nata in mani locali dopo un periodo “stra­niero”. Incu­rio­sito ho dun­que deciso di par­te­ci­pare anche per sfrut­tare l’occasione di incon­trare in una volta sola molti di quelli che fanno il mio stesso mestiere in zona.

Loca­tion ade­guata, non ecces­si­va­mente sfar­zosa ma nem­meno troppo dimessa, e menù più che digni­toso, col­le­ghi e col­le­ghe vivaci e sim­pa­tici nono­stante la gior­nata ini­ziata 14/15 ore prima sulle spalle. Nulla da dire.

Un’occasione spre­cata per la testata in que­stione fuori di dubbio.

Dopo aver orga­niz­zato e riu­nito un numero cospi­cuo di per­sone [ed aver sop­por­tato l’esborso] mi sarei aspet­tato deci­sa­mente di più e di meglio.

Dopo l’apertura del segre­ta­rio pro­vin­ciale del sin­da­cato gli inter­venti dei due respon­sa­bili della testata sono stati con­fusi ed inu­tili. Tutto esclu­si­va­mente all’insegna di gene­rici “vole­mose bene” e con richiami alla stra­te­gia di rilan­cio della testata che dichia­ra­ta­mente con­si­stono in rilan­ciare le ven­dite; aspetto che mi pare sia da con­si­de­rarsi un obiet­tivo ma non una-LA stra­te­gia della pub­bli­ca­zione. Ho/abbiamo stretto mani, rin­gra­ziando per il pasto offerto e salutato.

Quanti espor­ranno meglio e per quanto tempo la rivi­sta in que­stione e quanti dopo­do­mani mat­tina si saranno invece già dimen­ti­cati dei capel­lacci e del fagiano offerto? Io non ho una rispo­sta certa ed altret­tanto i respon­sa­bili del impresa editoriale.

Si poteva dia­lo­gare, chie­dere una par­te­ci­pa­zione più attiva e sfrut­tare la costosa e rara pre­senza di chi era alla cena. Volendo, addi­rit­tura, si poteva orga­niz­zare un gioco. Pre­ve­dere o richie­dere step di fol­low up. Insomma si poteva e si doveva uti­liz­zare l’occasione creata per comu­ni­care e coin­vol­gere con mag­gior effi­ca­cia andando oltre un gene­rico good­will che, a mio avviso, lascia il tempo che trova.

Pec­cato! La for­tuna di riu­scire ad avere la pre­senza di un numero impor­tante non sarà repli­ca­bile a breve, come sem­pre averci pen­sato prima avrebbe fatto la dif­fe­renza. La pia­ni­fi­ca­zione e la comu­ni­ca­zione non sono degli optio­nal tra­scu­ra­bili da tempo, ora, se pos­si­bile, ancor meno.

I love d you

Pubblicato il 20 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Non siamo qui per vendere ma per regalare

Il cele­bre ritor­nello di ogni ambu­lante e imbo­ni­tore che si rispetti diviene realtà, infatti “El Pais” di dome­nica annun­cia che è’ stato recen­te­mente inau­gu­rato a Bar­cel­lona il primo nego­zio di pro­dotti gratuiti.

Esloul­timo, que­sto il nome del nego­zio, ha solo tre sem­plici regole: una quota asso­cia­tiva di 5€ ogni sei mesi, ci si può recare presso l’esercizio com­mer­ciale mas­simo due volte al mese e pren­dere [gra­tis] non più di cin­que pro­dotti ogni volta.

L’idea di fondo si basa sulla pos­si­bi­lità delle aziende di far cono­scere e pro­vare i nuovi pro­dotti – di qui il nome — ai con­su­ma­tori e magari favo­rire in que­sto modo il pas­sa­pa­rola sulle novità. E’, inol­tre, pre­vi­sta la par­te­ci­pa­zione a son­daggi di opi­nione a fronte delle rega­lie offerte.

La società che si occupa della gestione dell’ ini­zia­tiva e del moni­to­rag­gio dei risul­tati pre­vede di rea­liz­zare 3,5 milioni di euro di fat­tu­rato nel primo anno gra­zie all’adesione delle imprese che vor­ranno cono­scere i risul­tati delle inchie­ste svolte.

L’idea è nata osser­vando il suc­cesso dell’ omo­logo di ori­gine giap­po­nese ed entro la fine di quest’anno è pre­vi­sta l’apertura di un altro punto ven­dita a Madrid. Nel 2010 dovreb­bero rea­liz­zarsi le aper­ture nelle prin­ci­pali capi­tali d’ Europa: Parigi, Lon­dra, Ber­lino, Roma ed Amsterdam.

Il mar­ke­ting uto­pico trova una prima appli­ca­zione concreta.

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Visio­na­rio, mai ter­mine è stato così mal utilizzato.Visionario è colui che è capace di «sognare» ad occhi aperti”. — Pier Luca San­toro -

Pubblicato il 19 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Consigli di Seth Godin

Dopo gli 11 punti di Dan Gill­mor è la volta dei 12 con­si­gli di Seth Godin.

La scorsa set­ti­mana è stato pub­bli­cato un arti­colo dal titolo “Il pro­blema riguar­dante l’attitudine men­tale delle noti­zie via cavo”, enne­sima bril­lante rap­pre­sen­ta­zione dell’autore che riguarda da vicino il mondo dei media e le imprese editoriali.

A bene­fi­cio di una migliore com­pren­sione e dif­fu­sione dei con­cetti espressi dal testo ori­gi­nale, azzardo una tra­du­zione dello stesso, ed alcune note [link] minime a margine.

Quando ero ragazzo, Eyewit­ness News tro­vava sem­pre un a casa in fiamme a South Buf­falo. La noti­zia del giorno, into­nava Irv Wein­stein, ….un incen­dio a South Buf­falo. Ogni sera, se scor­revi le noti­zie da fuori città, sare­sti stato sicuro che il comune era stato com­ple­ta­mente raso al suolo dalle fiamme.

L’attitudine men­tale delle noti­zie via cavo non ha nulla a che fare con gli incendi o con la poli­tica. Ampli­fica, invece, i peg­giori ele­menti delle rea­zioni emotive:

  1. Con­cen­trare l’attenzione sull’urgente anzi­ché sull’importante – vedi

  2. Emo­zioni vivide ed imma­gini di sup­porto sele­zio­nate appo­si­ta­mente per mani­po­lare l’opinione – vedi -

  3. Porre l’enfasi sul rumore invece che sull’analisi ragio­nata – vedi -

  4. Man­canza di buona volontà di inver­tire il corso degli eventi – vedi -

  5. Rea­zioni xeno­fobe e scio­vi­ni­ste [paura degli outsi­der]- vedi -

  6. Difesa della sta­tus quo inco­rag­giata da un audience sele­zio­nata per essere uni­forme – vedi -

  7. Attri­bu­zione dell’importanza delle cose solo per­chè altri hanno deciso che lo sono – vedi -

  8. Moda­lità di comu­ni­ca­zione top down ed inco­rag­gia­mento dell’amplificazione del mes­sag­gio [siate d’accordo con que­sto “editto” o cam­biate canale] – vedi -

  9. Male infor­mati rispetto alla vicenda gene­rale ed all’ argo­mento spe­ci­fico – vedi -

  10. Con­fon­dere le opi­nioni con i fatti -vedi -

  11. Distor­cere i fatti per adat­tarli al pro­prio punto di vista – vedi+

  12. Nes­suna volontà di rive­dere gli errori del pas­sato alla luce dei fatti per trarne un inse­gna­mento. — vedi -

Se volessi met­tere le pastoie ad una orga­niz­za­zione o per­sino ad una nazione, vor­rei che adot­tasse que­sti dodici punti. Mi domando se tutto ciò vi appare come il reso­conto dell’ultima riu­nione del con­si­glio di ammi­ni­stra­zione a cui siete andati.…

altan-vignetta-giornalismo

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