Ipotesi di scenario

Le analisi di scenario, come per molti strumenti di supporto alle prese di decisione manageriali, derivano dalla scuola di strategia militare, sono rappresentazioni della realtà attuale e modelli previsionali delle possibili evoluzioni.

Per quanto riguarda l’editoria ed i quotidiani in particolare, si passa dal peggior catastrofismo che ne prevede la morte, più o meno rapida, ad eccessi di ottimismo secondo i quali i lettori potrebbero essere disposti a sovvenzionare come filantropi gli stessi pur di mantenere in vita quel che viene presentato come il baluardo imprescindibile della democrazia.

Personalmente mi appaiono entrambe ipotesi di scarso valore, dettate forse più dall’emotività del momento contingente che non da una ragionata analisi delle tendenze in corso e delle possibili evoluzioni.

Credo che i quotidiani [di carta] non moriranno, così come, ad esempio, l’avvento del cinema non ha decretato la morte del teatro o la televisione quella del cinema.

Credo, ancora, che le generalizzazioni siano poco utili e che questo costituisca attualmente uno dei più grandi limiti all’informazione, pur preziosa ed importante, svolta dalla “blogopalla” nel suo insieme.

Visione Strategica

Parlando di editoria e delle sue possibili evoluzioni, è’ importante, direi fondamentale, scindere la realtà anglosassone da quella nostrana fosse solo, come avuto modo di ricordare recentemente, per il fatto che essendo redatti in lingua inglese si rivolgono ad un distinto bacino di utenza potenziale [ed effettivo!]. I grandi quotidiani statunitensi ed inglesi si rivolgono – su carta ed on line – ad un mercato mondiale, i nostri no.

Per quanto riguarda l’Italia, mi piace immaginare, a lungo termine [diciamo 15 -20 anni a seconda di quanto rapide saranno determinate evoluzioni culturali e tecnologiche], un futuro in cui i quotidiani di carta nel nostro paese continueranno ad esistere seppur decisamente ridimensionati in termini di numero di copie vendute, forse addirittura dimezzati.

Un futuro fatto di quotidiani di nicchia. Nicchie costituite da due grandi comparti: una specialistica [si pensi, a titolo esemplificativo, a “Il Sole24Ore” ed alla “Gazzetta dello Sport”] ed una costituita dalla somma dei quotidiani locali, ancora più specializzati e “vicini” alle comunità di riferimento. Un futuro nel quale alcuni quotidiani di seconda lettura, d’opinione [uno per tutti – “Il Manifesto”] si affiancheranno a massimo due generalisti nazionali, probabilmente “Corriere della Sera” e “Repubblica”.

E’ in questo scenario che va a collocarsi evidentemente anche il canale di distribuzione commerciale dei quotidiani, ed è perciò che oltre alla risoluzione della contingenza è necessario pensare oggi all’ edicola del futuro ed al futuro delle edicole.

Sono temi che richiedono ampiezza di spazi e di competenze che non possono esaurirsi negli angusti ambiti di un modesto giornalaio di provincia, il cui ruolo in questo momento è solo quello di facilitatore, di suggeritore, della riflessione e dell’azione che necessariamente ne deve conseguire.

Se il fare è il motore del più, credo sia imprescindibile creare un gruppo di lavoro multidisciplinare su questi temi e dar corso ad una progettualità che, superando barriere e prevenzioni reciproche, sia di supporto alle prese di decisione che riguardano l’editoria italiana. Io voglio farlo.

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0 thoughts on “Ipotesi di scenario

  1. Caro Nicola,
    E’ evidentemente una ipotesi suscettibile effettivamente di tempi ridotti rispetto a quelli che immagino. Non capisco il riferimento alla non qualità, mi spieghi meglio, please.
    Un abbraccio.
    PLuca

  2. Insomma grandi player. Ma l’edicola oggi mi sembra occupata da molto altro. Il peso dei quotidiani è rilevante per l’afflusso di clienti. Ma quanto valgono i periodici? E quanti ne resteranno? Uno per settore? L’edicola “digitale” sarà un totem? L’imbuto dell’edicola, intesa come necessario punto finale della distribuzione sarà messo in discussione? Non vorrei che restasse in piedi solo perchè i giornali sono scritti in italiano….

  3. Vincenzo,

    Un tentativo di mappatura tra redditività e traffic building dell’edicola puoi trovarla qui: http://giornalaio.wordpress.com/2009/03/03/il-marketing-delledicola/

    Certo, neanche io penso che possa stare in piedi per vincoli di idioma, anche per questo provo a parlare di edicola del futuro e futuro dell’edicola. Sono temi estremamente ampi che non possono finalizzarsi solo in un articolo e che spero di riuscire a sviluppare – on e off line – con il contributo di altri……. compreso il tuo, mi auguro.

    Ciao.

    PLuca

  4. Interessante la mappatura. Certo negli ultimi dieci anni il quadro è mutato profondamente almeno 3-4 volte. Il problema è soprattutto la concentrazione delle testate in pochi gruppi che fanno il bello e il cattivo tempo. Per le iniziative piccole c’è poco spazio poichè la soglia di ingresso per giustificare un investimento cartaceo non si è spostata di molto. Ma raggiungerla è un esercizio ad alto rischio. Mi riferisco ovviamente ai periodici. Wired è un ottimo esempio, mi sa. Avrà più soddisfazioni dall’abbonamento che dalla vendita in edicola se continua così 🙂 Nessun problema a fornire contributi nel mio piccolo.

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