settembre 2009

Pubblicato il 30 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Correlazioni ed ipotesi di lavoro

La per­ce­zione attuale dei let­tori nord ame­ri­cani sull’accuratezza e la cre­di­bi­lità delle noti­zie è crol­lata ai livelli più bassi dal 1985 ad oggi.

Il rap­porto recen­te­mente pub­bli­cato da The Pew Research Cen­ter for the Peo­ple and the Press non lascia dubbi al riguardo. Circa due terzi dei let­tori ritiene che le sto­rie, gli arti­coli pub­bli­cati siano spesso inac­cu­rati, ine­satti o pre­te­stuo­sa­mente faziosi, con il con­se­guente sen­si­bile aumento di coloro che affer­mano di non con­si­de­rare pro­fes­sio­nale gior­na­li­smo e giornali.

Press accuracy

Al tempo stesso, come noto, la stampa è il media che mag­gior­mente risente della crisi degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari con una calo con­ti­nuo che ne ha dimez­zato gli introiti nel tempo. La situa­zione com­ples­siva dei gior­nali sta­tu­ni­tensi è stata otti­ma­mente sin­te­tiz­zata recen­te­mente gra­zie all’efficacissima info­gra­fica rea­liz­zata da Mint.

Restando nel mondo anglo­sas­sone, è noti­zia di oggi il fatto che in Gran Bre­ta­gna inter­net abbia supe­rato per­sino la tele­vi­sione [e per­ciò anche i gior­nali] in ter­mini di introiti pub­bli­ci­tari. Il Guar­dian, nell’articolo che riporta il dato sopra­ci­tato, con­clude ricor­dando che in Europa già in Dani­marca sei mesi fa era avve­nuto lo stesso sor­passo anche se, evi­den­te­mente, le dimen­sioni delle due nazioni/mercati renda di mag­gior rile­vanza quello odierno.

Non casual­mente, Dani­marca e UK sono i due stati a livello euro­peo dove minore è la fidu­cia nei media tra­di­zio­nali e mag­giore è invece quella ripo­sta nella noti­zie on line, come ripor­tava una ricerca di TNS di fine 2008. Se le mar­che, gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, devono sem­pre più creare una rela­zione fidu­cia­ria con “il tar­get di rife­ri­mento” è evi­dente che vadano a ricer­care [e ad effet­tuare inve­sti­menti in] con­te­sti che favo­ri­scono que­ste dina­mi­che invece di osta­co­larle poi­ché non cre­di­bili come mezzi di comunicazione.

Sono ele­menti e dina­mi­che, delle quali ho avuto modo di par­lare a più riprese nel tempo, asso­lu­ta­mente pre­senti anche nel nostro paese. Anche se da una pro­spet­tiva distinta, alcuni dati di ulte­riore sup­porto sono stati forniti-ricordati non più tardi di ieri.

Trust the media

Il prezzo dell’informazione è legato stret­ta­mente al cre­dito che i let­tori le por­tano [cit.] è que­sta la vera trave nelle rota­tive dei gior­nali. Sotto il pro­filo dei con­te­nuti e della red­di­ti­vità tutto il resto è, nella migliore delle ipo­tesi [o peg­giore, a seconda dei punti di vista], colore e corollario.

Pubblicato il 29 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Media mix

L’aggiornamento men­sile rila­sciato da Niel­sen Media Research rela­ti­va­mente agli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari per mezzo non lascia adito a dubbi. Nei primi sette mesi del 2009 sono stati “bru­ciati” com­ples­si­va­mente circa un miliardo di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Perio­dici, free press ed affis­sioni sono i mezzi in mag­gior sof­fe­renza. Inter­net con­ti­nua a cre­scere sep­pur a tassi deci­sa­mente ridotti rispetto agli anni precedenti.

Sono dati e ten­denze risa­pute agli addetti ai lavori. Quel che mi sem­bra di mag­gior inte­resse è veri­fi­care il media mix degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, sia per sta­bi­lire even­tuali spo­sta­menti di rilievo nella quota per mezzo che per con­fron­tarlo con quello recen­te­mente pub­bli­cato da eMar­ke­ter rela­ti­va­mente alla situa­zione d’oltreoceano.

Raccolta Pubblicitaria 2009

In Ita­lia, la tele­vi­sione accre­sce la pro­pria inci­denza pas­sando [con­sen­ti­temi gli arro­ton­da­menti] dal 50,8% dell’ anno scorso al 52,4% del 2009, l’unico altro mezzo che vede cre­scere il pro­prio peso è il web che quest’anno si atte­sta al 6,8%; gli altri, a com­ple­mento, ovvia­mente si ridi­men­sio­nano ed è pro­prio la stampa a vedere la mag­gior deba­cle pas­sando dal 30,3% al 27,4%.

Come illu­stra la tavola sot­to­stante, la situa­zione negli USA è deci­sa­mente diversa. Inter­net ha un peso quasi dop­pio rispetto al nostro paese men­tre la tele­vi­sione si asse­sta com­ples­si­va­mente intorno al 30% lasciando spa­zio e rile­vanza agli altri media. Le dif­fe­renze rispetto alla realtà nostrana sono dun­que dav­vero signi­fi­ca­tive, non solo dal punto di vista delle dimen­sioni ma anche , come abbiamo visto in sin­tesi, delle dinamiche.

Media mix USA

Quando si ana­liz­zano le situa­zioni del nostro paese molto spesso [forse troppo spesso] ci si rife­ri­sce alla realtà d’oltreoceano.

La spe­ci­fi­ca­zione non è mai ovvia ed è, anzi, dove­rosa sia per quanto riguarda l’editoria che altri settori/mercati. Sono con­si­de­ra­zioni emerse, anche, da quanto ripor­tato da LSDI recen­te­mente, rela­ti­va­mente alla ricerca che “ha tenuto banco” nei giorni scorsi, che ricorda come sus­si­stano pro­fonde dif­fe­renze tra la realtà della Gran Bre­ta­gna e quella Sta­tu­ni­tense all’interno dello stesso mondo anglo­sas­sone; figu­ria­moci con la nostra.

Se la mappa non è il ter­ri­to­rio, uti­liz­zare per giunta quella errata non può che con­durre fuori strada.

Pubblicato il 28 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Diffusioni invitanti

Sono stati resi noti il 24 scorso i dati rela­tivi alle dif­fu­sioni del mese di giu­gno. Dopo averli visio­nati, come di con­sueto, con una certa atten­zione, ho con­cen­trato il mio inte­resse sull’anda­mento dei men­sili.

Tra le pub­bli­ca­zioni edi­to­riali a cadenza men­sile la miglior per­for­mance in asso­luto viene rea­liz­zata da Gente Motori che rea­liz­ze­rebbe un incre­mento del 44%. Una per­for­mance straor­di­na­ria che potrebbe dav­vero riem­pire d’orgoglio edi­tore, respon­sa­bile della rivi­sta e gior­na­li­sti ed al tempo stesso atti­rare l’attenzione di agen­zie pub­bli­ci­ta­rie e cen­tri media dirot­tando, magari, una parte degli inve­sti­menti verso que­sto mensile.

Sarebbe que­sto un grave errore di valu­ta­zione ed un cat­tivo ser­vi­zio alla pro­pria clien­tela. Infatti i dati sono pesan­te­mente infi­ciati dall’abbi­na­mento [ban­ded] con Gente che ha una tira­tura più che dop­pia rispetto al pub­bli­ca­zione dedi­cata ad auto e motori della stessa casa editrice.

E’ solo un esem­pio, l’ultimo in ordine cro­no­lo­gico, di quanto avviene in campo editoriale.

La mappa non è il ter­ri­to­rio, è sem­pre oppor­tuno ricor­dar­selo quando si ana­liz­zano dei dati. E’ neces­sa­rio affian­care la visione d’assieme che i dati for­ni­scono alle infor­ma­zioni rac­colte in prima per­sona on the field, sul campo.

Invito pub­bli­ca­mente edi­tori, pub­bli­ci­tari, gior­na­li­sti e quanti inte­res­sati – diret­ta­mente o meno – ai media, a pas­sare almeno una mat­ti­nata nella mia edi­cola per ren­dersi conto in prima per­sona di quello che avviene effet­ti­va­mente sul campo.

Par­tendo dal fur­gone più disa­strato ancora su strada, gui­dato da un povero cri­sto [in senso buono], che una mat­tina si e l’altra pure ti chiedi come fac­cia ancora a riu­scire a fare le con­se­gne, per arri­vare, appunto, ad ope­ra­zioni che sono ben distinte da come ven­gono pre­sen­tate nei pati­nati fol­der pre­pa­rati ad hoc, para­dos­sal­mente, da agen­zie di comu­ni­ca­zione inca­ri­cate di “abbin­do­lare” altre agenzie.

Fac­cia­moci un favore, stam­pate il pass sot­to­stante e venite a tro­varmi siete sin­ce­ra­mente ben­ve­nuti. Se vole­ste avvi­sare prima, qui tro­vate ogni rife­ri­mento utile per farlo.

FreePass

The only job you can start at the top is dig­ging a hole” — Anonimo -

Pubblicato il 25 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Negroponte e la convergenza editoriale

Nicho­las Negro­ponte, il docente al Mit poi dive­nuto famoso come uno dei mas­simi guru della New Eco­nomy, ela­borò quel prin­ci­pio che dal suo nome è stato poi defi­nito del Negro­ponte switch: il “Com­mu­ta­tore di Negro­ponte”. Era la prima delle due “leggi” for­mu­late nel volume Essere digi­tali, e pre­ve­deva: “Ciò che si distri­bui­sce oggi per via aerea si farà in futuro per filo, e vice­versa”. Andava assieme a una Seconda Legge: “La società andrà sem­pre più abban­do­nando il sostrato mate­riale su cui si basa l’economia, e gli atomi saranno sosti­tuiti dai bit”. Con­se­guenza della Prima Legge: il tele­fo­nino al posto del tele­fono; la tv via cavo al posto di quella via etere. Con­se­guenza della Seconda Legge: i bit imma­te­riali su cui tra­smet­tere un gior­nale in rete, piut­to­sto che gli atomi pesanti su cui è stam­pata la carta del gior­nale tradizionale.

Anche in campo auto­mo­bi­li­stico, il supe­ra­mento della crisi va nel pas­sag­gio dal motore tra­di­zio­nale a quello ibrido: solu­zione per favo­rire la quale Obama ha favo­rito l’avvicinamento tra lo know-how di Fiat e Chry­sler. Men­tre nel gior­na­li­smo, la rispo­sta ai pro­blemi del modello tra­di­zio­nale di sola carta stam­pata non è tanto nel pas­sare al solo Inter­net, ma nella sem­pre mag­gior arti­co­la­zione dei con­te­nuti e dei media. Un gior­nale non più uno ma bino, trino e, se pos­si­bile, quat­trino; e che fac­cia quattrini.

L’estratto soprar­ri­fe­rito dei pas­saggi, a mio parere, salienti di un arti­colo redatto rela­ti­va­mente di recente da Mau­ri­zio Ste­fa­nini, sin­te­tizza otti­ma­mente, da un lato, quanto soste­nevo e, dall’altro, le indi­ca­zioni che emer­gono dalla dif­fu­sione [sta quasi diven­tando “una saga”] di un’altra parte della ricerca di cui, tra gli altri, stiamo par­lando ormai da tre giorni in que­sti spazi.

Secondo quanto reso noto oggi, infatti, abbi­nando il paga­mento delle noti­zie on line all’abbonamento della ver­sione car­ta­cea di un quo­ti­diano la per­cen­tuale che si dichia­rano inte­res­sati, e dun­que dispo­ni­bili a pagare, sale dal 5% al 48% come illu­strato dal gra­fico di sin­tesi sotto riportato.

Convergenza editoriale

Evi­denze e segnali sul pro­cesso di con­ver­genza edi­to­riale erano già stati rac­colti con rife­ri­mento al caso del Seat­tle Post Intel­li­gen­cer che sem­brava dimo­strare come web e carta non fos­sero alter­na­tivi bensì com­ple­men­tari. Ipo­tesi che l’indagine pub­bli­cata dal Guar­dian avvalla e conferma.

La con­ver­genza tra media è un pro­cesso dif­fi­cile ma neces­sa­rio che com­porta, come tutti i pro­cessi inno­va­tivi, rischi ed errori ma sem­bra dav­vero l’unica per­se­gui­bile allo stato attuale. Rimosse le illu­sioni di bari­sti e mura­tori diviene neces­sa­rio, evi­den­te­mente, dare seguito ed ope­ra­ti­vità al processo.

Pubblicato il 25 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

The maximum amount [and the most probable conclusion?]

Il Guar­dian con­ti­nua, giorno dopo giorno, a dif­fon­dere i risul­tati della ricerca, svolta da Har­ris Inte­rac­tive & Paid Con­tent, sull’ atteg­gia­mento e la pro­pen­sione alla spesa da parte degli utenti, dei let­tori, rela­ti­va­mente alle noti­zie on line.

Sta­bi­lito che circa il 5% dei let­tori sono dispo­ni­bili con­cet­tual­mente al paga­mento delle noti­zie on line e che i micro­pa­ga­menti sono un’opzione asso­lu­ta­mente tra­scu­ra­bile, le evi­denze dif­fuse ieri riguar­dano un a que­stione altret­tanto cru­ciale: quanto sareb­bero dispo­sti a pagare — even­tual­mente – gli utenti all’anno per l’abbonamento alle noti­zie on line di un quotidiano?

La rispo­sta ten­den­ziale è, anche in que­sto caso, inequivocabile:

  • Per l’abbonamento annuale 10 Uk Pounds [circa 11 €] sono la cifra orien­ta­tiva indicata

  • 25 penny [circa 0,30 €] è la dispo­ni­bi­lità gior­na­liera indicata

  • Da un minimo di 1 penny ad un mas­simo di 2 é, infine, quando indi­cato dal cam­pione inter­vi­stato per il sin­golo articolo.

Il valore rico­no­sciuto si aggira dun­que intorno al 6% di quanto paga/pagherebbe in un anno il nor­male let­tore dell’edizione car­ta­cea. Ricor­dan­dosi che, comun­que, gli stessi hanno affer­mato con chia­rezza che fon­da­men­tal­mente non vogliono pagare.

annual subscrition fee news on line

I dati grezzi dai quali sono state estratte le ela­bo­ra­zioni ripor­tate sono dispo­ni­bili, se d’interesse, QUI.

Anche in que­sto caso, sem­bra che abbia avuto – per­lo­meno – for­tuna con la cifra indi­cata quale dispo­ni­bi­lità gior­na­liera nella simu­la­zione effet­tuata, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, tempo fa rispetto ad un quo­ti­diano italiano.

Incro­ciando i dati emer­genti dalla ricerca con le spe­ci­fi­che carat­te­ri­sti­che del mer­cato ita­liano, sia in ter­mini di pene­tra­zione di inter­net che di ana­lisi delle dina­mi­che più recenti, par­rebbe pos­si­bile con­clu­dere dun­que che il ruolo dell’on line sia deci­sa­mente mar­gi­nale in ter­mini di red­di­ti­vità oltre che attuale anche potenziale.

Ad oggi il ruolo di inter­net nel nostro paese appare estre­ma­mente rile­vante in ter­mini di aggre­ga­zione e dif­fu­sione di con­te­nuti e di asso­luta impor­tanza per la costru­zione di rela­zioni che però tro­vano una loro dimen­sione eco­no­mica quasi esclu­si­va­mente off line. Que­sto è evi­den­te­mente ancor più vero per gruppi di utenti, indi­vi­dui, “evo­luti” quali sono senza dub­bio anche i let­tori di quo­ti­diani nel suo insieme.

Il futuro dei gior­nali, sotto il pro­filo com­mer­ciale, passa e con­ti­nuerà a pas­sare ine­qui­vo­ca­bil­mente per l’attuale rete di distri­bu­zione [le edi­cole] è un dato di fatto.

Pubblicato il 24 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Imbuti, filosofie e modelli di business

“Il Foglio” di circa un anno fa [non spa­ven­ta­tevi, la data ha un suo senso] riporta l’intervista ad Alberto Rigotti, ban­chiere, docente di filo­so­fia ed edi­tore, noto ai più come “Mister EPolis”.

Il pas­sag­gio di mag­gior inte­resse è nelle con­clu­sioni dell’inter­vi­sta quando Rigotti in rife­ri­mento al quo­ti­diano afferma: “Per me l’obiettivo di un inve­sti­mento è sem­pre la crea­zione di valore, tutti i pro­getti indu­striali reg­gono sol­tanto se hanno come fine il pro­fitto, se non a breve, almeno a medio ter­mine. […..] L’edicola è una stroz­za­tura, per que­sto con EPo­lis pun­tiamo al con­tatto diretto con il let­tore. Con la free press gli andiamo incon­tro. Gli evi­tiamo la fatica di tro­vare un’edicola”.

I risul­tati di que­sta visione sono argo­mento di attua­lità noto a molti ed in par­ti­co­lare a stam­pa­tori, distri­bu­tori e gior­na­li­sti che lavo­rano senza per­ce­pire i dovuti com­pensi per la crisi che ha por­tato, tra l’altro, ad oltre un mese di sospen­sione delle pubblicazioni.

Nella filo­so­fia e nel modello di busi­ness, nel “munus”, della free press forse andava chia­rito che il rife­ri­mento era al lavoro altrui, che non casual­mente a Napoli si chiama fatica, pro­ba­bil­mente valeva la pena di farla per recarsi in edi­cola ad acqui­stare qual­che mode­sto volu­metto per un rapido, ed utile, ripasso.

Sem­bra, dun­que, che senza imbuti il vino divenga aceto nella botte.

Biz Plan

Pubblicato il 23 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

La conferma 2nd edition

Dopo aver rive­lato ieri i risul­tati del son­dag­gio effet­tuato che atte­stava intorno al 5% la per­cen­tuale di coloro dispo­sti al paga­mento delle noti­zie on line, quest’oggi il “Guar­dian” pub­blica i risul­tati rispetto ad un altro tema di attua­lità: i micro­pa­ga­menti.

Ho avuto modo rela­ti­va­mente di recente di espri­mere la mia opi­nione, anche, su que­sto tema che è spesso stato pre­sen­tato come il cavallo di troia per far pagare i con­te­nuti on line. In par­ti­co­lare dicevo che: “Per­so­nal­mente, come credo sia emerso tra le righe di quanto sin ora pro­po­sto, non credo asso­lu­ta­mente all’ipotesi dei micro­pa­ga­menti a par­tire dal valore uni­ta­rio della tran­sa­zione che rende futile per cia­scun sog­getto coin­volto il valore della stessa a meno di rea­liz­zare volumi di ven­dita asso­lu­ta­mente irrea­li­stici da qui ai pros­simi cin­que anni almeno.

Per oltre la metà dei rispon­denti al son­dag­gio [55%], i micro­pa­ga­menti non sono un sistema ade­guato o gra­dito ed un ulte­riore 26% pre­fe­ri­rebbe pagare – se del caso – una quota giornaliera.

Solo circa un quinto dei rispon­denti vor­reb­bero pagare per arti­colo, rele­gando dun­que i micro­pa­ga­menti come una scelta non gra­dita o, comun­que, minoritaria.

Ovvia­mente le ricer­che vanno lette ed inter­pre­tate ma credo non vi sia dub­bio su quale sia la ten­denza gene­rale. Un’altra delle ipo­tesi fuori luogo sul futuro dell’editoria è stata rimossa, potremo final­mente così con­cen­trarci sul lavoro serio da farsi.

micropagamenti

Pubblicato il 23 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Le 11 cose che farei se dirigessi una organizzazione editoriale

Dan Gill­mor ha redatto una lista di 11 punti che ho tra­dotto per faci­li­tarne la lettura.

Si con­si­glia a bari­sti e mura­tori dell’ edi­to­ria di stam­par­sene diverse copie – in for­mato A3 o supe­riore — con le quali tap­pez­zare l’ufficio così da averne sem­pre visione e ricordo.

Sono 11 pre­ziosi con­si­gli per orien­tarsi ed affron­tare la situazione:

  • Non pub­bli­che­rei sto­rie e com­menti sulle com­me­mo­ra­zioni [gli anni­ver­sari] se non in raris­sime occa­sioni; poi­ché sono il rifu­gio di gior­na­li­sti pigri e senza immaginazione.

  • Invi­te­rei la nostra utenza [i let­tori] a par­te­ci­pare con tutti i modi e gli stru­menti pos­si­bili; cro­wd­sour­cing, blog dei let­tori, wiki…etc. Chia­ri­rei che non si tratta di lavoro gra­tuito – e lavo­re­rei per creare un sistema di ricom­pensa che vada oltre la clas­sica pacca sulla spalla — desi­de­rando prima di ogni altra cosa pro­muo­vere un flusso mul­ti­di­re­zio­nale di noti­zie nel quale l’utenza gio­chi un ruolo determinante

  • La tra­spa­renza sarebbe un ele­mento chiave del gior­na­li­smo. Ogni arti­colo sulla stampa avrebbe un box che segnala a cosa il gior­na­li­sta non è riu­scito a rispon­dere. Qua­lun­que fosse il media, il sito web con­ter­rebbe un invito espli­cito ai let­tori a con­tri­buire nel riem­pire le falle che esi­stono in ogni articolo.

  • Cree­rei un ser­vi­zio on line, per coloro che voles­sero sot­to­scri­verlo, per segna­lare ai let­tori gli errori da noi com­messi dei quali ci siamo suc­ces­si­va­mente resi conto.

  • Farei della con­ver­sa­zione un ele­mento essen­ziale della nostra mis­sion. In particolare:

    • Se fos­simo un gior­nale locale, l’editoriale e la pagina d’apertura sareb­bero dedi­cate al “meglio di”, e sareb­bero di guida alla con­ver­sa­zione che la comu­nità stessa sta avendo on line, ospi­tata che sia dall’organizzazione edi­to­riale stessa o meno.

    • Gli edi­to­riali sarebbe pre­sen­tati sotto forma di blog, così come le let­tere all’editore.

    • Inco­rag­ge­remmo com­menti e forum, in spazi sog­getti a mode­ra­zione che (a) inco­rag­gino l’utilizzo dei nomi reali (b) inco­rag­gino [o costrin­gano] l’educazione.

    • I com­menti inse­riti da per­sone che uti­liz­zino il pro­prio nome reale sareb­bero inse­riti per primi.

  • Ci rifiu­te­remmo di fare ste­no­gra­fia e chia­marla gior­na­li­smo. Se una parte, una fazione, stesse men­tendo lo diremmo, sup­por­tan­dolo con prove. Se veri­fi­cas­simo che una parte con­si­stente della nostra comu­nità cre­desse in delle men­zo­gne su fatti o per­sone, ci faremmo carico di far com­pren­dere la vera verità.

  • Rim­piaz­ze­remmo alcune espres­sioni Orwel­liane delle PR, con parole ed espres­sioni più pre­cise e neu­trali. [seguono esem­pli­fi­ca­zioni nel testo ori­gi­nale di Gillmor].

  • Uti­liz­ze­remmo gli hyper­link in ogni maniera pos­si­bile. Il nostro sito web con­ter­rebbe il mag­gior numero pos­si­bile di media della nostra comu­nità di appar­te­nenza, sia geo­gra­fica che di inte­resse. “Lin­ke­remmo” ogni rile­vante blog, foto, video, data­base ed ogni altro mate­riale che potes­simo incon­trare, uti­liz­zando il nostro giu­di­zio edi­to­riale per evi­den­ziare quelli che con­si­de­riamo i migliori per la nostra comu­nità. “Lin­ke­remmo” libe­ra­mente il nostro lavoro gior­na­li­stico ad altre fonti e mate­riali rile­vanti rispetto all’argomento di discus­sione, rico­no­scendo che non siamo ora­coli ma guide.

  • I nostri archivi sareb­bero libe­ra­mente con­sul­ta­bili, con link per­ma­nenti a quanto abbiamo pub­bli­cato, con le API affin­ché altri pos­sano uti­liz­zare il nostro lavoro gior­na­li­stico in modi che noi non abbiamo considerato/immaginato.

  • La mis­sion prin­ci­pale del nostro lavoro sarebbe quella di aiu­tare le per­sone della nostra comu­nità a dive­nire uti­liz­za­tori infor­mati dei media e non con­su­ma­tori pas­sivi — a com­pren­dere per­chè e come pos­sono farlo.

  • Non pub­bli­che­remmo mai una lista di dieci punti. Esse sono il car­bu­rante di per­sone pigre e senza fantasia.

I con­si­gli di Gill­mor ripren­dono ed ampli­fi­cano i con­cetti espressi nelle linee guida, nei prin­cipi, anch’essi tutti da leg­gere, che hanno costi­tuito il fon­da­mento, i pila­stri, del pro­getto di Gill­mor.

A scet­tici e con­ser­va­tori sui con­si­gli e prin­cipi enun­ciati da Gill­mor, mi preme, infine, ricor­dare come si sia deli­neata – da tempo ormai – una situa­zione com­pe­ti­tiva gene­rale che mi piace defi­nire da tapis rou­lant: se corri resti fermo, se resti fermo sci­voli all’indietro. Il com­parto edi­to­riale, come è din­nanzi gli occhi di tutti, non fa ecce­zione ovvia­mente; non tenerne conto sarebbe l’ennesimo tra­gico errore.

Update: Sono stati redatti ieri Ele­ven More Things I’d Do if I Ran a News Orga­ni­za­tion - se qual­cuno vol­lese pren­dersi cura di tra­durli.…[via]

Pubblicato il 22 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

La conferma

Secondo una ricerca svolta da Har­ris Inte­rac­tive, pub­bli­cata oggi dal “Guardian”:

- solo il 5% degli utenti sarebbe dispo­sto a pagare le noti­zie on line

- il 74% dei let­tori cer­che­rebbe le noti­zie altrove

on line paid content

I det­ta­gli della ricerca e le seg­men­ta­zioni dei risul­tati dei rispon­denti sono dispo­ni­bili sul sito del Guar­dian.

Pare, dun­que, che quando avevo ipo­tiz­zato il 10% di pene­tra­zione fossi stato fin troppo generoso.

Voglio dav­vero imma­gi­nare che que­sti risul­tati pon­gano la parola fine alle ipo­tesi ed al dibat­tito su que­sto tema.

Pubblicato il 22 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Il fatto selettivo

Dopo la cam­pa­gna di pre­emp­tion svolta otti­ma­mente della quale avevo par­lato a suo tempo, da domani sarà in edi­cola il nuovo quo­ti­diano diretto da Anto­nio Padellaro.

“Il Fatto” sarà in ven­dita ad un prezzo di ven­dita di 1,20 € per sei giorni alla set­ti­mana [no lunedì] nel for­mato 31x45. Il quo­ti­diano sarà distri­buito da m-dis che ne curerà la dif­fu­sione, logi­stica e , pare, le atti­vità pro­mo­zio­nali in tutta Italia.

Gli abbo­na­menti per­ce­piti effet­ti­va­mente sono stati 27mila, dei quali 3mila hanno pre­no­tato ma non pagato; di que­sti circa il 60% ha scelto la ver­sione pdf da sca­ri­care dal web. Pro­ba­bil­mente sia i 120 euro di rispar­mio [ 100 € vs. 220 della ver­sione car­ta­cea] che la pro­mo­zione svolta fon­da­men­tal­mente on line con l’Antefatto hanno inciso su que­sta dinamica.

Nella fase di lan­cio il quo­ti­diano avrà una “dif­fu­sione mirata” in circa il 50% delle edi­cole [15mila su 37mila per l’esattezza] di aree sele­zio­nate. La tira­tura dovrebbe aggi­rarsi intorno alle 85mila copie.

Visto che l’Emila R. dovrebbe essere coperta per intero mi riservo di tor­nare sull’argomento dopo aver visto fisi­ca­mente il quotidiano.

La poli­tica di distri­bu­zione selet­tiva e la cam­pa­gna di comu­ni­ca­zione pre lan­cio svolta ne fanno un caso da seguire con atten­zione nelle sue – spe­riamo – evoluzioni.

fiducia il fatto

Ovvia­mente al di là delle logi­che distri­bu­tive e promo-pubblicitarie, le firme – i gior­na­li­sti – ed il modello socie­ta­rio di finan­zia­mento dell’iniziativa costi­tui­scono ulte­riore motivo di inte­resse e let­tura del quo­ti­diano che sulla carta [let­te­ral­mente] ha tutte le chance per otte­nere ulte­riori suc­cessi oltre a quelli già riscossi, fose, ina­spet­ta­ta­mente in fase di pre lancio.

Si segnala, infine, che pare che Repub­blica, La Stampa e L’Unità omet­tono – ad oggi – di par­lare del nascente quo­ti­diano. Anche que­sto costi­tui­sce un fatto selettivo.

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