Eravamo quattro amici al bar

A metà giugno avevo indicato con chiarezza quali fossero i cinque punti essenziali per il rilancio dell’editoria, specificando tra l’altro che si rendeva necessario il << divieto assoluto per i bar di rendere disponibili quotidiani e riviste ai loro avventori. I bar , infatti, si sono trasformati in sale di lettura gratuita minando seriamente le vendite ed i conseguenti ricavi per l’editoria nazionale. I bar che previa autorizzazione ministeriale volessero offrire questo servizio alla propria clientela dovranno registrarsi presso il locale “centro di lettura” autorizzato e pagare una tassa mensile basata sul rapporto tra il numero di quotidiani acquistati e gli scontrini fatti nel mese di competenza >>.

La tesi era stata successivamente ripresa dal relatore sui contributi all’editoria della Camera dei Deputati che infatti non aveva mancato di ricordare che: “[……] è lo stesso discorso dei giornali dati gratuitamente in lettura nei bar e in tutti i locali pubblici: gli editori non possono più permetterselo

HelpWanted

Una ulteriore conferma della gravità del fenomeno arriva ora grazie alle dichiarazioni di Andrea Riffeser Monti che, secondo quanto riportato da Italia Oggi, ha reso noto di “aver attivato una collaborazione con lo Studio Ruffolo per valutare una serie di interventi che tutelino anche per i quotidiani il diritto d’autore, attraverso la regolamentazione della lettura dei giornali in pubblico [….] mettere in atto azioni di razionalizzazione strutturale dei costi, ma anche iniziative per far si che i giornali non debbano essere più regalati o messi a disposizione senza opportuna regolamentazione”.

Al di là della conferma di come la realtà superi spesso e volentieri la fantasia, sono certo che la concessionaria di pubblicità [non visitatelo, non hanno un sito web!] del gruppo quando andrà ad argomentare le readership presso i key clients non mancherà di riportare il messaggio di Monti.

Continuano a manifestarsi le dicotomie tra i diversi pubblici di riferimento [lettori vs inserzionisti + potere politico], anime dei giornali [giornalisti vs commerciale] e ornai presi dalla disperazione del momento, come in questo caso, si sfiora il ridicolo. I divergenti interessi della filiera editoriale non potranno essere appianati o risolti dagli studi legali ma imparando dalle lezioni e riprogrammando su nuovi equilibri i rapporti tra gli stakeholder, giornalai compresi ovviamente.

Social

0 thoughts on “Eravamo quattro amici al bar

  1. Saggia iniziativa. Ma non bisogna dimenticare coloro che, ad esempio in metropolitana, sbirciano il quotidiano legittimamente comprato dal loro vicino! Il danno provacato da costoro, si aggira, secondo le stime della prestigiosa Backorifice University, in centinaia di migliaia di euro al giorno.

  2. Io leggo il giornale al bar, ma se il bar non me lo mettesse a disposizione io non lo comprerei. E’ lo stesso concetto fallace secondo il quale il “download pirata degli mp3” ruberebbe al mercato dei CD in rapporto di 1:1 (ogni mp3 scaricato sarebbe un brano in meno comprato). Cazzate, ovviamente.

  3. Ma dove vogliamo mettere quelli che leggono i giornali abbandonati da altri ? Magari su una panchina o in metro ? Per coloro dovrebbe quanto meno prefigurarsi il reato penale da condivisione di opera protetta. Cribbio!

  4. Senza fare facile ironia, vorrei ricordare che nei locali pubblici il costo, ad esempio, di sky o della audio-diffusione o anche solo della televisione non è quello di un normale cittadino, proprio perché vi è la condivisione.

    Ora non sarà certo questo il modo di risollevare le sorti dell’editoria (magari fare riviste migliori aiuterebbe), ma forse converrebbe informarsi prima di additare le soluzione come “stravaganti”.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.