agosto 2009

Pubblicato il 31 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Buon Natale

L’impatto gene­rato dal “caso Repub­blica – Ber­lu­sconi” è argo­mento inter­na­zio­nale che ancora una volta pone la nostra nazione al cen­tro di un dibat­tito la cui con­clu­sione pres­so­ché gene­rale è lo stu­pore per la tol­le­ranza degli ita­liani nei con­fronti di un Pre­si­dente del Con­si­glio che alle loro lati­tu­dini sarebbe stato desti­tuito già da tempo o, più digni­to­sa­mente, avrebbe comun­que ras­se­gnato le pro­prie dimissioni.

Domanda [Why have Ita­lians put up with all this?] alla quale era giunta anche Chiara Vol­pato, docente uni­ver­si­ta­ria e ricer­ca­trice su pre­giu­dizi e ste­reo­tipi, dalle pagine del New York Times che, par­tendo dalla sua pro­spet­tiva, ana­lizza l’atteggiamento verso la parte fem­mi­nile dell’universo del Cava­liere e la sua orchestra.

L’attacco di que­sti giorni da parte di Fel­tru­sconi è solo un tas­sello nel dise­gno stra­te­gico che, par­tendo da un uso poli­tico spinto dei media e della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria, ha carat­te­riz­zato sin dall’inizio il per­corso, dalla “discesa in campo”, l’operato di Sil­vio Bona­ven­tura. a sal­va­guar­dia dei pro­pri inte­ressi; men­tre Craxi scap­pava ad Ham­ma­met ed agli ita­liani veniva pre­le­vata d’ufficio una per­cen­tuale della pro­pria liqui­dità sui conti cor­renti ban­cari per fron­teg­giare l’esplosione del debito pub­blico che egli aveva ampia­mente con­tri­buito a gene­rare e che è stato sin qui abil­mente man­te­nuto nelle tre legi­sla­ture più buie dal dopo­guerra ad oggi.

L’editoriale del Pre­si­dente Fnsi Roberto Natale, pub­bli­cato in prima pagina dal Mani­fe­sto di sabato 29, rap­pre­senta la più pre­cisa rico­stru­zione di que­sto per­corso: “Il cer­chio che si sta chiu­dendo era stato aperto quin­dici anni fa, al momento della famosa “discesa in campo”: nella video­cas­setta che arrivò in tutte le reda­zioni dei tele­gior­nali c’era già una pro­gram­ma­tica eli­mi­na­zione di ogni pos­si­bile media­zione gior­na­li­stica dal rap­porto diretto con gli elet­tori”. Pro­se­guendo: “Il modello caro al pre­mier era ed è rima­sto quello di una “infor­ma­zione senza domande”: incom­pa­ti­bile con ogni paese decen­te­mente demo­cra­tico, con ogni sistema for­nito di stru­menti ade­guati a rego­lare i con­flitti di inte­resse. E tut­ta­via pra­ti­cato con suc­cesso in Ita­lia [con suc­cesso anche per­so­nale di coloro che, soprat­tutto nel ser­vi­zio pub­blico, sulle inter­vi­ste senza domande hanno costruito bril­lanti carriere].”

Tas­selli che fanno parte di uno stesso dise­gno di cen­sura, disin­for­ma­zione e sem­pli­fi­ca­zione pour cause teso ad una gestione ad per­so­nam della nazione, che avevo già evi­den­ziato tempo fa ripren­dendo le parole di Michele Serra che nella sua rubrica quo­ti­diana [“L’Amaca”] scri­veva:“…….que­sto schifo non trova una defi­ni­zione tec­nica con­vin­cente nella parola “regime”. Si chiama con­for­mi­smo, o ser­vi­li­smo, o pigri­zia intel­let­tuale, o doci­lità pro­fes­sio­nale, o zelo azien­da­li­sta, ed è molto peg­gio, per­ché affonda le sue radici non in regole liber­ti­cide o in cen­sure con­cla­mate, ma nella pro­gres­siva assue­fa­zione di un paese intero……all’ inci­vile assetto dell’ infor­ma­zione in Ita­lia“.

Ora, come ricorda, ad inte­gra­zione, El Pais: “Ber­lu­sconi saca la artil­le­ría pesada. Tras tra­spa­sar a Kaká, Ber­lu­sconi no reforzó el Milan, pero invir­tió 15 mil­lo­nes de euros en un nuevo direc­tor para Il Gior­nale: Vit­to­rio Fel­tri, vete­rano perio­di­sta con fama de kil­ler de la infor­ma­ción” [tra­duz.],facente fun­zione di ven­ti­la­tore e citato recen­te­mente anche in que­sti spazi

I let­tori hanno già deciso quale sia il loro livello di fidu­cia nell’informazione e del resty­ling delle influenze scien­te­mente effet­tuato in que­sti anni. Non si può, dun­que, che con­di­vi­dere le con­clu­sioni del pre­si­dente Fnsi: “Que­sto cer­chio va spez­zato, prima che sia troppo tardi. E di tempo non ce n’è più molto”.

Mi pia­ce­rebbe poter festeg­giare il [e, per­chè no, con] Natale brin­dando al ripri­stino dell’ Art.21 della Costi­tu­zione, solo allora, sve­gliati dal tor­pore, potremo ripren­dere a par­lare con coscienza del futuro del gior­na­li­smo e dei gior­nali nel nostro paese.

 Berlusconi

PS: Come ho avuto modo di dire: I just chan­ged my pro­file pic­ture on Frien­d­Feed, Twit­ter and Face­book to remind to all my con­tacts that Italy is under attack and press free­dom is seriou­sly trea­te­ned by our PM Mr B. If you agree with me please chance your pic­ture as well. All sizes here: http://www.vincos.it/2009/08/30/berlusconi-joker-icone-per-la-liberta-di-stampa/

Pubblicato il 28 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

L’uovo o la gallina

La crisi dell’editoria è for­te­mente con­di­zio­nata dalla crisi dei modelli tra­di­zio­nali di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria. La con­sa­pe­vo­lezza della cre­scente obso­le­scenza dei modelli e dei mezzi di comu­ni­ca­zione tra­di­zio­nale si scon­tra attual­mente con l’incertezza e la scarsa dime­sti­chezza dei nuovi da parte di agen­zie ed inve­sti­tori che, com­plice l’attuale fase con­giun­tu­rale, nell’incertezza assu­mono posi­zioni atten­di­ste; non inve­stono o inve­stono meno.

Se la defi­ni­zione di misu­ra­zione del suc­cesso di un pro­dotto edi­to­riale è deter­mi­nata dalla capa­cità di attrarre inve­sti­menti promo – pub­bli­ci­tari, risulta evi­dente come que­sto para­me­tro sia sem­pre più con­flit­tuale rispetto al rap­porto con i pub­blici di rife­ri­mento, con i let­tori.

E’ neces­sa­rio, dun­que, oggi più che mai, che gli edi­tori scel­gano il loro modello pre­va­lente di busi­ness: adver­ti­sing o lettori.

L’uovo o la gallina?

masssocialmedia

Pubblicato il 27 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

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I gior­nali con­ti­nuano a per­se­guire l’ipotesi di far pagare i con­te­nuti on line. Sep­pure in realtà que­sto sia un discorso che riguarda la stampa estera e pre­va­len­te­mente quella anglo­sas­sone, evi­den­te­mente si è capito che per i quo­ti­diani ita­liani “il gioco non vale la can­dela”, come si suol dire, credo sia inte­res­sante comun­que seguirne gli sviluppi.

Si stanno deli­neando sostan­zial­mente due pos­si­bili modelli per il paga­mento delle noti­zie on line.

Il primo, già uti­liz­zato attual­mente per con­te­nuti spe­cia­li­stici, con­si­ste­rebbe nel clas­sico “pay per view” a con­sumo, legato alla visione di un certo numero di pagine e con­te­nuti. Una variante sul tema, il cui con­cetto di fondo resta inal­te­rato, potrebbe essere quella addi­rit­tura del “pay per arti­cle”che però si scon­tre­rebbe, a mio avviso, con la neces­sità di met­tere a punto al tempo stesso il rela­tivo sistema di micro­pa­ga­menti che attual­mente pre­senta diverse inco­gnite e difficoltà.

Il secondo modello che si pensa possa essere intro­dotto pre­vede la crea­zione di un club di lettori.

Come accen­nato pre­ce­den­te­mente, il quo­ti­diano inglese “The Guar­dian ” sta­rebbe pen­sando, appunto, alla crea­zione di un club, di uno spa­zio esclu­sivo a paga­mento, per i pro­prio let­tori dove offrire con­te­nuti pre­mium attual­mente non meglio spe­ci­fi­cati. La noti­zia fil­trata attra­verso le indi­scre­zioni ripor­tate è stata indi­ret­ta­mente con­fer­mata non più tardi di lunedì dal quo­ti­diano stesso che ha pub­bli­cato la noti­zia della ricerca di un mana­ger per la gestione del pre­ci­tato rea­ders’ club.

Altre indi­scre­zioni fil­trano ora rela­ti­va­mente al “New York Times” che sta­rebbe testando ed inve­sti­gando, altret­tanto, la pos­si­bi­lità di costruire dif­fe­renti pac­chetti di offerta, legati comun­que al con­cetto di club dei lettori .

L’ipotesi di lavoro del NYT, dif­fusa ori­gi­na­ria­mente da uno dei par­te­ci­panti al son­dag­gio con­dotto dal quo­ti­diano sul tema, sem­bra ad un livello di raf­fi­na­mento supe­riore rispetto a quella del Guar­dian e pre­ve­de­rebbe la crea­zione di due livelli di mem­ber­ship: Gold & Silver.

Con il paga­mento di importi che, in fun­zione del pac­chetto scelto, vanno da 50 a 150 US dol­lars, oltre alla pos­si­bi­lità di avere accesso a con­te­nuti esclu­sivi i let­tori otter­reb­bero una serie di van­taggi aggiun­tivi [vedasi imma­gine sot­to­stante per i dettagli].

E’ sicu­ra­mente ancora troppo pre­sto per avere una idea pre­cisa e, dun­que, per valu­tare l’impatto ed il risul­tato di que­ste iniziative.

La mia prima impres­sione è che l’idea di crea­zione di club di let­tori sia posi­tiva a pre­scin­dere dalla pos­si­bi­lità effet­tiva di ricavi inte­gra­tivi da parte degli edi­tori attra­verso que­sta moda­lità. Credo possa esser una solu­zione più fun­zio­nale rispetto a quella del pay per arti­cle e con­tri­buire a creare un rap­porto tra pub­blico e giornali.

Com­ples­si­va­mente non spo­sta l’asse del pro­blema, e la rela­tiva neces­sità di tro­vare una solu­zione evi­den­te­mente, né sotto il pro­filo eco­no­mico né per quanto riguarda le rea­der­ship.

Mi resta infine, il dub­bio sul per­chè si  insi­sta sul paga­mento dei quo­ti­diani on line ed al tempo stesso si con­ti­nuino a rega­lare le pub­bli­ca­zioni su carta. Tor­ne­remo a par­larne inevitabilmente.

NYT Gold and Silver Offers

Pubblicato il 26 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Nuovi prodotti e immagine di canale

Hachette, edi­tore spe­cia­liz­zato in col­le­zio­na­bili del quale abbiamo avuto già modo di par­lare, ha lan­ciato un nuovo “pro­dotto edi­to­riale” che oltre­passa i limiti della decenza e della ragionevolezza.

Dècou­page Coun­try”è una rac­colta dedi­cata agli appas­sio­nati di deco­ra­zione, della prima uscita [PVP1,99 €] me ne sono stati con­se­gnati sei pezzi.

Il primo numero con­tiene: un fasci­colo, due tegole, una carta coun­try, due carte « fir­mate Sarah Kay » ed una decal­co­ma­nia ad acqua. L’ingombro è di 50 cm di altezza per 40 di lar­ghezza ed un peso che sfiora i tre kg.

Que­sto canale di ven­dita, l’edicola, deve ces­sare al più pre­sto di essere il ricet­ta­colo di ogni sorta di maroc­chi­ne­rie pos­si­bile. E’ neces­sa­rio porre al più pre­sto un freno all’introduzione smo­data di nuovi pro­dotti desti­nati pre­va­len­te­mente al fal­li­mento, uti­liz­zati solo per fare cassa che svi­li­scono l’immagine del canale.

Il mori­bondo [l’editore] non può tra­sci­nare nella fossa un canale di ven­dita che pos­siede carat­te­ri­sti­che fon­da­men­tali di qua­lità quali capil­la­rità, coper­tura e servizio.

Il Giornalaio Magazine

Pubblicato il 25 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Passione & Giornalismi

La pas­sione e la capa­cità di auto­mo­ti­varsi [nei limiti della ragio­ne­vo­lezza, ovvia­mente] sono due ele­menti fon­da­men­tali nell’individuo. Spesso si sin­te­tizza que­sti fat­tori usando il ter­mine proat­ti­vità.

Per­so­nal­mente credo di aver fatto il 99% delle mie scelte per pas­sione. Non da ultimo è per pas­sione che alla mia età ho scelto di fare una figlia e [scu­sate se mescolo “sacro e pro­fano”] di dare vita a que­sto mode­sto spa­zio vir­tuale che aggiunge impe­gno ad un lavoro già estre­ma­mente gra­voso per l’impegno tem­po­rale e la dedi­zione che richiede.

Per que­sto ho letto e riletto il com­mento di Fede­rica [che, imma­gino, si rife­risse alla « nuova » vita sociale delle noti­zie] , gior­na­li­sta sin dal ’92 da quanto si legge nel suo blog, ed ancora pronta a scal­darsi con pas­sione, come lei stessa con­clude, sui temi che riguar­dano la sua pro­fes­sione. Per que­sto, con pas­sione, ho deciso di ripren­dere le sue obie­zioni, i suoi argo­menti quest’oggi, spe­rando pos­sano essere d’interesse generale.

I punti sol­le­vati dal suo – gra­dito – inter­vento sono sostan­zial­mente tre:

  • Le noti­zie sono ciò in cui si sostan­zia il lavoro di un gior­na­li­sta. Le noti­zie sono un lavoro. E in quanto lavoro vanno pagate.

  • Qual­cosa che Tizio pro­duce per­ché ha visto Caio che faceva la tal cosa e allora lo scrive su Face­book. Que­sto non è noti­zia: que­sta è comu­ni­ca­zione inter­per­so­nale; e la sua cre­di­bi­lità è sostan­zial­mente zero, dal punto di vista pro­fes­sio­nale. La bidi­re­zio­na­lità non è di per sé un valore.

  • Che le noti­zie siano sva­lu­tate dipende da un pro­cesso sto­rico che a che vedere con rela­zioni di potere, e non con aset­ti­che con­giun­ture tec­no­lo­gi­che. Che le noti­zie siano poco cre­di­bili dipende anch’esso da un pro­cesso sto­rico che a a che vedere con rela­zioni di potere. È da lì che si deve par­tire, se si vuole com­pren­dere cosa sta acca­dendo in Italia.

Giornalismo e Internet

Ritengo che il primo punto vada meglio spe­ci­fi­cato. Credo che pro­durre delle noti­zie che inte­res­sino e coin­vol­gano i diversi pub­blici di rife­ri­mento è un lavoro che è giu­sto che venga remu­ne­rato. Il lavoro, qua­lun­que lavoro, deve creare valore aggiunto – diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente — per essere remu­ne­rato; pre­ten­dere la remu­ne­ra­zione tout court, come appa­ren­te­mente avviene nel com­mento, chiude ogni pro­spet­tiva ed appare irrea­li­stico oltre che inattuale.

Come dicevo/ricordavo recen­te­mente: “.…il valore attri­buito da un con­su­ma­tore è pari al rap­porto tra il livello di sod­di­sfa­zione che asso­cia all’insieme dei bene­fici per­ce­piti ed il costo [o sacri­fi­cio] asso­ciato alle moda­lità di acqui­si­zione ed il godi­mento dei sud­detti bene­fici con­si­de­rando sia le com­po­nenti mone­ta­rie che non monetarie”.

Ho una cosa che ti inte­ressa e te la for­ni­sco con como­dità e sol­le­ci­tu­dine, per que­sto sarai – più facil­mente — dispo­ni­bile a pagar­mela, credo sia la migliore sin­tesi del concetto.

Il gior­na­li­smo è comu­ni­ca­zione ed i gior­nali sono un mezzo, appunto, di comu­ni­ca­zione. L’idea che l’atto comu­ni­ca­tivo è un vet­tore uni­di­re­zio­nale che va dall’emittente a un emit­tente pas­sivo: è modello “postale” e teo­ria “ipo­der­mica”. L’efficacia della comu­ni­ca­zione non è solo que­stione di con­fe­zio­na­mento e invio del mes­sag­gio. I par­te­ci­panti creano e con­di­vi­dono infor­ma­zioni per rag­giun­gere la mutua com­pren­sione. Con­cor­dano sui signi­fi­cati della realtà che costrui­scono e inter­pre­tano in modo dina­mico e col­la­bo­ra­tivo. Il focus è l’integrazione [Per sin­tesi ho cari­cato su sli­de­share una pre­sen­ta­zione libe­ra­mente sca­ri­ca­bile — “Clip di Comu­ni­ca­zione” — al riguardo].

Affer­mare, come è stato fatto, che la bidi­re­zio­na­lità non è di per stesso un valore è negare i prin­cipi più ele­men­tari e basici della comu­ni­ca­zione e/o imma­gi­nare che il gior­na­li­smo sia fatto per rivol­gersi ai “soli 1500 eletti”.

Que­sto aspetto si ricol­lega diret­ta­mente, infine, all’ultimo punto, a quello che viene defi­nito da Fede­rica pro­cesso sto­rico fatto da rela­zioni di potere ed alieno da aset­ti­che con­giun­ture tecnologiche.

Che le noti­zie ed i gior­nali siano un pro­dotto sva­lu­ta­tosi nel tempo è una amara con­sta­ta­zione. Con­cordo come il pro­blema, in ter­mini di con­te­nuti ero­gati, non è nel mezzo ma nel mes­sag­gio e nelle moda­lità [uni­di­re­zio­nali, riba­di­sco!] con le quali sono stati por­tati sin ora i mes­saggi. Adesso biso­gna con­cen­trarsi su come cam­biare que­sta situa­zione ren­dendo gior­na­li­smo e gior­nali – di carta – appe­ti­bili per i pubblici/lettori ed al tempo stesso remu­ne­ra­tivo per gli attori della filiera.

Abbiamo una mezza idea di lavo­rarci sopra seria­mente, dal basso con pas­sione, se anche Fede­rica volesse par­te­ci­pare è ben­ve­nuta come chiun­que altro lo desideri.

Pubblicato il 24 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Giornale InFeltrito

Il tour­bil­lon di diret­tori, sedie e pol­trone nel mondo dei gior­nali e dei media più in gene­rale ha rap­pre­sen­tato in un certo senso il gos­sip estivo dell’editoria . Fino al con­si­glio tele­fo­nico pre­fer­ra­go­stiano RAI il wal­zer delle nomine ha tenuto banco sui gior­nali spe­cia­liz­zati e non.

E’ in que­sto pano­rama, com­plice la crisi dell’editoria, che si inqua­dra il ritorno di Vit­to­rio Fel­tri a “Il Giornale”.

Sono già nume­rosi i com­menti all’edi­to­riale del 22 ago­sto di inse­dia­mento di Fel­tri e credo che poco si possa aggiun­gere oltre a quanto scritto ieri da Ales­san­dro Robec­chi e da Giu­seppe D’ Avanzo, sono tec­ni­che di disin­for­ma­zione delle quali Fel­tri è maestro.

Quel che mi appare inte­res­sante sot­to­li­neare attiene l’ambito più stret­ta­mente edi­to­riale, in ter­mini di busi­ness, della nomina a diret­tore del quo­ti­diano fon­dato da Mon­ta­nelli, ed in par­ti­co­lare alle prime dichia­ra­zioni rese in que­sti giorni che la dicono lunga sulla vision e sul futuro di una parte del gior­na­li­smo nel nostro paese.

Nel discorso di inse­dia­mento, secondo quanto ripor­tato, Fel­tri avrebbe dichia­rato: “Ven­dere, ven­dere, ven­dere .…Non sarà impor­tante, soprat­tutto all’inizio, fare per forza un bel gior­nale; meglio riu­scire a ven­derlo [….] Pazienza se il gior­nale viene brutto. A fare gior­nali belli son bravi tutti”. Dimo­strando, tra l’altro, pro­fes­sio­na­lità e coe­renza rispetto a quanto affer­mato solo tre giorni prima a Cor­tina dove aveva, appunto, dichia­rato: “Non pos­siamo sot­to­va­lu­tare il mer­cato. E’ il pub­blico che decide della vita e della morte dei gior­nali e di qual­siasi altra espres­sione commerciale”

Viste le pro­spet­tive rela­tive alla poli­tica edi­to­riale del neo diret­tore, mi sento di sug­ge­rire di pas­sare diret­ta­mente all’utilizzo del testo segna­po­sto, qui di seguito ripor­tato, per la rea­liz­za­zione del quo­ti­diano; i van­taggi in ter­mini di cost saving e di qua­lità del pro­dotto sareb­bero cer­ta­mente notevoli.

Come è stato detto, Facci resta un con­giun­tivo stram­pa­lato di fan­toz­ziana memo­ria e nulla più, aggiun­ge­rei che un quo­ti­diano infel­trito non è buono nean­che per il pesce.

Giornale InFeltrito-lorem ipsum

Mañana sol y buen tiempo!

Pubblicato il 21 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Video in print advertising

Secondo quanto ripor­tato sia dalla BBC che dal Los Ange­les Times, a par­tire dalla metà di set­tem­bre di quest’anno assi­ste­remo alla pub­bli­ca­zione di video annunci all’interno del maga­zine sta­tu­ni­tense Enter­tain­ment Wee­kly, la ver­sione ame­ri­cana di Sor­risi e Can­zoni TV.

Uti­liz­zando un video­chip capace di ripro­durre sino a 40 minuti di fil­mato, nell’edizione del 18 set­tem­bre distri­buita nelle aree di Los Ange­les e New York del pre­ci­tato maga­zine verrà incol­lato un mini schermo da 2 pol­lici che all’apertura della rivi­sta ripro­durrà i video­clip pub­bli­ci­tari di CBS e Pepsi.

Potrete com­pren­derne meglio il fun­zio­na­mento osser­vando il video pub­bli­cato su You­Tube al riguardo.

Agli amanti della tec­no­lo­gia inte­res­serà sapere che il chip è rea­liz­zato dalla Ame­ri­chip [che ha bre­vet­tato qs. solu­zione con il mar­chio regi­strato “Video-in-Print”] ed è spesso 2,7 mm inte­grando, appunto, un pic­colo display TFT LCD da 320 x 240 pixel. La bat­te­ria ha un’autonomia di circa 70 minuti, e puoi essere rica­ri­cata gra­zie alla pre­senza di una con­nes­sione mini-USB.

Newspapers Mini Display

Non è la prima volta che si testano inno­va­zioni tec­no­lo­gi­che per la carta stam­pata ma que­sta mi sem­bra par­ti­co­lar­mente inte­res­sante in pro­spet­tiva per il nostro paese dove la carta stam­pata sof­fre pesan­te­mente la con­cor­renza della tele­vi­sione nella rac­colta pub­bli­ci­ta­ria.

La solu­zione, per come l’ho com­presa, mi sem­bra che, oltre ad un uti­lizzo in ambito promo-pubblicitario, potrebbe offrire anche nuove pro­spet­tive al gior­na­li­smo del futuro ed al pro­cesso di con­ver­genza edi­to­riale.

Ovvia­mente sono tutte [entu­sia­smanti] ipo­tesi da testare e veri­fi­care. Cer­cherò di seguire con la mas­sima atten­zione gli svi­luppi ed i raf­fi­na­menti. Se qual­cuno degli “amici di penna” recan­dosi negli USA riu­scisse a por­tarmi una copia della rivi­sta gli sarei dav­vero grato.

Pubblicato il 20 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Work in progress

Con­fer­mando, se neces­sa­rio, ottime doti di sin­tesi Gaspar Tor­riero ieri, in rife­ri­mento al paga­mento delle noti­zie [on line] argo­menta che il punto di par­tenza degli edi­tori dovrebbe essere : Ho una cosa che ti inte­ressa, se mi paghi te la dico”. Per­so­nal­mente ho pen­sato di inte­grare il punto di par­tenza con un minimo di spe­ci­fi­ca­zione: “Ho una cosa che ti inte­ressa e te la for­ni­sco con como­dità e sol­le­ci­tu­dine, per que­sto sarai dispo­ni­bile a pagarmela”.

I gior­nali esi­ste­reb­bero solo on line secondo quanto pare emer­gere dalla discus­sione faci­li­tata recen­te­mente da Luca De Biase. “Sono temi che sem­brano da rior­di­nare e appro­fon­dire”. Non posso che con­fer­mare le parole dello sti­ma­tis­simo giornalista.

Quasi con­tem­po­ra­nea­mente Phi­lip Meyer [pro­fes­sore eme­rito in gior­ma­li­smo presso la Uni­ver­sity of North Carolina-Chapel Hill, ed autore di The Vani­shing New­spa­per ] ricorda che: “Without clear stan­dards, jour­na­lism can’t be tru­sted. If it can’t be tru­sted, it won’t be influen­tial. If there is no influence, there is nothing to mone­tize”.

Negli Stati Uniti un gior­na­li­sta è stato “allon­ta­nato” dal lavoro per aver infa­sti­dito gli inser­zio­ni­sti con un suo arti­colo. Al tempo stesso, il Washinghton Post” [imma­gi­niamo mal­vo­len­tieri] non va più a cena con lob­bi­sti ed inve­sti­tori pub­bli­ci­tari nono­stante sem­brasse un modo per risol­le­vare le sorti – ed i bilanci – del quotidiano.

Osser­vando i bilanci dei quo­ti­diani e dei perio­dici del nostro paese balza imme­dia­ta­mente all’occhio anche del più pro­fano come almeno il 55% dei ricavi media­mente venga fatto dalle ven­dite in edi­cola. Che le noti­zie deb­bano venire a noi l’ho com­preso per­sino io; che ci arri­vino in edi­cola attra­verso una rete di distri­bu­zione effi­ciente è un tema sul quale [ad esclu­sione del sot­to­scritto] pare non parli nes­suno. Straordinario!

Notizie

Si segnala infine, che oggi farà caldo e c’è da lavo­rare molto ancora, que­sta è forse l’unica certezza.

Pubblicato il 19 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Le regole del gioco

Nel ten­ta­tivo di appro­fon­dire quali pos­sano com­ples­si­va­mente essere le aree di miglio­ra­mento dell’edi­to­ria ita­liana e di quello che dovrebbe essere il suo natu­rale sbocco com­mer­ciale, [l’edicola] seguo pro­po­ste e sug­ge­ri­menti di addetti del set­tore, anche, attra­verso Frien­d­Feed.

E’ pro­prio gra­zie ad alcune di que­ste indi­ca­zioni rac­colte in quel con­te­sto, che ho sco­perto come gli abbo­nati rice­vano la rivi­sta con anti­cipo rispetto alle edi­cole. Ogni tanto, inol­tre, lan­cio delle, bona­rie, frec­cia­tine per otte­nere delle rispo­ste [gra­zie comun­que] che com­ples­si­va­mente sin ora non mi hanno con­vinto.

Mi risul­tano dav­vero poco cre­di­bili le moti­va­zioni addotte per il taglio prezzo della rivi­sta nel periodo estivo che noto­ria­mente è quello in cui più si legge, come, altret­tanto, mi sor­prende che il diret­tore di una rivi­sta sap­pia quante copie sono andate ven­dute senza che siano state riti­rate le rese del numero attual­mente in vendita.

Sono det­ta­gli, che indi­cano a mio avviso come vadano cam­biate le regole del gioco nel rap­porto tra canale di ven­dita ed edi­tori. Credo dav­vero di non essere il solo ad essere stanco di “pac­chi”.

Non cono­sco per­so­nal­mente il diret­tore di Wired e mi pia­ce­rebbe creare un’occasione d’incontro e di con­fronto con lui come con altri respon­sa­bili di rivi­ste e pub­bli­ca­zioni per com­pren­dere meglio le logi­che di chi, rispetto a noi mode­sti gior­na­lai, sta – ipso facto — dall’altra parte della bar­ri­cata. Forse potrebbe essere, final­mente, l’inizio di una pro­fi­cua col­la­bo­ra­zione. Ho in mente una pro­po­sta ben pre­cisa al riguardo.

Le regole del gioco

Pubblicato il 18 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

La [nuova] vita sociale delle notizie

The Huf­fing­ton Post ha lan­ciato, non più tardi di ieri, Huf­f­Post Social News, ser­vi­zio che ‚via Face­book , per­mette di con­di­vi­dere e com­men­tare le noti­zie pub­bli­cate da quello che attual­mente è con­si­de­rato il più impor­tante sito indi­pen­dente sta­tu­ni­tense di notizie.

Oltre ad aumen­tare il livello di coin­vol­gi­mento e quindi di ade­sione, l’operazione del sito web in que­stione è rivo­lu­zio­na­ria e defi­ni­sce un nuovo livello di stan­dard qua­li­ta­tivo nella rela­zione mezzi di comu­ni­ca­zione – pub­blici di rife­ri­mento poi­ché per la prima volta effet­ti­va­mente si rie­sce ad appli­care l’idea, il con­cetto espresso più volte, di por­tare le noti­zie al let­tore invece che por­tare il let­tore alle noti­zie come è stato fatto per­lo­più sin ora.

Se le noti­zie ven­gono defi­nite una com­mo­dity, pro­ba­bil­mente la solu­zione non sta nel tro­vare una moda­lità per far pagare pro­fu­ma­ta­mente un pro­dotto sva­lu­ta­tosi nel tempo ma nel moti­vare ade­gua­ta­mente i pub­blici di rife­ri­mento a rela­zio­narsi con i mezzi di comu­ni­ca­zione. Dall’avvento della tele­fo­nia mobile ad oggi credo sia chiaro come que­sto possa avve­nire ela­bo­rando e sod­di­sfa­cendo il biso­gno di comu­ni­ca­zione, di coin­vol­gi­mento e dun­que, fon­da­men­tal­mente, di socia­lità dell’essere umano e non con altre tro­vate più o meno fantasiose.

Il pro­blema, in ter­mini di con­te­nuti ero­gati, non è nel mezzo ma nel mes­sag­gio e nelle moda­lità [uni­di­re­zio­nali] con le quali sono stati por­tati sin ora i messaggi.

Se, come mi pare, l’uomo viene defi­nito un ani­male sociale dovrebbe essere chiaro che la solu­zione è in que­sto ambito. Ele­men­tare Watson!

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