agosto 2009

Posted on 31 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Buon Natale

L’impatto generato dal “caso Repubblica – Berlusconi” è argomento internazionale che ancora una volta pone la nostra nazione al centro di un dibattito la cui conclusione pressoché generale è lo stupore per la tolleranza degli italiani nei confronti di un Presidente del Consiglio che alle loro latitudini sarebbe stato destituito già da tempo o, più dignitosamente, avrebbe comunque rassegnato le proprie dimissioni.

Domanda [Why have Italians put up with all this?] alla quale era giunta anche Chiara Volpato, docente universitaria e ricercatrice su pregiudizi e stereotipi, dalle pagine del New York Times che, partendo dalla sua prospettiva, analizza l’atteggiamento verso la parte femminile dell’universo del Cavaliere e la sua orchestra.

L’attacco di questi giorni da parte di Feltrusconi è solo un tassello nel disegno strategico che, partendo da un uso politico spinto dei media e della comunicazione pubblicitaria, ha caratterizzato sin dall’inizio il percorso, dalla “discesa in campo”, l’operato di Silvio Bonaventura. a salvaguardia dei propri interessi; mentre Craxi scappava ad Hammamet ed agli italiani veniva prelevata d’ufficio una percentuale della propria liquidità sui conti correnti bancari per fronteggiare l’esplosione del debito pubblico che egli aveva ampiamente contribuito a generare e che è stato sin qui abilmente mantenuto nelle tre legislature più buie dal dopoguerra ad oggi.

L’editoriale del Presidente Fnsi Roberto Natale, pubblicato in prima pagina dal Manifesto di sabato 29, rappresenta la più precisa ricostruzione di questo percorso: “Il cerchio che si sta chiudendo era stato aperto quindici anni fa, al momento della famosa “discesa in campo”: nella videocassetta che arrivò in tutte le redazioni dei telegiornali c’era già una programmatica eliminazione di ogni possibile mediazione giornalistica dal rapporto diretto con gli elettori”. Proseguendo: “Il modello caro al premier era ed è rimasto quello di una “informazione senza domande”: incompatibile con ogni paese decentemente democratico, con ogni sistema fornito di strumenti adeguati a regolare i conflitti di interesse. E tuttavia praticato con successo in Italia [con successo anche personale di coloro che, soprattutto nel servizio pubblico, sulle interviste senza domande hanno costruito brillanti carriere].”

Tasselli che fanno parte di uno stesso disegno di censura, disinformazione e semplificazione pour cause teso ad una gestione ad personam della nazione, che avevo già evidenziato tempo fa riprendendo le parole di Michele Serra che nella sua rubrica quotidiana [“L’Amaca”] scriveva:“…….questo schifo non trova una definizione tecnica convincente nella parola “regime”. Si chiama conformismo, o servilismo, o pigrizia intellettuale, o docilità professionale, o zelo aziendalista, ed è molto peggio, perché affonda le sue radici non in regole liberticide o in censure conclamate, ma nella progressiva assuefazione di un paese intero……all’ incivile assetto dell’ informazione in Italia“.

Ora, come ricorda, ad integrazione, El Pais: “Berlusconi saca la artillería pesada. Tras traspasar a Kaká, Berlusconi no reforzó el Milan, pero invirtió 15 millones de euros en un nuevo director para Il Giornale: Vittorio Feltri, veterano periodista con fama de killer de la información” [traduz.],facente funzione di ventilatore e citato recentemente anche in questi spazi

I lettori hanno già deciso quale sia il loro livello di fiducia nell’informazione e del restyling delle influenze scientemente effettuato in questi anni. Non si può, dunque, che condividere le conclusioni del presidente Fnsi: “Questo cerchio va spezzato, prima che sia troppo tardi. E di tempo non ce n’è più molto”.

Mi piacerebbe poter festeggiare il [e, perchè no, con] Natale brindando al ripristino dell’ Art.21 della Costituzione, solo allora, svegliati dal torpore, potremo riprendere a parlare con coscienza del futuro del giornalismo e dei giornali nel nostro paese.

 Berlusconi

PS: Come ho avuto modo di dire: I just changed my profile picture on FriendFeed, Twitter and Facebook to remind to all my contacts that Italy is under attack and press freedom is seriously treatened by our PM Mr B. If you agree with me please chance your picture as well. All sizes here: http://www.vincos.it/2009/08/30/berlusconi-joker-icone-per-la-liberta-di-stampa/

Posted on 28 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

L’uovo o la gallina

La crisi dell’editoria è fortemente condizionata dalla crisi dei modelli tradizionali di comunicazione pubblicitaria. La consapevolezza della crescente obsolescenza dei modelli e dei mezzi di comunicazione tradizionale si scontra attualmente con l’incertezza e la scarsa dimestichezza dei nuovi da parte di agenzie ed investitori che, complice l’attuale fase congiunturale, nell’incertezza assumono posizioni attendiste; non investono o investono meno.

Se la definizione di misurazione del successo di un prodotto editoriale è determinata dalla capacità di attrarre investimenti promo – pubblicitari, risulta evidente come questo parametro sia sempre più conflittuale rispetto al rapporto con i pubblici di riferimento, con i lettori.

E’ necessario, dunque, oggi più che mai, che gli editori scelgano il loro modello prevalente di business: advertising o lettori.

L’uovo o la gallina?

masssocialmedia

Posted on 27 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Members Only

I giornali continuano a perseguire l’ipotesi di far pagare i contenuti on line. Seppure in realtà questo sia un discorso che riguarda la stampa estera e prevalentemente quella anglosassone, evidentemente si è capito che per i quotidiani italiani “il gioco non vale la candela”, come si suol dire, credo sia interessante comunque seguirne gli sviluppi.

Si stanno delineando sostanzialmente due possibili modelli per il pagamento delle notizie on line.

Il primo, già utilizzato attualmente per contenuti specialistici, consisterebbe nel classico “pay per view” a consumo, legato alla visione di un certo numero di pagine e contenuti. Una variante sul tema, il cui concetto di fondo resta inalterato, potrebbe essere quella addirittura del “pay per article”che però si scontrerebbe, a mio avviso, con la necessità di mettere a punto al tempo stesso il relativo sistema di micropagamenti che attualmente presenta diverse incognite e difficoltà.

Il secondo modello che si pensa possa essere introdotto prevede la creazione di un club di lettori.

Come accennato precedentemente, il quotidiano inglese “The Guardian ” starebbe pensando, appunto, alla creazione di un club, di uno spazio esclusivo a pagamento, per i proprio lettori dove offrire contenuti premium attualmente non meglio specificati. La notizia filtrata attraverso le indiscrezioni riportate è stata indirettamente confermata non più tardi di lunedì dal quotidiano stesso che ha pubblicato la notizia della ricerca di un manager per la gestione del precitato readers’ club.

Altre indiscrezioni filtrano ora relativamente al “New York Times” che starebbe testando ed investigando, altrettanto, la possibilità di costruire differenti pacchetti di offerta, legati comunque al concetto di club dei lettori .

L’ipotesi di lavoro del NYT, diffusa originariamente da uno dei partecipanti al sondaggio condotto dal quotidiano sul tema, sembra ad un livello di raffinamento superiore rispetto a quella del Guardian e prevederebbe la creazione di due livelli di membership: Gold & Silver.

Con il pagamento di importi che, in funzione del pacchetto scelto, vanno da 50 a 150 US dollars, oltre alla possibilità di avere accesso a contenuti esclusivi i lettori otterrebbero una serie di vantaggi aggiuntivi [vedasi immagine sottostante per i dettagli].

E’ sicuramente ancora troppo presto per avere una idea precisa e, dunque, per valutare l’impatto ed il risultato di queste iniziative.

La mia prima impressione è che l’idea di creazione di club di lettori sia positiva a prescindere dalla possibilità effettiva di ricavi integrativi da parte degli editori attraverso questa modalità. Credo possa esser una soluzione più funzionale rispetto a quella del pay per article e contribuire a creare un rapporto tra pubblico e giornali.

Complessivamente non sposta l’asse del problema, e la relativa necessità di trovare una soluzione evidentemente, né sotto il profilo economico né per quanto riguarda le readership.

Mi resta infine, il dubbio sul perchè si  insista sul pagamento dei quotidiani on line ed al tempo stesso si continuino a regalare le pubblicazioni su carta. Torneremo a parlarne inevitabilmente.

NYT Gold and Silver Offers

Posted on 26 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Nuovi prodotti e immagine di canale

Hachette, editore specializzato in collezionabili del quale abbiamo avuto già modo di parlare, ha lanciato un nuovo “prodotto editoriale” che oltrepassa i limiti della decenza e della ragionevolezza.

Dècoupage Country”è una raccolta dedicata agli appassionati di decorazione, della prima uscita [PVP1,99 €] me ne sono stati consegnati sei pezzi.

Il primo numero contiene: un fascicolo, due tegole, una carta country, due carte << firmate Sarah Kay >> ed una decalcomania ad acqua. L’ingombro è di 50 cm di altezza per 40 di larghezza ed un peso che sfiora i tre kg.

Questo canale di vendita, l’edicola, deve cessare al più presto di essere il ricettacolo di ogni sorta di marocchinerie possibile. E’ necessario porre al più presto un freno all’introduzione smodata di nuovi prodotti destinati prevalentemente al fallimento, utilizzati solo per fare cassa che sviliscono l’immagine del canale.

Il moribondo [l’editore] non può trascinare nella fossa un canale di vendita che possiede caratteristiche fondamentali di qualità quali capillarità, copertura e servizio.

Il Giornalaio Magazine

Posted on 25 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

Passione & Giornalismi

La passione e la capacità di automotivarsi [nei limiti della ragionevolezza, ovviamente] sono due elementi fondamentali nell’individuo. Spesso si sintetizza questi fattori usando il termine proattività.

Personalmente credo di aver fatto il 99% delle mie scelte per passione. Non da ultimo è per passione che alla mia età ho scelto di fare una figlia e [scusate se mescolo “sacro e profano”] di dare vita a questo modesto spazio virtuale che aggiunge impegno ad un lavoro già estremamente gravoso per l’impegno temporale e la dedizione che richiede.

Per questo ho letto e riletto il commento di Federica [che, immagino, si riferisse alla << nuova >> vita sociale delle notizie] , giornalista sin dal ’92 da quanto si legge nel suo blog, ed ancora pronta a scaldarsi con passione, come lei stessa conclude, sui temi che riguardano la sua professione. Per questo, con passione, ho deciso di riprendere le sue obiezioni, i suoi argomenti quest’oggi, sperando possano essere d’interesse generale.

I punti sollevati dal suo – gradito – intervento sono sostanzialmente tre:

  • Le notizie sono ciò in cui si sostanzia il lavoro di un giornalista. Le notizie sono un lavoro. E in quanto lavoro vanno pagate.

  • Qualcosa che Tizio produce perché ha visto Caio che faceva la tal cosa e allora lo scrive su Facebook. Questo non è notizia: questa è comunicazione interpersonale; e la sua credibilità è sostanzialmente zero, dal punto di vista professionale. La bidirezionalità non è di per sé un valore.

  • Che le notizie siano svalutate dipende da un processo storico che a che vedere con relazioni di potere, e non con asettiche congiunture tecnologiche. Che le notizie siano poco credibili dipende anch’esso da un processo storico che a a che vedere con relazioni di potere. È da lì che si deve partire, se si vuole comprendere cosa sta accadendo in Italia.

Giornalismo e Internet

Ritengo che il primo punto vada meglio specificato. Credo che produrre delle notizie che interessino e coinvolgano i diversi pubblici di riferimento è un lavoro che è giusto che venga remunerato. Il lavoro, qualunque lavoro, deve creare valore aggiunto – direttamente o indirettamente – per essere remunerato; pretendere la remunerazione tout court, come apparentemente avviene nel commento, chiude ogni prospettiva ed appare irrealistico oltre che inattuale.

Come dicevo/ricordavo recentemente: “….il valore attribuito da un consumatore è pari al rapporto tra il livello di soddisfazione che associa all’insieme dei benefici percepiti ed il costo [o sacrificio] associato alle modalità di acquisizione ed il godimento dei suddetti benefici considerando sia le componenti monetarie che non monetarie”.

Ho una cosa che ti interessa e te la fornisco con comodità e sollecitudine, per questo sarai – più facilmente – disponibile a pagarmela, credo sia la migliore sintesi del concetto.

Il giornalismo è comunicazione ed i giornali sono un mezzo, appunto, di comunicazione. L’idea che l’atto comunicativo è un vettore unidirezionale che va dall’emittente a un emittente passivo: è modello “postale” e teoria “ipodermica”. L’efficacia della comunicazione non è solo questione di confezionamento e invio del messaggio. I partecipanti creano e condividono informazioni per raggiungere la mutua comprensione. Concordano sui significati della realtà che costruiscono e interpretano in modo dinamico e collaborativo. Il focus è l’integrazione [Per sintesi ho caricato su slideshare una presentazione liberamente scaricabile – “Clip di Comunicazione” – al riguardo].

Affermare, come è stato fatto, che la bidirezionalità non è di per stesso un valore è negare i principi più elementari e basici della comunicazione e/o immaginare che il giornalismo sia fatto per rivolgersi ai “soli 1500 eletti”.

Questo aspetto si ricollega direttamente, infine, all’ultimo punto, a quello che viene definito da Federica processo storico fatto da relazioni di potere ed alieno da asettiche congiunture tecnologiche.

Che le notizie ed i giornali siano un prodotto svalutatosi nel tempo è una amara constatazione. Concordo come il problema, in termini di contenuti erogati, non è nel mezzo ma nel messaggio e nelle modalità [unidirezionali, ribadisco!] con le quali sono stati portati sin ora i messaggi. Adesso bisogna concentrarsi su come cambiare questa situazione rendendo giornalismo e giornali – di carta – appetibili per i pubblici/lettori ed al tempo stesso remunerativo per gli attori della filiera.

Abbiamo una mezza idea di lavorarci sopra seriamente, dal basso con passione, se anche Federica volesse partecipare è benvenuta come chiunque altro lo desideri.

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