Pubblicato il 28 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

Ignoranti quem portum petat nullus ventus suus est

Esclu­dendo alcuni sog­getti asso­lu­ta­mente mar­gi­nali per con­cla­mata incom­pe­tenza, ini­zia ad esserci coe­sione ed accordo su quale sia il modello futu­ri­bile di costru­zione delle notizie.

Anche il sot­to­stante dia­gramma di ishi­kawa sin­te­tizza come alla costru­zione della noti­zia com­par­te­ci­pino ele­menti fino a poco fa con­si­de­rati alieni [o quan­to­meno mar­gi­nali] alla stessa rela­tivi all’area del gior­na­li­smo non professionale.

mediachartprocess

Jeff Jar­vis ieri, dalle pagine [web] del Guar­dian, inte­gra egre­gia­mente que­sta visione par­lando non solo dell’eco­si­stema delle noti­zie ma di quello che con­ti­nua ad essere l’anello debole del dibat­tito attual­mente in corso sul tema, i key pil­lars sui quali possa rea­li­sti­ca­mente basarsi la red­di­ti­vità dell’editoria.

Sono due, a mio avviso, i pas­saggi chiave dell’arti­colo.

L’ecosistema delle noti­zie è cam­biato ed i gior­nali [ed i main­stream media più in gene­rale] non ne sono più né gli attori esclu­sivi né tan­to­meno cen­trali: “[….] the new­spa­per pro­du­ces, owns and con­trols the asset that is the news. If, instead, we define news as the pro­vince of a lar­ger eco­sy­stem of which a new­spa­per — or its suc­ces­sor news orga­ni­sa­tion — is merely a mem­ber, then help no lon­ger looks like cha­rity. It looks like col­la­bo­ra­tion”.

Il modello di busi­ness delle noti­zie non può basarsi sulle sov­ven­zioni o, peg­gio, sulle pre­bende. Le imprese edi­to­riali non pos­sos­sono affi­darsi al volon­ta­riato ed alle offerte cari­ta­te­voli: “[…] Cha­rity is likely to be a con­tri­bu­tor to the future of news. So will volun­teer labour in the form of blog­gers and cro­wd­sour­cing. But we still need a busi­ness model for news. News still needs to be pro­fi­ta­ble to sur­vive. It’s not a church”.

Le imprese edi­to­riali non hanno, sin ora, effet­tuato le dolo­rose, ma neces­sa­rie, rior­ga­niz­za­zioni già avve­nute da tempo in altri set­tori, garan­tite da un modello di busi­ness fon­dato sulla cre­scita all’infinito degli inve­sti­menti promo-pubblicitari e sui ritorni gene­rati per­lo­più dall’osse­quiare ser­vi­zie­vol­mente il potente di turno accu­mu­lando e man­te­nendo costi non sostenibili.

Già in tempi remoti era chiaro, come diceva Seneca, che: igno­ranti quem por­tum petat nul­lus ven­tus suus est [il vento non sof­fia mai dalla parte giu­sta per chi non sa dove andare]. Ormai è ade­gua­ta­mente defi­nito il futuro del gior­na­li­smo e delle noti­zie, è adesso neces­sa­rio lavo­rare sul modello soste­ni­bile di busi­ness delle stesse.

Se cre­dete, pro­vate a chie­dere al vostro gior­na­laio, secondo me ha delle idee in proposito.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Digital Marketing Manager @etalia_net | Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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