giugno 2009

Pubblicato il 30 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Spunti e commenti sull’ utilizzo corporate dei social media

L’arti­colo redatto qual­che giorno fa da Ste­fa­nia Ric­cio, oltre ad essere ricco di spunti di rifles­sione e con­fronto ha inne­scato un dibat­tito meri­te­vole di essere approfondito.

In “Dal blog al book” viene sostan­zial­mente fatta una cri­tica dei social media, con par­ti­co­lare rife­ri­mento ai blog, sia in ter­mini di auto­re­fe­ren­zia­lità quando ricon­du­ci­bili ad una per­sona, che di uti­lizzo scor­retto o quan­to­meno fuor­viante quando rife­ri­bili ad una impresa.

Tesi spo­sata e rin­for­zata quasi all’unisono nei com­menti e sin­te­tiz­zata da quelli espressi da Fer­ruc­cio Bira­ghi che afferma: I blog padro­nali, allo stesso modo di tutto quello che è fina­liz­zato al pro­fitto, sono costi­tu­zio­nal­mente rivolti a per­sua­dere. La comu­ni­ca­zione aperta e la costru­zione di cono­scenza sono aldilà della loro logica d’azione. La degra­da­zione in book è legata agli utili e il modello redattore-lettore ripe­tono le strut­ture ver­ti­ci­sti­che dell’organizzazione di fab­brica, for­mag­gini, ser­vizi, noti­zie, inser­zioni che siano. Seguito subito da Simona Avi­ta­bile con: L’abuso della parola com­mu­nity vor­rebbe alleg­ge­rire la subor­di­na­zione delle audience e la pri­ma­zia delle for­mule reda­zio­nali adot­tate, copia con­forme dei modelli gerar­chici delle aziende patro­ci­na­trici, un trucco troppo evi­dente per con­vin­cere sugli obiet­tivi dichiarati.

Come dicevo, l’argomento è tal­mente vasto ed arti­co­lato che dif­fi­cil­mente può esau­rirsi in spazi così ridotti. Ten­tiamo comun­que di ampliare il dibat­tito e di rac­co­glierne, spero, gli spunti che ver­ranno appro­fon­dendo alcuni aspetti citati in sintesi.

In gene­rale, se da un lato Manuel Castells ricorda che La logica di rete induce una deter­mi­na­zione sociale di livello supe­riore rispetto a quello degli inte­ressi sociali spe­ci­fici espressi nelle reti; il potere dei flussi afferma la sua prio­rità sui flussi del potere , dall’altro Andrea Fuma­galli afferma come “Siamo di fronte a un para­dosso o meglio ad una poten­ziale con­trad­di­zione: il gene­ral intel­lect con­sente la crea­zione di un valore che trae linfa dalla coo­pe­ra­zione sociale, ma che viene distri­buito tra­mite pro­cessi di espro­pria­zione sociale”.

Se pen­siamo al twitter-giornalismo, per citare non solo un argo­mento di attua­lità ma anche un set­tore eco­no­mico sto­ri­ca­mente al ser­vi­zio del potere costi­tuito, non pos­siamo che con­cor­dare con la frase citata di Castells. Dall’altro lato, rima­nendo nello stesso ambito/settore, è di que­sti giorni, altret­tanto, l’espropriazione effet­tuata da “La Repub­blica” a danno di blog­ger ed utenti rela­ti­va­mente all’annosa que­stione delle dieci domande; coin­volti solo per essere sfrut­tati come ampli­fi­ca­tori del mes­sag­gio del quo­ti­diano senza coin­vol­gi­mento e rico­no­sci­mento alcuno da parte degli idea­tori della cam­pa­gna sociale, avval­lando così la tesi di Fumagalli.

future-of-social-web

In ambito cor­po­rate l’utilizzo dei social media è stato infi­ciato fon­da­men­tal­mente – nel nostro paese più che altrove, forse — da sedi­centi esperti che pour cause ne hanno decla­mato e pro­mosso per anni l’adozione presso le aziende, senza che fosse valu­tato l’impatto da nes­sun punto di vista. Molto spesso i social media sono stati descritti come la pana­cea low cost di tutti mali, senza che vi fosse una valu­ta­zione di coe­renza rispetto al mix di comu­ni­ca­zione e, soprat­tutto, senza con­si­de­rare l’impatto sull’organizzazione interna e la coe­renza tra que­sta e lo stile comu­ni­ca­zione effet­tuata all’interno dell’ impresa. E’ in que­sti casi, ahimè dif­fusi, che devo asso­lu­ta­mente con­cor­dare con Ste­fa­nia Ric­cio quando afferma che: “Il blog diventa una rac­colta di imma­gini e osanna, simile ai book di pre­sen­ta­zione di oggetti, mac­chine o per­sone e la moder­niz­za­zione appa­rente fini­sce con il mostrare la vera iden­tità”.

La sto­ria della comu­ni­ca­zione via inter­net è lastri­cata di errori, spesso pagati a caro prezzo. Dalla crea­zione dei primi siti web alla pre­senza all’interno dei più noti social net­work, pas­sando per second life e, appunto, i cor­po­rate blog abbiamo com­preso, mi auguro, come l’importante non sia esserci ma saperci stare.

I modelli cul­tu­rali e di comu­ni­ca­zione vanno rivi­sti e adat­tati, se neces­sa­rio rivo­lu­zio­nati, per uscire dalla logica top down [notare il lin­guag­gio non ver­bale: quando parla di quanto è impor­tante la rete per Fiat, incro­cia le brac­cia e non guarda nella tele­ca­mera, ma divaga con gli occhi da una parte all’altra. Qual­cuno potrebbe soste­nere che non è molto sin­cero] ed ingag­giare la con­ver­sa­zione con le per­sone sul web e fuori da esso.

L’impresa va uma­niz­zata e l’organizzazione interna dell’azienda adat­tata sia in ter­mini di strut­tura che di coin­vol­gi­mento dei dipen­denti. Più forte è il coin­vol­gi­mento, mag­giore è la fles­si­bi­lità, che serve alle per­for­mance collettive.

Troppo spesso ci si con­cen­tra sul mezzo non sul con­te­nuto e le sue impli­ca­zioni. E’ ora che la cosid­detta visione oli­stica venga effet­ti­va­mente appli­cata e non sola­mente decla­mata come avviene prevalentemente.

Il pas­sag­gio al web 2.0 è con­cla­mato, la frat­tura cau­sata dall’assenza della rea­liz­za­zione effet­tiva di « modelli enter­prise 2.0 », pas­sato – augu­ria­moci – l’attuale – momento con­giun­tu­rale potrebbe cau­sare dico­to­mie e scom­pensi altret­tanto gravi.

Buona parte della mappa è dispo­ni­bile, non resta che uti­liz­zarla ade­gua­ta­mente man­te­nendo la rotta.

Social media specialist

Nota: Sul tema si segna­lano due inte­res­santi con­ver­sa­zioni: una inne­scata dal sot­to­scritto che ha ripor­tato uno dei com­menti all’articolo ed un altra che verte sulla domanda se social media e fat­tu­rato siano compatibili.

Arti­colo ori­gi­na­ria­mente redatto per Irio­spark

Pubblicato il 29 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

La proposta

La crisi con­cla­mata dell’editoria non è più ormai argo­mento di discus­sione, men­tre biso­gna evi­den­te­mente cen­trare l’attenzione sulle moda­lità per risol­le­varsi dalla stessa. I mar­gini di miglio­ra­mento sono com­ples­si­va­mente tal­mente ele­vati che dav­vero tal­volta si fatica a com­pren­dere per­chè ad oggi, al di là di rita­gli dove­rosi, non siano state intra­prese azioni di miglio­ra­mento degne di que­sto nome.

Da que­sto per­corso non pos­sono essere esclusi ovvia­mente coloro che sono depu­tati alla distri­bu­zione ed alla com­mer­cia­liz­za­zione dei pro­dotti edi­to­riali e, in tal senso, ci augu­riamo che l’incontro tra FIEG e le rap­pre­sen­tanze dei gior­na­lai sca­den­zato per metà luglio sia il meno “poli­tico” ed il più operativo/concreto possibile.

Una ras­si­cu­ra­zione sul pro­cesso da intra­pren­dere e sui tempi ristretti in cui attuarlo è stata espressa recen­te­mente dal Capo Dipar­ti­mento “Media e Edi­to­ria” Elisa Grande che ha affer­mato come: “la riforma, che sara’ con­di­visa, vedra’ il coin­vol­gi­mento “di tutti gli ope­ra­tori: edi­tori, gior­na­li­sti, distri­bu­tori, edi­co­lanti.

Coe­ren­te­mente con la “mis­sion” di que­sti spazi – da gior­na­laio – alcune pro­po­ste dal mio punto di vista al riguardo:

  • Con­tri­buti sino ad un mas­si­male di 2000 euro per punto vendita/ragione sociale per l’informatizzazione della rete di edi­cole. Con­tri­buto sta­tale del 70% a fondo per­duto e dal 10 al 15% a carico degli edi­tori in ragione del volume d’affari del sin­golo punto vendita.

  • Cen­si­mento e stra­ti­fi­ca­zione dei 35mila punti ven­dita al det­ta­glio che coprono il ter­ri­to­rio nazio­nale. A tale riguardo pro­durrò una spe­ci­fica pro­po­sta det­ta­gliata nei pros­simi giorni.

  • Abro­ga­zione della parità di trat­ta­mento ed intro­du­zione di un fee [quo­ti­diani esclusi] per l’introduzione di nuovi pro­dotti edi­to­riali nel canale edicole.

  • Intro­du­zione di incon­tri men­sili a livello pro­vin­ciale tra gior­na­lai, distri­bu­tore locale e un edi­tore a rotazione.

  • Crea­zione di cir­cuiti di comu­ni­ca­zione nazio­nali, regio­nali e pro­vin­ciali che affit­tino spazi di comu­ni­ca­zione in vetrina e sul banco delle edicole.

  • Rico­no­sci­mento di un fee per inse­ri­mento cam­pioni di pro­dotto nelle rivi­ste set­ti­ma­nali e mensili.

  • Crea­zione di un osser­va­to­rio per­ma­nente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro com­po­sto da rap­pre­sen­tanti di tutta la filiera.

  • ….….….….….….…..le vostre pro­po­ste nell’apposito spa­zio dei com­menti [se altrove si prega gen­til­mente di segna­lare, grazie]

the-letter

Pubblicato il 26 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Commenti ed indicazioni per il futuro dell’editoria

Nel corso della set­ti­mana ho pro­vato a for­nire il mio con­tri­buto rela­ti­va­mente al futuro dei gior­nali e dell’editoria più in gene­rale, ponendo l’accento in par­ti­co­lare su due argo­menti di attua­lità quali il twitter-giornalismo ed il paga­mento delle noti­zie on line.

Rela­ti­va­mente al secondo tema pro­po­sto, inte­res­sante e con­di­vi­si­bile il com­mento di Gaspar Tor­riero che sin­te­tizza le ulte­riori pos­si­bili “deri­vate” argo­men­tando che: Credo che da quei sei milioni e rotti rica­vati dalla ven­dita dei con­te­nuti online al 10% dei visi­ta­tori, occorra sot­trarre il man­cato gua­da­gno per l’altro 90% che non si becca più la pub­bli­cità. Meno facil­mente quan­ti­fi­ca­bile ma altret­tanto impor­tante è la per­dita di rile­vanza nelle ricer­che su Google.

L’articolo pub­bli­cato mer­co­ledì sul “Cor­sera” con­sente di ripren­dere ed ampliare il discorso.

Mas­simo Gaggi in “La rivo­lu­zione di Twit­ter manda in affanno i media” par­tendo dall’ hype del momento, parla di come le reti sociali impon­gano una ride­fi­ni­zione del gior­na­li­smo sia in ter­mini di skills richie­sti ai gior­na­li­sti, che di atten­di­bi­lità delle fonti.

Più che il pezzo stesso – senza nulla togliere al dili­gente gior­na­li­sta — sono i com­menti che sono di vero interesse.

La foto­gra­fia che trac­ciano sullo stato del gior­na­li­smo e sul futuro dei gior­nali è dav­vero pun­tuale. Credo che valga dav­vero la pena di ripren­derne la mag­gior parte per poter – al pari di una ricerca qua­li­ta­tiva – com­pren­dere desi­de­rata dei let­tori di quo­ti­diani e aree di miglio­ra­mento per l’editoria nostrana. Per sem­pli­cità di let­tura ho evi­den­ziato i pas­saggi che mi appa­iono più interessanti.

  • Il pro­blema e’ l’ignoranza tec­no­lo­gica di molti gior­na­li­sti. Fin­che’ non ci sara’ un ricam­bio gene­ra­zio­nale i media inse­gui­ranno. Oggi e’ twit­ter domani saranno altre tec­no­lo­gie che sono gia’ qui ma sco­no­sciute ai molti. Twit­ter e’ nato nel 2006 ed io lo uso da allora, pos­si­bile che i gior­nali lo sco­prano solo adesso? Ci vogliono gior­na­li­sti com­pe­tenti o i gior­nali mori­ranno, e’ inu­tile par­lare di gior­nali a paga­mento quando ci sono altre opzioni, l’informazione deve essere gra­tuita, cer­cate altri modi per far soldi. Non illu­de­tevi, gli utenti di inter­net abban­do­ne­ranno imme­dia­ta­mente tec­no­lo­gie non gra­tuite. Vedrete che l’idea di Mur­doch per i gior­nali a paga­mento fal­lira’. Fra­Dol­cino

  • Se voglio la noti­zia nuda e cruda in tempo reale vado su inter­net, se voglio appro­fon­dirla il giorno dopo com­pro il quo­ti­diano (oppure –meglio– pago per un accesso pre­mium ad inter­net). Ovvio che se l’approfondimento non appro­fon­di­sce mi irrito (leg­gasi non pago). Iuruiuri

  • Come al solito ci si con­cen­tra sul mezzo mai sul con­te­nuto. Twit­ter è sicu­ra­mente uno stru­mento rivo­lu­zio­na­rio per la sua sem­pli­cità e per il legame che sta­bi­li­sce tra chi scrive e chi legge ma non è que­sto a man­dare in crisi gli edi­tori. La loro crisi nasce dalla man­canza di gene­rare con­te­nuti inte­res­santi per i let­tori. Sen­tire dalla viva voce di chi è nella noti­zia più di chi fa da inter­me­dia­rio è la sfida degli edi­tori. Forse il pub­blico gio­vane non vuole più inter­me­diari, non si fida o peg­gio non ci sono. I gior­nali, i tele­gior­nali sono un copia e incolla di noti­zie di agen­zie. I vec­chi media sono diven­tati aggre­ga­tori di feed. Per rac­con­tare le cose biso­gna scen­dere in strada tra la gente. Lettore_727580

  • Al gior­na­li­smo tra­di­zio­nale sono richie­ste delle carat­te­ri­sti­che dif­fe­renti rispetto a un mes­sag­gio di 180 carat­teri. Ormai non com­pro o leggo un gior­nale per avere noti­zie dell’ultimo minuto ma per­ché mi aspetto che una reda­zione con espe­rienza nel gior­na­li­smo mi for­ni­sca pezzi arti­co­lati (pren­den­dosi tempo per veri­fi­care le fonti, non facendo il copia-e-incolla da Wiki­pe­dia), appro­fon­di­menti, inchie­ste di un certo livello. Secondo me cer­care di scim­miot­tare que­sti nuovi media farà solo peg­gio­rare le con­di­zione in cui si trova oggi la stampa. Batra­cos

  • Con i Nuovi Media i Vec­chi Gior­nali e Gior­na­li­sti potreb­bero ini­ziare a dirci la Verità sui fatti e non a nascon­derli come è sem­pre stato fatto. I Vec­chi gior­nali non sono più cre­di­bili ne tanto meno I Vec­chi gior­na­li­sti. Con i Nuovi Media si rischia un po di con­fu­sione ma qual­che pez­zet­tino di Verità Vera da qual­che parte si trova. Quindi Ini­ziate a dire la Verità e bat­te­rete il Citi­zen Jou­na­lism. “Que­sta è la Stampa, Bel­lezza !” disse Hum­prey Bogart nel film “L’ultima minac­cia”. Andate a rive­der­vlo è sulle reti P2P. MisterMister

  • È chiaro che le due cose deb­bano essere inte­grate. Un mes­sag­gino da 140 carat­teri è poco più di un avviso. Ad un gior­nale ‘decente’ si richiede di ana­liz­zare le fonti, ampliarle, spie­garle, ana­liz­zarle, appro­fon­dirle. Le due cose non sono neces­sa­ria­mente in oppo­si­zione. Max Paine

  • Mi sem­bra che si stia para­go­nando cose com­ple­ta­mente diverse tra loro. Un mes­sag­gio da 140 carat­teri non è una noti­zia, è un’avviso. “Un’ansa”. Non vuol dire essere infor­mati, vuol dire accon­ten­tarsi. Se un ragaz­zino con il cel­lu­lare riprende la morte in diretta di una donna è per­chè ha avuto for­tuna. Ed ha fre­gato un bel po’ di soldi a qual­che repor­ter di car­riera, che giu­sta­mente si sente messo in peri­colo (mone­ta­rio) dalle mini-tecnologie. Poi il pro­blema dell’attendibilità della noti­zia viene rele­gato in un tra­fi­letto in fondo al’articolo. Ci credo che que­sto gior­na­li­sta ha paura di Twit­ter. Per Fra­Dol­cino: la ten­denza va nella dire­zione oppo­sta; la gente pagherà sem­pre per ciò che gli inte­ressa. Ale081

open your eyes

I com­menti sopra ripor­tati for­ni­scono chiare indi­ca­zioni su quali siano i temi e le aree di miglio­ra­mento che i let­tori si atten­dono per con­ti­nuare a for­nire loro un [buon] motivo per acqui­stare infor­ma­zione degna di que­sto nome.

Il cosid­detto web 2.0 è fatto di inte­ra­zione che, come noto, in ter­mini di comu­ni­ca­zione è fatta di ero­ga­zione ma anche, se non soprat­tutto, di ascolto, di scam­bio. [#]

Gli ele­menti che i mezzi di comu­ni­ca­zione digi­tale for­ni­scono quo­ti­dia­na­mente sono chiari e pun­tuali sulla dire­zione che il pub­blico di rife­ri­mento, i let­tori, si attende. E’ ora che edi­tori e addetti ai lavori ascol­tino. Adesso o mai più.

[#] Quasi due anni fa scrissi un arti­colo dal titolo “Que­sto blog non è mio” magari pros­si­ma­mente lo ripro­porrò vista la morte digi­tale degli archivi che mi ospi­ta­vano al tempo.

Pubblicato il 25 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Newsmaking & Troian Marketing

Le noti­zie sono un pro­dotto come qual­siasi altro la cui mate­ria prima è la massa infi­nita e informe di acca­di­menti che carat­te­riz­zano la vita sociale e i cui con­su­ma­tori sono un insieme di per­sone diverse che vogliono sia sod­di­sfatta un’esigenza i cui con­torni non sono chia­ra­mente defi­niti. Secondo le teo­rie più accre­di­tate i media rispon­dono a uno strano mix di biso­gni (infor­ma­zione, iden­tità per­so­nale, inte­gra­zione sociale e intrat­te­ni­mento) diver­sa­mente decli­nati e misce­lati nella mol­ti­tu­dine ete­ro­ge­nea dei con­su­ma­tori. Per que­sta ragione e per ragioni eco­no­mi­che il gior­na­li­smo è impron­tato a una pro­spet­tiva prin­ci­pal­mente pra­tica sugli eventi, fina­liz­zata a rias­sem­blarli rapi­da­mente e darne valu­ta­zioni sem­plici in maniera capace di intrat­te­nere il pub­blico e di fidelizzarlo.

"La Repubblica" - 24.02.2009 -

“La Repub­blica” — 24.02.2009 —

Per con­ti­nuare a leg­gere il seguito, se d’interesse, click on image.

Pubblicato il 24 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

La simulazione

Nell’ inserto di lunedì 22 giu­gno il “Cor­riere della Sera” dedica sia la coper­tina che le suc­ces­sive due pagine interne all’annosa que­stione rela­tiva alle news on line a paga­mento.

Com­ples­si­va­mente la linea del Cor­sera appare pro­pen­dere per una posi­ti­vità rispetto alla effet­tiva pos­si­bi­lità che vi sia ade­sione da parte di un numero suf­fi­ciente di per­sone a pagare le noti­zie dei quo­ti­diani on line. A soste­gno dell’ipotesi viene citato, in par­ti­co­lare, uno stu­dio di Boston Con­sul­ting Group che dimo­stre­rebbe [il con­di­zio­nale è d’ obbligo poi­ché nell’articolo – sigh! — non vi è il link allo stu­dio e nep­pure sul sito della società di con­su­lenza vi si trova trac­cia] come la metà dei navi­ga­tori sia dispo­sta a com­prare un quo­ti­diano in rete anche se a prezzi deci­sa­mente ridotti rispetto alla ver­sione cartacea.

Ho dun­que imma­gi­nato, per amor di ragio­na­mento e per appor­tare con­cre­tezza al dibat­tito su que­sto tema, di svi­lup­pare una ipo­tesi, una simu­la­zione, su quanto com­ples­si­va­mente possa por­tare alle affa­mate casse degli edi­tori que­sta ipo­te­tica area di business.

Per sem­pli­cità e sin­tesi con­cen­triamo il ragio­na­mento sul sito del quo­ti­diano in questione.

Sulla base dei dati dispo­ni­bili rela­tivi al sito del Cor­sera che ripor­tano 850mila [853mila per l’esattezza] visi­ta­tori unici gior­na­lieri, ed appor­tando le oppor­tune tara­ture al 43% di dispo­ni­bili a pagare i con­te­nuti ripor­tati dallo stu­dio pre­ci­tato, azzar­de­remo una simu­la­zione su quale potrebbe essere il ricavo lordo della testata in questione.

Come sa chiun­que abbia effet­tuato ricer­che di mer­cato [si segnala, in par­ti­co­lare, il repeat buy­ing inten­tion trial test] è risa­puto che tra il dichia­rato e l’effettivo acqui­sto vi è un gap signi­fi­ca­tivo; ipo­tiz­ze­rei dun­que che in realtà coloro che pro­ce­dano real­mente ad acqui­stare arti­coli on line pos­sano essere il 10% dei visitatori.

In sin­tesi, quindi:

Cor­sera on line

850.000 x 10% = 85.000

85.000 x 0,20€ [ipo­tesi di prezzo d’acquisto uni­ta­rio] = 17.000 €/die

17.000 €/die x 30 giorni = 510.000 € men­sili = 6.120.000 € di ricavo lordo annuo.

Cor­sera ver­sione cartacea

500.000 copie x 1 € = 500.000 €/die

500.000 € x 30 giorni = 15.000.000 € men­sili = 180.000.000 € di ricavo lordo annuo.

Dun­que 6.120.000 € vs. 180.000.000 € sono il 3,4% in più – ammesso che si som­mino effet­ti­va­mente ai pre­e­si­stenti – di ricavi lordi all’anno.

Il 3,4% lordo è, a mio avviso, un ordine di gran­dezza che non giu­sti­fica né il dibat­tito, le riu­nioni ed il pro­clami sul tema né il rischio col­le­gato all’imma­gine di marca che tali pro­clami pro­vo­cano e pro­vo­che­reb­bero al riguardo sul web.

Il 3,4% lordo, sem­pre a mio parere ovvia­mente, è una mar­gi­na­lità che può – e deve – essere recu­pe­rata ampia­mente con inter­venti mirati sulla filiera della distri­bu­zione edi­to­riale e dell’organizzazione interna alle imprese del settore.

Change

Se avessi dovuto seguire sino in fondo il mio istinto avrei sti­mato una redemp­tion degli acqui­sti on line infe­riore rispetto a quella che poi ho uti­liz­zato per effet­tuare i con­teggi. Credo, comun­que, che anche a livelli diversi il gap tra “carta vs on line” sia tal­mente ampio da non infi­ciare sul ragio­na­mento com­ples­sivo. Ovvia­mente come avviene in tutte le simu­la­zioni di sce­na­rio si tratta di una ipo­tesi di lavoro, se ave­ste dati più pre­cisi e/o opi­nioni diverse, sarà un pia­cere – come sem­pre – acco­glierle e con­fron­tarsi al riguardo.

Si segnala, infine, che “a pre­scin­dere dal canale e dal mezzo” la qua­lità vende.

Pubblicato il 23 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Le tesi de “Il Giornalaio” riprese dal relatore sui contributi all’editoria della Camera dei Deputati

Non senza una punta d’orgoglio pos­siamo annun­ciare che le istanze pre­sen­tate in que­sti spazi rela­ti­va­mente ai cin­que punti per il rilan­cio dell’editoria nazio­nale sono state accolte e sapien­te­mente riprese dal rela­tore sui con­tri­buti all’editoria della Camera dei Deputati.

Gian­carlo Maz­zucca, infatti, dopo aver con­fer­mato la pre­senza di Bona­iuti all’incontro del quale ave­vamo reso conto in ante­prima nazio­nale, sot­to­scrive in pieno le tesi con­te­nute nell’articolo con par­ti­co­lare rife­ri­mento al secondo punto rela­tivo alla let­tura dei quo­ti­diani nei bar.

L’illustre depu­tato [già Diret­tore del quo­ti­diano QN-Il Resto del Car­lino] nel suo inter­vento edi­to­riale “Rifor­mare l’editoria per uscire dalla crisi” di sabato scorso, con­ferma quanto affer­mato da “Il Gior­na­laio”, riba­dendo che: è lo stesso discorso dei gior­nali dati gra­tui­ta­mente in let­tura nei bar e in tutti i locali pub­blici: gli edi­tori non pos­sono più per­met­ter­selo”.

L’analisi pun­tuale effet­tuata dei key fac­tors neces­sari alla ripresa dell’editoria nazio­nale non tra­la­scia alcuna delle issue di mag­giori attua­lità, come affer­mato nel con­ve­gno tenu­tosi recen­te­mente, senza tra­scu­rare come oggi gli edi­co­lanti, con la crisi che erode anche i loro incassi, pos­sono essere dav­vero, diven­tando in qual­che modo impren­di­tori di se stessi, i giu­sti ter­mi­nali degli edi­tori per riu­scire ad inver­tire il trend nega­tivo e, soprat­tutto, ricor­dando che non è più tempo dei finan­zia­menti pub­blici a piog­gia, ma il governo è, comun­que, in grado di aiu­tare il mondo dell’informazione a vol­tare pagina.

Sin­ce­ra­mente obbli­gati rin­gra­ziamo per l’adesione alle nostre tesi, ora abbiamo final­mente una cer­tezza per il futuro: la realtà supera sem­pre la fantasia.

periodismo amenazado

Pubblicato il 22 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Twitter giornalismo e convergenza editoriale

Così come era già avve­nuto recen­te­mente in seguito al ter­re­moto in Abruzzo, la rivolta in atto in que­sti giorni in Iran e le cen­sure impo­ste dal regime di quella nazione hanno rilan­ciato con pre­po­tenza il dibat­tito su quello che comu­ne­mente viene chia­mato twitter-giornalismo.

I social media ed il citi­zen jour­na­lism sono realtà che stanno avendo un impatto sem­pre più dirom­pente sui cri­teri di dif­fu­sione e con­di­vi­sione delle noti­zie anche se evi­den­te­mente resta ancora aperta la que­stione dell’affi­da­bi­lità e del con­trollo delle fonti.

Al di là di regole gene­rali di buona con­dotta, i modelli in tal senso pos­sono essere di due tipo­lo­gie fon­da­men­tal­mente: da un lato può essere deman­dato il con­trollo dell’informazione a livello cen­trale accet­tando in que­sto modo l’inevitabile sele­zione — un esem­pio è Viede­merde — o dall’altro accet­tando l’aggregazione come nei casi di Glo­bal Voi­ces e Indy­me­dia ren­dendo, comun­que, i respon­sa­bili di que­sti spazi “lia­ble” delle noti­zie pub­bli­cate al loro interno.

Di fatto è certo che i cit­ta­dini chie­dano di par­te­ci­pare ed abbiano la forte aspet­ta­tiva di essere parte del dibat­tito, della con­ver­sa­zione, sia in ter­mini di abi­li­ta­zione a com­men­tare i con­te­nuti for­niti, che di ero­ga­zione dei con­te­nuti stessi. Il pro­cesso in corso è irreversibile.

Su que­sto tema le avver­tenze d’uso rela­ti­va­mente al pos­si­bile modello ed agli attori prin­ci­pali coin­volti sono già state redatte con la con­sueta pro­fes­sio­na­lità e sintesi.

Alla con­trap­po­si­zione per­so­nal­mente pre­fe­ri­sco la com­ple­men­ta­rietà ed a modelli di svi­luppo alter­na­tivi ho sem­pre [ri]cercato solu­zioni com­ple­men­tari. Troppo spesso guar­dando allo svi­luppo del nuovo si rischia altri­menti di dimen­ti­care e per­dere quel che di posi­tivo è insito nell’attuale, nel “vec­chio”. Credo sia que­sta la sfida con­cet­tuale che l’editoria deve vin­cere per tor­nare a con­vin­cere e coin­vol­gere il pro­prio pub­blico di let­tori attuali e futuri.

In tal senso una lezione impor­tante viene dal quo­ti­diano spa­gnolo “El Pais” che pun­tual­mente assolve alla mis­sion dichia­rata [el perio­dico glo­bal en e spañol] e da sem­pre si è carat­te­riz­zato per la pron­tezza, l’innovazione e la par­te­ci­pa­zione con­di­visa con i lettori.

Da qual­che giorno infatti nella home page del quo­ti­diano capeg­gia in bella vista un riqua­dro di dimen­sioni impor­tanti – Iran en la red, asì lo cuen­tas los ciu­da­da­nos — che riprende e rende dispo­ni­bili le news dispo­ni­bili su twit­ter rela­ti­va­mente al tema di riferimento.

Una lezione di demo­cra­zia digi­tale e di con­ver­genza edi­to­riale dalla quale non vi è dub­bio che vi sia molto da appren­dere.

Twitter Giornalismo El Pais

Los ciu­da­da­nos que sigan infor­ma­dos, que estén arti­cu­la­dos con las nue­vas tec­no­lo­gías y que al mismo tiempo man­ten­gan su cul­tura y su ciu­da­da­nía son aquel­los que serán más capa­ces de pro­du­cir cono­ci­miento, infor­ma­ción y, en último tér­mino, valor en una eco­no­mía de la infor­ma­ción y del cono­ci­miento [Manuel Castells]

Pubblicato il 20 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Una confidenza [tra amici] alla Mondadori

Cari amici del mar­ke­ting Mon­da­dori, che in tempi di crisi non abbiate risorse da impie­gare a soste­gno dei vostri pro­dotti edi­to­riali è una spia­ce­vole evi­denza che siamo coster­nati nel dover con­sta­tare quo­ti­dia­na­mente, ma suv­via rim­boc­ca­tevi [un pochino eh!] le mani­che e met­te­teci, almeno, un bri­ciolo di fan­ta­sia nel costruire le argo­men­ta­zioni di ven­dita nelle vostre comunicazioni.

Sono costretto ad infor­marvi che ci sono sprov­ve­duti per­di­tempo quali il sot­to­scritto che non solo le leg­gono ma, lavo­rando solo 6 giorni e ½ su 7, hanno anche anche il tempo di com­men­tarle su quella strana cosa [ ma si dai che anche a Segrate ci sono] che gene­ri­ca­mente viene chia­mata blog.

Fateci atten­zione suv­via che poi c’è gente che diret­ta­mente o, magari, digi­tando il nome della rivi­sta sul motore di ricerca , que­sti blog li legge e si fa una cat­tiva idea della ele­vata qua­lità del vostro lavoro.

Riflet­te­teci e, per favore, almeno non man­date a breve distanza una comu­ni­ca­zione foto­co­pia per due testate diverse. Datemi retta.

Confidenze Mondadori

Reloa­ded from yester­day – a comu­ni­ca­zione foto­co­pia si rilan­cia con con­clu­sione fotocopia — :

Quindi la rete di edi­cole deve esporre la rivi­sta dan­dole spa­zio pre­fe­ren­ziale ed esporre la locan­dina [non rice­vuta, by the way] per rica­varne la metà dei già miseri con­sueti aggi e tutto que­sto viene ven­duto nella comu­ni­ca­zione come una stra­bi­liante ope­ra­zione di ri-lancio della rivista!

Che il trade mar­ke­ting sia una disci­plina sco­no­sciuta a chi opera in que­sto canale è con­cla­mato, ora pos­siamo appu­rare come al mar­ke­ting Mon­da­dori sia [quasi] tutto dovuto.

Pubblicato il 19 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Per Grazia ricevuta

Anche all’interno di que­sti spazi abbiamo più volte rimar­cato come nella sua debo­lezza di fondo l’essere umano ricer­chi sem­pre con­ferme alle pro­prie ipo­tesi ed abitudini.

Dovrei dun­que essere con­for­tato dal vedere con­fer­mati entrambi i postu­lati ripor­tati,  men­tre in realtà que­sta set­ti­mana lo scon­forto cau­sato dal con­sta­tarne la fon­da­tezza e dal doverne, inerme, subire le azioni degli edi­tori ha rag­giunto il mas­simo livello [spero].

Infatti nel corso della set­ti­mana cor­rente la pro­mo­zio­na­lità e la fan­ta­sia degli edi­tori ha rag­giunto livelli che supe­rano ogni ragionevolezza.

Oltre ad aver rice­vuto il mas­simo numero con­ce­pi­bile di rivi­ste ban­ded tra le quali, in ordine sparso , spic­cano perio­dici della Mon­da­dori come “Donna Moderna” + “Chi” assem­blati con­giun­ta­mente e ven­duti allo stesso prezzo della sin­gola rivi­sta, “Chi” + la maxi borsa di paglia – ovvia­mente fan­ta­stica e di Belen Rodri­guez – il cui ingom­bro ha richie­sto una por­tae­rei per la con­se­gna — , seguiti da quelli di RCS con “Oggi” in ben 4 formati-proposte diverse [Oggi + Anna, Oggi + Tup­per­ware, Oggi + Io Cucino ed infine Oggi + libro di cucina] ed ancora “Gente + Gente Motori”.

Ad adbun­da­tiam sono state pro­mosse ini­zia­tive anche di taglio prezzo tout court, sia per quanto riguarda “Gra­zia” che “Confidenze”.

Rivi­ste ven­dute ad un prezzo di coper­tina che pro­ba­bil­mente non copre nem­meno i costi vivi di pro­du­zione e pagine pub­bli­ci­ta­rie rega­late agli inser­zio­ni­sti non appa­iono né un modello di busi­ness e nep­pure un oppor­tu­nità futura per inser­zio­ni­sti, edi­tori e – sigh! — giornalai.

Oltre al danno eco­no­mico e di imma­gine si aggiunge quello di una gestione del lay­out di ven­dita impra­ti­ca­bile anche per il più volon­te­roso dei giornalai.

Una gestione fal­li­men­tare su tutta la linea che affetta nega­ti­va­mente tutta la filiera.

E’ infine il livello della comu­ni­ca­zione che fa si che si rag­giunga dav­vero il paradosso.

Come potete apprez­zare dall’immagine sot­to­stante, la comu­ni­ca­zione rice­vuta dalla Mon­da­dori rela­ti­va­mente al taglio prezzo di “Gra­zia” recita: “Un prezzo irre­si­sti­bile [….…..] Que­sta ini­zia­tiva sarà sot­to­li­neata dal pre­an­nun­cio sulla rivista.….…e da locan­dine nei punti ven­dita su tutto il ter­ri­to­rio nazio­nale. Le chie­diamo di riser­vare par­ti­co­lare atten­zione nel garan­tire la mas­sima visi­bi­lità a que­sto numero di Gra­zia. Il nostro suc­cesso sarà anche il suo!.….…”

Quindi la rete di edi­cole deve esporre la rivi­sta dan­dole spa­zio pre­fe­ren­ziale ed esporre la locan­dina [non rice­vuta, by the way] per rica­varne la metà dei già miseri con­sueti aggi e tutto que­sto viene ven­duto nella comu­ni­ca­zione come una stra­bi­liante ope­ra­zione di ri-lancio della rivista!

Che il trade mar­ke­ting sia una disci­plina sco­no­sciuta a chi opera in que­sto canale è con­cla­mato, ora pos­siamo appu­rare come al mar­ke­ting Mon­da­dori sia tutto dovuto “per Gra­zia ricevuta”.

Grazia  - Comunicazione al Trade

Pubblicato il 18 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Nogòsghei

Con la chiu­sura delle scuole si è aperta uffi­cial­mente la sta­gione dei fine set­ti­mana, in coda, e delle vacanze estive.

Le edi­cole sono con­si­de­rate un ser­vi­zio pub­blico [quando fa comodo!] e dun­que devono osser­vare un periodo di tur­na­zione rigi­da­mente sta­bi­lito garan­tendo comun­que il ser­vi­zio ai cit­ta­dini. In paesi dove esi­ste sola­mente una edi­cola si arriva al para­dosso di non poter mai chiu­dere pro­prio per que­sta ragione.

Quest’anno il pro­blema delle ferie è stato supe­rato alla fonte, infatti quasi tutte le edi­cole sono in seria dif­fi­coltà e circa il 70% ha rinun­ciato alle ferie per due motivi principalmente:

1 — La crisi si è risuc­chiata le poche risorse che si ave­vano e si con­ti­nuano a fare mutui con le ban­che per sopravvivere.

2 — Chi chiude si vede pre­le­vati nel periodo di chiu­sura 3 e/c che por­tano via media­mente 12–15.000 euro dal pro­prio estratto conto men­tre la resa viene cal­co­lata dopo un mese.

 Vacanze da papa

Pare dun­que che le vacanze dei gior­na­lai, nella migliore delle ipo­tesi, avranno luogo nell’arcipelago di isole giap­po­nesi di a­_cà­_stò e più esat­ta­mente sull’isola di nogò­sghei.

Sono anche que­sti effetti della crisi dell’edi­to­ria, pec­cato che pare non inte­res­sino a nessuno.

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