maggio 2009

Posted on 23 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Campagna stampa internazionale

E’ attual­mente on air su alcuni perio­dici la sot­to­stante cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria a soste­gno dell’ Inter­na­zio­nale.

La cam­pa­gna pone l’accento su come gli avve­ni­menti inter­na­zio­nali siano aspetti che riguar­dano noi tutti molto più da vicino di quanto nor­mal­mente si tenda a con­si­de­rare. Infatti il visual – come potete apprez­zare — rap­pre­senta la mappa ideale di una casa/appartamento ed il payoff recita, appunto, Inter­na­zio­nale, il set­ti­ma­nale che parla dei fatti di casa tua.

Anche sotto que­sto pro­filo i nostri quo­ti­diani pec­cano di pro­vin­cia­li­smo dedi­cando pre­va­len­te­mente le prime pagine agli avve­ni­menti nazio­nali [update]con­tra­ria­mente a quanto avviene con i gior­nali dif­fusi in altre nazioni.

Internazionale adv print

Posted on 22 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

E paper, kindle e il futuro dell’editoria

La let­tura appro­fon­dita del new­spa­pers outlook 2009 fugava ampia­mente le devia­zioni tec­no­lo­gi­che di geek e gior­na­li­sti diso­rien­tati alla ricerca di cer­tezze nel mezzo e non nel mes­sag­gio evi­den­ziando, tra l’altro, come fosse risi­bile la pro­pen­sione e l’interesse verso gli e-readers.

A ulte­riore con­ferma della mar­gi­na­lità di kindle rela­ti­va­mente agli svi­luppi futuri dell’editoria arriva la ricerca fina­liz­zata dalla Piper Jaf­fray & Co. i cui risul­tati sono stati resi dispo­ni­bili e sin­te­tiz­zati da eMar­ke­ter non più tardi di ieri.

Come emerge chia­ra­mente dalla tavola di sin­tesi sot­to­stante, circa il 65% degli inter­vi­stati non mani­fe­sta inte­resse alcuno nei con­fronti degli e readers.

e readers

Con­si­de­rando le dif­fe­renze e il com­ples­sivo mag­gior livello di ado­zione delle tec­no­lo­gie [tele­fo­nini esclusi] da parte degli sta­tu­ni­tensi rispetto agli ita­liani direi, e mi auguro, che il capi­tolo « e paper-kindle-futuro dell’editoria/giornali » possa con­si­de­rarsi defi­ni­ti­va­mente concluso.

Come viene giu­sta­mente rile­vato: “What a con­su­mer is buy­ing is the con­tent, not neces­sa­rily the for­mat.” .

Il pro­cesso di adat­ta­mento e moder­niz­za­zione dell’editoria ed il rela­tivo dibat­tito al quale par­te­ci­piamo con inte­resse – e spero con posi­ti­vità – è al momento in una fase in cui nes­suno pare avere delle solu­zioni con­vin­centi sul tema.

Ini­ziando a fare ordine e puli­zia dagli orpelli [tec­no­lo­gici e non] futili pro­ce­de­remo più spe­diti verso l’obiettivo.

Posted on 21 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Il futuro del giornalismo on line è freemium?

Quo­ti­dia­na­mente si arric­chi­sce il dibat­tito sul futuro dei gior­nali ed ovvia­mente sulle pos­si­bi­lità di valo­riz­za­zione delle noti­zie on line.

C’è chi goliar­di­ca­mente si burla del pro­cesso in corso, chi scon­si­glia di intra­pren­dere il gior­na­li­smo come pro­fes­sione e chi sem­pli­ce­mente augura buona for­tuna, come il gra­fico sot­to­stante sintetizza.

good luck journalism

Un’ottima sin­tesi ed una ade­guata bibliografia/sitografia su quest’argomento sono stati recen­tis­si­ma­mente resi dispo­ni­bili da una bril­lante e solerte stu­den­tessa di gior­na­li­smo che ha pub­bli­cato un suo essay sul tema specifico.

Il futuro del gior­na­li­smo è da ante­porre con­cet­tual­mente al futuro dei gior­nali ma non può pre­scin­dere tout court dagli aspetti eco­no­mici poi­ché evi­den­te­mente si tratta sia della cor­retta remu­ne­ra­zione del lavoro svolto che della giu­sta valo­riz­za­zione dello stesso.

Per quanto riguarda le noti­zie on line e l’abitudine con­so­li­data a fruirne gra­tui­ta­mente mi sem­bra di asso­luto inte­resse e credo possa essere un con­cetto sul quale lavo­rare l’idea di “free­mium”, neo­lo­gi­smo nato dalla fusione dei ter­mini free e pre­mium che evi­den­te­mente sot­tin­tende come vi possa essere una com­pen­sa­zione per idee, con­cetti e lavoro pre­mium – di qua­lità — già fun­zio­nante in altri settori/segmenti e che par­rebbe pos­si­bile appli­care anche al gior­na­li­smo.

Da [ex]sedicente esperto di mar­ke­ting la domanda quindi non può che essere: c’è un mercato/nicchie di mer­cato per il gior­na­li­smo freemium?

Update: Spunti sul tema ven­gono pro­prio oggi for­niti anche da Gaspar Tor­riero & da Carlo De Bene­detti [via]

Posted on 20 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Comunicazione sul punto vendita

Poi­chè dalla nascita di Marta ad oggi si sus­se­guono dimo­stra­zioni di inte­resse e richie­ste di infor­ma­zioni sullo stato di cre­scita della bimba da parte di una fetta con­si­stente dei clienti delle per­sone in nego­zio, fedeli alla linea trac­ciata, abbiamo [ho] deciso di affig­gere sulla porta di ingresso del nego­zio il sot­to­stante mani­fe­sto in for­mato A3.

A voi:

Piango fin­ché mi pare.….

Piango fin­ché mi pare e piango più che posso.

Piango per­chè non so parlare.

Piango per soli­da­rietà con i miei amici.

Piango come pian­gono i bam­bini in tutto il mondo.

Piango così qual­cuno prima o poi verrà.

Piango per­chè non so cosa fare.

Piango per­chè sono stufa di guar­dare il sof­fitto bianco.

Piango per­chè ho fatto tanta cacca.

Piango per­chè ho caldo, per­chè ho freddo, per­chè sto bene ma non voglio darvi la soddisfazione.

Piango non so per­chè, dite­melo voi se lo sapete, oppure chie­de­telo al pedia­tra che lui ha studiato.

Piango per­chè per ora è la cosa che so fare meglio.

Piango per­chè così creo un gran bel putiferio.

Piango per­chè anche voi alla mia età piangevate.

Non ricordo più per­chè ho ini­ziato a pian­gere, ma prima un motivo sono sicura che c’era.

Ovvia­mente piango per­chè ho fame e non arrivo ancora alla mani­glia del frigo.

Dopo il pasto piango per­chè ho man­giato troppo e ho l’aria nella pancia.

Pian­gere però non fa male, non si muore di pianto, anzi se non pian­gessi morirei.

Quando piango sono sicura che vi ricor­date di me e che state male per me.

In realtà io non piango mai per niente, quando piango è per­chè voglio qual­cosa e alla mia età desi­deri e biso­gni cor­ri­spon­dono sempre.

Per­ciò non pre­oc­cu­pa­tevi troppo e sfor­za­tevi invece di capire di cosa ho biso­gno così ci met­tiamo tutti calmi e tranquilli.

E fra poco si ricomincia.….….….…

Marta

Posted on 19 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Pacchettizzato

La linea defi­nita recen­te­mente dallo “squalo”, come noto, san­ci­rebbe la fine dei con­te­nuti gra­tuiti per le edi­zioni on line dei quotidiani.

Il primo pen­siero in tal senso corre ai micro­pa­ga­menti ed addi­rit­tura a spac­chet­tare [dio mio che ter­mine rivol­tante] i con­te­nuti dei quo­ti­diani ren­dendo frui­bili a paga­mento i sin­goli articoli.

Per­so­nal­mente, come credo sia emerso tra le righe di quanto sin ora pro­po­sto, non credo asso­lu­ta­mente all’ipotesi dei micro­pa­ga­menti a par­tire dal valore uni­ta­rio della tran­sa­zione che rende futile per cia­scun sog­getto coin­volto il valore della stessa a meno di rea­liz­zare volumi di ven­dita asso­lu­ta­mente irrea­li­stici da qui ai pros­simi cin­que anni almeno.

Una stima del valore della tran­sa­zione viene effet­tuata pro­prio all’interno degli spazi di uno dei quo­ti­diani on line che entro l’anno in corso dovrebbe pas­sare, appunto, a paga­mento: “How much would you pay to read this page? At about 2,000 of the 50,000 or so words in the prin­ted ver­sion of the Finan­cial Times, it should in theory be worth about 4 per cent of the newspaper’s cover price – 10 US cents, 17½ euro cents or 8p”.

Financial Times Payments

Valore Micro­pa­ga­menti Quotidiani

I micro­pa­ga­menti sono l’ennesimo, com­pren­si­bile ma non con­di­vi­si­bile, sban­da­mento di un com­parto in cerca di una ride­fi­ni­zione del pro­prio modello di busi­ness. Come è stato sot­to­li­neato da più parti c’è la sen­sa­zione che molti stiano spe­ri­men­tando o inten­dano farlo, strade di ritorno al pas­sato, senza avere il corag­gio di cre­dere pie­na­mente nel futuro.

It is not the stron­gest of the spe­cies that sur­vive, nor the most intel­li­gent, but the one most respon­sive to change”. — Char­les Dar­win -

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