Il futuro dei giornali nell’era del web, ovvero come uscire dalla crisi

L’ European Journalism Observatory ha rilasciato pochi giorni fa i risultati di una desk research sul futuro dei giornali e del giornalismo ai tempi di internet.

Come riportato nella prefazione al rapporto, la ricerca analizza quanto accaduto nel corso del 2008, gli effetti dell’attuale crisi economica sullo stato di salute dei giornali e il rapporto di questi ultimi con le contraddizioni sollevate dal mercato dell’informazione online. In particolare si tende ad individuare i costi associati alla stampa e al web verificando quali ipotesi di sviluppo sono possibili in base ai fondamentali economici legati all’uno e all’altro modello di produzione.

L’attualità del tema ne fa una lettura fortemente raccomandata a chiunque si occupi di comunicazione, come erogatore, fruitore o investitore.

Giornali come uscire dalla crisi

Concentrerei l’attenzione sulle dinamiche descritte all’interno del rapporto con specifico riferimento al nostro paese rimandandovi inevitabilmente alla lettura completa per gli opportuni approfondimenti e le interessanti comparazioni effettuate con gli altri paesi europei e gli specifici riferimenti a modelli di business solo on line [fondamentalmente non sostenibili] ed all’ipotesi dei micropagamenti.

Dal 2001 ad oggi il calo delle vendite di quotidiani nel nostro paese è stato superiore al 20% [circa 1.500.000 copie in meno] al quale corrisponde una chiusura di 6mila edicole pari al 17% del totale dei punti vendita. La liberalizzazione non è stata dunque una soluzione e non ha portato alcun miglioramento alla vendita dei giornali; i problemi – come noto ai più – sono altri.

Nello stesso periodo l’incidenza dei ricavi pubblicitari per i quotidiani è scesa dal 58% a meno del 50% del fatturato totale. Anche in questo caso la modernizzazione degli impianti di stampa ed il passaggio generale al colore non sono stati elementi sufficienti a recuperare competitività ed interesse verso gli investitori pubblicitari che hanno preferito altri media.

Così come in altre nazioni, anche in Italia gran parte del pubblico è orientato verso modelli convergenti del consumo di media, e da un’informazione unidirezionale si sta progressivamente sempre più spostando verso una molteplicità di fonti informative, internet incluso ovviamente. Appare dunque quasi tautologico constatare come i distinti media non siano dunque alternativi bensì complementari.

La complementarietà dei mezzi, con particolare riferimento ai quotidiani ed al web, è una delle peculiarità del nostro paese che registra la più alta incidenza dei quotidiani online come fonte di informazione rispetto a paesi come Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna.

Piramidi mediali in europa

Agli aspetti legati alla comunicazione ed al giornalismo, sui quali ci siamo soffermati, il rapporto aggiunge la visione sugli ambiti organizzativi e distributivi degli editori di quotidiani, analizzandone le carenze e fornendo interessanti spunti di riflessione e sviluppo tutti da approfondire. Sono questi aspetti coprimari nello sviluppo/rilancio dell’editoria, relativamente ai quali ahimè non siamo riusciti a trovare traccia né nella documentazione ufficiale diffusa recentemente né nei discorsi degli editori.

Se preferite, la sintesi del documento viene riportata testualmente da LSDI, anche se, come dicevo, le ricerche vanno lette ed interpretate.

Buona lettura.

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Pier Luca Santoro

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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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