Posted on 12 maggio 2009 by

Dell’editoria e dintorni

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La mail di chia­ri­mento rice­vuta da parte di un respon­sa­bile di un’impresa che ha scelto il canale edi­cole per com­mer­cia­liz­zare i pro­pri pro­dotti è dav­vero ricca di spunti di rifles­sione circa le logi­che e le dina­mi­che della filiera edi­to­riale.

La testi­mo­nianza delle dif­fi­coltà che gli edi­tori — o comun­que di coloro che com­mer­cia­liz­zano pro­dotti all’interno del canale edi­cole — riscon­trano nel rap­porto con i distri­bu­tori locali mi è da un lato di con­forto rispetto al vis­suto quo­ti­diano e, dall’altro lato di ulte­riore pre­oc­cu­pa­zione rela­ti­va­mente all’organizzazione della filiera editoriale.

Nello scritto si evi­den­zia come di fatto non esi­sta appa­rente pos­si­bi­lità di rela­zione tra punti ven­dita ed aziende/editori; que­sto, nella mia espe­rienza, costi­tui­sce sem­pre un limite. L’importanza del con­tatto diretto tra l’impresa e i pro­pri clienti è di vitale impor­tanza per entrambi in ter­mini di scam­bio di infor­ma­zioni e di svi­luppo. I gros­si­sti — in que­sto mer­cato chia­mati distri­bu­tori locali – nor­mal­mente custo­di­scono gelo­sa­mente i dati che non pas­sano alle aziende e che per­lo­più non usano. Si crea dun­que un gap signi­fi­ca­tivo tra coloro che pro­du­cono e coloro che com­mer­cia­liz­zano con danno certo per entrambi.

Nella mia “vita pre­ce­dente” ho avuto modo/necessità di uti­liz­zare sia distri­bu­tori nazio­nali che regio­nali, per evi­tare di per­dere il con­tatto con il mer­cato, oltre agli affian­ca­menti perio­dici on the field, legavo una parte del com­penso rico­no­sciuto per ven­dita e distri­bu­zione fisica al pas­sag­gio [pre]codificato di infor­ma­zioni con cadenza men­sile. In un momento di crisi strut­tu­rale quale l’attuale che attra­versa tutta la filiera – edi­cole com­prese obviou­sly – imma­gino possa esi­stere la pos­si­bi­lità di rine­go­ziare i rap­porti tra edi­tori e distri­bu­tori inse­rendo que­sto aspetto qual’ora non con­tem­plato come sembrerebbe.

Un’ altro aspetto che emerge è la defi­ni­zione di edi­cola, cit: “ secondo la ormai con­so­li­data prassi che ha tra­sfor­mato le edi­cole in pic­coli bazar dove si trova di tutto”. E’ que­sto uno, forse il più grave, degli effetti col­la­te­rali. Su quali pos­sano essere a mio avviso gli ambiti di sviluppo/rivitalizzazione delle edi­cole mi pare di essermi espresso, spero con chia­rezza, recen­te­mente [tor­ne­remo – comun­que – a par­larne ben pre­sto inevitabilmente].

Le edi­cole si sono di fatto nel tempo despe­cia­liz­zate e, di con­se­guenza, dequa­li­fi­cate, tra­sfor­man­dosi effet­ti­va­mente in mini­ba­zar con assor­ti­menti da maroc­chi­ne­rie della più infima qualità.

L’immagine del canale – che in virtù della “parità di trat­ta­mento” ha assor­bito di tutto – è da riqua­li­fi­care ripo­si­zio­nan­dola verso l’alto con pro­dotti e ser­vizi qua­li­fi­cati.

Infine, l’ultimo [giuro] argo­mento emer­gente dagli spunti for­niti dalla pre­detta mail è rela­tivo al “conto depo­sito”. L’azienda in que­stione, secondo quanto dichia­rato:”a par­tire dai tempi “biblici” del saldo delle ven­dite (stiamo ancora aspet­tando il saldo di un pro­dotto distri­buito nello scorso novem­bre e pagato al pro­dut­tore circa 10 mesi or sono)” sarebbe ancora in attesa di rice­vere l’incasso di quanto con­se­gnato alle riven­dite da quasi un anno.

Sono asso­lu­ta­mente con­tra­rio al conto depo­sito sia in veste di com­mer­ciante che “cam­biando giacca” e vestendo quella di respon­sa­bile d’azienda.

Il conto depo­sito – pra­tica effet­tuata anche in altri canali di ven­dita — è il modo più sem­plice per intro­durre nuovi pro­dotti ma anche per farli fal­lire. Non valo­rizza e non coin­volge i respon­sa­bili del punto ven­dita rispetto alla com­mer­cia­liz­za­zione del pro­dotto e svi­li­sce l’immagine del pro­dotto.

Nel caso/canale spe­ci­fico obbliga anche a trat­tare il pro­dotto usando vio­lenza rispetto alla volontà dei gestori delle edi­cole già pro­vata dalle anghe­rie della distri­bu­zione editoriale.

Cer­ta­mente trat­tare argo­menti di così ampio respiro in spazi così ristretti non può che essere sti­molo per la rifles­sione, l’approfondimento ed il dibat­tito; spero di aver assolto almeno a que­sto obiettivo.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Attualmente è temporary manager come social media editor de «La Stampa» . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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