Pubblicato il 4 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Edicola del futuro

Al di là delle pre­te­stuo­sità che gli edi­tori addos­sano [anche] agli edi­co­lanti esi­ste sicu­ra­mente un pro­blema di defi­ni­zione degli spazi e dei lay­out di ven­dita all’interno di que­sto canale.

Una parte della solu­zione non può che risie­dere nel cen­si­mento e nella stra­ti­fi­ca­zione dei punti ven­dita al fine di col­la­bo­rare in maniera effi­cace tra edi­tori e trade rispetto all’offerta da vei­co­lare in edi­cola. Dall’altro lato è neces­sa­ria, a mio avviso, l’introduzione di un costo di refe­ren­zia­zione per porre un freno al numero infi­nito di pub­bli­ca­zioni — o sedi­centi tali — che l’edicola gestisce/subisce.

All’interno di que­sto pano­rama gene­rale si stanno affac­ciando pro­po­ste di fran­chi­sing da parte di alcuni edi­tori che vei­co­lano le loro ini­zia­tive sulle rivi­ste di set­tore edite dai due sin­da­cati di rife­ri­mento per i giornalai.

Una prima pro­po­sta, in essere da tempo, è della Mon­da­dori, con il pro­getto Edi­colè, cen­trato su punti ven­dita di dimen­sioni oltre i 50mq in zone di di forte tran­sito pedonale/ auto­mo­bi­li­stico o in cen­tri com­mer­ciali ed è for­te­mente selet­tiva in tal senso.

L’altra pro­po­sta, vei­co­lata con evi­denza sul numero rice­vuto pochi giorni fa di “Azienda Edi­cola”, riguarda il [ri]lancio di un’iniziativa nata nel 2000 e foca­liz­zata sulla loca­liz­za­zione esclu­siva presso edi­cole pre­senti nelle sta­zioni fer­ro­via­rie. Ora la Mepe cerca, appunto, di rilan­ciare l’iniziativa allar­gan­dola ad altre localizzazioni.

Oltre alla pagina pub­bli­ci­ta­ria isti­tu­zio­nale, sulla rivi­sta è sapien­te­mente vei­co­lata ad hoc un’intervista all’amministratore dele­gato di ben tre pagine dal titolo “Via­vai una inse­gna rin­no­vata per edi­co­lanti ambi­ziosi”. Vale, ancora una volta, la pena di ripren­derne i punti salienti:

Il riven­di­tore deve avere un nego­zio intorno ai 40 mq [.….] deve fir­mare un con­tratto di fran­chi­sing che non pre­vede, attual­mente, alcuna quota di ingresso. Il costo ini­ziale è rap­pre­sen­tato dall’investimento in arredi e sistemi infor­ma­tici, non più di 40/60mila euro paga­bili nel tempo […] Dalla firma del con­tratto in 3–4 set­ti­mane si può aprire un punto ven­dita”. L’intervista si con­clude con la domanda : “Avete un sito web sul quale il riven­di­tore possa tro­vare ulte­riori infor­ma­zioni?” e la rispo­sta: “Lo stiamo rea­liz­zando ci vorrà ancora un po’ di tempo”.

Sono ancora una volta a dir poco strabiliato.

L’edicolante viene invi­tato ad un esborso medio di 50mila euro, il cui break even point si aggira intorno ai 300mila euro di fat­tu­rato appros­si­ma­ta­mente secondo i miei cal­coli, da un’impresa/un edi­tore che è [sarebbe?] in grado di for­nire il pac­chetto chiavi in mano in mas­simo un mese com­pren­sivo di [riprendo dalla pagina pub­bli­ci­ta­ria precitata]:

  • un lay­out inno­va­tivo e funzionale

  • un’offerta ricca e diver­si­fi­cata di pro­dotti edi­to­riali e non

  • una piat­ta­forma infor­ma­tica all’avanguardia

  • un cir­cuito di video comu­ni­ca­zione a sup­porto di atti­vità promo-pubblicitarie

  • un team esperto a disposizione

Ma non è in grado nem­meno di rea­liz­zare un sito web di infor­ma­zioni a sup­porto del [ri]lancio della pro­pria proposta/iniziativa.

franchising-receipt

Per me la cre­di­bi­lità di costoro è nulla ed è’ evi­dente che l’edicola del futuro, né il futuro delle edi­cole, possa pas­sare per la part­ner­ship con que­sti soggetti.

Credo che sarebbe dav­vero ora che si ini­ziasse dav­vero a far pesare:

» Il fatto che le edi­cole, noto­ria­mente come le chiese, si tro­vano negli angoli com­mer­cial­mente più belli delle città e che, se valo­riz­zate, hanno il potere, forse come nessun’altra catena com­mer­ciale, di rag­giun­gere [com­ples­si­va­mente] il mag­gior numero di con­tatti gior­na­lieri con poten­ziali acqui­renti. I riven­di­tori potreb­bero, per­ciò, diven­tare degli esperti vetri­ni­sti ed espo­si­tori; potreb­bero noleg­giare, die­tro equo e remu­ne­ra­tivo com­penso, lo spa­zio dei pro­pri chioschi-negozi a tutti coloro che fos­sero inte­res­sati a essere pre­senti — con un loro mes­sag­gio — in un punto di for­tis­simo impatto. Come già avviene in altri canali.


» Gli edi­co­lanti, potreb­bero tra­sfor­marsi in ottimi pro­mo­tori pub­bli­ci­tari, distri­buendo e mirando il cliente in fun­zione della tipo­lo­gia di pro­dotto pro­mo­zio­nale fisico da con­se­gnare gra­tui­ta­mente al con­su­ma­tore. Nes­sun pro­mo­tore potrebbe infatti, meglio di un edi­co­lante, sele­zio­nare e con­se­gnare un cam­pione di sham­poo — per esem­pio — a una cliente dai capelli lisci piut­to­sto che ricci, già dalle prime ore del mat­tino. Con­si­de­rando che oggi lo fanno già a titolo gra­tuito con gli inse­ri­menti pub­bli­ci­tari pre­senti nell’80% dei perio­dici.

Que­sto sono i veri temi su cui svi­lup­pare l’edicola del futuro, non l’associazione con pen­ni­ven­doli in crisi che si tra­sfor­mano in ven­di­tori di mobili a caro prezzo nella spe­ranza di risa­nare i loro bilanci.