maggio 2009

Pubblicato il 29 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Paradossi editoriali

La New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica, asso­cia­zione che riu­ni­sce gli edi­tori dei quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi, secondo quanto ripor­tato, ces­serà la pub­bli­ca­zione dell’edizione car­ta­cea di Pres­stime per pas­sare alla sola ver­sione on line.

La scelta di chiu­dere il maga­zine men­sile, nato nel 1969, è ovvia­mente det­tata da ragioni eco­no­mi­che e dovrebbe con­sen­tire all’associazione un saving di circa 500mila US dol­lars all’anno.

La deci­sione rap­pre­senta il para­dos­sale, enne­simo, segno dei tempi e l’amara con­ferma delle con­di­zioni in cui versa a livello inter­na­zio­nale l’editoria.

Crack Editoria

Pubblicato il 28 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Il futuro dei giornali nell’era del web, ovvero come uscire dalla crisi

L’ Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory ha rila­sciato pochi giorni fa i risul­tati di una desk research sul futuro dei gior­nali e del gior­na­li­smo ai tempi di internet.

Come ripor­tato nella pre­fa­zione al rap­porto, la ricerca ana­lizza quanto acca­duto nel corso del 2008, gli effetti dell’attuale crisi eco­no­mica sullo stato di salute dei gior­nali e il rap­porto di que­sti ultimi con le con­trad­di­zioni sol­le­vate dal mer­cato dell’informazione online. In par­ti­co­lare si tende ad indi­vi­duare i costi asso­ciati alla stampa e al web veri­fi­cando quali ipo­tesi di svi­luppo sono pos­si­bili in base ai fon­da­men­tali eco­no­mici legati all’uno e all’altro modello di produzione.

L’attualità del tema ne fa una let­tura for­te­mente rac­co­man­data a chiun­que si occupi di comu­ni­ca­zione, come ero­ga­tore, frui­tore o inve­sti­tore.

Giornali come uscire dalla crisi

Con­cen­tre­rei l’attenzione sulle dina­mi­che descritte all’interno del rap­porto con spe­ci­fico rife­ri­mento al nostro paese riman­dan­dovi ine­vi­ta­bil­mente alla let­tura com­pleta per gli oppor­tuni appro­fon­di­menti e le inte­res­santi com­pa­ra­zioni effet­tuate con gli altri paesi euro­pei e gli spe­ci­fici rife­ri­menti a modelli di busi­ness solo on line [fon­da­men­tal­mente non soste­ni­bili] ed all’ipotesi dei micro­pa­ga­menti.

Dal 2001 ad oggi il calo delle ven­dite di quo­ti­diani nel nostro paese è stato supe­riore al 20% [circa 1.500.000 copie in meno] al quale cor­ri­sponde una chiu­sura di 6mila edi­cole pari al 17% del totale dei punti ven­dita. La libe­ra­liz­za­zione non è stata dun­que una solu­zione e non ha por­tato alcun miglio­ra­mento alla ven­dita dei gior­nali; i pro­blemi – come noto ai più – sono altri.

Nello stesso periodo l’incidenza dei ricavi pub­bli­ci­tari per i quo­ti­diani è scesa dal 58% a meno del 50% del fat­tu­rato totale. Anche in que­sto caso la moder­niz­za­zione degli impianti di stampa ed il pas­sag­gio gene­rale al colore non sono stati ele­menti suf­fi­cienti a recu­pe­rare com­pe­ti­ti­vità ed inte­resse verso gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari che hanno pre­fe­rito altri media.

Così come in altre nazioni, anche in Ita­lia gran parte del pub­blico è orien­tato verso modelli con­ver­genti del con­sumo di media, e da un’informazione uni­di­re­zio­nale si sta pro­gres­si­va­mente sem­pre più spo­stando verso una mol­te­pli­cità di fonti infor­ma­tive, inter­net incluso ovvia­mente. Appare dun­que quasi tau­to­lo­gico con­sta­tare come i distinti media non siano dun­que alter­na­tivi bensì com­ple­men­tari.

La com­ple­men­ta­rietà dei mezzi, con par­ti­co­lare rife­ri­mento ai quo­ti­diani ed al web, è una delle pecu­lia­rità del nostro paese che regi­stra la più alta inci­denza dei quo­ti­diani online come fonte di infor­ma­zione rispetto a paesi come Spa­gna, Fran­cia, Ger­ma­nia e Gran Bretagna.

Piramidi mediali in europa

Agli aspetti legati alla comu­ni­ca­zione ed al gior­na­li­smo, sui quali ci siamo sof­fer­mati, il rap­porto aggiunge la visione sugli ambiti orga­niz­za­tivi e distri­bu­tivi degli edi­tori di quo­ti­diani, ana­liz­zan­done le carenze e for­nendo inte­res­santi spunti di rifles­sione e svi­luppo tutti da appro­fon­dire. Sono que­sti aspetti copri­mari nello sviluppo/rilancio dell’editoria, rela­ti­va­mente ai quali ahimè non siamo riu­sciti a tro­vare trac­cia né nella docu­men­ta­zione uffi­ciale dif­fusa recen­te­mente né nei discorsi degli editori.

Se pre­fe­rite, la sin­tesi del docu­mento viene ripor­tata testual­mente da LSDI, anche se, come dicevo, le ricer­che vanno lette ed interpretate.

Buona let­tura.

Pubblicato il 27 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Dieci domande al Gruppo Repubblica – Espresso

“La Repub­blica” ha creato un wid­get per dif­fon­dere ulte­rior­mente le dieci domande alle quali il Pre­si­dente del Con­si­glio tarda a rispondere.

Oltre all’orologio che segna l’avanzare del tempo tra­scorso in attesa di una dove­rosa rispo­sta, si viene invi­tati a dif­fon­dere anche il video che mostra le evi­denti con­trad­di­zioni sulla vicenda in questione.

Mi sem­bra di asso­luto inte­resse veri­fi­care come dopo lo sbarco su Frien­d­Feed, adesso il quo­ti­diano ampli­fi­chi la pro­pria stra­te­gia di dif­fu­sione sociale delle noti­zie cer­cando di coin­vol­gere i blog­ger con la pre­ci­tata cam­pa­gna. A tale pro­po­sito mi per­metto di sug­ge­rire di uti­liz­zare anche le moda­lità che da tempo ven­gono pro­po­ste da “La Van­guar­dia” che sicu­ra­mente dovreb­bero con­sen­tire una mag­gior pro­pa­ga­zione a parità di con­di­zione visto il gene­rale inte­resse dei blog­ger al riguardo.

Repli­cando ideal­mente la strut­tura delle dieci domande mi chiedo [e di riflesso chie­de­rei] se:

  • Si tratta di una cam­pa­gna sin­gola sul tema specifico

  • E’ una tat­tica difen­siva atta a parare even­tuali contraccolpi

  • Si tratta, invece, di una nuova stra­te­gia com­ples­siva della testata di coin­vol­gi­mento sociale e di valo­riz­za­zione del brand

  • Quali i ritorni attesi e quali i cri­teri di misu­ra­zione della cam­pa­gna in oggetto

  • La cam­pa­gna è stata svi­lup­pata con l’apporto esclu­sivo del gruppo di lavoro interno o sono stati uti­liz­zati professionals/agenzie esterne

  • E’ la con­fi­gu­ra­zione di un “ruolo non ope­ra­tivo” per Carlo De Bene­detti ad aver con­sen­tito que­sto cambiamento

  • Non sarebbe forse stato più inte­res­sante svi­lup­pare una cam­pa­gna simile rela­ti­va­mente al “caso Mills”

  • Per­ché non è stata creata una pagina con tutti coloro che hanno aderito/contribuito alla cam­pa­gna come spesso avviene in que­sti casi

  • Con la crisi della sini­stra ita­liana e, ancor più, dei suoi quo­ti­diani, “La Repub­blica” ha forse imma­gi­nato di poter dive­nire unico punto di rife­ri­mento per recu­pe­rare con­sensi e let­tori nell’edizione car­ta­cea con que­sta operazione

  • Nel caso in cui il Pre­si­dente del Con­si­glio con­ti­nuasse ad elu­dere il con­fronto e di fatto non rispon­desse, “La Repub­blica” intende [e se si come] con­ti­nuare a fare pres­sione su que­sto tema

Come si suol dire in que­sti casi; doman­dare è lecito rispon­dere è cor­te­sia; vale ovvia­mente sia per il Pre­si­dente del Con­si­glio che per il Gruppo Repub­blica – Espresso*.

Resto dun­que in paziente attesa di un feed­back. Ovvia­mente il con­tri­buto di chiun­que spiag­giasse in que­sti lidi è – come sem­pre – asso­lu­ta­mente gradito.

Effetti dei social media sugli acquisti

Effetti dei social media sugli acquisti

* Potrebbe essere que­sto un esca­mo­tage per veri­fi­care l’attenzione e le meto­do­lo­gie di trac­king del sub­ject da parte dei respon­sa­bili della cam­pa­gna, no?

Pubblicato il 26 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Convegnistica ed apertura al nuovo

Ormai pare non vi sia più dub­bio alcuno i gior­nali ed il gior­na­li­smo [pur­troppo] devono fare i conti con il web e cambiare.

Come que­sto cam­bia­mento debba e possa avve­nire, al con­ve­gno tenu­tosi que­sto wee­kend alla Bagnaia, in fondo non l’ha detto nes­suno ma quel che è certo è che per recu­pe­rare red­di­ti­vità il must è quello di far pagare le noti­zie on line.

E’ tale la deter­mi­na­zione e la con­sa­pe­vo­lezza della neces­sità di aper­tura al cam­bia­mento per sor­pas­sare que­sta crisi che per­sino i per­se­gui­tati poli­tici, nono­stante sino al giorno pre­ce­dente evi­den­zias­sero la fazio­sità [comu­ni­sta!] dei media, in occa­sione del con­ve­gno ricor­dano come il Paese [maiu­scolo in rife­ri­mento alla loca­lità alle porte di Tre­viso] cre­sca gra­zie alla cul­tura, all’informazione ed alla libertà.

Forte di que­sta ras­si­cu­ra­zione il cane da guar­dia della villa di Arcore, sco­din­zo­lando, esulta per la stra­bi­liante ini­zia­tiva che il governo si impe­gna ad imple­men­tare a soste­gno dell’editoria nazio­nale: rega­lare 380mila abbo­na­menti a quo­ti­diani e rivi­ste per un seme­stre a chi com­pie 18 anni.

Ini­zia­tiva neces­sa­ria, oltre­ché lode­vole, poi­ché come ricorda l’ ad di Poli­gra­fici edi­to­riale i gior­na­lai sono col­pe­voli di poter godere di ben 22 dome­ni­che all’anno di chiu­sura [fanno circa sola­mente 330 giorni lavo­ra­tivi all’anno], infatti: la dome­nica metà delle edi­cole sono chiuse, si spende più di ben­zina per andare in edi­cola che per il prezzo del quotidiano.

Insomma ci sono molte strade da pro­vare per sal­vare infor­ma­zione e gior­nali di carta ed al con­ve­gno non ne è stata tra­scu­rata nes­suna: far pagare quel che oggi è gra­tuito, rega­lare ciò che alcuni insi­stono ad acqui­stare e penalizzare/bastonare il canale di sbocco commerciale.

Pare che andan­do­sene qual­cuno abbia scritto sulla lava­gna della sala con­gressi la sua solu­zione: “Sal­vare le noti­zie”. Già.

Change

Pubblicato il 25 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Partnership giornalisti & blogger

Il set­tore dell’editoria è com­ples­si­va­mente un mer­cato “dro­gato” da finan­zia­menti e con­tri­buti sta­tali di vario genere e tipo, che vanno dalle sov­ven­zioni dirette alla pub­bli­cità legale pas­sando per le inser­zioni elet­to­rali. Su que­sti ele­menti e sul com­pia­ci­mento, atto ad otte­nere sostan­ziose pre­bende, di aree di inte­resse spe­ci­fico in ambito poli­tico ed economico-commerciale si è sor­retta per lungo tempo una fetta con­si­stente dell’editoria e dei gior­nali nostrani.

Que­sto modello, ali­men­tato anche dalla con­vin­zione che la cre­scita degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari potesse essere infi­nita ed incon­di­zio­nata, ha gene­rato le disfun­zioni e le pro­ble­ma­ti­che, che esplose con l’attuale crisi, sono din­nanzi agli occhi di tutti.

Strut­ture azien­dali affette da buro­cra­zia e gigan­ti­smo, scarso o nullo senso della com­pe­ti­ti­vità uni­ta­mente, ad adbun­dan­tiam, ad una gestione della noti­zia­bi­lità com­ples­si­va­mente ser­vile e/o clien­te­lare per anni, per decenni, sono stati dun­que il leit motiv di molti editori.

Non stu­pi­sce quindi né la crisi eco­no­mica attuale né la sva­lu­ta­zione di cre­di­bi­lità anzi, even­tual­mente, sor­prende che non sia avve­nuta già tempo addietro.

La disin­ter­me­dia­zione, avviata dall’ avvento di inter­net e pro­se­guita con il suc­cesso dei blog prima e più in gene­rale dei social media poi, ha con­tri­buito for­te­mente, con la rapi­dità che con­trad­di­stin­gue tutte le rivo­lu­zioni, sia ad evi­den­ziare i feno­meni sin­te­ti­ca­mente sopra­ci­tati che a decre­tare il declino con­cet­tuale prima e d’immagine poi dei mediasauri.

I gior­nali [e molti gior­na­li­sti] hanno sot­to­va­lu­tato e snob­bato, nel nostro paese forse più che altrove, l’impatto del cam­bia­mento finendo poi per subirlo o scim­miot­tarlo malamente.

Inter­venti, quali quello effet­tuato di recente dall’ottimo Gaspar Tor­riero, pun­zec­chiano nervi infiam­mati e ne rive­lano la fra­gi­lità e l’appartenenza sca­te­nando fla­mes che pur­troppo non con­tri­bui­scono ad una cre­scita qua­li­ta­tiva del pano­rama di riferimento.

Anche se ini­zia farsi strada la razza mutante dei giornalisti/blogger, pur­troppo con­ti­nua la con­trap­po­si­zione tra giornalisti/giornali e blogger/blog e, ahimè, ad oggi una part­ner­ship non appare possibile.

Se un domani, mi auguro il più vicino pos­si­bile, sarà rea­liz­za­bile lo splayd [vd. imma­gine] potremo final­mente par­lare di con­ver­genza e di com­ple­men­ta­rietà invece che di distanze e di alter­na­tive. Sarebbe un bene­fi­cio per i gior­na­li­sti, per i blog­ger e per la col­let­ti­vità nel suo complesso.

A corol­la­rio del ragio­na­mento può valere la pena di ricor­dare infine che esi­stono poi anche i gior­na­lai ma in fondo non inte­res­sano a nes­suno rele­gati al ruolo di poco supe­riore a quello del dispen­ser auto­ma­tico di maroc­chi­ne­rie e con­te­ni­tori promo pub­bli­ci­tari senza sta­tus né voce in capitolo.

metafora partnership giornalisti - blogger

meta­fora part­ner­ship gior­na­li­sti — blogger

Disclai­mer: Come in tutte le gene­ra­liz­za­zioni esi­stono per defi­ni­zione ecce­zioni e casi vir­tuosi, ne sono consapevole

Pubblicato il 23 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Campagna stampa internazionale

E’ attual­mente on air su alcuni perio­dici la sot­to­stante cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria a soste­gno dell’ Inter­na­zio­nale.

La cam­pa­gna pone l’accento su come gli avve­ni­menti inter­na­zio­nali siano aspetti che riguar­dano noi tutti molto più da vicino di quanto nor­mal­mente si tenda a con­si­de­rare. Infatti il visual – come potete apprez­zare — rap­pre­senta la mappa ideale di una casa/appartamento ed il payoff recita, appunto, Inter­na­zio­nale, il set­ti­ma­nale che parla dei fatti di casa tua.

Anche sotto que­sto pro­filo i nostri quo­ti­diani pec­cano di pro­vin­cia­li­smo dedi­cando pre­va­len­te­mente le prime pagine agli avve­ni­menti nazio­nali [update]con­tra­ria­mente a quanto avviene con i gior­nali dif­fusi in altre nazioni.

Internazionale adv print

Pubblicato il 22 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

E paper, kindle e il futuro dell’editoria

La let­tura appro­fon­dita del new­spa­pers outlook 2009 fugava ampia­mente le devia­zioni tec­no­lo­gi­che di geek e gior­na­li­sti diso­rien­tati alla ricerca di cer­tezze nel mezzo e non nel mes­sag­gio evi­den­ziando, tra l’altro, come fosse risi­bile la pro­pen­sione e l’interesse verso gli e-readers.

A ulte­riore con­ferma della mar­gi­na­lità di kindle rela­ti­va­mente agli svi­luppi futuri dell’editoria arriva la ricerca fina­liz­zata dalla Piper Jaf­fray & Co. i cui risul­tati sono stati resi dispo­ni­bili e sin­te­tiz­zati da eMar­ke­ter non più tardi di ieri.

Come emerge chia­ra­mente dalla tavola di sin­tesi sot­to­stante, circa il 65% degli inter­vi­stati non mani­fe­sta inte­resse alcuno nei con­fronti degli e readers.

e readers

Con­si­de­rando le dif­fe­renze e il com­ples­sivo mag­gior livello di ado­zione delle tec­no­lo­gie [tele­fo­nini esclusi] da parte degli sta­tu­ni­tensi rispetto agli ita­liani direi, e mi auguro, che il capi­tolo « e paper-kindle-futuro dell’editoria/giornali » possa con­si­de­rarsi defi­ni­ti­va­mente concluso.

Come viene giu­sta­mente rile­vato: “What a con­su­mer is buy­ing is the con­tent, not neces­sa­rily the for­mat.” .

Il pro­cesso di adat­ta­mento e moder­niz­za­zione dell’editoria ed il rela­tivo dibat­tito al quale par­te­ci­piamo con inte­resse – e spero con posi­ti­vità – è al momento in una fase in cui nes­suno pare avere delle solu­zioni con­vin­centi sul tema.

Ini­ziando a fare ordine e puli­zia dagli orpelli [tec­no­lo­gici e non] futili pro­ce­de­remo più spe­diti verso l’obiettivo.

Pubblicato il 21 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Il futuro del giornalismo on line è freemium?

Quo­ti­dia­na­mente si arric­chi­sce il dibat­tito sul futuro dei gior­nali ed ovvia­mente sulle pos­si­bi­lità di valo­riz­za­zione delle noti­zie on line.

C’è chi goliar­di­ca­mente si burla del pro­cesso in corso, chi scon­si­glia di intra­pren­dere il gior­na­li­smo come pro­fes­sione e chi sem­pli­ce­mente augura buona for­tuna, come il gra­fico sot­to­stante sintetizza.

good luck journalism

Un’ottima sin­tesi ed una ade­guata bibliografia/sitografia su quest’argomento sono stati recen­tis­si­ma­mente resi dispo­ni­bili da una bril­lante e solerte stu­den­tessa di gior­na­li­smo che ha pub­bli­cato un suo essay sul tema specifico.

Il futuro del gior­na­li­smo è da ante­porre con­cet­tual­mente al futuro dei gior­nali ma non può pre­scin­dere tout court dagli aspetti eco­no­mici poi­ché evi­den­te­mente si tratta sia della cor­retta remu­ne­ra­zione del lavoro svolto che della giu­sta valo­riz­za­zione dello stesso.

Per quanto riguarda le noti­zie on line e l’abitudine con­so­li­data a fruirne gra­tui­ta­mente mi sem­bra di asso­luto inte­resse e credo possa essere un con­cetto sul quale lavo­rare l’idea di “free­mium”, neo­lo­gi­smo nato dalla fusione dei ter­mini free e pre­mium che evi­den­te­mente sot­tin­tende come vi possa essere una com­pen­sa­zione per idee, con­cetti e lavoro pre­mium – di qua­lità — già fun­zio­nante in altri settori/segmenti e che par­rebbe pos­si­bile appli­care anche al gior­na­li­smo.

Da [ex]sedicente esperto di mar­ke­ting la domanda quindi non può che essere: c’è un mercato/nicchie di mer­cato per il gior­na­li­smo freemium?

Update: Spunti sul tema ven­gono pro­prio oggi for­niti anche da Gaspar Tor­riero & da Carlo De Bene­detti [via]

Pubblicato il 20 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Comunicazione sul punto vendita

Poi­chè dalla nascita di Marta ad oggi si sus­se­guono dimo­stra­zioni di inte­resse e richie­ste di infor­ma­zioni sullo stato di cre­scita della bimba da parte di una fetta con­si­stente dei clienti delle per­sone in nego­zio, fedeli alla linea trac­ciata, abbiamo [ho] deciso di affig­gere sulla porta di ingresso del nego­zio il sot­to­stante mani­fe­sto in for­mato A3.

A voi:

Piango fin­ché mi pare.….

Piango fin­ché mi pare e piango più che posso.

Piango per­chè non so parlare.

Piango per soli­da­rietà con i miei amici.

Piango come pian­gono i bam­bini in tutto il mondo.

Piango così qual­cuno prima o poi verrà.

Piango per­chè non so cosa fare.

Piango per­chè sono stufa di guar­dare il sof­fitto bianco.

Piango per­chè ho fatto tanta cacca.

Piango per­chè ho caldo, per­chè ho freddo, per­chè sto bene ma non voglio darvi la soddisfazione.

Piango non so per­chè, dite­melo voi se lo sapete, oppure chie­de­telo al pedia­tra che lui ha studiato.

Piango per­chè per ora è la cosa che so fare meglio.

Piango per­chè così creo un gran bel putiferio.

Piango per­chè anche voi alla mia età piangevate.

Non ricordo più per­chè ho ini­ziato a pian­gere, ma prima un motivo sono sicura che c’era.

Ovvia­mente piango per­chè ho fame e non arrivo ancora alla mani­glia del frigo.

Dopo il pasto piango per­chè ho man­giato troppo e ho l’aria nella pancia.

Pian­gere però non fa male, non si muore di pianto, anzi se non pian­gessi morirei.

Quando piango sono sicura che vi ricor­date di me e che state male per me.

In realtà io non piango mai per niente, quando piango è per­chè voglio qual­cosa e alla mia età desi­deri e biso­gni cor­ri­spon­dono sempre.

Per­ciò non pre­oc­cu­pa­tevi troppo e sfor­za­tevi invece di capire di cosa ho biso­gno così ci met­tiamo tutti calmi e tranquilli.

E fra poco si ricomincia.….….….…

Marta

Pubblicato il 19 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Pacchettizzato

La linea defi­nita recen­te­mente dallo “squalo”, come noto, san­ci­rebbe la fine dei con­te­nuti gra­tuiti per le edi­zioni on line dei quotidiani.

Il primo pen­siero in tal senso corre ai micro­pa­ga­menti ed addi­rit­tura a spac­chet­tare [dio mio che ter­mine rivol­tante] i con­te­nuti dei quo­ti­diani ren­dendo frui­bili a paga­mento i sin­goli articoli.

Per­so­nal­mente, come credo sia emerso tra le righe di quanto sin ora pro­po­sto, non credo asso­lu­ta­mente all’ipotesi dei micro­pa­ga­menti a par­tire dal valore uni­ta­rio della tran­sa­zione che rende futile per cia­scun sog­getto coin­volto il valore della stessa a meno di rea­liz­zare volumi di ven­dita asso­lu­ta­mente irrea­li­stici da qui ai pros­simi cin­que anni almeno.

Una stima del valore della tran­sa­zione viene effet­tuata pro­prio all’interno degli spazi di uno dei quo­ti­diani on line che entro l’anno in corso dovrebbe pas­sare, appunto, a paga­mento: “How much would you pay to read this page? At about 2,000 of the 50,000 or so words in the prin­ted ver­sion of the Finan­cial Times, it should in theory be worth about 4 per cent of the newspaper’s cover price – 10 US cents, 17½ euro cents or 8p”.

Financial Times Payments

Valore Micro­pa­ga­menti Quotidiani

I micro­pa­ga­menti sono l’ennesimo, com­pren­si­bile ma non con­di­vi­si­bile, sban­da­mento di un com­parto in cerca di una ride­fi­ni­zione del pro­prio modello di busi­ness. Come è stato sot­to­li­neato da più parti c’è la sen­sa­zione che molti stiano spe­ri­men­tando o inten­dano farlo, strade di ritorno al pas­sato, senza avere il corag­gio di cre­dere pie­na­mente nel futuro.

It is not the stron­gest of the spe­cies that sur­vive, nor the most intel­li­gent, but the one most respon­sive to change”. — Char­les Dar­win -

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