maggio 2009

Pubblicato il 29 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Paradossi editoriali

La New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica, asso­cia­zione che riu­ni­sce gli edi­tori dei quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi, secondo quanto ripor­tato, ces­serà la pub­bli­ca­zione dell’edizione car­ta­cea di Pres­stime per pas­sare alla sola ver­sione on line.

La scelta di chiu­dere il maga­zine men­sile, nato nel 1969, è ovvia­mente det­tata da ragioni eco­no­mi­che e dovrebbe con­sen­tire all’associazione un saving di circa 500mila US dol­lars all’anno.

La deci­sione rap­pre­senta il para­dos­sale, enne­simo, segno dei tempi e l’amara con­ferma delle con­di­zioni in cui versa a livello inter­na­zio­nale l’editoria.

Crack Editoria

Pubblicato il 28 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Il futuro dei giornali nell’era del web, ovvero come uscire dalla crisi

L’ Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory ha rila­sciato pochi giorni fa i risul­tati di una desk research sul futuro dei gior­nali e del gior­na­li­smo ai tempi di internet.

Come ripor­tato nella pre­fa­zione al rap­porto, la ricerca ana­lizza quanto acca­duto nel corso del 2008, gli effetti dell’attuale crisi eco­no­mica sullo stato di salute dei gior­nali e il rap­porto di que­sti ultimi con le con­trad­di­zioni sol­le­vate dal mer­cato dell’informazione online. In par­ti­co­lare si tende ad indi­vi­duare i costi asso­ciati alla stampa e al web veri­fi­cando quali ipo­tesi di svi­luppo sono pos­si­bili in base ai fon­da­men­tali eco­no­mici legati all’uno e all’altro modello di produzione.

L’attualità del tema ne fa una let­tura for­te­mente rac­co­man­data a chiun­que si occupi di comu­ni­ca­zione, come ero­ga­tore, frui­tore o inve­sti­tore.

Giornali come uscire dalla crisi

Con­cen­tre­rei l’attenzione sulle dina­mi­che descritte all’interno del rap­porto con spe­ci­fico rife­ri­mento al nostro paese riman­dan­dovi ine­vi­ta­bil­mente alla let­tura com­pleta per gli oppor­tuni appro­fon­di­menti e le inte­res­santi com­pa­ra­zioni effet­tuate con gli altri paesi euro­pei e gli spe­ci­fici rife­ri­menti a modelli di busi­ness solo on line [fon­da­men­tal­mente non soste­ni­bili] ed all’ipotesi dei micro­pa­ga­menti.

Dal 2001 ad oggi il calo delle ven­dite di quo­ti­diani nel nostro paese è stato supe­riore al 20% [circa 1.500.000 copie in meno] al quale cor­ri­sponde una chiu­sura di 6mila edi­cole pari al 17% del totale dei punti ven­dita. La libe­ra­liz­za­zione non è stata dun­que una solu­zione e non ha por­tato alcun miglio­ra­mento alla ven­dita dei gior­nali; i pro­blemi – come noto ai più – sono altri.

Nello stesso periodo l’incidenza dei ricavi pub­bli­ci­tari per i quo­ti­diani è scesa dal 58% a meno del 50% del fat­tu­rato totale. Anche in que­sto caso la moder­niz­za­zione degli impianti di stampa ed il pas­sag­gio gene­rale al colore non sono stati ele­menti suf­fi­cienti a recu­pe­rare com­pe­ti­ti­vità ed inte­resse verso gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari che hanno pre­fe­rito altri media.

Così come in altre nazioni, anche in Ita­lia gran parte del pub­blico è orien­tato verso modelli con­ver­genti del con­sumo di media, e da un’informazione uni­di­re­zio­nale si sta pro­gres­si­va­mente sem­pre più spo­stando verso una mol­te­pli­cità di fonti infor­ma­tive, inter­net incluso ovvia­mente. Appare dun­que quasi tau­to­lo­gico con­sta­tare come i distinti media non siano dun­que alter­na­tivi bensì com­ple­men­tari.

La com­ple­men­ta­rietà dei mezzi, con par­ti­co­lare rife­ri­mento ai quo­ti­diani ed al web, è una delle pecu­lia­rità del nostro paese che regi­stra la più alta inci­denza dei quo­ti­diani online come fonte di infor­ma­zione rispetto a paesi come Spa­gna, Fran­cia, Ger­ma­nia e Gran Bretagna.

Piramidi mediali in europa

Agli aspetti legati alla comu­ni­ca­zione ed al gior­na­li­smo, sui quali ci siamo sof­fer­mati, il rap­porto aggiunge la visione sugli ambiti orga­niz­za­tivi e distri­bu­tivi degli edi­tori di quo­ti­diani, ana­liz­zan­done le carenze e for­nendo inte­res­santi spunti di rifles­sione e svi­luppo tutti da appro­fon­dire. Sono que­sti aspetti copri­mari nello sviluppo/rilancio dell’editoria, rela­ti­va­mente ai quali ahimè non siamo riu­sciti a tro­vare trac­cia né nella docu­men­ta­zione uffi­ciale dif­fusa recen­te­mente né nei discorsi degli editori.

Se pre­fe­rite, la sin­tesi del docu­mento viene ripor­tata testual­mente da LSDI, anche se, come dicevo, le ricer­che vanno lette ed interpretate.

Buona let­tura.

Pubblicato il 27 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Dieci domande al Gruppo Repubblica – Espresso

“La Repub­blica” ha creato un wid­get per dif­fon­dere ulte­rior­mente le dieci domande alle quali il Pre­si­dente del Con­si­glio tarda a rispondere.

Oltre all’orologio che segna l’avanzare del tempo tra­scorso in attesa di una dove­rosa rispo­sta, si viene invi­tati a dif­fon­dere anche il video che mostra le evi­denti con­trad­di­zioni sulla vicenda in questione.

Mi sem­bra di asso­luto inte­resse veri­fi­care come dopo lo sbarco su Frien­d­Feed, adesso il quo­ti­diano ampli­fi­chi la pro­pria stra­te­gia di dif­fu­sione sociale delle noti­zie cer­cando di coin­vol­gere i blog­ger con la pre­ci­tata cam­pa­gna. A tale pro­po­sito mi per­metto di sug­ge­rire di uti­liz­zare anche le moda­lità che da tempo ven­gono pro­po­ste da “La Van­guar­dia” che sicu­ra­mente dovreb­bero con­sen­tire una mag­gior pro­pa­ga­zione a parità di con­di­zione visto il gene­rale inte­resse dei blog­ger al riguardo.

Repli­cando ideal­mente la strut­tura delle dieci domande mi chiedo [e di riflesso chie­de­rei] se:

  • Si tratta di una cam­pa­gna sin­gola sul tema specifico

  • E’ una tat­tica difen­siva atta a parare even­tuali contraccolpi

  • Si tratta, invece, di una nuova stra­te­gia com­ples­siva della testata di coin­vol­gi­mento sociale e di valo­riz­za­zione del brand

  • Quali i ritorni attesi e quali i cri­teri di misu­ra­zione della cam­pa­gna in oggetto

  • La cam­pa­gna è stata svi­lup­pata con l’apporto esclu­sivo del gruppo di lavoro interno o sono stati uti­liz­zati professionals/agenzie esterne

  • E’ la con­fi­gu­ra­zione di un “ruolo non ope­ra­tivo” per Carlo De Bene­detti ad aver con­sen­tito que­sto cambiamento

  • Non sarebbe forse stato più inte­res­sante svi­lup­pare una cam­pa­gna simile rela­ti­va­mente al “caso Mills”

  • Per­ché non è stata creata una pagina con tutti coloro che hanno aderito/contribuito alla cam­pa­gna come spesso avviene in que­sti casi

  • Con la crisi della sini­stra ita­liana e, ancor più, dei suoi quo­ti­diani, “La Repub­blica” ha forse imma­gi­nato di poter dive­nire unico punto di rife­ri­mento per recu­pe­rare con­sensi e let­tori nell’edizione car­ta­cea con que­sta operazione

  • Nel caso in cui il Pre­si­dente del Con­si­glio con­ti­nuasse ad elu­dere il con­fronto e di fatto non rispon­desse, “La Repub­blica” intende [e se si come] con­ti­nuare a fare pres­sione su que­sto tema

Come si suol dire in que­sti casi; doman­dare è lecito rispon­dere è cor­te­sia; vale ovvia­mente sia per il Pre­si­dente del Con­si­glio che per il Gruppo Repub­blica – Espresso*.

Resto dun­que in paziente attesa di un feed­back. Ovvia­mente il con­tri­buto di chiun­que spiag­giasse in que­sti lidi è – come sem­pre – asso­lu­ta­mente gradito.

Effetti dei social media sugli acquisti

Effetti dei social media sugli acquisti

* Potrebbe essere que­sto un esca­mo­tage per veri­fi­care l’attenzione e le meto­do­lo­gie di trac­king del sub­ject da parte dei respon­sa­bili della cam­pa­gna, no?

Pubblicato il 26 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Convegnistica ed apertura al nuovo

Ormai pare non vi sia più dub­bio alcuno i gior­nali ed il gior­na­li­smo [pur­troppo] devono fare i conti con il web e cambiare.

Come que­sto cam­bia­mento debba e possa avve­nire, al con­ve­gno tenu­tosi que­sto wee­kend alla Bagnaia, in fondo non l’ha detto nes­suno ma quel che è certo è che per recu­pe­rare red­di­ti­vità il must è quello di far pagare le noti­zie on line.

E’ tale la deter­mi­na­zione e la con­sa­pe­vo­lezza della neces­sità di aper­tura al cam­bia­mento per sor­pas­sare que­sta crisi che per­sino i per­se­gui­tati poli­tici, nono­stante sino al giorno pre­ce­dente evi­den­zias­sero la fazio­sità [comu­ni­sta!] dei media, in occa­sione del con­ve­gno ricor­dano come il Paese [maiu­scolo in rife­ri­mento alla loca­lità alle porte di Tre­viso] cre­sca gra­zie alla cul­tura, all’informazione ed alla libertà.

Forte di que­sta ras­si­cu­ra­zione il cane da guar­dia della villa di Arcore, sco­din­zo­lando, esulta per la stra­bi­liante ini­zia­tiva che il governo si impe­gna ad imple­men­tare a soste­gno dell’editoria nazio­nale: rega­lare 380mila abbo­na­menti a quo­ti­diani e rivi­ste per un seme­stre a chi com­pie 18 anni.

Ini­zia­tiva neces­sa­ria, oltre­ché lode­vole, poi­ché come ricorda l’ ad di Poli­gra­fici edi­to­riale i gior­na­lai sono col­pe­voli di poter godere di ben 22 dome­ni­che all’anno di chiu­sura [fanno circa sola­mente 330 giorni lavo­ra­tivi all’anno], infatti: la dome­nica metà delle edi­cole sono chiuse, si spende più di ben­zina per andare in edi­cola che per il prezzo del quotidiano.

Insomma ci sono molte strade da pro­vare per sal­vare infor­ma­zione e gior­nali di carta ed al con­ve­gno non ne è stata tra­scu­rata nes­suna: far pagare quel che oggi è gra­tuito, rega­lare ciò che alcuni insi­stono ad acqui­stare e penalizzare/bastonare il canale di sbocco commerciale.

Pare che andan­do­sene qual­cuno abbia scritto sulla lava­gna della sala con­gressi la sua solu­zione: “Sal­vare le noti­zie”. Già.

Change

Pubblicato il 25 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

Partnership giornalisti & blogger

Il set­tore dell’editoria è com­ples­si­va­mente un mer­cato “dro­gato” da finan­zia­menti e con­tri­buti sta­tali di vario genere e tipo, che vanno dalle sov­ven­zioni dirette alla pub­bli­cità legale pas­sando per le inser­zioni elet­to­rali. Su que­sti ele­menti e sul com­pia­ci­mento, atto ad otte­nere sostan­ziose pre­bende, di aree di inte­resse spe­ci­fico in ambito poli­tico ed economico-commerciale si è sor­retta per lungo tempo una fetta con­si­stente dell’editoria e dei gior­nali nostrani.

Que­sto modello, ali­men­tato anche dalla con­vin­zione che la cre­scita degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari potesse essere infi­nita ed incon­di­zio­nata, ha gene­rato le disfun­zioni e le pro­ble­ma­ti­che, che esplose con l’attuale crisi, sono din­nanzi agli occhi di tutti.

Strut­ture azien­dali affette da buro­cra­zia e gigan­ti­smo, scarso o nullo senso della com­pe­ti­ti­vità uni­ta­mente, ad adbun­dan­tiam, ad una gestione della noti­zia­bi­lità com­ples­si­va­mente ser­vile e/o clien­te­lare per anni, per decenni, sono stati dun­que il leit motiv di molti editori.

Non stu­pi­sce quindi né la crisi eco­no­mica attuale né la sva­lu­ta­zione di cre­di­bi­lità anzi, even­tual­mente, sor­prende che non sia avve­nuta già tempo addietro.

La disin­ter­me­dia­zione, avviata dall’ avvento di inter­net e pro­se­guita con il suc­cesso dei blog prima e più in gene­rale dei social media poi, ha con­tri­buito for­te­mente, con la rapi­dità che con­trad­di­stin­gue tutte le rivo­lu­zioni, sia ad evi­den­ziare i feno­meni sin­te­ti­ca­mente sopra­ci­tati che a decre­tare il declino con­cet­tuale prima e d’immagine poi dei mediasauri.

I gior­nali [e molti gior­na­li­sti] hanno sot­to­va­lu­tato e snob­bato, nel nostro paese forse più che altrove, l’impatto del cam­bia­mento finendo poi per subirlo o scim­miot­tarlo malamente.

Inter­venti, quali quello effet­tuato di recente dall’ottimo Gaspar Tor­riero, pun­zec­chiano nervi infiam­mati e ne rive­lano la fra­gi­lità e l’appartenenza sca­te­nando fla­mes che pur­troppo non con­tri­bui­scono ad una cre­scita qua­li­ta­tiva del pano­rama di riferimento.

Anche se ini­zia farsi strada la razza mutante dei giornalisti/blogger, pur­troppo con­ti­nua la con­trap­po­si­zione tra giornalisti/giornali e blogger/blog e, ahimè, ad oggi una part­ner­ship non appare possibile.

Se un domani, mi auguro il più vicino pos­si­bile, sarà rea­liz­za­bile lo splayd [vd. imma­gine] potremo final­mente par­lare di con­ver­genza e di com­ple­men­ta­rietà invece che di distanze e di alter­na­tive. Sarebbe un bene­fi­cio per i gior­na­li­sti, per i blog­ger e per la col­let­ti­vità nel suo complesso.

A corol­la­rio del ragio­na­mento può valere la pena di ricor­dare infine che esi­stono poi anche i gior­na­lai ma in fondo non inte­res­sano a nes­suno rele­gati al ruolo di poco supe­riore a quello del dispen­ser auto­ma­tico di maroc­chi­ne­rie e con­te­ni­tori promo pub­bli­ci­tari senza sta­tus né voce in capitolo.

metafora partnership giornalisti - blogger

meta­fora part­ner­ship gior­na­li­sti — blogger

Disclai­mer: Come in tutte le gene­ra­liz­za­zioni esi­stono per defi­ni­zione ecce­zioni e casi vir­tuosi, ne sono consapevole

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