marzo 2009

Pubblicato il 31 marzo 2009 by Pier Luca Santoro

Maniaci del tesserino

E’ di sta­mat­tina la noti­zia della denun­cia per abuso della pro­fes­sione del con­dut­tore del tele­gior­nale di Tele­Jato, emit­tente del paler­mi­tano deci­sa­mente fuori dal coro per le bat­ta­glie sostenute.

Secondo quanto ripor­tato, la pro­cura di Palermo avrebbe denun­ciato Pino Maniaci che “con più con­dotte poste in essere in tempi diversi ed in ese­cu­zione del mede­simo dise­gno cri­mi­noso” avrebbe svolto l’attività di gior­na­li­sta pur essendo sprov­vi­sto dell’abilitazione.

A denun­ciarlo pare sarebbe stato un col­lega, maniaco del tesserino.

No com­ment!

siamo tutti pino maniaci

siamo tutti pino maniaci

Pubblicato il 31 marzo 2009 by Pier Luca Santoro

Ritagli solari

Dopo la recente revi­sione di for­mato di Nova24 è ora la volta dei dorsi regio­nali alle­gati il mer­co­ledì al più auto­re­vole quo­ti­diano eco­no­mico nazionale.

Dal 1° di aprile infatti anche que­sti inserti pas­se­ranno al for­mato tabloid. L’editoriale di Luca Orlando al riguardo ha pas­saggi con­di­vi­si­bili ed offre spunti di rifles­sione inte­res­santi, in par­ti­co­lare quando afferma: “Il cam­bia­mento ha più di una con­tro­in­di­ca­zione, genera ansia, è meno comodo della con­ti­nuità, quasi sem­pre è però neces­sa­rio per restare com­pe­ti­tivi e rispon­dere alle esi­genze dei clienti”. Pec­cato però che poi si ritorni al tema della maneg­ge­vo­lezza e della pra­ti­cità per argo­men­tare il cam­bio di formato.

Certo, quando si lavora sotto padrone [che sia una per­sona o degli azio­ni­sti] si ha sem­pre dei pic­coli — grandi bava­gli con i quali si è costretti a mediare; per­so­nal­mente però mi sarei aspet­tato, ed avrei gra­dito di gran lunga, l’ammissione della neces­sità di con­te­nere i costi magari argo­men­tan­done i bene­fici in ter­mini di mag­gior dispo­ni­bi­lità per inchie­ste ed arti­coli di ancor mag­gior qua­lità. Penso che la mag­gio­ranza di let­tori avrebbe com­preso ed apprez­zato di più che non la solita ben costruita mezza bugia.

Che la realtà sia distinta da come Orlando abbia [pour cause] cer­cato di rap­pre­sen­tarla è evi­dente anche dal con­co­mi­tante taglio del quo­ti­diano free press che fa capo sem­pre a “Il Sole24 Ore” che pro­prio dal 1° aprile chiude defi­ni­ti­va­mente i bat­tenti per la scarsa rac­colta pub­bli­ci­ta­ria dal lan­cio ad oggi.

I let­tori [ed ancor più un pub­blico evo­luto quale quello del quo­ti­diano in que­stione] sanno distin­guere l’informazione dalla disin­for­ma­zione anche nelle sue sfac­cet­ta­ture più mor­bide. Avere il corag­gio e la respon­sa­bi­lità di par­lare con chia­rezza, senza farsi pren­dere dal panico o peg­gio, rap­pre­senta asso­lu­ta­mente una delle sfide da vin­cere affin­ché i gior­nali pos­sano dav­vero avere un futuro. E’ neces­sa­rio che edi­tori e gior­na­li­sti se lo stam­pino bene in mente.

Pubblicato il 30 marzo 2009 by Pier Luca Santoro

Vie de merde

Rac­con­tare la pro­pria vita di merda è un successo.

La ver­sione 2.0 del nostrano Fan­tozzi a soli 15 mesi dal lan­cio può con­tare su circa 400mila visite e 220mila utenti unici al giorno.

Vie de Merde [Ma vie c’est de la merde, et je vous emmerde] ha atti­rato addi­rit­tura l’attenzione del Wall Street Jour­nal gra­zie ai numeri dav­vero stre­pi­tosi realizzati.

Gli argo­menti sono quelli della vita quo­ti­diana, si va dall’amore al lavoro pas­sando per salute e sesso. Dopo poco più di un anno è già stato pub­bli­cato un libro, aperta un area ad hoc per la com­mer­cia­liz­za­zione di gad­get quali magliette, stic­kers ed altro. Inte­res­sante anche l’area dedi­cata alle illu­stra­zioni inviate dai let­tori sem­pre dedi­cate al tema.

Dall’inizio di quest’anno è stata creata la ver­sione inglese F My life [My life sucks, but I don’t give a F***], già un suc­cesso, e sono in can­tiere le ver­sioni in spa­gnolo e russo. Su Face­book ci sono migliaia di fans di FML ed un altro libro è alle stampe.

Tech­no­rati riporta oltre 4000 blog reac­tions ed Alexa [vd. imma­gine sot­to­stante] con­ferma, se neces­sa­rio, l’importanza dei numeri realizzati.

I con­tri­buti dei let­tori non pos­sono supe­rare i 300 carat­teri e viene attuata una forte sele­zione tra quelli rice­vuti e quelli effet­ti­va­mente pub­bli­cati che nella ver­sione fran­cese sono 10 ogni 1000 men­tre in quella sta­tu­ni­tense scen­dono addi­rit­tura a 30 ogni 10mila. Non si parla della crisi o di altri pro­blemi strut­tu­rali della società con­tem­po­ra­nea ma si nar­rano i “pic­coli — grandi pro­blemi” indi­vi­duali della quo­ti­dia­nità. Que­sta, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, una delle tante frasi pub­bli­cate gior­nal­mente : “Aujourd’hui j’ai mis des com­men­tai­res sur mon pro­pre blog avec des pseu­dos dif­fé­rents pour faire croire aux gens que j’ai des amis … VDM

Socio­logi ed antro­po­logi hanno un immenso labo­ra­to­rio a dispo­si­zione per ana­liz­zare e dis­ser­tare sulla con­di­zione dell’individuo nella società contemporanea.

Confronto videmerde.fr vs. beppegrillo.it

Con­fronto videmerde.fr vs. beppegrillo.it

Ci sono due aspetti che credo valga la pena di sottolineare.

Da un lato la con­ferma del pas­sag­gio gene­rale da valori col­let­tivi a valori ed aspi­ra­zioni più stret­ta­mente indi­vi­duali, dall’altro la schiet­tezza del lin­guag­gio che sep­pur mediato sfora e tra­scende dai canoni della comu­ni­ca­zione uffi­ciale dei media tradizionali.

Osser­vando ed ana­liz­zando con mag­giore atten­zione que­sti due aspetti, che ovvia­mente non pos­sono essere svi­sce­rati in quest’ambito che funge fon­da­men­tal­mente da segna­la­zione del feno­meno, ritengo pos­sano esserci oppor­tu­nità con­crete anche per l’editoria off line; pensiamoci.

Pubblicato il 29 marzo 2009 by Pier Luca Santoro

Saluti di Marta

Mi chiamo Marta

e son par­tita in quarta

con sol tre botte

et voilà, le acque eran rotte

luci, colori, oste­tri­che & dottori

per una vita senza dolori

la mamma, il papà e tutti i parenti

sma­nia­vano impazienti

tanto son stata chiamata

che al fin sono arrivata

eccomi qua nella mia tutina rosa

piena di vita a suc­chiar latte sin posa

Ben­tro­vati!

Pubblicato il 26 marzo 2009 by Pier Luca Santoro

E commerce & Editoria

Casa­leg­gio & Asso­ciati ha pre­sen­tato la set­ti­mana scorsa i risul­tati della ricerca “Focus E com­merce 2009″: Ten­denze, stra­te­gie, numeri ed oppor­tu­nità dell’ e com­merce in Ita­lia.

La società di con­su­lenza, nota ai più per “il sostengo” alla comu­ni­ca­zione on line di Beppe Grillo ed Anto­nio Di Pie­tro, pre­via regi­stra­zione, con­sente di sca­ri­care l’abstract della ricerca che tra i vari set­tori presi in con­si­de­ra­zione anno­vera anche l’editoria.

In gene­rale si rileva come siano nume­rosi ed impor­tanti i fat­tori sia strut­tu­rali che legi­sla­tivi che tutt’ora limi­tano lo svi­luppo dell’ e com­merce nel nostro paese. In par­ti­co­lare ven­gono citati i costi di spe­di­zione e di con­net­ti­vità, oltre ad una scarsa dif­fu­sione sia del wi fi che dell’ adsl sul ter­ri­to­rio nazionale.

Il risul­tato com­ples­sivo è che nono­stante tassi di cre­scita a due digits l’ e com­merce in Ita­lia ha pochi utenti e svi­luppa un fat­tu­rato poco signi­fi­ca­tivo rispetto agli altri paesi euro­pei con un valore com­ples­sivo sti­mato in 6,4 miliardi di euro nel 2008.

Il set­tore dell’editoria, così come clas­si­fi­cato, com­prende: home­vi­deo, libri, musica, soft­ware e informazione.

Il fat­tu­rato com­ples­sivo svi­lup­pato dal com­parto è di 192 milioni di euro e rap­pre­senta sola­mente il 3% del totale mer­cato. In ter­mini di tran­sa­zioni [numero di atti di acqui­sto] l’incidenza sale al 5,75%. con oltre 3 milioni di ordini. A parità di con­di­zione, dun­que, il valore uni­ta­rio delle tran­sa­zioni è basso.

Il gra­fico sot­to­stante sin­te­tizza quanto rias­sunto ed offre una pano­ra­mica gene­rale dei fat­tu­rati dell’ e com­merce nel nostro paese.

e commerce editoria

e com­merce editoria

A fronte di que­sti dati, così come sin­te­ti­ca­mente descritti, mi chiedo se coloro che par­lano di micro­pa­ga­menti e/o di altre solu­zioni più o meno fan­ta­siose come stru­menti per risol­le­vare le sorti dell’editoria ita­liana, siano con­sa­pe­voli dello sce­na­rio di rife­ri­mento o se fina­liz­zino le pro­prie ipo­tesi di lavoro basan­dosi esclu­si­va­mente su sogni ed inna­mo­ra­menti del momento.

Inna­mo­rarsi ed avere dei sogni, secondo me, è bel­lis­simo ma pro­ba­bil­mente quando si parla di busi­ness tenere i piedi per terra e basare le pro­prie ipo­tesi su un visione fon­data, anche, su ele­menti razio­nali e dati è doveroso.

Pubblicato il 25 marzo 2009 by Pier Luca Santoro

Hello, Kitty?

Poi­ché par­rebbe che il mes­sag­gio non sia pas­sato ci si arroga uni­la­te­ral­mente il diritto/dovere di riproporlo.

Anche noi que­sta volta abbiamo preso le misure sep­pur da una pro­spet­tiva distinta.

Si riceve in edi­cola non più tardi del 21 marzo scorso l’ennesima nuova pub­bli­ca­zione par­to­rita non vi è dub­bio dopo un brain stor­ming a base di peyote.

Hello Kitty Party”, que­sto il nome della pub­bli­ca­zione, è una rac­colta a fasci­coli — in realtà si tratta di piatti & cera­mi­che varie — con la bel­lezza di 50 uscite pre­vi­ste. Il sot­to­scritto ne ha rice­vute 8 copie sabato scorso ed ha, ahimè, avuto l’opportunità di veri­fi­care per­so­nal­mente che le misure della prima uscita sono esat­ta­mente di 58 cm di lar­ghezza per 40 cm di altezza con­trad­di­stinte da un peso uni­ta­rio cer­ta­mente non con­sono per i più piccini.

Sul retro della con­fe­zione di cotanta magni­fi­cenza leg­giamo scritto a carat­teri minimi di legge: “L’editore si riserva il diritto di intro­durre modi­fi­che per quanto riguarda la strut­tura, la com­po­si­zione, le carat­te­ri­sti­che e il prezzo delle uscite della col­le­zione se cir­co­stanze tec­ni­che o com­mer­ciali lo con­si­glias­sero”.

Mi con­senta: modi­fi­chi, modi­fi­chi, cribbio!

Infine, vista e veri­fi­cata la mis­sion di un gruppo edi­to­riale di rile­vanza inter­na­zio­nale che gra­zie ad “una costante ricerca orien­tata all’innovazione di pro­dotto per­mette di svi­lup­pare col­lane ori­gi­nali, in grado di sod­di­sfare un pub­blico sem­pre più vasto” sono certo che non potranno che cogliere in ter­mini di sti­molo il sug­ge­ri­mento anche di inse­rire il nome di un essere vivente nei rife­ri­menti del loro ser­vi­zio clienti.

Pubblicato il 24 marzo 2009 by Pier Luca Santoro

Gnu Media

L’hype del momento per il nostrano gior­na­li­smo par­reb­bero essere le nuove tec­no­lo­gie ed i rela­tivi nuovi mezzi di pub­bli­ca­zione messi a dispo­si­zione dalle stesse.

In ordine di appa­ri­zione si pre­sen­tano le seguenti meraviglie:

  • Mine, sug­ge­stivo pro­getto edi­to­riale di rea­liz­za­zione di un maga­zine appa­ren­te­mente per­so­na­liz­zato [5 testate pre­se­le­zio­nate] stam­pato in 31mila copie ed inviato come pdf ad ulte­riori 200mila lettori/indirizzi email con la bene­di­zione di Lexus. I fun­da­men­tals del pro­getto e la straor­di­na­ria inno­va­zione si basano par­rebbe su 3 ele­menti distin­tivi che non potranno che deter­mi­narne il suc­cesso trac­ciando final­mente il per­corso smar­rito da mass media e gior­na­li­sti d’antan:
    • L’esiguità dei numeri che rispetto al totale dei let­tori sta­tu­ni­tensi è irrisoria
    • L’abolizione dei feed rss che prima con­sen­ti­vano un livello di per­so­na­liz­za­zione deci­sa­mente superiore
    • L’ignoranza dell’esistenza, da tempo, di Mee­hive che attinge ad un numero di fonti di gran lunga supe­riore, con­sente [pre­via regi­stra­zione] una mag­gior per­so­na­liz­za­zione e, a com­ple­ta­mento, ha un aggior­na­mento con fre­quenza quasi in tempo reale.
  • L’annun­cio trion­fante per l’innovazione del “Cor­riere della Sera” che diviene il primo quo­ti­diano ita­liano a poter essere sfo­gliato con Kindle2. Tra­scu­rando ele­menti insi­gni­fi­canti quali:
    • Un prezzo di abbo­na­mento ecces­sivo se para­go­nato al saving che l’editore rea­lizza rispetta all’edizione car­ta­cea, imme­dia­ta­mente rile­vato dai lettori.
    • La dispo­ni­bi­lità effet­tiva solo per i let­tori dall’estero che sono una fra­zione minima evi­den­te­mente del quo­ti­diano in que­stione. Per l’esattezza stiamo par­lando di un poten­ziale mas­simo di circa 41mila al giorno [copie dif­fuse all’estero — dati ads 2008] con­tro una tira­tura media su carta di 780mila copie. Big deal!
    • L’essere oggetto di pub­blica “tirata d’orecchie” in cui Anna Masera ricorda che “La Stampa” ha vinto la corsa con almeno un paio di set­ti­mane di vantaggio.

Non me ne voglia Luca De Biase se prendo in pre­stito il motto della testata di cui è respon­sa­bile, ma mi pare dav­vero cal­zante al con­te­sto gene­rale: “Affac­cia­moci al futuro ovun­que sia arri­vato”. Che non si sap­pia dove ci porti, con quali effet­tivi bene­fici ed a costo di cosa paiono aspetti tra­scu­ra­bili a molti sembrerebbe.

Pubblicato il 23 marzo 2009 by Pier Luca Santoro

Il mondo non si è fermato mai un momento

Le Monde for­ni­sce due “pic­cole — grandi lezioni” rispetto alle quali vale la pena, a mio avviso, di sof­fer­marsi rela­ti­va­mente al coin­vol­gente dibat­tito a più voci che si sta svi­lup­pando sul futuro dei gior­nali.

Lezione numero 1:

Men­tre dalle nostre parti pra­ti­ca­mente tutti gli edi­tori si aggro­vi­gliano alla ricerca di solu­zioni di recu­pero delle ven­dite ed ancor più, se pos­si­bile, della red­di­ti­vità, il noto quo­ti­diano fran­cese passa ad un prezzo di ven­dita al pub­blico in edi­cola di 1,40 €.

Il 40% di aumento rispetto a quello che è attual­mente quello dei due mag­giori quo­ti­diani nazio­nali nostrani aiu­te­rebbe pro­ba­bil­mente più di tagli e rita­gli le finanze dell’editoria.

Pro­ba­bil­mente il pro­blema attuale non è nel prezzo ma nella qua­lità rico­no­sciuta dei con­te­nuti che se effet­tiva viene pagata come avevo pro­vato a sot­to­li­neare di recente.

Lezione numero 2:

Nell’edizione on line del gior­nale [vedi imma­gine sot­to­stante] si può leg­gere con chia­rezza: “Se amate Le Monde su inter­net, lo ado­re­rete su carta”. Inol­tre, clic­cando sulla car­tina, viene reso dispo­ni­bile l’elenco di tutte le edi­cole della zona d’interesse che ven­dono il quotidiano.

Con­tra­ria­mente a quanto avviene alle nostre lati­tu­dini non vi è dun­que pre­va­ri­ca­zione ma inte­gra­zione tra gior­nali e gior­na­lai e con­ver­genza tra on & off line, così come natu­ral­mente dovrebbe essere.

Per­so­nal­mente ritengo che prima di pen­sare a misure anti-crisi che si ispi­rano a modelli eco­no­mici tanto futu­ri­bili quanto impro­ba­bili potrebbe valere la pena di riflet­tere anche su que­ste due “lezioncine”.

le-monde-kiosko

We are con­ti­nually faced with a series of great oppor­tu­ni­ties bril­lian­tly disgui­sed as inso­lu­ble pro­blems”. — John W. Gard­ner — Potrebbe valere la pena di stam­par­selo bene in mente.

Pubblicato il 21 marzo 2009 by Pier Luca Santoro

Micromarketing dell’edicolante — 2nd round

Con­ti­nuiamo, come pro­messo, il per­corso intra­preso rela­ti­va­mente al micro­mar­ke­ting dell’edicolante.

Poi­ché l’edicolante ipso facto non ha la pos­si­bi­lità di sele­zio­nare auto­no­ma­mente l’assortimento di quo­ti­diani e perio­dici da trat­tare o meno nella pro­pria atti­vità, opera fon­da­men­tal­mente in un’area di busi­ness molto simile a quella delle com­mo­di­ties, con beni/prodotti indif­fe­ren­ziati rispetto ai pro­pri col­le­ghi — concorrenti.

Che fare, dunque?

2nd round diver­si­fi­ca­zione.

Evi­den­te­mente la diver­si­fi­ca­zione è da effet­tuarsi in fun­zione di alcuni para­me­tri di base quali:

  • Posi­zione dell’edicola, resi­den­ziale o passaggio.
  • Tipo­lo­gia pre­va­lente della clien­tela abi­tuale.
  • Tipo­lo­gia del punto ven­dita, sem­pli­fi­cando, chio­sco o negozio.
  • Con­te­sto com­pe­ti­tivo in cui è inse­rita l’attività, pre­senza nelle vici­nanze di libre­rie, car­to­le­rie, negozi di dischi/dvd.….….etc.
  • Pre­senza di punti d’attrazione spe­ci­fica, tri­bu­nali, scuole.….…etc,
  • Atti­tu­dini, inte­ressi e capa­cità del tito­lare dell’edicola.

Le aree di diver­si­fi­ca­zione pos­si­bili sono fon­da­men­tal­mente due:

  • Tipo­lo­gia di pro­dotti col­la­te­rali da inse­rire nell’assortimento standard.
  • Tipo­lo­gia di ser­vizi acces­sori.

Que­sti aspetti andranno inte­grati con gli obiet­tivi e le attese in ter­mini di fat­tu­rato e rela­tiva marginalità.

Ten­den­zial­mente, in quella che è la mia espe­rienza ad oggi, a ser­vizi acces­sori ad ele­vata attrat­ti­vità e signi­fi­ca­tivo svi­luppo di fat­tu­rato [uno per tutti: le rica­ri­che tele­fo­ni­che] cor­ri­spon­dono quasi sem­pre mar­gi­na­lità estre­ma­mente ridotte. Nella valu­ta­zione andranno per­ciò veri­fi­cati, da un lato, i costi acces­sori quali fide­ius­sioni, spese bancarie.…..etc e, dall’altro, l’impegno per­so­nale richie­sto — spe­cial­mente nel caso, non raro, della pre­senza di una sola per­sona — ed i volumi attesi/il punto di break even. Nel mio caso [a titolo esem­pli­fi­ca­tivo] ho rifiu­tato offerte di inse­rire un “bet­ting cor­ner”, visto che i fee d’ingresso e le royal­ties da pagare al pro­vi­der del ser­vi­zio innal­za­vano il punto di pareg­gio a livelli che per­so­nal­mente non ho rea­li­sti­ca­mente rite­nuto raggiungibili.

I pro­dotti al con­tra­rio ten­dono ad avere mar­gini uni­tari mag­giori ma volumi sen­si­bil­mente infe­riori. La scelta, a mio avviso, oltre che in fun­zione dei para­me­tri accen­nati deve essere gui­data da due ele­menti di base. Da un lato si dovrebbe ten­dere alla mag­giore esclu­si­vità pos­si­bile per la scelta della cate­go­ria mer­ceo­lo­gica da trat­tare pre­va­len­te­mente; dall’altro si può lavo­rare sull’assortimento con pro­dotti a bassa diffusione.

Pos­siamo, sem­pre a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, creare una linea di magliette che com­mer­cia­liz­ziamo solo noi [que­sta è un’esperienza che sto fina­liz­zando pro­prio attual­mente, a breve mag­giori news sul tema spe­ci­fico]. Altret­tanto, nell’ambito dell’assortimento stan­dard, le cara­melle, pos­siamo sce­gliere una deter­mi­nata tipologia/marca a bassa dif­fu­sione che funga, rela­ti­va­mente par­lando, da attra­zione e diver­si­fi­ca­zione per la clientela.

Per sin­tesi ho dovuto ine­vi­ta­bil­mente gene­ra­liz­zare e sem­pli­fi­care, sche­ma­tiz­zando punti ed aspetti che ovvia­mente sono da espan­dere in fun­zione delle spe­ci­fi­cità di cia­scuna edi­cola. Pren­de­teli come una check list di base per le vostre per­so­nali rifles­sioni.

Nella pros­sima pun­tata, a voi pia­cendo, par­lerò di [micro]indagini di mer­cato. Il pro­gramma è suscet­ti­bile di modi­fi­che a fronte di even­tuali vostre richie­ste specifiche.

Nota Bene: Le rifles­sioni sono rela­tive all’edicolante “puro” la cui unica attività/licenza sia quella, appunto, rela­tiva alla ven­dita di gior­nali e perio­dici. Que­sto — per tra­spa­renza — non è il mio caso specifico.

Pubblicato il 20 marzo 2009 by Pier Luca Santoro

Postulato dell’edicolante

Dopo oltre un anno di atti­vità ho final­mente com­preso il para­digma sul quale si basa “il postu­lato dell’edicolante”:

Se si vende non te lo man­dano, se te lo man­dano non si vende, se non te lo man­dano e lo richiedi non te lo man­dano lo stesso.

logistica editoriale

logi­stica editoriale

Corol­la­rio al “Postu­lato dell’Edicolante”:

Se nella bolla di con­se­gna è impresso “La sua richie­sta è stata memo­riz­zata e verrà evasa pros­si­ma­mente”, non lo rice­ve­rai mai ugualmente.

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