Posted on 27 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Ad Blocking

29esima — ed ultima per 2014/15 — pun­tata di “In Media Stat Virus: Il mondo dei media nell’era di Twit­ter”, dedi­cata alla dif­fu­sione dei tool di ad-blocking ed alle rela­tive implicazioni.

L’uso di Adblock è in con­ti­nua cre­scita ed a metà 2014 il 4.9% degli utenti di Inter­net uti­liz­zava que­sto tool [ma in Spa­gna erano il 13.9% e in Polo­nia addi­rit­tura più del 28%]. Adesso arriva anche la ver­sione per mobile.

Ad Blocking

Le impli­ca­zioni non sono affatto tra­scu­ra­bili. Si tratta infatti dell’evidenza che la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria in realtà non si è evo­luta nep­pure gra­zie ad Inter­net; pro­ba­bil­mente per­ché com­ples­si­va­mente non si sono evo­lute le logi­che di gover­nance aziendali.

La pub­bli­cità con­ti­nua ad essere qual­cosa che inter­rompe le per­sone dai pro­pri inte­ressi, qual­cosa che infa­sti­di­sce. Infatti il 20% di coloro che usano un’applicazione per rimuo­vere la pub­bli­cità dichiara di essere dispo­ni­bile a pagare per fruire dei mede­simi con­te­nuti pur di non avere ban­ner, pop-up ed altro.

Sono tra­scorsi ormai 10 anni da quando Craig Davis, all’epoca Chief Crea­tive Offi­cer World­wide di JWT, disse: “Audien­ces eve­ry­where are tough. They don’t have time to be bored or brow bea­ten by ortho­dox, old-fashioned adver­ti­sing. We need to stop inter­rup­ting what peo­ple are inte­re­sted in and be what peo­ple are inte­re­sted in”. Da allora ben poco è cam­biato, e i risul­tati si vedono.

audiences

Ovvia­mente que­sto impone una rifles­sione sulla soste­ni­bi­lità di modelli di busi­ness basati solo sull’advertising. Cosa che se è vera nel com­plesso appare dram­ma­ti­ca­mente ancor più pro­ble­ma­tica per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente i publisher.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera pun­tata per fruire dei con­te­nuti integrali.

Posted on 27 maggio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Diritto d’Autore - Ste­fano Fel­tri, vice­di­ret­tore del Fatto Quo­ti­diano, ha inti­mato, via Twit­ter, all’amministratore di que­sto blog di rimuo­vere tutti gli arti­coli del quo­ti­diano. Col­pirne uno per edu­carne cento?
  • I Numeri di Can­nes 2015 - 39.000 euro una suite al Maje­stic, 4.500 gior­na­li­sti pre­senti, 60 metri la lun­ghezza del tap­peto rosso e 0 i sel­fie ammessi. Il Festi­val di Can­ness 2015, dati e curio­sità.
  • Ste­reo­tipi8 annunci pub­bli­ci­tari che vanno oltre gli ste­reo­tipi di genere.
  • Psi­co­lo­gia del Social Net­work — Una ricerca della Bru­nel Uni­ver­sity Lon­don prova ad iden­ti­fi­care le moti­va­zioni die­tro gli sta­tus upda­tes delle per­sone su Face­book attra­verso cin­que tratti della personalità.
  • Zom­bie Start-up Apo­ca­lypse — Ormai quando sento il ter­mine start-up mi viene l’orticaria, o peg­gio. Il NYTi­mes ana­lizza la bolla delle start-up nella Sili­con Val­ley e parla di “the coming zom­bie start-up apocalypse.”
  • Inter­net of Peo­ple — Dimen­ti­ca­tevi dell’Internet of things, abbiamo biso­gno dell’Internet of people.
  • Enga­ge­ment - New­sWhip ana­lizza l’engagement su Face­book a seconda della tipo­lo­gia dei con­te­nuti: links, imma­gini e vide, con un appro­fon­di­mento su quest’ultimi che sono molto con­di­visi ma poco com­men­tati. Negli ultimi 30 giorni nes­suno dei tre top video, dei video che habbo gene­rato mag­gior enga­ge­ment è stato pub­bli­cato da publi­sher tradizionali.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Posted on 26 maggio 2015 by Mara Cinquepalmi

Giornalismo, non è un lavoro per donne

Nuova pun­tata del nostro filone d’inchiesta su genere e gior­na­li­smo. Dopo aver uti­liz­zato i dati ADS per vedere quante sono le diret­trici di quo­ti­diani, men­sili e set­ti­ma­nali, oggi vi pro­po­niamo un’analisi della que­stione di genere sulla base dei dati Inpgi al dicem­bre 2013 (gli ultimi disponibili).

Secondo i dati dei rap­porti di lavoro dell’Istituto di pre­vi­denza di cate­go­ria, i gior­na­li­sti supe­rano le gior­na­li­ste (10.030 vs 6.687) in tutte le aziende edi­to­riali ad ecce­zione dei perio­dici, dove le donne com­piono, sep­pur di poco, il sor­passo. In par­ti­co­lare, il diva­rio è schiac­ciante nei quo­ti­diani: 4.018 uomini con­tro 1.741 donne.

Que­sto diva­rio si riper­cuote anche sulle qua­li­fi­che pro­fes­sio­nali. Di quelle regi­strate dall’Inpgi abbiamo con­fron­tato i dati di genere rela­tivi a diret­tore, vice direttore/condirettore, capo redat­tore e vice, capo ser­vi­zio e vice, redat­tore ordi­na­rio, col­la­bo­ra­tore, cor­ri­spon­dente e inviato. La parità è ben lungi dall’essere rag­giunta in que­ste qua­li­fi­che. In alcuni casi, come diret­tore ed inviato, il diva­rio è molto ampio.

Sil­via Garam­bois, gior­na­li­sta, vice pre­si­dente della rete GiU­LiA e com­po­nente del cda dell’Inpgi, com­menta così que­sti dati: «Nel 2010 nei quo­ti­diani c’erano 1.902 donne e 4.621 uomini: alla fine del 2013 sono rispet­ti­va­mente 1.741 e 4.018. Sono i numeri della crisi: sta uscendo di scena in modo for­zoso una gene­ra­zione – con i pre­pen­sio­na­menti, gli incen­tivi, anche la chiu­sura dei gior­nali – in cui la pre­senza maschile era asso­lu­ta­mente pre­pon­de­rante in reda­zione. Eppure il gap uomini/donne non solo resta molto alto (le donne sono assai meno della metà), ma la for­bice si sta ria­prendo con gli accessi delle nuove gene­ra­zioni: prova ne sia che tra gli iscritti alla gestione prin­ci­pale dell’Inpgi – in tutti i set­tori – le donne sotto i 30 anni sono 416 e gli uomini 533. Al con­tra­rio anche in recenti ses­sioni di esami pro­fes­sio­nali il numero delle donne supe­rava quello maschile».

La Rai merita un pic­colo appro­fon­di­mento. Nella tv pub­blica, dove pure la forte pre­senza di con­dut­trici dà un’idea pari­ta­ria secondo Garam­bois, gli uomini sono 1.077 con­tro le 781 donne (erano 781 anche nel 2010, con­tro 1.233 col­le­ghi maschi). Il diva­rio di genere a viale Maz­zini riguarda anche le qua­li­fi­che pro­fes­sio­nali. A dicem­bre 2013 l’Inpgi ha regi­strato 3 diret­tori con­tro una, 17 vice­di­ret­tori o con­di­ret­tori e nes­suna donna, 200 capi­re­dat­tori con­tro 79 capo­re­dat­trici. Su 83 cineo­pe­ra­tori sol­tanto una è donna.

Gen­der gap che la cate­go­ria ritrova anche in busta paga. Le gior­na­li­ste gua­da­gnano meno dei col­le­ghi e la for­bice sala­riale aumenta all’aumentare dell’età con­tri­bu­tiva: nella fascia d’età fino a 60 anni le donne gua­da­gnano fino a meno 16.242 euro.

«Quello che addi­rit­tura sor­prende — con­clude Garam­bois — guar­dando soprat­tutto alle nuove gene­ra­zioni, è il gap eco­no­mico, a prima vista inspie­ga­bile: nella fascia sotto i 30 anni c’è un dif­fe­ren­ziale di 200 euro in busta paga (20.636 euro di retri­bu­zione media per le donne, 20.836 per gli uomini), che si allarga pro­gres­si­va­mente con l’età (diventa di 5.300 euro nella fascia dei qua­ran­tenni, di 9mila in quella dei cin­quan­tenni). Signi­fica che da subito, dall’ingresso in reda­zione, inci­dono for­te­mente sulle car­riere fem­mi­nili discri­mi­na­zioni di fatto; del resto basta vedere i dati: nelle reda­zioni dei quo­ti­diani, a fronte di 381 capo­re­dat­tori, ci sono solo 61 capo­re­dat­trici (e anche alla Rai sono 200 uomini con­tro 79 donne).

Nell’analisi del dato medio la con­tra­zione delle buste paga, che col­pi­sce uomini e donne, è dovuta all’abnorme numero di stati di crisi e all’esplosione del ricorso alla cosid­detta “soli­da­rietà”: non è affatto da esclu­dere che la pena­liz­za­zione ulte­riore della busta paga delle gior­na­li­ste, rispetto ai col­le­ghi maschi, sia anche dovuta ad un mag­giore rica­rico di quote di “soli­da­rietà” e comun­que a pena­liz­za­zioni legate agli stati di crisi del giornale.

Ele­menti aggiun­tivi che por­tano all’abbattimento del red­dito fem­mi­nile, inol­tre, insieme ai periodi di aspet­ta­tive per mater­nità, deri­vano poi — anche nel set­tore pro­fes­sio­nale dell’informazione – dalla neces­sità di per­messi per il lavoro di cura fami­liare: anche qui, però, a inci­dere è ancora una volta la discri­mi­na­zione nelle car­riere più che le assenze. Se que­sta è la situa­zione degli “attivi”, quella dei pen­sio­nati è ovvia­mente spe­cu­lare: una pen­sione media annua di circa 66mila euro per gli uomini, di poco più di 50 e 500 euro per le donne. È anche vero, però, che la pira­mide dei pen­sio­na­menti è asso­lu­ta­mente sbi­lan­ciata: quasi mille uomini tra 66 e 70 anni e solo 181 donne (e, nono­stante si con­si­deri nei cal­coli attua­riali che le donne abbiano vita più lunga degli uomini, sono 214 i pen­sio­nati uomini tra gli 86 e i 90 anni, con­tro solo 24 donne)».

La situa­zione ita­liana non è un caso iso­lato, ma rispec­chia quello che anche i dati inter­na­zio­nali ci ricordano:

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Posted on 26 maggio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Modelli di Busi­ness - Oggi che si parla di mem­ber­ship nella discus­sione sui modelli di busi­ness delle testate gior­na­li­sti­che, que­sto amar­cord di Gino Ron­ca­glia ci dimo­stra che non tutto è da inven­tare da zero [via].
  • Fusioni e Acqui­si­zioni — Twit­ter, il new­swire per eccel­lenza, dall’inizio del 2015 è in trat­ta­tiva per acqui­sire Fli­p­board, il miglior aggre­ga­tore di noti­zie in cir­co­la­zione, per 1 miliardo di dol­lari. Secondo quanto ripor­tato all’affare potreb­bero essere inte­res­sati anche Face­book e Goo­gle, che a sua volta qual­cuno dice che dovrebbe com­prare Twitter.
  • Tools - 6 stru­menti per gestire le vostre atti­vità quo­ti­diane su Face­book, dalla pia­ni­fi­ca­zione dei post all’acquisto degli ads.
  • Dieta Media­tica Papale — Il Papa, inter­vi­stato da un quo­ti­diano argen­tino, dichiara di leg­gere solo la Repub­blica [e non Osser­va­tore Romano o Avve­nire], non usa Inter­net,  non guarda la TV dal 1990 e dice di aver paura quando si tratta di dover rila­sciare un’intervista.
  • Social Media ROI — Il social media ROI è come il sacro graal. KLM però dice di averlo tro­vato e stima in 25 milioni di euro i bene­fici ottenuti.
  • Libretto Rosso — In  prin­ci­pio era quello di cita­zioni tratte dagli scritti e dai discorsi di Mao Tse-tung, ora è quello di Face­book che viene messo sulla scri­va­nia di ogni nuovo impie­gato del social net­work più popo­loso del pianeta.
  • Morte e Resur­re­zione dell’Ufficio Stampa - Il vec­chio addetto stampa si tra­sforma in un mana­ger della repu­ta­zione, in grado di uti­liz­zare tutte le piat­ta­forme e di inte­ra­gire con tutti i pro­ta­go­ni­sti dello sce­na­rio della comu­ni­ca­zione, dai vari tipi di gior­na­li­sta all’opinion lea­der, pas­sando per il blog­ger, i web‐master, sino al sin­golo utente. Il tutto met­tendo in campo skills pro­fes­sio­nali ampi e complessi.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Change Communication

Posted on 25 maggio 2015 by Pier Luca Santoro

Social Search

Tra gli stru­menti di moni­to­rag­gio degli user-generated con­tent i più noti sono Social Men­tion e Topsy.

Ovvia­mente esi­stono tool a paga­mento che garan­ti­scono una pro­fon­dità ed un’accuratezza dei risul­tati di gran lunga supe­riore a quelli gra­tuiti e con Com­mu­ni­ca­tion Factor[Y] stiamo strin­gendo in que­sti giorni un accordo con un impor­tante player inter­na­zio­nale per por­tare in Ita­lia uno stru­mento di data cap­ture per l’analisi delle con­ver­sa­zioni online.

In attesa di quel giorno [a breve, stay tuned], 3 stru­menti, gra­tuiti, meno noti ma asso­lu­ta­mente inte­res­santi per un primo screening.

Social Sear­cher — A mio avviso il più inte­res­sante dei tre. Con­sente di moni­to­rare in tempo reale con­te­nuti in Rete e sui social for­nendo i risul­tati rela­tivi ai 10 social più dif­fusi. Social Sear­cher è stato recen­te­mente aggior­nato ed ora offre anche la pos­si­bi­lità di effet­tuare anche una serie di ricer­che avan­zate, più det­ta­gliate, ed esi­stono anche i plug-in per i diversi browser.

Oltre al rie­pi­logo gene­rale dei risul­tati della ricerca, Social Sear­cher for­ni­sce il det­ta­glio dei post sud­di­visi per sen­ti­ment [nega­tivo, posi­tivo, neu­tro], la pos­si­bi­lità di sele­zio­nare la lin­gua [ita­liano incluso], il det­ta­glio degli utenti sud­di­viso per fonte, i link alle con­ver­sa­zioni, alle men­tion, le key­words cor­re­late e il ran­king per popo­la­rità. È inol­tre pos­si­bile espor­tare i dati. Il tutto senza la neces­sità di loggarsi.

social_searcher

Sma­sh­Fuse - Altro motore di ricerca in tempo reale che per­mette di rag­grup­pare in un’unica pagina i con­te­nuti pro­ve­nienti dalle piat­ta­forme social del Web.

Stru­mento sicu­ra­mente inte­res­sante e di buone poten­zia­lità che per­mette di avere in pochi secondi, e in modo gra­tuito, una pano­ra­mica gene­rale dei con­te­nuti che cir­co­lano in Rete rela­ti­va­mente a un deter­mi­nato argo­mento, per­so­nag­gio o brand, sin­te­tiz­zan­dole in una social dashboard.

SmashFuse

Social­Search - Offre la pos­si­bi­lità di fare una ricerca gene­rale in rete e/o di ana­liz­zare il det­ta­glio rela­ti­va­mente a Twit­ter, Insta­gram e You­Tube. Buona l’immediatezza e la sem­pli­cità di let­tura dei risultati.

Stru­mento che non sem­bra in grado di sosti­tuire, per pro­fon­dità e ric­chezza inter­pre­ta­tiva, il valore aggiunto dei due pre­ce­denti ma che può essere uti­liz­zato ad inte­gra­zione e/o come tool di con­trollo rela­ti­va­mente ai risul­tati otte­nuti con i pre­ce­denti due per vali­darli, o meno. Regola da appli­carsi comun­que quando si uti­liz­zano tool gratuiti.

Buon lavoro.

SocialSearch

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