Posted on 30 luglio 2015 by Lelio Simi

Cosa ci dice la semestrale del gruppo Espresso

È in que­sto periodo che i gruppi quo­tati in borsa pub­bli­cano i loro reso­conti seme­strali, uno dei primi è stato il gruppo Espresso. Una nota stampa per la pre­ci­sione, per i dati com­pleti biso­gna atten­dere qual­che altro giorno, ma i dati for­niti sono suf­fi­cienti a fare qual­che con­si­de­ra­zione e qual­che grafico.

Ricavi

espresso semestrale2

Come ogni nostra pre­ce­dente ana­lisi sui bilanci dei gruppi edi­to­riali è evi­dente una fles­sione netta dei fat­tu­rati (c’è molta crisi, lo sapiamo tutti) se guar­diamo ai soli dati del primo seme­stre delle ultime dieci annua­lità vediamo come i ricavi siano pas­sati dai 601,5 milioni di euro del 2006 ai 305,7 milioni del 2015: ovvero un –295,8 milioni che rap­pre­senta una fles­sione del 49%. Insomma i fat­tu­rati in dieci annua­lità, anche a livello di seme­strale, si sono dimez­zati. La varia­zione seme­stre su seme­stre (H/H nel gra­fico) con alti e bassi è quasi sem­pre di segno nega­tivo indica un calo costante: il fat­tu­rato del primo seme­stre 2015 nei con­fronti di quello del 2011 flette del 33% e rispetto a quello dello scorso anno dell’8%.

espresso semestrale3

Pren­dendo in esame sia i dati del primo seme­stre e quelli del secondo seme­stre la fles­sione è gra­duale ma costante. Ine­vi­ta­bil­mente anche gli indici di red­di­ti­vità dimi­nui­scono: il rap­porto tra Mol (mar­gine ope­ra­tivo lordo) e Fat­tu­rato nel 2011 era del 18% oggi è del 10% (anche se il suo valore è ormai costante da sei seme­stri nella for­bice 9%-11%).

Non miglio­rano le cose se si guarda al dato tri­me­strale: il secondo tri­me­stre 2015 regi­stra un –9% sul mede­simo periodo del 2014 e un –15% su quello del 2013. Dif­fu­sio­nale e Pub­bli­cità flet­tono del 15% e 12% rispet­ti­va­mente su giu­gno 2011 ma il dato che vogliamo rile­vare è, come fatto in molte altre occa­sioni, la man­canza di diver­si­fi­ca­zione dei ricavi tutti cen­trati sula cop­pia diffusione/pubblicità tanto che i “ricavi diversi” pesano sul fat­tu­rato totale per una quota asso­lu­ta­mente mar­gi­nale: solo il 2% negli ultimi due trimestri .

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Dipen­denti

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Il per­so­nale del gruppo è pas­sato dai 2.752 del 30 giu­gno 2011 ai 2.276 dipen­denti del 30 giu­gno 2015 un taglio di 476 unità in cin­que anni, siamo vicini a un taglio medio di 100 dipen­denti ogni anno (95 per la precisione).

I dati uti­liz­zati ed ela­bo­rati per fare le chart sono con­sul­ta­bili clic­cando qui

Posted on 30 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Intel­li­genza Arti­fi­ciale & Adver­ti­sing — L’outdoor potrebbe sfrut­tare l’intelligenza arti­fi­ciale per adat­tarsi alle rea­zioni delle per­sone, arri­vando sino a 1500 varia­zioni sul tema, e miglio­rare l’engagement e l’efficacia delle cam­pa­gne pubblicitarie.
  • Social TV — Niel­sen pub­blica i generi più discussi su Twit­ter nel primo seme­stre 2015. Talent e Rea­lity sono al primo posto con il 31% dei tweet com­ples­sivi. Seguono gli eventi spor­tivi con il 25%, Talk show, e in par­ti­co­lare i dibat­titi poli­tici, cata­liz­zano migliaia di com­men­ta­tori su Twit­ter [18% del totale Tweet].
  • Risul­tati 2° Tri­me­stre 2015 Face­book - I dati dei risul­tati di Face­book rela­tivi al secondo tri­me­stre di quest’anno rac­colti in un’unica presentazione:

  • Con­di­vi­sioni — Le con­di­vi­sioni sui social creano fidu­cia, brand aware­ness ed aumen­tato la reach del marchio/messaggio ma i temi variano a seconda delle piat­ta­forme. secondo i risul­tati di una ricerca dell’University of Cali­for­nia su The New York Times and The Guardian.
  • Abbo­nati — Come tra­sfor­mare gli abbo­na­menti in una rela­zione con­so­li­data, ovvero della mem­ber­ship e dintorni.
  • Influen­cer Mar­ke­ting — 4 tool per gestire le cam­pa­gne di influen­cer marketing.
  • Sna­p­chat — Che Sna­p­chat stia dedi­cando parec­chia atten­zione agli edi­tori è fatto noto. Adesso, secondo quanto ripor­tato, sta­rebbe col­la­bo­rando con Hearst Cor­po­ra­tion per rea­liz­zare un “pro­dotto spe­ciale” di e-commerce.

Social TV Nielsen

 

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Posted on 29 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

I Problemi di Twitter

Sono stati dif­fusi ieri in tarda serata i risul­tati rela­tivi al secondo tri­me­stre 2015 di Twit­ter. Quello che emerge in estrema sin­tesi è un buon anda­mento dei ricavi ma ancora una per­for­mance delu­dente per quanto riguarda gli utenti attivi che in Ita­lia addi­rit­tura calano.

Esclu­dendo gli  SMS Fast Fol­lo­wers, gli utenti attivi nel mese sono stati 304 milioni, l’80% dei quali da mobile, con una cre­scita di 2 milioni di per­sone rispetto al tri­me­stre pre­ce­dente. Il gra­fico del Wall Street Jour­nal foto­grafa molto meglio di altri la situa­zione che infatti è stata così com­men­tata da Jack Dor­sey, CEO ad inte­rim di Twit­ter, “Our Q2 results show good pro­gress in mone­ti­za­tion, but we are not sati­sfied with our gro­wth in audience. In order to rea­lize Twitter’s full poten­tial, we must improve in three key areas: ensure more disci­pli­ned exe­cu­tion, sim­plify our ser­vice to deli­ver Twitter’s value faster, and bet­ter com­mu­ni­cate that value.”Twitter MAU 2nd 2015

Sem­pre ieri, eMar­ke­ter ha pub­bli­cato i risul­tati di una ricerca, effet­tuata all’inizio di que­sto mese, rela­ti­va­mente all’efficacia della pub­bli­cità su Twit­ter.  Come mostra il gra­fico sot­to­stante, emerge come per la stra­grande mag­gio­ranza delle per­sone gli annunci pub­bli­ci­tari siano asso­lu­ta­mente irrilevanti.

Twitter Ads Rilevanza

Un altro aspetto, del quale si parla poco, è rela­tivo alla reach effet­tiva. Se infatti le OTS, le oppor­tu­nità di essere visti sono molto ele­vate, così come avviene anche per Face­book, le per­sone rag­giunte effet­ti­va­mente sono un numero di gran lunga infe­riore e, soprat­tutto, il gap tra i pochi che visua­liz­zano effet­ti­va­mente i tweet e quelli che poi clic­cano sul con­te­nuto è enorme.

Se si ha un gran numero di fol­lo­wer, penso ai gior­nali ma anche a molti brand, i pro­pri con­te­nuti sono visti da un’assoluta mino­ranza di que­sti dei quali pochis­simi acce­dono effet­ti­va­mente al con­te­nuto. Insomma, come noto, Twit­ter non genera traf­fico, non porta utenti al sito web della testata gior­na­li­stica e/o del brand azien­dale. Il gra­fico sot­to­stante, di uno dei tweet dell’account @DataMediaHub con migliori per­for­mance negli ultimi giorni, mostra la situazione.

Com­ment is free…

Interazioni Twitter

Posted on 29 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Adver­ti­sing & Gior­nali — Nel Regno Unito la pub­bli­cità cre­sce a due cifre per tutti i media ad esclu­sione dei gior­nali che rac­col­gono molto meno del mer­cato nell’online e com­ples­si­va­mente la rac­colta dei quo­ti­diani cala del 6.8%.
  • Face­book da Morti — Come era già avve­nuto per gli Stati Uniti a feb­braio, adesso anche in Europa si può desi­gnare una per­sona per la gestione del pro­prio account dopo la morte.
  • La Spen­ding Review Entra in Reda­zione - La tumul­tuosa tra­sfor­ma­zione del mondo dell’editoria, il cam­bia­mento dei modelli di busi­ness, le modi­fi­che nelle abi­tu­dini dei let­tori e degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari non rispar­miano i quo­ti­diani pro­vin­ciali. Inte­res­sante pano­ra­mica sulle dif­fi­coltà degli edi­tori a Bre­scia e pro­vin­cia che coin­vol­gono anche il gruppo di  via Solferino.
  • Agen­zie di Comu­ni­ca­zione - Laura, 25 anni, una vita pas­sata a “sognare in treno” e co-fondatrice di  Ama­ni­lia, scrive una let­tera tutta da leg­gere su gio­vani e mondo delle agen­zie di comu­ni­ca­zione che dà un senso, anche, alla recente fon­da­zione di Com­mu­ni­ca­tion Factor[Y].
  • New­sbrand — Le ven­dite del Finan­cial Times di cui si è tanto par­lato, e stra­par­lato, in que­sti giorni e quella molto pro­ba­bile del The Eco­no­mist, al di là di ogni altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione,  spie­gano che qua­lità e uni­cità hanno un valore sul mer­cato. Lo spie­gano molto bene sia i diretti inte­res­sati che altri attenti osser­va­tori.
  • Insta­gram — Secondo i dati pub­bli­cati da eMar­ke­ter, Insta­gram, il social in gran­dis­sima cre­scita anche in Ita­lia, sor­pas­serà sia Goo­gle che Twit­ter per ricavi gene­rati da mobile advertising.
  • Web­site Gra­der — Inte­res­sante, e soprat­tutto utile, tool di valu­ta­zione delle per­for­mance del vostro sito web. Da provare!

Cassetta delle Lettere

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Posted on 28 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Advertising Online Italia

Sono stati resi pub­blici i dati del primo seme­stre rela­tivi all’advertising online nel nostro Paese.

Il mese di giu­gno chiude al –6.9% por­tando il pro­gres­sivo dell’anno al — 3.1% rispetto al pari per­diodo dell’anno pre­ce­dente. Ad esclu­sione del mese di marzo tutti gli altri mesi hanno un trend nega­tivo. Ten­denza par­ti­co­lar­mente accen­tuata per quanto riguarda il display web, che pesa circa il 94% del totale, che cala del 7.2% nel mese e del 3.5% in progressivo.

Il display, secondo le stime Niel­sen, su un cam­pione rap­pre­sen­ta­tivo del mer­cato ita­liano della pub­bli­cità di circa 800 aziende inve­sti­trici, che con­fer­mano il calo anche in ter­mini di quota sul totale, pesa circa un terzo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online. Per con­tro sono video e social a regi­strare incre­menti a due cifre, rispet­ti­va­mente del +16% e +46%.

Digital Italia Nielsen

Nel nostro Paese, secondo quanto pub­bli­cato dal Wall Street Jour­nal in que­sti giorni, oltre il 16% degli annunci online viene bloc­cato con le appo­site appli­ca­zioni dispo­ni­bili e dun­que non viene visua­liz­zato. È sia l’invasività della pub­bli­cità online ad infa­sti­dire le per­sone che il ral­len­ta­mento che que­sta causa nel cari­ca­mento dei con­te­nuti d’interesse. Infatti, in base ai dati pub­bli­cati, la velo­cità di cari­ca­mento delle pagine dei quo­ti­diani online migliora sen­si­bil­mente uti­liz­zando i tool per bloc­care l’advertising.

Si tratta di un feno­meno in cre­scita espo­nen­ziale che spinge qual­cuno addi­rit­tura ad imma­gi­nare un futuro non troppo lon­tano in cui gli annunci pub­bli­ci­tari scom­pa­ri­ranno dai siti web dei gior­nali online. Che si tratti di di un desi­de­rio, di una pre­vi­sione azzar­data o meno, quel che è certo è che i modelli di busi­ness fon­dati esclu­si­va­mente sulla pub­bli­cità hanno sem­pre meno spe­ranza di successo.

Vi sono ele­menti strut­tu­rali di cam­bia­mento nel pro­cesso di rela­zione e comu­ni­ca­zione tra per­sone e brand, imprese, alle quali gli attuali for­mat di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria, anche online, non sono in grado di dare una rispo­sta utile. La pub­bli­cità diviene sem­pre più, nella migliore delle ipo­tesi, un fasti­dio da sop­por­tare per poter fruire di con­te­nuti che inte­res­sano le persone.

Ad wars

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