Pubblicato il 5 marzo 2015 by Lelio Simi

Quali professionalità cercano i siti che guidano la trasformazione digitale dell’informazione?

Quali sono le pro­fes­sio­na­lità che siti come Buz­z­Feed, Vox, Quartz o Vice stanno cer­cando? Per quali set­tori (reda­zione, mar­ke­ting, svi­luppo e ricerca) e per quali pro­fili pro­fes­sio­nali? Molto si è scritto, e si scrive, sulla tra­sfor­ma­zione dei gior­nali, ma al di là delle ana­lisi e delle con­si­de­ra­zioni (posi­tive o nega­tive che pos­siamo fare) su alcune testate al cen­tro di que­sta tra­sfor­ma­zione come quelle citate, può essere dav­vero utile andare a guar­darsi le loro pagine dedi­cate alle “vacan­cies”, le posi­zioni aperte, dove si pub­bli­cano gli annunci per ricer­care le per­sone da assu­mere e da inte­grare nel pro­prio pro­cesso pro­dut­tivo. Giu­sto un’occhiata, niente di scien­ti­fico ma un po’ di dati ed ele­menti da appun­tarsi per fare qual­che con­si­de­ra­zione e magari, sti­mo­lare una discus­sione su que­sto argomento.

Buz­z­Feed

Della pagina “Careers” del cam­pione mon­diale della vira­liz­za­zione dei con­te­nuti (valu­tato 750 milioni di dol­lari e con 150 milioni di utenti mese) quello che col­pi­sce è la quan­tità e la varietà delle posi­zioni aperte (e paic­cia o no anche in que­sto si con­ferma una mac­china da guerra). Al momento di scri­vere que­sto pezzo sono 133 le “vacan­cies” dispo­ni­bili per tre­dici diversi set­tori, sia quelli “clas­sici” come Edi­to­rial, HR, IT, Sales e Admin ma anche Data Science (molto impor­tante in Buz­z­feed), Crea­tive Ser­vice o Busi­ness Operation.

Le sedi dei lavori sono sparse nel mondo: prin­ci­pal­mente per quella di New York (in tutto 70) ma anche per quella di Los Ange­les (28), Lon­dra (15) Syd­ney (11) e poi tutte le altre da Mexico City a San Paolo da Lagos a Hong Kong.

Le posi­zioni aperte sono in mag­gior parte richie­ste per la reda­zione: 54 vacan­cies (ovvero circa il 40% del totale) ma i set­tori “tec­nici” hanno un peso quasi pari­ta­rio, nel solo set­tore “Enge­nee­ring” se ne con­tano ad esem­pio 34, e in quello “Data Science” quattro.

Tra i pro­fili pro­fes­sio­nali ricer­cati per la reda­zione (Edi­to­rial) leg­giamo Enter­tain­ment News Edi­tor, Food Edi­tor, Food Sty­list and Recipe Deve­lo­per, Geeky Staff Wri­ter che non sono esat­ta­mente pro­fili clas­sici ricer­cati nelle reda­zioni dei media tra­di­zio­nali ma che cono­scendo anche solo mini­ma­mente la linea edi­to­riale di Buz­z­Feed sor­pren­dono fino a un certo punto. Più inte­res­sante notare ad esem­pio un Indi­ge­nous Affairs Repor­ter per la sede di Syd­ney «per espan­dere il team che si occupa delle news dall’Australia nella coper­tura dei temi legati agli abo­ri­geni e gli indi­geni delle isole dello Stretto di Tor­res» e un Paren­ting Wri­ter «Siamo alla ricerca di qual­cuno, full time e dispo­ni­bile a ini­ziare subito, per far cre­scere la nostra “paren­ting audience”, il che signi­fica coprire una vasta gamma di argo­menti, tra cui l’adozione, geni­tori sin­gle, omo­ge­ni­to­ria­lità, e altro ancora». Solo due esempi che la dicono lunga però sull’attenzione nello svi­lup­pare inte­ra­zione con comu­nità di inte­resse all’interno e oltre la pro­pria comu­nità dei lettori

Vox Media

Della pagina “careers” di Vox Media (valu­tato a fine 2014 circa 380 milioni di dol­lari) col­pi­sce in prima bat­tuta la cura gra­fica e la facile acces­si­bi­lità dal sito prin­ci­pale, pos­siamo anche con­si­de­rarlo un aspetto secon­da­rio ma è indice che c’è reale e con­creto inte­resse a inte­ra­gire con i poten­ziali can­di­dati (vogliamo sco­mo­dare la parola “rispetto”?), e sin­ce­ra­mente non mi sem­bra poco, ma su que­sto tor­nerò bre­ve­mente nelle con­si­de­ra­zioni finali. In que­sto momento le posi­zioni aperte sono circa 50 divise per i sei por­tali pub­bli­cati (tra cui The Verge, Vox.com, Eater e Sb Nation) e i undici sezioni ope­ra­tive (tra cui Adver­ti­sing, Cor­po­rate, Voc Crea­tive, Sales, Mar­ke­ting & Deve­lo­p­ment) la mag­gior parte per le sedi di New York, Washing­ton (dove ha sede Vox.com il pro­getto molto ambi­zioso di Ezra Klein).

Tra le pro­fes­sio­na­lità ricer­cate un  Data Visua­li­za­tion Repor­ter e un Gro­wth Edi­tor ma col­pi­sce quella ricer­cata pro­prio per la crea­tura di Ezra Klein, Short­form Edi­tor ovvero un edi­tor che dovrà inte­ra­mente dedi­carsi ai testi dalla forma breve per «model­lare e svi­lup­pare la voce di Vox su que­sto tipo di con­te­nuti» per­ché «Vogliamo creare la miglior risorsa per i con­su­ma­tori di noti­zie su qual­siasi piat­ta­forma si tro­vino, e abbiamo biso­gno di qual­cuno che ci aiuti nel curare, impac­chet­tare, e (sì!) aggre­gare il meglio che il web ha da offrire per avan­zare que­sta missione».

Quartz

La strut­tura di Quartz (una ini­zia­tiva edi­to­riale di Atlan­tic edi­tore sto­rico ma che da tempo sta pun­tando molto sul digi­tale) è rela­ti­va­mente pic­cola rispetto alle ini­zia­tive che abbiamo citato, ma essendo uno dei pro­getti più inte­res­santi e inno­va­tivi nel campo dell’informazione online (noi ne abbiamo par­lato qui) è inte­res­sante dare uno sguardo anche alla sua pagina delle posi­zioni aperte: dodici posi­zioni aperte in tutto di cui quat­tro nella reda­zione (il 25%).

Per le pro­fes­sio­na­lità cer­cate per la reda­zione è inte­res­sante leg­gere quello richie­sto alla vaca­cies pe ril Things Repor­ter «”Thing” è sem­pli­ce­mente il nostro ter­mine onni­com­pren­sivo per le sto­rie che spez­zano libe­ra­mente il tra­di­zio­nale for­mato dell’articolo per tra­smet­tere le infor­ma­zioni in moda­lità che fun­zio­nano meglio sul web. Lo svi­lup­pare que­sti nuovi metodi e tec­ni­che nar­ra­tive deve favo­rire gli altri ad usarli, è que­sto l’obiettivo di que­sto lavoro. Siamo alla ricerca di qual­cuno con un back­ground in uno o più di que­sti campi: svi­luppo web fron­tend, ammi­ni­stra­zione dei sistemi, sta­ti­sti­che, scienze dei dati, dise­gno, scrit­tura e archi­tet­tura dell’informazione. Non pre­oc­cu­parti se nes­suno copre tutto que­sto ter­reno. Stiamo costruendo una squa­dra a tutto tondo, con una gamma di espe­rienze. Facci sapere che cosa si dovrebbe aggiun­gere, com­prese le com­pe­tenze che non sono men­zio­nati qui».

Una nota: Lo abbiamo già accen­nato ma col­pi­sce come que­ste pagine siano, nella mag­gior parte degli esempi citati, molto curate, pia­ce­voli gra­fi­ca­mente, facil­mente rag­giun­gi­bili e “usa­bili” per il can­di­dato, anche nei det­ta­gli (ad esem­pio nell’accuratezza dei form) insomma è facile capire cosa si richiede e man­dare la pro­pria can­di­da­tura . Alcuni di que­ste testate hanno atti­vato account dedi­cati alla ricerca di per­so­nale come ad esem­pio VIce­Jobs su Twit­ter (quanti altri casi pos­siamo citare nei media tra­di­zio­nali?) . No, non sono aspetti secon­dari, è il segnale che l’interazione inte­ressa real­mente e che l’editore ha tutto l’interesse a met­tere il poten­ziale can­di­dato nella posi­zione migliore per espri­mere le pro­prie potenzialità.

Infine qual­che numero di testate tra­di­zio­nali, giu­sto per dare un ulte­riore raf­fronto: sulla pagina “careers” del New York Times ci sono (sem­pre nel momento in cui scri­viamo) 115 posi­zioni aperte, in quella “work for us” del Guar­dian sono 56 (sono le due testate prese a modello, giu­sta­mente, per le loro stra­te­gie edi­to­riali sul digi­tale). Se guar­diamo in casa nostra (certo, i con­te­sti sono di tutt’altro tipo) nella pagina del Gruppo Espresso o in quella di Rcs di posi­zioni aperte non ce ne sono, in quella di Mon­da­dori sono cin­que (quat­tro sono stage) in tutte e tre le pagine si nota però in bella evi­denza i form per le “can­di­da­ture spon­ta­nee”, una moda­lità di can­di­da­tura che invece non abbiamo tro­vato in molte delle pagine che abbiamo citato sopra di testate stra­niere. Vorrà dire qualcosa?

Ecco qui un elenco delle pagine delle “posi­zioni aperte” in alcune testate all digi­tal, tra­di­zio­nali e italiane:

Quartz

ViceMedia

Huff Post

Vox Media:

Buz­z­feed

Fusion

Digi­day

Upwor­thy

New York Times

Guar­dian

Gruppo Espresso

Gruppo Mon­da­dori

Rcs

 

Pubblicato il 4 marzo 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Media che si Masturbano

19esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata ai media ed il [soft] porno, di come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate online siano sem­pre più alla deriva nell’affannosa ricerca di click, pro­du­cendo quello che Man­tel­lini defi­ni­sce, giu­sta­mente, “Il gior­na­li­smo delle caz­zate“[*]

Il pre­te­sto, l’occasione, per affron­tare ancora una volta il tema è for­nita dalla sapiente ope­ra­zione di con­tent mar­ke­ting con­dotta lo scorso wee­kend da Por­n­hub con Wan­k­band.

Par­tiamo dai “Pig Data” del por­tale di con­te­nuti por­no­gra­fici, sem­pre più azienda di tec­no­lo­gia e data ana­ly­tics, per andare dritti al cuore della que­stione evi­den­ziando come i media di tutto il pia­neta abbiano imme­dia­ta­mente rac­colto l’ipotesi del brac­cia­letto che rica­ri­che­rebbe [il con­di­zio­nale è d’obbligo poi­ché allo stato attuale non si cono­sce se e quando verrà effet­ti­va­mente rea­liz­zato] i pro­pri device tec­no­lo­gici gra­zie all’energia pro­dotta dalla masturbazione.

ilGiornale-posts-wankband

Nume­ro­sis­sime le testate, anche nel nostro Paese, che hanno colto l’occasione “acchiappa click” rilan­cian­dola anche sui social con i risul­tati che l’immagine sopra ripor­tata esem­pli­fica. Da l’Huffington Post, che al lan­cio aveva solen­ne­mente pro­messo che non avrebbe dato spa­zio a gos­sip e din­torni, a La Stampa, pas­sando per Il Gior­nale per chiu­dere in bel­lezza, si fa per dire, con il men­sile di lyfe­style maschile GQ che pro­pone “Wan­k­band, il brac­ciale che vale una sega”.

Deriva dalla quale non è immune pra­ti­ca­mente nes­suna testata con, giu­sto per citare qual­che esem­pio con­creto solo degli ultimi giorni. Il Gaz­zet­tino che si lan­cia in una appas­sio­nante cro­naca minuto per minuto — che mi aveva fatto addi­rit­tura pen­sare all’ipotesi che ci voles­sero fare un live blog­ging sulla que­stione stante il numero di arti­coli pro­dotti in 36 ore al riguardo - della “sexy sup­plente” cul­mi­nata con il “per­dono del pre­side” cor­re­dato da una foto­gal­lery degna delle rivi­ste che cir­co­la­vano ai miei tempi nelle caserme. Il Gior­nale che nel suo ricco reper­to­rio pro­pone il video della gior­na­li­sta che sul sito “si tuffa semi­nuda”, men­tre sui social — da leg­gere i com­menti, ancora una volta — diventa “tutta nuda”, appunto per acchiap­pare click, ed Il Cor­riere della Sera che tran­quil­lizza l’orgoglio maschile sulle dimen­sioni medie dei loro attri­buti più cari otte­nendo anche in que­sto caso le rea­zioni del pro­prio pubblico.

Corriere Pene

È fon­da­men­tal­mente un discorso di new­sbrand, di imma­gine di marca della testata e di coe­renza con la stessa che è fon­da­men­tale. Se per Buz­z­feed, et simi­lia, è un valore aggiunto inse­rire anche con­te­nuti di valore oltre a meme, gat­tini, etc., poi­chè rap­pre­senta un upgra­ding, così non è per gior­nali che invece inse­rendo con­te­nuti “fri­voli”, o peg­gio, svi­li­sce la pro­pria imma­gine di marca rispetto al pro­prio pubblico.

Il sen­sa­zio­na­li­smo, le coper­tine “hot” [e din­torni] non sono una novità del gior­na­li­smo online, la dif­fe­renza però è che adesso non si tratta più di un esclu­siva dei maga­zine popo­lari di gos­sip ma il cer­chio si è allar­gato a dismi­sura a fonti d’informazione “serie”.

Qual­che giorno fa è stato pub­bli­cato un inte­res­sante arti­colo: “Porn Can Save the News Indu­stry, and Not in the Way That You Think” che sostiene quanto avevo pro­vato ad espli­ci­tare anni fa su come il porno sia da sem­pre pre­cur­sore dei tempi e la costante ricerca di inno­va­zione com­ples­siva del set­tore pos­sono [al di là di gusti e mora­li­smi indi­vi­duali] essere d’insegnamento per molti altri set­tori e seg­menti di mer­cato. Se ne con­si­glia asso­lu­ta­mente la let­tura ai capo redat­tori dei web desk delle testate che è evi­dente abbiano sinora ampia­mente frain­teso il concetto.

Ad oggi, la com­pe­ti­zione si è asse­stata sul minimo comun deno­mi­na­tore per un modello che ricerca volume e non valore, non è cer­ta­mente que­sta la strada da percorrere.

Digital Revenues

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

Pubblicato il 3 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Trend Occupazione Editoria 2004 — 2014

Sem­pre dall’inter­vento del Prof. Ales­san­dro Nova dell’Università Boc­coni durante il con­ve­gno “Senza let­tura non c’è cre­scita. Quo­ti­diani, perio­dici e libri come leva per lo svi­luppo del Paese”, al quale è già stato dedi­cato spa­zio la scorsa set­ti­mana, i dati sul trend dell’occupazione nell’editoria nell’ultimo decennio.

Com­ples­si­va­mente la per­dita occu­pa­zio­nale è di circa 58mila posti di lavoro [ai quali andreb­bero som­mati quelli rela­tivi alle oltre 10mila edi­cole che nel pari periodo hanno chiuso i bat­tenti] pari ad una ridu­zione del 20.6%.

I seg­menti mag­gior­mente col­piti, anche in ter­mini di per­dita di posti di lavoro [*], sono quelli dell’editoria quo­ti­diana che passa da 13751 a 9744 per­sone impie­gate [-30%] e dell’editoria spe­cia­liz­zata in cui il calo è di oltre il 50%. L’editoria libra­ria, di cui si parla tanto in que­sti giorni, è quella che pare essere in minor sof­fe­renza rispetto agli altri con una ridu­zione occu­pa­zione del 4.3%, men­tre è l’industria della stampa, car­to­tec­nica e tra­sfor­ma­zione a pagare il prezzo mag­giore della crisi con 40mila per­sone impie­gate in meno.

Fin­ché non si trova il ban­dolo della matassa per quanto riguarda i ricavi, il taglio dei costi, pur essendo dolo­ro­sa­mente ope­ra­zione neces­sa­ria, non è di per se stesso suf­fi­ciente a garan­tire la soste­ni­bi­lità eco­no­mica delle imprese del set­tore, come emer­geva dal rap­porto della FIEG: “La Stampa in Ita­lia 2011–2013″.

L’infografica sot­to­stante for­ni­sce il det­ta­glio per anno e per seg­mento [per visua­liz­zare i dati pas­sare il mouse sul grafico]

[*] Il dato dell’editoria non spe­cia­liz­zata è rela­tivo ai soli gior­na­li­sti e non con­tem­pla gli addetti grafici.

Pubblicato il 2 marzo 2015 by Lelio Simi, Pier Luca Santoro, Mara Cinquepalmi, Giacomo Fusina, Andrea Nelson Mauro, Alessio Cimarelli, Francesca Clementoni

Hackathon su Media e Giornalismo in Italia

Leg­gere l’informazione in Ita­lia attra­verso i dati

Peru­gia, 16 aprile 2015 — hotel La Rosetta (ore 9.30 — 20.00)

Evento di data-journalism pro­mosso dal Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia e curato da Data­Me­dia­Hub

Hash­tag: #hackmedia15

DESCRIZIONE E FINALITÀ

Data­Me­dia­Hub in occa­sione dell’edizione 2015 del Festi­val Inter­na­zio­nale del Gio­na­li­smo sta orga­niz­zando il primo hac­ka­thon dedi­cato al mondo dei media ita­liani (in par­ti­co­lare quelli legati all’informazione gior­na­li­stica). L’evento si svol­gerà il 16 aprile a Peru­gia con il prin­ci­pale obiet­tivo di costruire assieme a gior­na­li­sti, edi­tori, svi­lup­pa­tori, ricer­ca­tori e tutti coloro che sono inte­res­sati a que­sto tema, due giorni di discus­sione e con­fronto dove pro­muo­vere un nuovo modo di rac­co­gliere, leg­gere ed ela­bo­rare i dati rela­tivi ai media italiani.

PARTECIPA E PROPONI IDEE (O SEGNALA UN SET DATI)

L’evento è arti­co­lato in un’intera gior­nata che si svol­gerà il 16 aprile dalle 9.30 alle 20.00 all’hotel La Rosetta (Piazza Ita­lia, 19). L’evento è aperto al pub­blico e gra­tuito: per par­te­ci­pare basta ade­rire a uno dei “Track” (i gruppi tema­tici) elen­cati qui sotto.

Il loro numero non è chiuso, oltre ai primi quat­tro abbiamo pre­vi­sto la pos­si­bi­lità di rea­liz­zarne un quinto scelto tra le pro­po­ste che è pos­si­bile fare (con un pro­prio set dati e un pro­prio staff) uti­liz­zando l’apposito form che tro­vate qui sotto. I diversi track sono pen­sati come trac­cie per svi­lup­pare un lavoro di gruppo quindi se hai delle pro­po­ste idee all’interno dei temi trac­ciati o hai un set dati da pro­porre puoi scri­verci uti­liz­zando il form qui sotto.

TRACK 1 – «FOLLOW THE MONEY»: I BILANCI DEI GRUPPI EDITORIALI

Ricavi pub­bli­ci­tari, spese del per­so­nale, ricavi da digi­tale: cosa ci “rac­con­tano” i bilanci dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani? Quali dati far emer­gere dai reso­conti di bilan­cio pub­bli­cati, come aggre­gare e con­fron­tare tra di loro que­sti dati per capire meglio la reale dimen­sione della crisi dell’editoria ita­liana in que­sti anni di pas­sag­gio da un unico modello di busi­ness a “qualcos’altro”?

Il gruppo sarà gui­dato da Lelio Simi, gior­na­li­sta e co-fondatore di DataMediaHub.

Per appro­fon­dire: Gruppi Edi­to­riali: La Crisi della Pub­bli­cità in 3 Gra­fici / Gruppi Edi­to­riali: il crollo dei bilanci in sei grafici

TRACK 2 – AUDIENCE, READERSHIP E DIFFUSIONE DELLE TESTATE ITALIANE

Anda­mento della rea­der­ship online dei quo­ti­diani ita­liani, i dati Audi­web e quelli sulla dif­fu­sione delle testate pro­vin­cia per pro­vin­cia. Come stanno cam­biando le abi­tu­dini di let­tura degli ita­liani? Cosa rap­pre­sen­tano dav­vero oggi le nuove piat­ta­forme e i social net­work per le testate ita­liane? Come leg­gere que­sti diversi dati per capire la tra­sfor­ma­zione verso il digi­tale dei gior­nali italiani?

Il gruppo sarà coor­di­nato da Pier Luca San­toro, esperto di mar­ke­ting e comu­ni­ca­zione e pro­ject mana­ger di DataMediaHub.

Per appron­dire: Audience quo­ti­diani online

TRACK 3 – PER UN IDENTIKIT DELLA PROFESSIONE GIORNALISTICA

Iscritti all’Odg, età media diret­tori testate ita­liane, gen­der gap nella pro­fes­sione, dati Inpgi e Casa­git: quali numeri e dati pos­sono (ten­tare di) descri­vere la tra­sfor­ma­zione radi­cale di una pro­fes­sione che subi­sce una crisi di iden­tità mai pro­vata prima?

Il gruppo di lavoro sarà coor­di­nato da Mara Cin­que­palmi gior­na­li­sta e data jour­na­list a Data­Me­dia­Hub e da Fran­ce­sca Cle­men­toni gior­na­li­sta di Radio Città Fujiko e videomaker.

Per appro­fon­dire: Quo­ti­diani e diret­tori: quante donne? / Set­ti­ma­nali e diret­tori: quante donne?

TRACK 4 – SOCIAL E INFORMAZIONE: GIORNALISTI, INFLUENCER E BLOGGER IN RETE

Quanto “pesano” dav­vero gli influen­cer in rete, quanto i gior­na­li­sti che utliz­zano assi­dua­mente Twit­ter? Come misu­rare la loro atti­vità e il reale grado di inte­ra­zione? Come ana­liz­zare i dati che ci for­ni­scono i social net­work per capire meglio le dina­mi­che di enga­ge­ment di chi fa informazione?

Il gruppo di lavoro sarà coor­di­nato da Gia­como Fusina ammi­ni­stra­tore dele­gato Human Highway

Per appro­fon­dire: Clas­si­fica dei Media Spe­cia­list su Twitter

TRACK 5 – HAI UN PROGETTO? PROPONILO E PARTECIPA!

Hai un pro­getto di data­jour­na­lism ine­rente ai media e gior­na­li­smo in Ita­lia? Pro­po­nilo con un set dati e il tuo team e svi­lup­palo insieme al team di Data­Me­dia­Hub. Se riu­sci­rai a fina­liz­zarlo, potrai pre­sen­tarlo l’indomani durante l’evento dedi­cato ai risul­tati dell’hackathon.

Il gruppo di lavoro sarà coor­di­nato da Andrea Nel­son Mauro e Ales­sio Cima­relli.

ISCRIVITI ALL’HACKATHON

1. «FOLLOW THE MONEY»: I BILANCI DEI GRUPPI EDITORIALI

2. AUDIENCE, READERSHIP E DIFFUSIONE DELLE TESTATE ITALIANE

3. PER UN IDENTIKIT DELLA PROFESSIONE GIORNALISTICA

4. SOCIAL E INFORMAZIONE: GIORNALISTI, INFLUENCER E BLOGGER IN RETE

5. HAI UN PROGETTO? PROPONILO E PARTECIPA!

Indica il titolo di una delle cin­que Track a cui vuoi par­te­ci­pare! (richie­sto)

Il tuo nome e cognome (richie­sto)

La tua email (richie­sto)

Il tuo indi­rizzo web (facol­ta­tivo)

professione(facoltativo)

Il tuo mes­sag­gio

Allega un file (facol­ta­tivo)

[imma­gine in alto di Mas­simo Gentile]

Hack Future

Pubblicato il 27 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

I Media in Italia in 4 Grafici

Si è tenuto ieri “Senza let­tura non c’è cre­scita. Quo­ti­diani, perio­dici e libri come leva per lo svi­luppo del Paese”, appun­ta­mento annuale per fare il punto sulla filiera della carta pro­mosso dalle otto asso­cia­zioni che la costi­tui­scono: Aci­mga, Aie, Anes, Argi, Asig, Asso­carta, Asso­gra­fici e Fieg.

Gli inter­venti del Prof. Ales­san­dro Nova dell’Università Boc­coni e di Giu­seppe Roma del Cen­sis fanno un’analisi macro dell’intera filiera e con­ten­gono alcuni dati spe­ci­fi­ca­ta­mente rife­riti all’industria dell’informazione che vale la pena di ripren­dere poi­ché a colpo d’occhio con­sen­tono di foto­gra­fare il pano­rama attuale.

1) Il Fat­tu­rato dell’Editoria 2004–2014

2) Con­sumi in libri e gior­nali / con­sumi totali delle famiglie

Consumi in libri e giornali

3) Le distanze tra gio­vani e anziani nel con­sumo mediatico

Le distanze tra giovani e anziani

4) L’evoluzione del con­sumo dei media

L’evoluzione del consumo dei media

Come solu­zione arriva la pro­po­sta del “bonus let­tura”, un buono spesa che con­sen­ti­rebbe ai gio­vani di età com­presa tra i 18 e 25 anni di acqui­stare libri e abbo­na­menti a quo­ti­diani e perio­dici, pagando solo il 25% del prezzo [il restante 75% ver­rebbe pagato con il bonus fino ad un mas­simo del con­tri­buto pub­blico di 100 € a per­sona] per incen­ti­vare i gio­vani alla let­tura e al con­sumo di pro­dotti cul­tu­rali, ovvia­mente esclu­si­va­mente car­ta­cei. Siamo al deli­rio, non credo pos­sano esi­stere altri ter­mini per defi­nire l’ipotesi di lavoro.

Com­ment is free…

Older Posts